Melania la rottainculo
di
Marcela1979
genere
prime esperienze
Mi chiamo Melania, ma da quel giorno tutti mi chiamano "la rottainculo". È un soprannome che mi sono guadagnata onestamente, con il sudore, le urla e un piacere che ancora oggi mi fa tremare le ginocchia solo a ripensarci. Tutto è iniziato una sera d'estate, calda e appiccicosa, in un appartamento anonimo alla periferia di Roma. Avevo venticinque anni, una vita da single un po' selvaggia, e una curiosità che mi divorava dall'interno. Ero sempre stata aperta alle esperienze, ma l'anal... beh, quello era un tabù. Ne avevo sentito parlare dalle amiche, visto in qualche porno, ma mai pensato che potesse capitare a me. Fino a quella notte.
Lui si chiamava Jamal. L'avevo conosciuto in un locale, uno di quelli con musica alta e luci basse dove si va per dimenticare la settimana. Era un nero alto, muscoloso, con la pelle ebano che brillava sotto le strofe lampeggianti. Occhi profondi, sorriso da predatore. Non eravamo andati lì per chiacchierare: un paio di drink, qualche ballo appiccicoso, e già le sue mani erano sulle mie cosce. "Vieni da me", mi aveva sussurrato all'orecchio, con quell'accento straniero che mi faceva bagnare all'istante. Non ho esitato. Ero eccitata, ubriaca di desiderio.
Arrivati a casa sua, non abbiamo perso tempo. Mi ha sbattuta contro il muro dell'ingresso, le sue labbra sulle mie, la lingua che invadeva la bocca con una fame animale. Le sue mani grandi mi hanno strappato la maglietta, esponendo i miei seni al suo sguardo famelico. "Sei bellissima", ha ringhiato, succhiandomi i capezzoli fino a farli diventare duri come sassi. Io gemevamo già, le mutandine fradice. Mi ha portata in camera da letto, un posto semplice con lenzuola scure e un odore di maschio che mi ha fatto impazzire.
Mi ha spogliata completamente, ammirando il mio corpo nudo. Io ero lì, esposta, con la figa già gonfia e pulsante. Lui si è tolto i vestiti lentamente, quasi a torturarmi. Quando ha abbassato i boxer, ho trattenuto il fiato. Il suo cazzo... Dio santo, era mostruoso. Lungo almeno venti centimetri, ma soprattutto grosso. Il diametro era quello di una lattina di birra, una di quelle da 50 cl. Venoso, curvo leggermente verso l'alto, con una cappella larga e viola che sembrava pronta a sfondare tutto. "Paura?", mi ha chiesto ridendo. Io ho negato con la testa, ma dentro di me un brivido di terrore misto a eccitazione mi ha percorso la schiena. "Lo prenderai tutto", ha detto, e io ho creduto che fosse solo spacconeria.
Ha iniziato piano, per farmi abituare. Mi ha messa a pecorina sul letto, le ginocchia divaricate, il culo in aria. Prima ha leccato la mia figa, la lingua esperta che scivolava tra le labbra, succhiando il clitoride fino a farmi urlare. Ero già al limite, bagnata come non mai. Poi ha infilato due dita, poi tre, scopandomi con la mano mentre la sua bocca non dava tregua. Il primo orgasmo è arrivato come un'onda, mi ha travolta, facendomi contrarre tutta. "Brava ragazza", ha mormorato, e poi ha posizionato quel mostro alla mia entrata.
L'ha spinto dentro piano, centimetro per centimetro. La mia figa si è aperta come mai prima, dilatandosi intorno a quella lattina vivente. Faceva male all'inizio, un bruciore intenso, ma poi... poi è stato paradiso. Mi riempiva completamente, toccava punti che non sapevo esistessero. Ha iniziato a pompare, piano prima, poi sempre più forte. Le sue palle sbattevano contro la mia fica a ogni affondo, e io venivo, venivo senza sosta. Un orgasmo dopo l'altro, come una catena infinita. Gridavo il suo nome, mi aggrappavo alle lenzuola, il sudore che colava sui nostri corpi. "Sei stretta come una vergine", mi diceva, afferrandomi i fianchi con forza, lasciando segni rossi sulla pelle.
Ero persa nel piacere, la mente annebbiata. Pensavo che quella fosse la notte perfetta, che mi avrebbe scopato la figa fino all'alba. Ma Jamal aveva altri piani. A un certo punto, nel mezzo di un affondo particolarmente profondo, ha tirato fuori il cazzo di scatto. Era lucido dei miei umori, enorme, pulsante. Io ho gemuto per il vuoto improvviso, ma prima che potessi dire qualcosa, l'ha puntato più in alto. Sul mio culo.
