Marcela scopre il BDSM e lo scambismo

di
genere
prime esperienze


Mi chiamo Marcela, ho venticinque anni, e non avrei mai immaginato che sarei finita in un posto come questo.
Tutto è iniziato con Luca, il mio ragazzo. Stiamo insieme da due anni, una relazione normale, sesso normale, vita normale. O almeno così credevo io. Finché una sera, mentre eravamo a letto dopo aver fatto l'amore, mi ha detto: "Ho una fantasia che vorrei realizzare con te."
"Dimmi," avevo risposto, curiosa.
"Vorrei portarti in un club. Un club particolare. Dove si esplora... l'anonimato."
Il modo in cui lo aveva detto, con quella voce eccitata ma nervosa, mi aveva incuriosita. "Che tipo di club?"
"È privato, molto discreto. Si entra con maschere, nessuno sa chi sei. Ci sono stanze buie, glory hole, situazioni... diverse."
Glory hole. Avevo sentito il termine in qualche porno, ma non avevo mai pensato esistessero davvero.
"Vuoi che andiamo?" avevo chiesto, il cuore che iniziava a battere più forte.
"Solo se vuoi tu. Nessuna pressione. Ma... l'idea di te in quel contesto mi eccita da impazzire."
Ci ho pensato per giorni. L'idea mi spaventava, ma mi eccitava anche. Qualcosa di trasgressivo, di proibito, di completamente fuori dalla mia zona di comfort.
"Va bene," gli avevo detto una settimana dopo. "Andiamo."
Venerdì sera, alle 23, arriviamo all'indirizzo segnato sul profilo Instagram. È una porta anonima in una zona industriale, nessuna insegna, niente che faccia capire cosa c'è dentro. Luca suona il citofono.
"Membri?" chiede una voce maschile.
"Sì. Codice 4782."
Un ronzio, la porta si apre. Entriamo in un corridoio illuminato di rosso. In fondo, un uomo sulla cinquantina, vestito elegantemente, ci accoglie.
"Benvenuti. Prime volte per entrambi?"
"Per lei sì," risponde Luca. "Io sono venuto una volta, da solo, per controllare."
Lo guardo sorpresa. Luca era già stato qui? Da solo?
"Bene," dice l'uomo. "Le regole sono semplici: consenso sempre, safe word rispettata, discrezione assoluta. Niente foto, niente nomi veri, niente domande personali. Capito?"
"Sì," rispondo con voce che trema leggermente.
"Maschere obbligatorie oltre questa porta. Prendete quelle che preferite."
Indica un tavolo con decine di maschere veneziane. Luca ne prende una nera semplice. Io scelgo una rossa con piume. Quando ce le mettiamo, sento qualcosa cambiare. Non sono più Marcela. Sono solo una donna anonima in un club di sesso.
Entriamo nella sala principale. È elegante, illuminazione soffusa, divani rossi, un bar in un angolo. Ci sono circa venti persone, tutte con maschere. Alcune coppie parlano, altri sono già in situazioni più... intime. Una donna sta succhiando il cazzo di un uomo sul divano, altri li guardano.
"Vuoi bere qualcosa?" chiede Luca.
Annuisco. Andiamo al bar. Il barista, anche lui mascherato, ci serve due drink. Mentre bevo, cerco di rilassarmi, ma il cuore mi martella nel petto.
"Quella è la zona glory hole," dice Luca, indicando una porta con una tenda. "E quella è la dark room, completamente buia."
"E tu... quando sei venuto... cosa hai fatto?"
"Ho guardato. Solo guardato. Volevo capire prima di portarti."
Siamo lì da circa mezz'ora, io sempre più nervosa, quando Luca mi sussurra: "Voglio provare la dark room. Tu puoi aspettare qui, o esplorare, o fare quello che vuoi. Va bene?"
"Mi lasci sola?" chiedo, un po' incredula.
"Solo per un po'. Fidati. Sarà eccitante."
E prima che possa protestare, si allontana verso la porta della dark room e scompare dietro la tenda.
Rimango lì, al bar, con il mio drink, completamente sola in un club di sesso. Non so cosa fare. Dovrei essere arrabbiata con Luca per avermi lasciata, ma stranamente sono più eccitata che altro.
"Prima volta?" chiede una voce maschile accanto a me.
Mi volto. Un uomo, forse sulla quarantina, mascherato in nero, vestito elegantemente. Alto, fisico atletico, presenza sicura.
"Si vede tanto?" rispondo.
Sorride. "Sì. Hai quello sguardo. Un misto di paura ed eccitazione."
"Sono entrambe," ammetto.
"Mi chiamo Riccardo. Nome di fantasia, ovviamente."
"Marcela. Anche questo è vero, in realtà."
"Non devi dirmi il tuo vero nome se non vuoi. Qui puoi essere chiunque."
Beviamo in silenzio per qualche momento. Poi lui chiede: "Sei venuta con qualcuno?"
"Il mio ragazzo. È andato nella dark room."
