Sonia & Tommaso - Capitolo 35: Oltre il Velo della Fiducia

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genere
tradimenti

Riconquistai il tavolo con il passo di chi ha appena commesso un peccato delizioso, sentendo il corpo ancora vibrante per il bacio di Antonio. Tra le gambe, avvertivo come una carezza umida e indiscreta a ogni movimento. Mi sedetti, sforzandomi di richiamare sul volto quell'espressione da "brava ragazza" che indossavo come un abito di scena, ma Federica mi si fiondò subito addosso; il suo sguardo indagatore mi fece quasi mancare il respiro.
«Ma dove ti eri cacciata? È un quarto d'ora che non ti si vede!» esclamò, usando quel tono da amica curiosa che sconfina nel sospetto.
«Oh, scusa Fede, ero al telefono in bagno, una collega di lavoro che voleva sapere se ero tornata dalla vacanza,» mentii con una nonchalance studiata, sventolando lo smartphone come se fosse una prova inconfutabile. Tommaso, naturalmente, non si accorse di nulla. Restava lì, beatamente immerso in una discussione infinita sulla partita, con un'innocenza così palpabile da risultare quasi irritante. A volte mi chiedevo come facesse a essere tanto cieco, o se invece quella sua fiducia incrollabile fosse il piedistallo su cui poggiava la mia audacia. Più lui non vedeva, più io desideravo spingermi oltre e osare.
La mezz'ora successiva fu un’agonia lenta e inesorabile. Sorridevo ai momenti giusti, annuivo a discorsi di cui non m'importava nulla, mentre la mia mente scappava continuamente nel corridoio del pub, a riassaporare la ferocia di quel contatto che aveva risvegliato ogni mia fibra. Mi sentivo soffocare in quella gabbia di normalità fatta di pettegolezzi e birre tiepide.
Verso mezzanotte, decisi che la recita poteva finire. «Tommy,» sussurrai con un tono stanco che nascondeva a malapena la mia insofferenza, «sono proprio sfinita, vorrei tornare a casa.»
Lui mi guardò, premuroso e devoto come sempre. «Certo, amore. Se sei stanca andiamo subito.» Salutammo il gruppo con la solita cordialità e ci avviammo verso l'auto, lasciandoci alle spalle il rumore del pub.
Appena saliti, il motore prese vita con un ronzio sommesso. Come da copione, la sua mano cercò la mia coscia, risalendo con una lentezza che voleva essere seducente. «Allora, tesoro... ti va di fare qualcosa di speciale stasera?» La sua voce era bassa, carica di un invito che conoscevo a memoria. Sapevo dove voleva portarmi: in quel parcheggio isolato nella zona industriale, un angolo di buio desolato dove consumare quello che lui chiamava "fare l'amore". Per me non era altro che un rapporto sbrigativo e prevedibile, quasi un conto da pagare.
Ma quella sera, il pensiero di quella tiepida routine sessuale mi provocò un moto di autentico fastidio. Il sapore di Antonio era ancora fresco sulle mie labbra, e l’eccitazione che mi divorava non aveva nulla a che fare con la rassicurante banalità di Tommaso. La mia fica era pronta, sì, ma per un altro genere di violenza.
Mi voltai verso di lui, offrendogli un sorriso intriso di una dolcezza velenosa. «Sai, amore,» mormorai, fingendo di chiudere gli occhi per la stanchezza, «sono davvero a pezzi. Non sai quanto vorrei, ma ho un sonno che mi crollano le palpebre. Per favore, portami a casa... ho solo bisogno di infilarmi a letto.»
Volevo restare sola con i miei pensieri sporchi, a sfiorarmi sotto le lenzuola ricordando lo sguardo di Antonio, senza che il corpo di Tommaso sporcasse quella fantasia. Lui non nascose la delusione, ma bastò la mia finta tenerezza a vincere ogni sua resistenza.
Mentre l'auto scivolava silenziosa lungo le strade deserte, Tommaso lanciò un'occhiata furtiva allo specchietto retrovisore, poi tornò a fissare la strada. «Sonia...» esordì, con un tono che mi pareva stranamente incerto. «Hai sentito Luca? Voglio dire... mi chiedevo se l'hai risentito dopo il nostro ritorno.»
