Suocera arrapata

di
genere
incesti

La suocera arrapata
Cazzo, a 65 anni mi sentivo ancora una troia in calore, con un corpo da milf che poteva far impazzire chiunque. Le tette sode, il culo tondo, e la figa che dopo anni di vedovanza implorava un bel cazzo duro da ingoiare. Il viso aveva qualche ruga, ma le labbra carnose erano perfette per succhiare. Mio genero Marco, quel porco bastardo di 45 anni, era diventato il mio complice. Veniva da me da solo, senza quella cogliona di mia figlia, e ci facevamo chiacchierate da film porno.
Una sera gli sparo dritto:
“Cazzo, Marco, ho la figa che mi brucia. Voglio un maschio che mi sfondi, che mi riempia di sborra fino a farmi colare dalle cosce.”
Lui ghigna:
“Brava la mia troia, ti aiuto io. Mettiamo un annuncio su quei siti per scopare, e ti faccio pure un profilo Instagram da pornostar.”
Boom! Like a valanga, messaggi tipo: “Voglio leccarti la figa fino a farti urlare”, “Ti piscio in bocca, troia”.
“Non dire un cazzo a tua moglie o ai nipoti, eh, porco?” gli dico.
“Tranquilla, puttana, sono affari tuoi e della tua passera bagnata.”
Mi divertivo da morire, ero una cagna in calore. Una sera gli confesso:
“C’è un vecchio stallone che mi piace da morire. Vuole scoparmi, ma ho paura di non bagnarmi abbastanza, di avere la figa secca e di farmi male quando mi sbatte.”
Lui, con gli occhi che brillano di malizia:
“Non dargliela subito. Vedetevi fuori, ballate, e se ti chiede la figa digli: ‘Prima mostrami quanto sei duro, coglione’. E occhio, eh? Non farti inculare al primo incontro, altrimenti sparisce dopo averti sfondata.”
“Non sono mica nata ieri,” rido io, “ma grazie per il consiglio da esperto di chiavate.”
Mi procura la crema lubrificante da troia, mi aiuta a scegliere reggiseno push-up e autoreggenti nere. Mentre mi guarda infilarmi le mutande di pizzo, vedo il suo cazzo che si alza nei pantaloni.
“Porco, ti stai arrapando per tua suocera?” gli dico sfiorandogli il pacco con la mano.
“Suocera, hai un culo da sogno e tette da succhiare tutta la notte,” risponde lui con la voce rauca.
Il giorno dopo torna, io sono un fascio di nervi.
“Che cazzo è successo?” mi chiede.
Arrossisco: “Quel coglione aveva il cazzo moscio come un lumacone. Non gli si alzava manco con le pinze.”
Lui ride e mi mostra il rigonfiamento:
“Guarda qui, suocera puttana. A me invece tira da morire solo a guardarti. ”
“Cazzo, Marco… noi non possiamo, è proibito, se lo scoprono ci inculano tutti e due.”
“Se resta tra noi due porci, chi se ne frega della legge,” ribatte lui. “Dimmi la verità: mi chiaveresti?”
Esito, poi ammetto:
“Fino a un secondo fa no… ma ora ho la figa che cola solo a guardarti. Voglio quel cazzo grosso dentro di me, porco.”
Non aspetta altro. Mi bacia la scollatura, tira fuori una tetta e la succhia forte:
“Cazzo, che capezzoli duri. Sanno di peccato.”
Mi alza la gonna, infila due dita nella figa:
“Guarda quanto sei bagnata, puttana. La crema è inutile, la tua passera è una fontana.”
“Che cazzo mi fai fare, bastardo,” gemo io, ma gli abbasso i pantaloni e afferro quel cazzo venoso:
“Porca puttana, ce l’hai grosso come un braccio. Lo voglio in bocca.”
Lo succhio avidamente, leccando la cappella bagnata di precum:
“Mmmh, che sapore buono. Sborrami in gola?”
“No, troia, prima ti sfondo la figa.”
Mi scaraventa sul letto, sale sopra e me lo infila tutto in un colpo.
“Cazzo sììì! Spaccami la passera, porco!” urlo io.
Lui spinge come un animale:
“Prendi tutto, troia! Senti come ti riempio?”
In pochi minuti vengo urlando:
“Sto venendo, cazzo!”
Lui non si ferma, continua a pompare:
“Brava puttana, bagnami tutto. Voglio venire dentro di te, riempirti la figa di crema calda.”
Mi giro a quattro zampe:
“Inculami, porco! Sfonda anche il culo!”
Lui sputa sulla cappella e me lo spinge nel buco stretto:
“Cazzo, è stretto da morire! Prendi, troia!”
Urlo di piacere:
“SÌÌÌ! Più forte, rompimi il culo, bastardo!”
Lui sborra dentro, fiotti caldi che mi riempiono:
“Prendi la mia sborra, puttana! Tutta per te!”
Dopo, sdraiati e sudati:
“Non dobbiamo esagerare, eh? Altrimenti a mia figlia non resta un cazzo.”
Lui ride: “Tranquilla, ma quando ti prude la figa, sai dove trovarmi.”
E da lì, ogni volta che possiamo…
Una volta in cucina, dopo cena:
“Suocera, quelle tette mi fanno impazzire. Tira fuori i capezzoli, troia.”
Io: “Prendili, porco. Succhia come un neonato affamato.”
Finisce con me piegata sul tavolo:
“Sbatte, cazzo! Riempimi la figa di sborra!”
“Sto venendo, puttana! Prendi tutto!”
Un’altra volta in macchina:
“Guida piano, porco, che ti faccio un pompino mentre vai.”
Lui: “Cazzo sì, succhiamelo bene, troia.”
Io ingoio tutto fino in gola:
“Mmmh, che cazzo buono. Sborrami in bocca?”
“No, voglio venire nella tua figa. Adesso accosto.”
Nel bosco durante una vacanza familiare:
“Suocera, voglio leccarti la figa qui, tra gli alberi.”
Io alzo la gonna:
“Leccami forte, porco. Fammi squirtare in faccia.”
Lui divora: “Che figa bagnata, troia.”
Poi mi scopa contro un albero:
“Prendi il cazzo, puttana! Urla!”
“Sììì! Sto venendo di nuovo!”
Col tempo i desideri si sono calmati, ma il segreto è rimasto.
“Porco, sei stato il mio miglior amante,” gli dico un giorno.
“E tu la suocera più troia del mondo,” risponde lui.
“Non lo sa nessuno, eh?”
“Nessuno, puttana. Solo io e la tua figa.”
scritto il
2026-01-07
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