"Ti ha lasciata sola? Interessante."
"Perché interessante?"
"Perché o è molto stupido, o sa esattamente cosa sta facendo. Qui, una donna sola e bella attira attenzione."
Arrossisco sotto la maschera. "Non sono sicura di voler attirare attenzione."
"Eppure, sei qui. In un club dove l'attenzione sessuale è l'unico scopo."
Ha ragione. Perché sono qui se non per questo?
"Vuoi che ti mostri qualcosa?" chiede Riccardo. "Senza pressione. Solo... una guida."
Esito. Dovrei dire di no. Dovrei aspettare Luca. Ma qualcosa dentro di me, qualcosa di oscuro e curioso, dice di sì.
"Va bene," sussurro.
Mi prende la mano e mi guida attraverso la sala. Passiamo davanti a una coppia che scopa apertamente su un divano, nessuno li guarda più di tanto. È normalità qui.
Ci fermiamo davanti alla porta con la tenda, quella che Luca aveva indicato come zona glory hole.
"Hai mai visto un glory hole?" chiede Riccardo.
"Solo in video."
"È diverso nella realtà. Molto più intenso." Solleva la tenda. "Vuoi vedere?"
Il cuore mi batte all'impazzata. "Sì."
Entriamo. È un corridoio con diverse cabine su entrambi i lati. Alcune porte sono aperte, altre chiuse. Riccardo mi porta davanti a una cabina con la porta aperta.
Dentro c'è solo una panca e, sul muro, un buco perfettamente rotondo all'altezza giusta. Circa dieci centimetri di diametro.
"Funziona così," spiega Riccardo. "Se sei in questa cabina e vuoi ricevere, ti inginocchi davanti al buco. Dall'altra parte, qualcuno infilerà il cazzo. Tu lo succhi, o lo lasci scoparti la bocca, senza mai vedere chi è."
"E se sei dall'altra parte?"
"Entri nella cabina di fronte, infili il cazzo nel buco, e qualcuno dall'altra parte fa il lavoro. Completo anonimato."
"E le donne?"
"Anche le donne possono ricevere. Ci sono cabine speciali dove puoi piegarti, offrire la fica o il culo attraverso un'apertura più grande. Sempre senza vedere chi ti scopa."
L'idea mi fa bagnare immediatamente le mutandine. È così perverso, così sbagliato, e così eccitante.
"Voglio provare," dico prima di potermi fermare.
Riccardo mi guarda attraverso la maschera. "Sei sicura? È una esperienza intensa per la prima volta."
"Sì. Voglio provare."
"Va bene. Vieni."
Mi porta in una cabina più grande delle altre. Quando entro, vedo che ci sono tre buchi sulle tre pareti. Tre possibilità. Tre cazzi sconosciuti.
"Ti inginocchi qui," spiega Riccardo, indicando il centro della cabina. "Puoi girare e occuparti di tutti e tre se appaiono. O concentrarti su uno solo. Tu decidi sempre."
"E tu?"
"Io esco. Questo è per te. Quando hai finito, esci e mi trovi fuori."
Mi lascia sola. La porta si chiude dietro di lui. Sono in una piccola cabina, illuminata da una luce rossa soffusa, con tre buchi neri che mi guardano come occhi vuoti.
Mi inginocchio al centro, il cuore che batte così forte che lo sento nelle orecchie. Le ginocchia mi tremano. Cosa sto facendo? Cosa direbbe Luca? Ma Luca mi ha lasciata sola, e ora sono qui, eccitata oltre ogni limite.
Aspetto. Trenta secondi. Un minuto. Forse non succederà niente. Forse dovrei uscire...
Poi, dal buco di fronte a me, appare un cazzo.
Non è enorme, dimensioni medie, già duro, la cappella rosa che spunta attraverso il buco. È reale. C'è davvero un uomo dall'altra parte, uno sconosciuto che mi offre il suo cazzo.
Con mani tremanti, mi avvicino. Lo tocco. È caldo, duro, pulsa sotto le mie dita. L'uomo dall'altra parte geme, anche se attutito dal muro.
Inizio a segarlo. Lentamente, su e giù, sentendo ogni venatura, ogni centimetro. È strano, perverso. Non vedo il suo viso, non so chi è, non so nemmeno che aspetto ha. È solo un cazzo attraverso un buco.
E mi eccita da impazzire.
Mentre continuo a masturbare il primo cazzo, dal buco alla mia destra appare un secondo. Questo è più grosso, più lungo, già lucido di pre-sperma.
Due cazzi. Due sconosciuti. Due uomini che vogliono che io li tocchi, li succhi, li faccia godere.
Con la mano sinistra continuo a segare il primo, con la destra afferro il secondo. È così spesso che faccio fatica a circondarlo completamente con le dita. Lo masturbo con movimenti decisi, sentendolo pulsare nella mia mano.
"Cazzo," sussurro tra me, eccitata, spaventata, euforica.