Un brivido freddo mi risalì la schiena, partendo dall'ano ancora dilatato per arrivare dritto al cervello. Di nuovo quella domanda. Mi irrigidii, ma cercai di mantenere il respiro regolare. «Luca? No, figurati. Perché me lo chiedi?»
«Così, per curiosità,» rispose lui, stringendo il volante un po' più forte. «Mi sembrava che ci fosse un bel feeling tra voi. A volte... a volte sembrava quasi che vi cercaste, ed eravate spesso assieme. Non fraintendere… mi faceva piacere, e se voi vi sentiste ancora, ne sarei anche contento. Ecco tutto.»
Restai in silenzio, scrutando il suo profilo nell'oscurità dell'abitacolo. C'era qualcosa di nuovo nella sua voce, una sfumatura che non riuscivo a decifrare. Era paura di essere tradito o una strana, assurda forma di compiacimento? Quella domanda mi lasciava addosso un mix inquietante di timore e una curiosità oscura che non sapevo ancora spiegare.
Tommaso mi lasciò davanti al portone, congedandosi con un bacio casto sulla fronte. «Riposati, amore. Domani ci vediamo a messa,» mormorò, con quella voce ancora intrisa di un'ingenua tenerezza che ormai mi faceva quasi sorridere. Entrai in casa e risalii le scale in punta di piedi, scivolando nel corridoio come un'ombra per non svegliare i miei genitori. La noia della serata era svanita, sostituita da un'eccitazione palpabile che Antonio aveva acceso nelle mie vene.
Chiusa la porta del bagno, lasciai cadere il vestito sul pavimento. Sfilai il tanga, lentamente, godendomi il fruscio del tessuto sulle cosce. Prima di gettarlo, portai il pizzo al viso, a respirare avidamente il mio odore intimo mescolato al ricordo di quel bacio: un profumo muschiato, umido, che racchiudeva tutti i miei segreti. Lo abbandonai nel cesto della biancheria sporca, insieme all'ipocrisia della serata.
Mi guardai allo specchio: senza trucco, con i capelli sciolti e selvaggi, ero la vera Sonia. Gli occhi brillavano di una luce felina e i capezzoli, turgidi e sensibili, sembravano invocare un tocco che non fosse quello di Tommaso. Indossai la sottoveste di seta nera, un velo sottilissimo che scivolava sul corpo come una carezza liquida, lasciando intravedere le forme in un gioco di trasparenze che era il mio invito personale al desiderio.
Una volta in camera, sotto le lenzuola, afferrai lo smartphone e vidi che c’era un messaggio di Antonio.
Antonio: Ehi Sonia, sono Antonio! Spero di non disturbare a quest'ora... Ma non riuscivo a non scriverti. 😊
Un sorriso complice mi increspò le labbra: proprio ciò che desideravo.
Sonia: Ciao Antonio! No, affatto. Ero giusto sul punto di addormentarmi... ma mi hai fatto cambiare idea. 😉
Antonio: Davvero? Sono contento di sentirtelo dire. Sai, da quando ci siamo scontrati... non riesco a smettere di pensarti. Sei bellissima. E quel tuo sorriso... ha acceso qualcosa in me. 🔥
Sentii un calore improvviso diffondersi nel basso ventre.
Sonia: Davvero? Beh, devo ammettere che anche tu non mi hai lasciata indifferente. Quei tuoi occhi... e quelle spalle... 🤤
Antonio: Ah, ti ho colpito, eh? Bene. 😉 Ascolta, mi è venuta un'idea folle... So che è tardi, ma ti andrebbe di vederci? Anche solo per una birra, o una passeggiata... non so. Ho una voglia matta di stare un altro po' con te. Se sei libera, ovviamente.
Il battito accelerò. Avrei voluto urlargli di sì, correre fuori e farmi prendere contro la sua auto, ma la realtà della mia gabbia dorata mi trattenne.
Sonia: Oddio, Antonio, quanto vorrei dirti di sì! 😩 Non immagini nemmeno quanto. Ma i miei... sono un po' all'antica, sai? Non mi lasciano uscire da sola di notte, specialmente a quest'ora. Solo con il mio ragazzo...
Provai un brivido sottile nel menzionare Tommaso, un pizzico di malizia nel sottolineare quanto la mia vita ufficiale fosse distante da ciò che stavo provando. La risposta arrivò quasi istantanea.
