Il vicino 2

di
genere
trio

Ho il kimono appiccicato alle cosce sudate, la figa bagnata già solo a pensare a cosa mi faranno. Il corpo che pulsa, la testa che rimbomba d’attesa. Quando Giorgio entra, lo capisco dal modo in cui sbatte la porta: ha un sacchetto di plastica, dentro un cavalletto pesante, da studio serio, mica quelle cagate da influencer. Lo piazza davanti al divano senza guardarmi, sistema la fotocamera come se fosse un’arma. Poi mi fissa, occhi neri, il sorriso di chi si gode la scena prima ancora che inizi.
—Oggi obbedisci, Irma. Fissa la camera, voglio vederti sottomessa—.
Il campanello squilla, Mario entra senza nemmeno salutare. Tuta di cotone, niente mutande sotto: il cazzo si intuisce subito, in tiro, teso contro la stoffa. Mi passa dietro, mi palpa il culo come se dovesse pesarne la carne, lo stringe, poi ride piano.
—Questa troia è già bagnata, Giorgio—.
Giorgio regola due lampade, la luce che mi taglia addosso. Tutto deve essere nitido: ogni segno, ogni goccia, ogni piega di pelle. Lui siede con l’iPhone in mano, pronto a infilare il naso nella mia vergogna.
Mario mi prende per un braccio, mi trascina sul tappeto e mi spinge in ginocchio. Il pelo del tappeto mi graffia le ginocchia, il kimono cade giù, resto nuda, i capezzoli gonfi, il seno che oscilla. Sento gli occhi che mi frugano, la camera che mi fruga. Respiro corto, bocca già aperta, le labbra secche di attesa.
—Guarda dritto nell’obiettivo, zoccola— ordina Giorgio.
Mario mi afferra la testa, me la schiaccia tra le cosce, le sue mani che stringono forte. Mi spalanca la bocca con le dita, la tuta scende, il cazzo che mi sbatte in faccia, grosso, caldo, odora di sudore e di voglia repressa. Me lo ficca in bocca, senza chiedere, fino in fondo, la punta che mi strozza la gola. Gli occhi lacrimano, mi manca l’aria, la faccia affondata nel suo ventre.
Giorgio si abbassa di fianco, il telefono a un palmo dalla mia bocca. —Guarda come si allarga, la tua bocca da puttana. Falla vedere bene—. Mario mi prende per i capelli, mi fa muovere la testa su e giù, saliva che cola dal mento, sputo e sbava dappertutto.
—Fai vedere a tutti cosa sai fare— ghigna Giorgio, sempre lì, pronto a immortalarmi mentre mi uso.
Mario mi solleva per i capelli, mi fa guardare in camera, mi obbliga a sorridere con la bocca piena, la lingua sporca di cazzo, il respiro che puzza di sesso.
Poi mi scaraventa a terra, mi mette a quattro zampe, le chiappe in aria, la figa aperta che pulsa e gocciola. Giorgio si inginocchia dietro, mi spalanca le natiche, riprende la fessura bagnata, il buchino che si apre tra le sue dita, la pelle arrossata dalle sue carezze sporche.
Mario mi ficca prima due dita, poi tre, gira, spinge, mi allarga, poi mi butta dentro il cazzo tutto in un colpo. Grido, la voce mi si rompe in gola. Sento la carne che cede, il corpo che si spalanca per prenderlo tutto. Lui pompa forte, mi sbatte con le palle contro il clitoride, il rumore sordo che mi risuona nelle ossa.

Giorgio mi prende davanti, mi afferra per i capelli, mi costringe ad alzare la testa, mi schiaffa il cazzo sulle labbra. —Apri, troia, adesso li prendi tutti e due—.
Li sento dappertutto: Giorgio in bocca, Mario che mi sfonda da dietro, il culo stretto che si stringe a ogni colpo. Mi riempiono, mi usano, la pelle che brucia, il cervello che si svuota. Mario mi pompa, Giorgio mi scopa la bocca come se dovesse farmi tacere per sempre.
—Guarda la camera, fai vedere quanto ti piace essere messa in mezzo—.
Obbedisco, occhi lucidi, mascara che cola, la lingua che esce dalla bocca. Mi vedo riflessa nello schermo nero, una troia sfondata, ridotta a carne.
Mario si ferma, mi scivola dietro, mi lecca il culo, la lingua che mi entra dentro, mi spalanca ancora, mi penetra piano, poi tutto insieme. Urlo, il dolore si mescola al piacere, la pelle in fiamme. Giorgio riprende ogni secondo, il telefono vibra vicino al mio orecchio.
—Così, brava, fatti vedere da tutti—.
Mario mi riempie il culo, mi allarga finché non posso più respirare, Giorgio mi riempie la bocca. Vengo più volte, il corpo che si spezza, le lacrime che mi rigano il viso, la saliva che scende sul tappeto.
Mario grida, mi riempie, viene urlando il mio nome, mi sento calda dentro. Giorgio mi prende di peso, mi butta sulle sue gambe, mi spalanca la figa e mi scopa forte, senza ritegno, le mani che mi strizzano le tette, i denti che mi mordono il collo.
—Guardati, guarda cosa sei— sussurra, e io vedo la mia carne sullo schermo, le cosce larghe, la pelle lucida di sudore e di sperma che cola.
Viene dentro, mi lascia i morsi sulla pelle. Restiamo fermi, sudati, il respiro che scivola. Mario prende il telefono, fa partire il video. Mi guardo: bocca aperta, viso sporco, il corpo che si contorce e si offre. La figa mi pulsa ancora, mi bagno solo a rivedermi.
Giorgio ride, mi passa la mano sulla guancia. —Nessuno si scorderà più di te, Irma.—
Mario si versa da bere, il cazzo ancora in tiro, sbruffone. —Quando vuoi, si rifà il giro. Ma la prossima volta la regia è mia.—
Io mi sento nuda, viva, marchiata. Rimango seduta sul tappeto, le gambe larghe, il corpo che trema, il telefono stretto fra le dita. —Voglio vedermi godere, voglio vedere tutto—.
E loro mi fissano, già pronti a farmi ricominciare daccapo.
scritto il
2026-01-06
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