Mi avvicino al primo cazzo e lo prendo in bocca. Il sapore è intenso, maschile, leggermente salato. Inizio a succhiare, la lingua che lecca la cappella, mentre con la mano continuo a masturbare il secondo.
L'uomo dall'altra parte spinge contro il muro, cercando di penetrare più a fondo nella mia bocca. Lo lascio fare, aprendo di più, prendendo tutto quello che posso.
Alterno. Succhio il primo mentre sego il secondo, poi cambio. Succhio il secondo, enorme, che mi riempie completamente la bocca, mentre il primo aspetta paziente nella mia mano.
Non so quanto tempo passa. Cinque minuti? Dieci? Sono completamente persa in questo, in questa esperienza così perversa e liberatoria.
Il primo cazzo inizia a pulsare nella mia mano. "Sto per venire," dice una voce dall'altra parte, roca e disperata.
Non mi fermo. Continuo a segarlo velocemente, e poi esplode. Schizzi di sborra calda mi colpiscono il viso, le labbra, colano sulla mia mano. È così tanto, così caldo.
L'uomo geme forte dall'altra parte del muro, poi il cazzo scompare, ritirandosi nel buco.
Rimango con il secondo cazzo in bocca, la sborra del primo ancora sul viso. Mi sento sporca, usata, e così incredibilmente eccitata che la mia fica cola nelle mutandine.
Mi concentro sul secondo cazzo, succhiando con più intensità, la mano che massaggia quello che non entra nella bocca. Voglio farlo venire. Voglio sentire anche la sua sborra.
"Brava puttana," dice la voce dall'altra parte. "Succhia quel cazzo."
Le parole mi elettrizzano. In un club normale, in una situazione normale, mi sarei offesa. Ma qui, anonima, nascosta dietro una maschera, quelle parole mi fanno solo bagnare di più.
Il secondo cazzo viene con violenza, riempiendomi la bocca di sborra densa e calda. Ne ingoio un po', il resto cola dalle labbra, si mescola con quella già sul mio viso.
Anche questo cazzo scompare nel buco.
Rimango lì, in ginocchio, coperta di sborra di due sconosciuti, ansimante. Il terzo buco è rimasto vuoto. Forse nessuno era dall'altra parte. O forse hanno preferito guardare.
Mi pulisco come posso con dei fazzoletti che trovo in un dispenser sulla parete, ma la sborra è ovunque. Sui capelli, sul viso, sulla camicetta. Porto il suo odore, il suo sapore.
Mi alzo con gambe tremanti ed esco dalla cabina. Riccardo è lì, appoggiato al muro di fronte, che aspetta.
"Come è stato?" chiede con un sorriso sapendo.
"Intenso," rispondo, la voce roca. "Così intenso."
"Ti è piaciuto?"
"Sì," ammetto senza vergogna. "Troppo."
"Bene. Perché questa è solo la superficie. C'è molto di più da esplorare qui."
Mi accompagna al bagno delle donne. Mi guardo allo specchio. La sborra è ancora visibile sui capelli, anche se ho cercato di pulirmi. Gli occhi dietro la maschera sono lucidi, le guance rosse.
"Chi ero io là dentro?" chiedo a me stessa allo specchio.
Non Marcela. Non la ragazza normale con la vita normale. Ero qualcun'altra. Qualcuno di più libero, più oscuro, più vero.
Quando esco dal bagno, Riccardo mi aspetta. "Il tuo ragazzo è ancora nella dark room. Vuoi aspettarlo o vuoi vedere altro?"
Dovrei aspettare Luca. Dovrei sentirmi in colpa per quello che ho appena fatto. Ma non lo sono.
"Voglio vedere altro," dico.
E mentre seguo Riccardo più in profondità nel club, so che qualcosa dentro di me è cambiato per sempre.

Riccardo mi porta attraverso il club, oltrepassando divani dove persone scopano apertamente, oltre il bar dove alcune donne nude servono drink, fino a una porta nera con una tenda pesante.
"La dark room," dice, fermandosi davanti all'ingresso. "È diversa dai glory hole. Qui è buio totale. Non vedi niente, non nessuno. Solo sensazioni, tocchi, corpi."
Il mio cuore accelera di nuovo. "E Luca? È ancora lì dentro?"
"Forse. O forse è uscito. Nella dark room non sai mai chi c'è. Potrebbe essere il tuo ragazzo a toccarti. O un completo sconosciuto. O entrambi."
L'idea mi fa bagnare ancora di più. La fica pulsa ancora dall'eccitazione dei glory hole, e ora questo.
"Prima di entrare," dice Riccardo, serio, "devi sapere la safe word. Se qualcosa ti mette a disagio, se vuoi che qualcuno si fermi, dici la parola e tutto si ferma immediatamente. Capito?"
"Quale parola?"
"Rabarbaro."
"Rabarbaro?" ripeto, quasi ridendo per l'assurdità.
"È volutamente ridicola. Una parola che non diresti mai durante il sesso. Se la dici, chiunque si ferma. È sacra qui dentro."
Annuisco. "Capito. Rabarbaro."
