Schiava di mio marito
di
Marcela1979
genere
dominazione
Non porto più niente addosso, nemmeno il minimo. Mio marito vuole così. Mi fa girare per casa coi capezzoli all’aria, il culo scoperto, il sesso glabro pronto per essere mostrato o usato quando decide lui. All’inizio mi vergognavo da morire, adesso ogni tanto mi sento sporca e potente. Lui dice che sono la sua puttana privata. Ogni volta che rientra a casa, io sono lì, pronta. A volte mi ordina di inginocchiarmi davanti alla porta e aspettarlo con le cosce aperte e la lingua fuori. Io eseguo. La paura di essere vista dai vicini mi fa battere il cuore, ma in fondo ci spero che qualcuno mi sorprenda.
Oggi torno dalla spesa con la pelle d’oca sulle braccia nude e le borse che mi tirano le dita. Apro la porta: sento le risate basse, l’odore acre del fumo e del whisky. Federico è seduto in salotto, troppo vicino a mio marito. Stanno sfogliando le foto: quelle in cui mi inginocchio davanti al cazzo del mio uomo, la bocca aperta, la lingua fuori, gli occhi spalancati di paura e godimento. In altre sono a quattro zampe sul tavolo della cucina, la fica ben esposta e il culo alzato, un dito che mi allarga le labbra. Ce n’è una dove lui mi scopa di dietro e io ho le lacrime che mi rigano il viso. Loro ridono e si scambiano sguardi da complici.
Mi fermo, le gambe molli, la faccia che brucia. Vorrei solo sparire, ma lui mi chiama con voce dura:
— «Vieni qua, fai vedere a Federico cosa significa essere mia.»
Avanzo piano, sento gli occhi di Federico sulle mie tette, sul mio sesso rasato. Mio marito si avvicina e mi gira di spalle, mi slaccia la camicetta, mi strappa la gonna. Ora sono nuda, il corpo che trema, i capezzoli già tesi. Federico si avvicina, mi sfiora i seni con le mani grandi, li stringe, ci gioca, poi ci affonda la bocca. Il calore della sua lingua mi strappa un gemito, anche se dentro mi vergogno. Ma la vergogna mi bagna.
Mio marito comanda:
— «Spogliatela tutta. Guarda la sua figa rasata, vedi come le sbucano le piccole labbra, toccala.»
Federico non aspetta. Mi infila le dita dentro, affonda senza delicatezza. Io mi irrigidisco, ma sento il calore che mi sale. La sua mano mi sporca tutta, sento le dita che mi schiudono e poi il cazzo che preme. Mi sbatte sul divano, mi apre le gambe con violenza. Sento la cappella scivolare tra le labbra gonfie, il suo respiro sul collo.
— «Guardami mentre ti scopo davanti a tuo marito.»
Lo faccio, fisso gli occhi di mio marito mentre Federico mi penetra dritto, con forza. Mi spalanca, mi riempie, lo sento sbattere tutto dentro, le palle che mi battono sul culo. Mio marito si siede, tira fuori il cazzo, si masturba mentre ci guarda.
Federico mi monta forte, senza fermarsi, senza chiedermi niente. Sento il piacere che mi monta, le urla che mi scappano fuori dalla gola, il calore che mi scioglie il ventre. Gemo, piango, grido. Sento il cazzo di Federico che pulsa, mi riempie di sperma, sento le dita di mio marito che mi strizzano il capezzolo, che mi schiaffeggiano la figa mentre ancora gocciolo sperma.
Dopo restiamo così, io nuda tra loro, il corpo usato, sporco, la pelle piena di morsi, di lividi, il sesso che brucia.
Loro accendono la tv, un porno vecchio, rumoroso. Mi fanno inginocchiare davanti a loro: una verga per mano, le dita che scorrono sul fusto, le bocche che dicono oscenità, che mi comandano. Mi faccio sporcare la faccia, mi sbattono il cazzo sulle labbra, mi tirano i capelli.
Alla fine il marito mi manda a letto con Federico. Mi prende per la testa, mi spinge sul letto, mi scopa in bocca mentre mi tiene ferma. Sento il sapore di sperma caldo scendere giù, mi lecca il sesso, mi succhia il culo, poi mi penetra ancora, mi fa gridare, mi strappa il piacere dal corpo.
Quando rientra mio marito, trova Federico che mi scopa da dietro, le sue mani che mi schiaffeggiano il culo, le dita che mi allargano l’ano. Mio marito si inginocchia davanti a me, mi fa succhiare il suo cazzo mentre Federico mi scopa dietro. Li sento dentro insieme, il dolore che si mescola al piacere, le lacrime che mi colano sulle guance mentre urlo il mio godimento.