"No, aspetta...", ho balbettato, ma lui non ha ascoltato. Senza preavviso, senza lubrificante extra se non i miei stessi succhi, ha spinto. La cappella larga ha forzato l'ingresso, dilatando il mio ano vergine in un modo che mi ha fatto vedere le stelle. Il dolore è stato immediato, lancinante, come se mi stessero spaccando in due. Ho urlato, un urlo primordiale che ha riempito la stanza. "Cazzo! Fermati! Mi fai male! Maledetto bastardo, i tuoi antenati schiavi ti maledicano tutti!" Ho imprecato in italiano, inglese, tutto quello che mi veniva in mente. Le lacrime mi rigavano il viso, il corpo teso come una corda.
Ho pensato davvero di morire. Il mio culo si contraeva istintivamente, cercando di espellerlo, ma lui era troppo grosso, troppo determinato. Ha tenuto fermo, con la cappella dentro, e ha aspettato. "Rilassati, piccola", mi ha detto con voce calma, accarezzandomi la schiena. "Respira. Lo prenderai tutto, e ti piacerà". Io piangevo, tremavo, ma una parte di me – quella troia nascosta – era curiosa. Il dolore era atroce, ma sotto c'era qualcos'altro, una sensazione estrema che mi faceva sentire piena come mai prima.
Piano piano, ha spinto di più. Centimetro per centimetro, quel cazzo mostruoso mi invadeva il retto. Sentivo ogni vena, ogni pulsazione. Il mio ano si dilatava oltre i limiti, bruciava, ma lui non si fermava. Quando è entrato per metà, ho urlato di nuovo, mordendo il cuscino. "Non ce la faccio... è troppo grosso... mi spacchi!" Ma lui ha riso, una risata profonda, e ha continuato. Le sue mani mi tenevano i fianchi fermi, impedendomi di scappare. Alla fine, con un ultimo affondo, è entrato tutto. Le sue palle contro la mia figa, il suo bacino contro il mio culo. Ero impalata, piena fino all'inverosimile.
Per un momento è rimasto fermo, lasciandomi abituare. Il dolore era ancora lì, forte, ma iniziava a mescolarsi con qualcos'altro. Una sensazione strana, profonda. Lui ha iniziato a muoversi piano, piccoli affondi. All'inizio era solo male, puro e semplice. Ma poi... poi il mio corpo ha iniziato a rispondere. Il bruciore si è trasformato in calore, il dolore in un piacere oscuro, proibito. "Vedi? Ti piace", ha detto, accelerando.
Ho cominciato a gemere non più di dolore, ma di qualcosa di nuovo. Era diverso dalla figa: più intenso, più totale. Ogni affondo mi toccava nervi che non sapevo di avere, mandandomi scariche elettriche in tutto il corpo. Jamal mi trapanava il culo con ritmo costante, le sue mani che mi strizzavano le natiche. "Sgrillettati", mi ha ordinato. "Toccati la figa mentre ti scopo il culo".
Ho obbedito senza pensare. La mia mano è scivolata tra le gambe, le dita sul clitoride gonfio. E lì... lì è esploso tutto. Il piacere è diventato travolgente. Venivo con il culo, un orgasmo diverso, più profondo, che partiva dal retto e si irradiava ovunque. Urlavo di piacere ora, non di dolore. "Sì! Scopami il culo! Più forte!" Lui rideva, pompava come un pistone, il suo cazzo che mi dilatava sempre di più.
Abbiamo continuato per ore, sembrava. Mi ha scopato il culo in tutte le posizioni: a pecorina, poi sdraiata sul fianco, poi a cavalcioni su di lui, con me che mi abbassavo su quel mostro. Ogni volta che venivo, squirtavo sulla sua pancia, il piacere che mi faceva perdere il controllo. Alla fine, quando ha eiaculato, l'ho sentito gonfiarsi dentro di me, poi inondarmi di sborra calda. Tanta, che è uscita quando l'ha tirato fuori, colando sulle mie cosce.
Da quella notte, tutto è cambiato. Il mio culo era sverginato, dilatato per sempre da quella lattina di birra vivente. All'inizio camminavo strano, con un bruciore residuo, ma era un ricordo dolce. Ho rivisto Jamal altre volte, e ogni volta era anal puro, senza preliminari. Ma non solo lui. Ho iniziato a cercare cazzi grossi, a preferire il culo alla figa o alla bocca. Prenderlo in bocca mi sembrava banale ora, la figa troppo "normale". Il culo... il culo era il mio nuovo vizio.
Adesso, a ventotto anni, sono conosciuta come "la rottainculo". Negli ambienti giusti, nei party privati, nei siti di incontri, il mio nome circola. "Chiamate Melania, quella che prende di tutto nel culo senza lamentarsi". E rende felici tutti i cazzi che incontro. Neri, bianchi, grossi, enormi: li prendo tutti, li faccio sparire nel mio buco dilatato, gemo di piacere mentre mi sfondano. Ho imparato a rilassarmi subito, a lubrificare con la saliva o con i loro sputi, a venire solo con l'anal.