"Bene. Sei pronta?"
Dovrei dire di no. Dovrei cercare Luca, dirgli cosa ho fatto, confessare. Ma quella parte razionale di me è stata soffocata da qualcos'altro. Qualcosa di oscuro, di affamato, di libero.
"Sì."
Riccardo solleva la tenda e mi fa entrare. Appena varcata la soglia, il buio ci avvolge completamente. Non è il buio di una stanza con le luci spente. È nero totale, denso, impenetrabile. Non vedo nemmeno la mia mano davanti al viso.
"Resta calma," sussurra Riccardo, la sua mano che stringe la mia. "I tuoi occhi non si abitueranno. Rimarrà sempre buio. Devi affidarti agli altri sensi."
Sento il suo respiro vicino al mio orecchio. Sento odori: sesso, sudore, profumi misti. Sento suoni: gemiti, respiri affannosi, il rumore di corpi che si muovono.
Riccardo mi guida più all'interno, la sua mano che non lascia mai la mia. È l'unico ancoraggio che ho in questo buio assoluto.
"Respira," sussurra. "Lasciati andare."
Sto per rispondere quando sento un'altra mano. Non quella di Riccardo. Questa sale lungo la mia gamba, insinuandosi tra le mie cosce, sotto la minigonna.
"Sei tu, Riccardo?" sussurro, anche se so che lui mi tiene ancora la mano sinistra.
"No," risponde la sua voce. "Non sono io."
La mano estranea continua a salire, le dita che sfiorano le mie mutandine bagnate. Il cuore mi esplode nel petto. C'è qualcuno qui, uno sconosciuto invisibile, che mi sta toccando.
"Fermalo," sussurro a Riccardo, una parte di me spaventata.
Immediatamente sento Riccardo muoversi, la sua mano che allontana quella dello sconosciuto. "Lei è con me," dice con voce ferma ma non aggressiva. "Rispetta."
La mano si ritira. Sento passi che si allontanano nel buio.
"Grazie," sussurro.
"Qui dentro devi dire sempre cosa vuoi," spiega Riccardo. "Se non vuoi essere toccata da altri, lo devi dire. Se vuoi solo me, lo devi dire."
"Voglio solo te," dico senza pensarci. "Per adesso."
"Bene."
Le sue mani sono su di me adesso. Non una, ma entrambe. Una sulla mia vita, l'altra che sale lungo il mio fianco. Mi tira a sé e sento il suo corpo contro il mio. Alto, solido, caldo.
E sento anche il suo cazzo. Già fuori dai pantaloni, duro come marmo, che preme contro il mio ventre attraverso la stoffa della minigonna.
"Sei bagnata," sussurra, la mano che scende tra le mie gambe, le dita che sfiorano la stoffa umida delle mutandine. "Quella cabina ti ha eccitata."
"Sì," gemo, premendomi contro la sua mano.
"Vuoi di più?"
"Sì."
Le sue dita scivolano sotto le mutandine, trovano la mia fica bagnata fradicia. Mi tocca con maestria, il pollice che circola sul clitoride mentre due dita scivolano dentro di me.
"Cazzo sei stretta," ringhia nel mio orecchio. "E così bagnata."
Mi dito con movimenti esperti mentre io gemo nel buio, completamente persa nelle sensazioni. Non lo vedo, ma lo sento. Ogni tocco, ogni respiro, amplificato dal buio.
La sua altra mano afferra il mio culo, stringendo forte. Mi tira ancora più vicino, il suo cazzo che pulsa contro di me.
Con un movimento fluido, alzo la minigonna, esponendo la mia fica bagnata al buio. Riccardo capisce immediatamente. Posiziona il suo cazzo tra le mie cosce, la cappella che scivola tra le grandi labbra, sfregando contro il clitoride ma senza penetrare.
"Oh dio," gemo, la sensazione così intensa che le ginocchia mi cedono quasi.
Lui mi tiene stretta, un braccio intorno alla vita, mentre continua a strofinare il suo cazzo tra le mie cosce, su e giù, lubrificato dai miei umori. La cappella che sfrega contro il clitoride a ogni passaggio, facendomi tremare.
"Ti piace?" sussurra.
"Sì... cazzo sì..."
"Vuoi che ti scopi?"
Dovrei dire di no. Ho un ragazzo. Luca potrebbe essere qui da qualche parte in questo buio. Ma non riesco a fermarmi.
"Sì," ansimo. "Scopami."
"Qui? Adesso? Nel buio, dove chiunque potrebbe guardarci anche se non li vediamo?"
"Sì. Cazzo, sì."
Le sue mani mi girano, premendomi contro quello che deve essere un muro. Il mio viso contro la superficie fredda, le mani appoggiate per sostenermi. Lui dietro di me, il cazzo che preme contro l'ingresso della mia fica.
"Ultima possibilità di dire di no," sussurra.
"Non dirlo," gemo. "Scopami. Adesso."
Entra con un solo colpo brutale, riempiendomi completamente. Urlo, il suono che si perde nel buio insieme agli altri gemiti che riempiono la stanza.
