Lo stalker parte 1

di
genere
sentimentali

Tanto ci vuole per costruire una relazione quanto poco per distruggerla.
Un giorno era entrata dal lavoro e gli aveva detto che era finita.
“Non ti preoccupare” lo aveva informato come in un comunicato stampa. “Non voglio nulla. Restiamo d'accordo così”. Ma l’accordo era unilaterale senza un come e un perché, e lui non se la sentiva. Amava sua moglie, ma bisogna essere in due per restare insieme.
Avrebbe potuto implorare, inginocchiarsi. Invece, no: distacco. Peggio. E lei limitandosi a considerarlo con l'indifferenza dell’entomologa che ripone imenotteri infilzati dentro gli espositori( delle occasioni perdute). Scosse la testa. Neppure no a voce: un cenno del capo. Era finita.
“Se non ti senti ancora pronto”, gli aveva suggerito un suo amico, “divertiti”. Lo educava dall’altezza delle proprie soddisfazioni professionali, della moglie perfettina con la puzza sotto il naso, dei bambini bellissimi e antipaticissimi.
“Come dici?”
Esaminava con odio il troll che si trovava davanti. Gli aveva proprio sentito grugnire quelle parole?
Nonostante il tempo trascorso la ferita non era ancora chiusa. Si era sentito dominare come un burattino dalla mano oscura della depressione. Ma era una forza che non tirava i fili, imbrigliava in una camicia di forza e trasformava in statua.
Nel nuovo inizio dopo quella fine gli amici si erano prodigati intorno a lui. Amici, familiari, conoscenti di cui ricordava a malapena il nome. Gli era parso di scorgere una nota di sadismo in tanta prodigalità, come se attraverso le sue disgrazie misurassero il proprio bene.
“Mi hai capito”. Ammiccando.
Gli aveva mostrato siti di incontri che paludavano dietro la messinscena rapporti a pagamento, ambigue vetrine su cui si affacciavano escort d’alto bordo, professioniste in odore di schiavitù, libere donne tormentate.
L'interesse manifesto con cui derubricava una dopo l'altra le possibili vittime delle sue attenzioni raccontava di un'attitudine segreta al sordido e al segreto. Stupefatto, scorgeva dappertutto attorno a sé persone dalle doppie vite e dalle personalità multiple: persone che distruggevano con noncuranza duraturi rapporti di coppia, oppure nascondevano il loro io più profondo dietro strati su strati di rispettabilità sociale. Se in quel momento avesse potuto disporre di uno specchio in grado di riflettere soltanto la verità, sarebbe stato capace di guardarsi?
Nicchiò, resistette. Poi la natura puramente fisiologica del sesso prevalse. Con disagio si affacciò su quel nirvana erotico per solitari impenitenti. C'era qualcosa di ripugnante per un uomo ridursi a comprare il surrogato dell’amore, qualcosa di degradante per la donna doverlo vendere come una merce da bancone.
Un sito più casereccio snocciolava una ricca fauna di tipi umani: trans, bellezze di dubbia autenticità, donnoni inguardabili che gli strapparono un sorriso. L'attenzione fu rapita dalle immagini del corpo tornito di una donna che per lui, nonostante difetti non corretti da programmi di editing, rasentava un ideale di perfezione. Anzi, erano proprio quei difetti a renderla tridimensionale, appetibile, irresistibile. Seppe allora di essere sul punto di cadere.
Sfuocato il viso, indosso lingerie provocanti, si faceva chiamare Rebecca. Alcune di quelle foto lasciavano intendere all'immaginazione molto più di quanto mascherassero. Le fissò con voyeurismo. Poneva paletti ben precisi a delimitare il lecito e il consentito.
Niente piercing, niente tatuaggi, niente silicone, reclamava l'inserzione. La donna misteriosa non fumava né beveva. Offriva all'immaginazione i numeri del corpo, dalla profana trinità busto-vita-fianchi al numero di scarpe, in modo da offrire un esatto quadro di insieme di quanto veniva esposto. Mancava soltanto di visualizzare la tabella energetica del prodotto come un elettrodomestico esposto in un centro commerciale.
Eppure nonostante le premesse poco incoraggianti i voti delle recensioni erano alti. I clienti, soddisfatti, sembravano come quegli innamorati disillusi che appena ricevuto il gran rifiuto non possono fare a meno di pendere dalle labbra che si sono negate.
Trascorse tutta la notte insonne a sognare di immergersi in quella carne viva e pulsante che prometteva emozioni dimenticate. Trascorse tutta la notte insonne a voltare quelle immagini sullo schermo, a fantasticare sul volto che non conosceva. E l’estrema singolarità della situazione gli provocò un tale turbamento che scivolò quasi senza accorgersene nell’autoerotismo. Si trascinò indeciso ancora qualche giorno, poi al culmine della passione decise di contattarla.
Rispondeva solo tramite messaggistica. Cercò maggiori informazioni.
«Ho bisogno di molto preavviso. Non sono disponibile nei weekend»
Il particolare inconsueto aggiungeva mistero.
«I tuoi servizi?»
«Niente sesso orale, niente lato B, niente baci. Appuntamenti solo nel mio appartamento. Non sono la tua ragazza. Non ascolto né risolvo problemi: vanno lasciati fuori dalla porta. Pratico sesso, non faccio psicoterapia. Pagamento anticipato»
«Quanto?»
«Mezz'ora 100, un’ora 300»
«Perché costa così caro un'ora intera?»
«Perché sono fatti miei. Non voglio passare un’ora intera a fare sesso con te. E nessuna richiesta di sconti: non tratto sui prezzi»
Intransigente. Accresceva l'eccitazione.
«Orari?»
«Dopo le cinque. Non voglio problemi. Può essere che quel giorno io smetta di ricevere alle otto»
«Ma come si fa a mettersi d'accordo così!»
«Il mio tempo lo gestisco io. Vuoi scopare?»
«Sì»
«E allora dimmi quando. Non ho tempo da perdere»
«Stasera»
«Stasera va bene. Quando?»
«Puoi dopo cena?»
«Oggi non posso prima di cena»
«Ok 22:00?»
«22:00»
«Dove?»
«Via Newton 12 interno 27. Sesto piano. Se prendi l’ascensore scendi al settimo o al quinto, poi fai rampa a piedi»
Eseguì gli ordini e si trovò davanti al 27.
La perplessità che lo aveva accompagnato fino ai citofoni si era trasformata in sgomento appena suonato il campanello.
Un secondo dopo quel gesto e si era pentito di averlo fatto; un secondo dopo quel suono il ricevitore era stato alzato e il portone d’ingresso aperto senza una parola.
Il cuore entrò in risonanza con i giri dell'argano, con il ritmo delle suole sui gradini. L’uscio socchiuso gli alitava in faccia un profumo dolce e languido, misto di buio e orgasmo. Poi la porta fu fatta scivolare sul silenzio e scontornata nel buio dal riflesso di una luce che picchiava in fondo al corridoio spiccò la figura velata dal negligé trasparente, slanciata su tacchi alti, nuda e superba. Gli ci volle qualche secondo per marchiare ogni particolare nella memoria salendo verso quel volto che anelava finalmente scoprire.
Si fissarono, il cliente e la escort.
“Tu!”, dissero all'unisono.
scritto il
2025-11-30
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