Antonio: Capisco... che peccato, mi dispiace. 😔 Ero sicuro che avresti detto di sì. Avrei voluto tanto riaverti tra le mie braccia, sentire di nuovo le tue labbra... baciarti mi ha letteralmente stregato. Avevo voglia di altro. E tu? 😉
La sua sfrontatezza mi faceva impazzire. Mi girai a pancia in giù, divaricando leggermente le gambe sotto la seta della sottoveste. La mia mano scivolò tra le cosce, a premere contro il triangolino pubico che sentivo bollente. La fica era ormai una fontana e il liquido caldo cominciava a incollare il tessuto alla pelle.
Sonia: Beh, diciamo che anche a me quel bacio ha lasciato il segno... e non solo sulle labbra. 😉 Mi hai sorpresa, in un modo che mi è piaciuto parecchio. Ero convinta che al pub non sarebbe successo niente di interessante, e invece...
Antonio: Ah, ti piace essere sorpresa, eh? 😏 Bene a sapersi. È una delle mie specialità. Quindi, se ti avessi spinta un po' oltre, avresti reagito bene? Sono curioso, Sonia... sembri una ragazza piena di sorprese. E a me piacciono le sorprese.
Voleva giocare, e io ero una maestra in quel campo. Premetti le dita contro il clitoride che batteva forte, sentendo il brivido del proibito risalirmi lungo la schiena.
Sonia: Diciamo che la curiosità è la mia debolezza. E le sorprese... beh, piacciono anche a me. Ma con le persone giuste, ovviamente. Tu saresti capace a sorprendermi? 😉
Antonio: Oh, certamente! È una promessa. Mi piace assaporare le cose, Sonia. Ogni tuo segreto, ogni desiderio nascosto... Mi eccita l'idea di scoprirli uno per uno. Anche quelli che non osi neanche ammettere a te stessa. 😏
Il suo intuito mi colpì come uno schiaffo. Sapeva leggere tra le righe. Mi morsi un labbro, spingendo le dita più a fondo, immaginando che fossero le sue.
Sonia: Mmm... mi stai mettendo curiosità, Antonio. Sembra che tu legga nella mente. O forse sai solo come far desiderare a una ragazza quello che non dovrebbe. 😉 E se scoprissi qualcosa che non ti aspetti? Che sono molto più... imprevedibile di quanto sembri?
Antonio: Le imprevedibilità sono il sale della vita, Sonia. E a giudicare dalla scintilla nei tuoi occhi quando ti ho baciata... credo che non avrei di che annoiarmi con te. Quel gesto... ti ha colpita nel profondo, non è vero? Ho sentito che volevi di più, molto di più. 😈
Sonia: Non si dicono queste cose, Antonio... mi stai facendo arrossire. 😳 Ma sì, hai ragione: è stato come una scossa, un fulmine in una serata troppo tranquilla. Eravamo in mezzo a tutti, eppure in quel momento esistevamo solo noi. È stato incredibile.
Antonio: Incredibile, dici? 😉 E se ti dicessi che anche per me è stato così? Che ho avuto una voglia pazzesca di non fermarmi lì? Di portarti via, anche solo per un'ora, e sentire quanto sei davvero "sorprendente" in un posto dove nessuno poteva vederci?
Il suo modo di spogliarmi con le parole era geniale. Sentivo il mio umore scendere sulla sottoveste.
Sonia: Forse... forse avresti scoperto qualcosa che ti sarebbe piaciuto. Ma la notte porta consiglio, e i genitori... sono sempre vigili. Non è così facile come sembra. A volte, la parte più eccitante è proprio il desiderio inappagato, non trovi? 😉
Antonio: Un desiderio inappagato può essere una tortura, Sonia. Ma può anche costruire un'attesa sublime. Mi stai dicendo che sei una che ama giocare con il fuoco? Che ti piace il brivido del proibito, magari anche quando non dovrebbe? 😏
La mente volò subito a Tommaso, ignaro e addormentato, e poi a Nicola, a Mario... a quanto amassi l'adrenalina del tradimento.
Sonia: Diciamo che la normalità a volte può essere... un po' stretta, non trovi? E un po' di brivido non fa mai male. Specialmente se è un segreto che nessuno può capire. 😉 Forse, sono un po' più audace di quanto tu possa immaginare.
Antonio: Audace... mi piace. Molto. 😍 E allora, questa audacia si spinge fino a trovare un modo per vederci? Ho una voglia matta di guardarti negli occhi, di sentire la tua risata e assaggiare di nuovo le tue labbra, senza interruzioni. Dimmi che si può fare, Sonia.