"Cazzo sei stretta," ringhia, le mani sui miei fianchi, iniziando a martellare dentro di me con colpi duri e profondi.
Sono premuta contro il muro, completamente al buio, mentre un uomo che ho conosciuto un'ora fa mi scopa brutalmente. E adoro ogni secondo.
"Più forte," imploro. "Scopami più forte."
Lui obbedisce, accelerando il ritmo, il suono dei nostri corpi che si scontrano osceno e perfetto. La sua mano si infila nei miei capelli, tirandomi indietro la testa, l'altra che scivola davanti per stimolarmi il clitoride.
"Stai per venire?" sussurra nel mio orecchio.
"Sì... cazzo sì..."
"Allora vieni. Vieni sul cazzo di uno sconosciuto mentre il tuo ragazzo è da qualche parte in questo buio."
Le sue parole mi spingono oltre il limite. Vengo con violenza, urlando nel buio, la fica che si contrae intorno al suo cazzo, le gambe che tremano così forte che lui deve reggermi per non farmi crollare.
Ma non si ferma. Continua a scoparmi anche dopo il mio orgasmo, martellando senza pietà, usando il mio corpo per il suo piacere.
"Sto per venire," ringhia dopo quello che sembra un'eternità. "Dove lo vuoi?"
"Dentro," dico senza pensare. "Vieni dentro di me."
"Sei sicura?"
"Sì. Riempimi."
Con un ringhio profondo, viene, svuotandosi dentro di me. Sento il suo cazzo pulsare, la sborra calda che mi riempie, tanto che cola fuori quando si ritira.
Rimango appoggiata al muro, le gambe che tremano, la fica che cola sborra e miei umori. Sento Riccardo che si riveste nel buio.
"Come ti senti?" chiede, la voce più dolce ora.
"Devastata. Sporca. Perfetta."
Ride piano. "Bene. Perché non è finita."
"Cosa?"
"Senti."
Mi concentro. Nel buio, sento respiri. Più di uno. Più di due. Ci sono altre persone qui, intorno a noi, che hanno sentito tutto. Forse anche visto, se hanno occhiali per la visione notturna o qualcosa del genere.
"Ci hanno guardato?" sussurro.
"Probabilmente. È il bello della dark room. Non sai mai chi guarda, chi ascolta, chi è lì nel buio."
L'idea dovrebbe spaventarmi. Invece mi eccita ancora di più.
"Vuoi continuare?" chiede Riccardo. "Oppure usciamo?"
Sto per rispondere quando sento una voce. Familiare. Troppo familiare.
"Marcela?"
Il mio sangue si gela. È Luca.
"Marcela, sei tu? Ti ho sentita urlare..."
Oh, dio. Luca mi ha sentita. Mi ha sentita venire mentre un altro uomo mi scopava.
Riccardo non dice nulla, ma sento la sua mano stringere la mia, rassicurante.
"Luca?" rispondo con voce tremante.
"Dove sei? Sto venendo verso di te."
Potrei dire rabarbaro. Potrei fermare tutto. Ma non lo faccio.
Sento passi che si avvicinano nel buio. Poi una mano che mi tocca il braccio. La riconosco. È Luca.
"Sei tu," dice, sollevato. "Ti stavo cercando. Sei stata qui tutto il tempo?"
"Io... sì."
Le sue mani esplorano il mio corpo nel buio. Sente la minigonna ancora alzata, le mutandine spostate, la fica bagnata e piena di sborra.
"Marcela," sussurra, la voce cambiata. "Sei... sei bagnata. Qualcuno ti ha..."
"Sì," ammetto, il cuore che martella. "Qualcuno mi ha scopata."
Silenzio. Lungo, pesante. Mi aspetto rabbia, urla, che mi trascini via.
Invece sento il suo respiro accelerare. "Chi?"
"Non lo so," mento. "Era buio. Non ho visto."
Sento Riccardo che si muove silenziosamente, allontanandosi nel buio. È discreto, sa quando sparire.
Le mani di Luca tremano mentre mi toccano. "Ti è piaciuto?"
"Sì," sussurro.
"Cazzo, Marcela..." geme, e sento che sta toccandosi attraverso i pantaloni. "Mi eccita. Mi eccita così tanto sapere che un altro ti ha scopata."
Non me lo aspettavo. Pensavo che sarebbe stato furioso. Invece è eccitato.
"Luca..."
"Voglio scoparti adesso," dice con urgenza. "Voglio scopare la fica piena di sborra di un altro."
Mi gira brutalmente, mi piega, e in pochi secondi è dentro di me. La sua fica scivola facilmente nella mia fica allargata e lubrificata dalla sborra di Riccardo.
"Oh dio," geme Luca. "Sei così bagnata... così aperta..."
Mi scopa con furia, con gelosia, con eccitazione. È diverso da Riccardo. Più disperato, meno controllato.
"Di chi era il cazzo?" chiede mentre mi martella. "Era più grosso del mio?"