Mi usano, mi sporcano, mi spingono oltre ogni limite. Alla fine resto lì, esausta, la figa piena di sperma, il culo che brucia, la bocca gonfia. Mi guardo allo specchio la mattina dopo: i lividi sui seni, la bocca spaccata, le cosce rosse, il sesso arrossato. Eppure dentro sento qualcosa che si muove, una fame che non si placa, il desiderio di essere ancora posseduta, ancora usata, ancora esposta.
Non torno più indietro.
Non sono più vergine di nulla.
Sono quello che sono. E adesso lo voglio.
Oggi torno dalla spesa con la pelle d’oca sulle braccia nude e le borse che mi tirano le dita. Apro la porta: sento le risate basse, l’odore acre del fumo e del whisky. Federico è seduto in salotto, troppo vicino a mio marito. Stanno sfogliando le foto: quelle in cui mi inginocchio davanti al cazzo del mio uomo, la bocca aperta, la lingua fuori, gli occhi spalancati di paura e godimento. In altre sono a quattro zampe sul tavolo della cucina, la fica ben esposta e il culo alzato, un dito che mi allarga le labbra. Ce n’è una dove lui mi scopa di dietro e io ho le lacrime che mi rigano il viso. Loro ridono e si scambiano sguardi da complici.
Mi fermo, le gambe molli, la faccia che brucia. Vorrei solo sparire, ma lui mi chiama con voce dura:
— «Vieni qua, fai vedere a Federico cosa significa essere mia.»
Avanzo piano, sento gli occhi di Federico sulle mie tette, sul mio sesso rasato. Mio marito si avvicina e mi gira di spalle, mi slaccia la camicetta, mi strappa la gonna. Ora sono nuda, il corpo che trema, i capezzoli già tesi. Federico si avvicina, mi sfiora i seni con le mani grandi, li stringe, ci gioca, poi ci affonda la bocca. Il calore della sua lingua mi strappa un gemito, anche se dentro mi vergogno. Ma la vergogna mi bagna.
Mio marito comanda:
— «Spogliatela tutta. Guarda la sua figa rasata, vedi come le sbucano le piccole labbra, toccala.»
Federico non aspetta. Mi infila le dita dentro, affonda senza delicatezza. Io mi irrigidisco, ma sento il calore che mi sale. La sua mano mi sporca tutta, sento le dita che mi schiudono e poi il cazzo che preme. Mi sbatte sul divano, mi apre le gambe con violenza. Sento la cappella scivolare tra le labbra gonfie, il suo respiro sul collo.
— «Guardami mentre ti scopo davanti a tuo marito.»
Lo faccio, fisso gli occhi di mio marito mentre Federico mi penetra dritto, con forza. Mi spalanca, mi riempie, lo sento sbattere tutto dentro, le palle che mi battono sul culo. Mio marito si siede, tira fuori il cazzo, si masturba mentre ci guarda.
Federico mi monta forte, senza fermarsi, senza chiedermi niente. Sento il piacere che mi monta, le urla che mi scappano fuori dalla gola, il calore che mi scioglie il ventre. Gemo, piango, grido. Sento il cazzo di Federico che pulsa, mi riempie di sperma, sento le dita di mio marito che mi strizzano il capezzolo, che mi schiaffeggiano la figa mentre ancora gocciolo sperma.
Dopo restiamo così, io nuda tra loro, il corpo usato, sporco, la pelle piena di morsi, di lividi, il sesso che brucia.
Loro accendono la tv, un porno vecchio, rumoroso. Mi fanno inginocchiare davanti a loro: una verga per mano, le dita che scorrono sul fusto, le bocche che dicono oscenità, che mi comandano. Mi faccio sporcare la faccia, mi sbattono il cazzo sulle labbra, mi tirano i capelli.
Alla fine il marito mi manda a letto con Federico. Mi prende per la testa, mi spinge sul letto, mi scopa in bocca mentre mi tiene ferma. Sento il sapore di sperma caldo scendere giù, mi lecca il sesso, mi succhia il culo, poi mi penetra ancora, mi fa gridare, mi strappa il piacere dal corpo.
Quando rientra mio marito, trova Federico che mi scopa da dietro, le sue mani che mi schiaffeggiano il culo, le dita che mi allargano l’ano. Mio marito si inginocchia davanti a me, mi fa succhiare il suo cazzo mentre Federico mi scopa dietro. Li sento dentro insieme, il dolore che si mescola al piacere, le lacrime che mi colano sulle guance mentre urlo il mio godimento.
Mi usano, mi sporcano, mi spingono oltre ogni limite. Alla fine resto lì, esausta, la figa piena di sperma, il culo che brucia, la bocca gonfia. Mi guardo allo specchio la mattina dopo: i lividi sui seni, la bocca spaccata, le cosce rosse, il sesso arrossato. Eppure dentro sento qualcosa che si muove, una fame che non si placa, il desiderio di essere ancora posseduta, ancora usata, ancora esposta.
Non torno più indietro.
Non sono più vergine di nulla.
Sono quello che sono. E adesso lo voglio.
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