Sonia: Sento che saresti un ottimo maestro per farmi scoprire cose nuove, Antonio. E sì, ho una gran voglia di rivederti. Ho già in mente un paio di idee... non ti assicuro nulla, ma se sarà possibile, domani sera sarò tua. Te lo prometto. 🙏
Antonio: Non chiederei di meglio, Sonia. Aspetterò con ansia. Buonanotte, e pensa a me... e a tutto quello che vorrei farti. 😉🌙
Sonia: Buonanotte, Antonio. E sì... ti penserò. 🥰
Chiusi la chat, il telefono ancora caldo tra le mani. Il corpo bruciava di un desiderio intrigante e sottile. Antonio era un giocatore raffinato, e non vedevo l'ora di svelargli i miei segreti, un lembo alla volta. L'idea di ingannare Tommaso ancora una volta per correre da lui mi eccitava più di ogni altra cosa. La notte, per la vera Sonia, era appena iniziata.
Chiusa la chat con Antonio, la stanza mi parve avvolta da un'aura diversa. Non era più solo buio; era un’atmosfera densa, carica di promesse non dette e di un’attesa vibrante. Il sonno era un concetto astratto, lontano anni luce. La sottoveste di seta nera accarezzava la pelle come un respiro, mentre il calore tra le gambe aumentava, diventando insopportabile. La mia fica viveva di vita propria, reclamando un’attenzione che non potevo più negarle.
Quella notte, però, il solito tocco non bastava. Avevo bisogno di qualcosa che rispecchiasse l'insolenza delle parole di Antonio, la sua promessa di "sorprendermi". La mia mano corse sul comodino, cercando a tentoni tra gli oggetti della mia vita diurna. Non volevo le dita; cercavo qualcosa di diverso, di "sbagliato". La mia curiosità perversa si risvegliò davanti a un tubetto di lucidalabbra, lungo e liscio. Un oggetto innocuo, quotidiano, e proprio per questo perfetto per essere profanato.
Lo presi, capovolgendolo. Sentire la plastica fredda premere contro le labbra turgide mi strappò un gemito soffocato. Iniziai a spingerlo dentro lentamente; non era pelle calda, ma una consistenza estranea che scivolava centimetro dopo centimetro, eccitandomi proprio per la sua asettica indifferenza. Il clitoride, gonfio e sensibile, veniva stuzzicato dalla pressione inusuale del bordo arrotondato.
Ma la brama di esplorare non si fermò lì. Volevo di più. Afferrai un piccolo tubetto di crema per le mani, anch'esso liscio e sottile. Con un po' di saliva, lo guidai verso l'apertura del mio culetto. La resistenza iniziale cedette, lasciando che il cilindro di plastica mi dilatasse con un mix di dolore leggero e piacere acuto che mi ricordava le inculate più profonde. Mi mossi sul letto, inarcando la schiena per godere di quella doppia stimolazione, una perversione silenziosa e completamente mia.
Dopo qualche minuto di quel ritmo serrato, estrassi entrambi gli oggetti. Li portai subito al naso. Il lucidalabbra profumava di me, un aroma muschiato misto a note fruttate. Ma il tubetto della crema... quello emanava un odore più forte, animalesco. Inalai a fondo quel profumo di sudore e residui organici, l'odore sporco e reale della mia trasgressione più segreta. Portai alla bocca anche le dita, lucide di umori, assaporando la mia stessa essenza. Era il sapore della mia libertà.
Immaginai Antonio lì, nell'ombra, a osservarmi mentre usavo quegli oggetti "innocenti" per spingermi verso un piacere così estremo. La fantasia rese ogni contrazione dieci volte più intensa. L'orgasmo mi travolse come un'onda violenta, costringendomi a stringere le lenzuola tra le dita mentre il corpo veniva scosso dai brividi. Rimasi immobile per lunghi istanti, sentendo il calore disperdersi e il respiro farsi affannoso nel silenzio della notte.
Mi piaceva sentire addosso la traccia appiccicosa di quel piacere intimo, il marchio della mia piccola rivolta solitaria. Era la mia verità, nascosta sotto la coltre della notte, mentre il mondo — e Tommaso — continuavano a dormire, ignari della donna che ero diventata.
scritto il
2026-01-02
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