"Sì," ammetto, troppo eccitata per mentire.
"Ti ha fatto venire?"
"Sì. Forte."
"Puttana," ringhia, ma non è un insulto. È eccitazione pura. "La mia puttana."
Viene velocemente, aggiungendo la sua sborra a quella già dentro di me. Quando si ritira, sento il liquido colare giù per le mie cosce.
Rimaniamo lì nel buio, ansimanti. Poi Luca mi abbraccia.
"Non sono arrabbiato," sussurra. "È... è stato quello che volevo. Portarti qui e vederti... lasciarti andare."
"Cosa?"
"È la mia fantasia, Marcela. Vederti con altri. Sapere che altri ti desiderano, ti scopano. Mi eccita oltre ogni limite."
Realizzo. Luca non mi ha lasciata sola per caso. Voleva che succedesse. Voleva che qualcuno mi scopasse.
"Sei... sei un cuckold?" chiedo.
"Non lo so. Forse. Ma quello che so è che ti amo, e che vederti libera, scopata, soddisfatta... mi rende felice. Perverso, forse. Ma felice."
Non so cosa dire. Ma mentre siamo lì, nel buio, con la sborra di due uomini che cola da me, realizzo qualcosa.
Forse anche io sono felice. Felice di questa nuova versione di me. Libera, perversa, senza vergogna.
"Possiamo tornare qui?" chiedo.
"Ogni volta che vuoi," risponde Luca.
E mentre usciamo dalla dark room, mano nella mano, so che la mia vita è cambiata per sempre.

Quando usciamo dalla dark room, Riccardo è lì ad aspettarci. Appoggiato al muro, le braccia incrociate, un sorriso divertito sulla bocca.
"Hai una fidanzata veramente troia," dice ridendo, guardando Luca.
Mi aspetto che Luca si arrabbi, che lo affronti. Invece ride anche lui.
"Lo so," risponde. "È perfetta."
Riccardo ci guarda entrambi, poi scuote la testa divertito. "Bella coppia. Davvero. Non capita spesso di trovare due persone così... sincronizzate."
"Tu eri nella dark room," dico, non come domanda ma come constatazione. "Ci hai sentiti. Tutti e due."
"Sì. E ho capito subito la dinamica." Guarda Luca. "Lei non sapeva, vero? Che era quello che volevi?"
"No," ammette Luca. "Ma ora lo sa."
"E tu?" chiede Riccardo a me. "Come ti senti a saperlo?"
Rifletto un momento. Dovrei sentirmi usata, manipolata. Invece... "Liberata," dico onestamente. "Come se finalmente potessi essere quello che sono senza giudizio."
Riccardo sorride. "Bene. Allora siete pronti per il prossimo livello."
"C'è un altro livello?" chiede Luca.
"Sempre. Venite, vi offro da bere."
Torniamo al bar. Ordiniamo tre drink. Io sono ancora piena di sborra, le gambe appiccicose, i capelli scompigliati. Ma stranamente non mi sento sporca. Mi sento... viva.
"Da quanto vieni qui?" chiedo a Riccardo mentre beviamo.
"Cinque anni. Sono... diciamo uno dei veterani. Conosco ogni angolo di questo posto. Ogni segreto."
"Anche quello al piano di sopra?" chiede Luca.
Riccardo sorride misteriosamente. "Soprattutto quello al piano di sopra."
"Cos'è al piano di sopra?" chiedo, la curiosità che mi divora.
"Qualcosa che la maggior parte delle persone non vede mai. Bisogna essere... pronti. Aperti. Senza limiti."
Guardo Luca. Lui guarda me. "Vogliamo vedere?" chiedo.
"Sei sicura?" risponde Luca. "Stasera hai già..."
"Voglio vedere," lo interrompo con fermezza.
Riccardo finisce il suo drink. "Allora seguitemi."
Ci guida attraverso il club, oltre la zona che abbiamo già esplorato, verso una scala che non avevo notato prima. È elegante, illuminata da luci soffuse rosse, con una corda di velluto che la blocca.
Riccardo scavalca la corda come se non esistesse. "Solo i membri speciali possono salire qui," spiega. "Ma stasera siete miei ospiti."
Saliamo la scala. I miei tacchi risuonano sui gradini di marmo. Il cuore batte forte. Cosa ci aspetta là sopra?
Arriviamo a un pianerottolo. Quattro porte, tutte chiuse, tutte identiche. Nere, senza maniglie visibili, solo numeri dorati: 1, 2, 3, 4.
"Ogni porta," spiega Riccardo, "è un'esperienza diversa. Dietro ognuna, qualcosa di unico."
"Cosa c'è dietro?" chiedo.
"Dipende dalla serata. Dietro la porta 1 stanotte c'è... beh, meglio mostrarvelo."
Prende la mia mano. Il suo tocco è caldo, sicuro. Guarda Luca. "Tu sei d'accordo?"
"Sì," risponde Luca senza esitazione. "Voglio che lei veda tutto."
"Bene. Allora seguitemi."
Riccardo preme la mano contro la porta numero 1. Si apre silenziosamente, rivelando un corridoio buio. Entriamo tutti e tre, e la porta si chiude automaticamente dietro di noi.
Il corridoio è corto, forse cinque metri, e termina con un'altra porta. Questa ha una finestrella, come quelle delle celle di prigione. Riccardo ci fa avvicinare.
"Guardate dentro," sussurra. "Ma silenzio."
Mi avvicino alla finestrella e guardo.
Dall'altra parte c'è una stanza circolare, illuminata da luci rosse soffuse. Al centro, una donna legata a una croce di Sant'Andrea, completamente nuda, mascherata. Intorno a lei, cinque uomini, tutti nudi tranne le maschere, tutti con cazzi enormi e duri.
La stanno usando. Uno la scopa, gli altri aspettano il turno. Lei geme, urla, implora più forte.
"È consensuale?" sussurro.
"Completamente," risponde Riccardo. "Lei ha firmato per essere qui. Ha scelto quanti uomini, ha dato i suoi limiti. Loro li rispettano. Ma per il resto... è la loro schiava."
Guardo affascinata mentre gli uomini si alternano, scopandola brutalmente, uno dopo l'altro. Lei viene più volte, urlando dietro la maschera.
"Vuoi essere lei?" chiede Riccardo nel mio orecchio.
Il mio corpo reagisce immediatamente. La fica che pulsa, i capezzoli che si induriscono. "Io... non lo so."
"Non stasera," dice Riccardo. "Stasera sei già stata abbastanza coraggiosa. Ma un giorno, forse."
Ci allontaniamo dalla finestrella. Riccardo ci riporta nel corridoio.
"Ogni porta è diversa," spiega Riccardo mentre torniamo al pianerottolo. "La porta 1 è per chi vuole essere usata da più persone. La porta 2..."
Si avvicina alla seconda porta, preme la mano contro di essa. Anche questa si apre silenziosamente.
Entriamo in un altro corridoio, simile al primo. Altra finestrella. Ci avviciniamo tutti e tre per guardare.
La stanza dall'altra parte è completamente diversa. Bianca, clinica, con attrezzature mediche. Al centro, un lettino ginecologico. Una donna è sdraiata, le gambe divaricate negli staffili, completamente esposta.
Un uomo vestito da dottore, con camice bianco e maschera chirurgica, sta "visitando" la sua fica con le mani guantate. Ma non è una visita medica. Le sue dita entrano ed escono, allargandola, mentre lei geme.
"Medical play," sussurra Riccardo. "Per chi ha fantasie di questo tipo. Tutto consensuale, tutto controllato, ma molto intenso."
"È tutto finto?" chiedo.
"Il dottore è vero. Ma l'esame no. È puramente erotico. Lui la sta preparando per essere scopata in quella posizione, esposta, vulnerabile."
Mentre guardiamo, il "dottore" chiama un altro uomo che entra nella stanza. Anche lui in camice. Si posiziona tra le gambe della donna e la penetra mentre lei è ancora negli staffili, impossibilitata a muoversi.
"Cazzo," sussurra Luca accanto a me. "È così perverso."
"Ti eccita?" chiede Riccardo.
"Sì," ammette Luca. "Mi eccita vedere quanto è... indifesa."
Riccardo sorride. "Allora la porta tre ti piacerà ancora di più."
Usciamo e ci dirigiamo alla terza porta. Questa volta, quando Riccardo apre, l'atmosfera è completamente diversa.
Il corridoio è più lungo, e la finestrella più grande. Quando guardiamo dentro, vediamo qualcosa che mi toglie il respiro.
Una donna è sospesa al centro della stanza, legata con corde elaborate in uno stile che riconosco come shibari giapponese. È completamente immobilizzata, le gambe divaricate, il corpo esposto e accessibile da ogni angolo.
Tre persone lavorano sul suo corpo. Una la sculaccia con una frusta leggera. Un'altra le stimola la fica con un vibratore. La terza le sussurra all'orecchio, forse ordini, forse umiliazioni.
"Bondage e dominazione," dice Riccardo. "Qui si esplora il controllo totale. Lei non può muoversi, non può toccarsi, può solo ricevere quello che le viene dato. Piacere, dolore, o entrambi."
La donna sospesa viene, urlando, il corpo che trema nelle corde. Ma loro non si fermano. Continuano a stimolarla, portandola a un secondo orgasmo, poi un terzo. È tortura del piacere.
"Posso entrare?" chiedo improvvisamente.
Riccardo mi guarda sorpreso. "Vuoi entrare? In quella stanza?"
"Voglio... voglio provare. Non tutto. Ma qualcosa."
Guardo Luca. "Posso?"
Lui annuisce, gli occhi che brillano di eccitazione dietro la maschera. "Sì. Voglio vederti."
Riccardo riflette un momento. "Va bene. Ma ci sono regole. Devi firmare un consenso, stabilire i tuoi limiti, scegliere una safe word."
"Rabarbaro," dico immediatamente.
"Quella va bene. Vieni."
Mi guida attraverso una porta laterale che non avevo notato. Entriamo in una piccola anticamera dove una donna elegante, mascherata, siede dietro una scrivania.
"Lei vuole partecipare alla stanza 3," dice Riccardo.
La donna annuisce e mi passa un tablet. "Leggi attentamente. Spunta quello che accetti, lascia vuoto quello che rifiuti. Firma alla fine."
Leggo velocemente. È un elenco di pratiche: bondage leggero, bondage pesante, sculacciate, frusta, cera, vibratori, penetrazione, sesso orale, anale, e altro ancora.
Spunto: bondage leggero, sculacciate, vibratori, penetrazione, sesso orale. Lascio vuoto il resto. Per ora.
Firmo con un nome di fantasia.
"Bene," dice la donna. "Puoi entrare. Il tuo compagno può guardare dalla finestrella o dalla porta di servizio. Tu esci quando dici la safe word o quando decidi che basta."
Mi tolgo i vestiti. Completamente nuda tranne la maschera, entro nella stanza.
Le tre persone che stavano lavorando sulla donna sospesa si voltano verso di me. Uno è un uomo sulla quarantina, muscoloso. Gli altri due sono donne, entrambe bellissime e nude.
"Nuova?" chiede l'uomo.
"Sì," sussurro.
"Benvenuta. Io sono il Master qui dentro. Loro sono le mie assistenti. Tu hai firmato il consenso?"
"Sì."
"Bene. Allora vieni qui."
Mi avvicino con gambe tremanti. Lui mi fa girare, osservandomi da ogni angolo come fossi un oggetto.
"Bella," commenta. "Giovane. Spaventata ma eccitata." Le sue mani mi toccano, valutandomi. "Le leghiamo le mani, non tutto il corpo. È la prima volta."
Le due donne prendono corde morbide e mi legano i polsi dietro la schiena. Non strette, non dolorose, ma ferme. Non posso liberarmi.
"Adesso," dice il Master, "ti insegniamo cosa significa arrendersi completamente."
Mi fa inginocchiare. Una delle donne si avvicina con un vibratore. Lo appoggia sul mio clitoride e lo accende.
Il piacere è immediato, intenso. Gemo, cercando di allontanarmi, ma l'altra donna mi tiene ferma.
"No," dice il Master. "Tu prendi quello che ti diamo. Non scappi."
Mi tengono lì, il vibratore che mi stimola senza sosta. Vengo rapidamente, urlando, ma non lo tolgono. Continuano, portandomi a un secondo orgasmo, poi un terzo.
È troppo, troppo intenso. Sto per dire la safe word quando finalmente lo spengono.
Crollo sul pavimento, ansimante. Ma non è finita.
Il Master si posiziona davanti a me. Il suo cazzo è duro, enorme. "Apri la bocca."
Obbedisco. Me lo infila dentro, scopandomi la bocca mentre le due donne mi tengono ferma. Non posso usare le mani, posso solo prendere, soffocare, accettare.
Viene nella mia bocca dopo qualche minuto, riempiendola di sborra. "Ingoia."
Ingoio tutto, mentre lui si ritira soddisfatto.
"Brava puttana," dice, accarezzandomi i capelli. "Adesso la scopiamo per bene."
Mi sollevano, mi piegano su una panca, il culo in aria. Una delle donne inizia a leccarmi la fica da dietro mentre l'altra mi sculaccia il culo.
Il mix di piacere e dolore è devastante. Urlo, gemo, imploro.
Poi il Master entra dentro di me da dietro, scopandomi mentre sono completamente immobilizzata dalle corde, dalle mani delle donne, dalla mia stessa eccitazione.
"Questa," ringhia mentre mi martella, "è sottomissione vera. Non finta. Non gioco. Vera."
Vengo di nuovo, così forte che vedo le stelle. E quando lui viene dentro di me, sento qualcosa dentro di me spezzarsi e ricomporsi.
Quando finiscono, mi slacciano le corde. Mi aiutano ad alzarmi, mi danno acqua. Il Master mi guarda negli occhi.
"Sei stata brava. Tornerai?"
"Sì," rispondo senza esitazione. "Tornerò."
Esco dalla stanza, le gambe che tremano. Riccardo e Luca mi aspettano. Luca ha gli occhi lucidi.
"Ti ho vista," dice. "Ho visto tutto. Eri... eri magnifica."
"Come ti senti?" chiede Riccardo.
"Diversa," dico onestamente. "Cambiata. Di nuovo."
"Bene," dice Riccardo sorridendo. "Perché c'è ancora la porta 4. Ma quella... quella è per un'altra volta."
Mentre scendiamo le scale, so che tornerò. A questo club, a queste stanze, a queste esperienze.
Perché ho finalmente trovato quello che non sapevo di cercare.
Me stessa. Senza limiti. Senza vergogna. Libera.

Segue
scritto il
2026-01-14
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