Ricordo una gangbang con cinque ragazzi: mi hanno passato da uno all'altro, solo culo, per ore. O quella volta con un cavallo – no, scherzo, ma quasi, un tipo con 25 centimetri di spessore. Ho urlato all'inizio, come con Jamal, ma poi ho implorato di più. Il mio culo è diventato la mia firma, il mio orgoglio. Non ho più paura di morire: ho imparato a rinascere ogni volta che un cazzo grosso mi spacca in due.
E tutto grazie a quella prima volta, a quel nero con il cazzo da lattina che mi ha sverginata senza chiedere permesso. Grazie, Jamal. Hai creato un mostro... una rottainculo perfetta.
Lui si chiamava Jamal. L'avevo conosciuto in un locale, uno di quelli con musica alta e luci basse dove si va per dimenticare la settimana. Era un nero alto, muscoloso, con la pelle ebano che brillava sotto le strofe lampeggianti. Occhi profondi, sorriso da predatore. Non eravamo andati lì per chiacchierare: un paio di drink, qualche ballo appiccicoso, e già le sue mani erano sulle mie cosce. "Vieni da me", mi aveva sussurrato all'orecchio, con quell'accento straniero che mi faceva bagnare all'istante. Non ho esitato. Ero eccitata, ubriaca di desiderio.
Arrivati a casa sua, non abbiamo perso tempo. Mi ha sbattuta contro il muro dell'ingresso, le sue labbra sulle mie, la lingua che invadeva la bocca con una fame animale. Le sue mani grandi mi hanno strappato la maglietta, esponendo i miei seni al suo sguardo famelico. "Sei bellissima", ha ringhiato, succhiandomi i capezzoli fino a farli diventare duri come sassi. Io gemevamo già, le mutandine fradice. Mi ha portata in camera da letto, un posto semplice con lenzuola scure e un odore di maschio che mi ha fatto impazzire.
Mi ha spogliata completamente, ammirando il mio corpo nudo. Io ero lì, esposta, con la figa già gonfia e pulsante. Lui si è tolto i vestiti lentamente, quasi a torturarmi. Quando ha abbassato i boxer, ho trattenuto il fiato. Il suo cazzo... Dio santo, era mostruoso. Lungo almeno venti centimetri, ma soprattutto grosso. Il diametro era quello di una lattina di birra, una di quelle da 50 cl. Venoso, curvo leggermente verso l'alto, con una cappella larga e viola che sembrava pronta a sfondare tutto. "Paura?", mi ha chiesto ridendo. Io ho negato con la testa, ma dentro di me un brivido di terrore misto a eccitazione mi ha percorso la schiena. "Lo prenderai tutto", ha detto, e io ho creduto che fosse solo spacconeria.
Ha iniziato piano, per farmi abituare. Mi ha messa a pecorina sul letto, le ginocchia divaricate, il culo in aria. Prima ha leccato la mia figa, la lingua esperta che scivolava tra le labbra, succhiando il clitoride fino a farmi urlare. Ero già al limite, bagnata come non mai. Poi ha infilato due dita, poi tre, scopandomi con la mano mentre la sua bocca non dava tregua. Il primo orgasmo è arrivato come un'onda, mi ha travolta, facendomi contrarre tutta. "Brava ragazza", ha mormorato, e poi ha posizionato quel mostro alla mia entrata.
L'ha spinto dentro piano, centimetro per centimetro. La mia figa si è aperta come mai prima, dilatandosi intorno a quella lattina vivente. Faceva male all'inizio, un bruciore intenso, ma poi... poi è stato paradiso. Mi riempiva completamente, toccava punti che non sapevo esistessero. Ha iniziato a pompare, piano prima, poi sempre più forte. Le sue palle sbattevano contro la mia fica a ogni affondo, e io venivo, venivo senza sosta. Un orgasmo dopo l'altro, come una catena infinita. Gridavo il suo nome, mi aggrappavo alle lenzuola, il sudore che colava sui nostri corpi. "Sei stretta come una vergine", mi diceva, afferrandomi i fianchi con forza, lasciando segni rossi sulla pelle.
Ero persa nel piacere, la mente annebbiata. Pensavo che quella fosse la notte perfetta, che mi avrebbe scopato la figa fino all'alba. Ma Jamal aveva altri piani. A un certo punto, nel mezzo di un affondo particolarmente profondo, ha tirato fuori il cazzo di scatto. Era lucido dei miei umori, enorme, pulsante. Io ho gemuto per il vuoto improvviso, ma prima che potessi dire qualcosa, l'ha puntato più in alto. Sul mio culo.
"No, aspetta...", ho balbettato, ma lui non ha ascoltato. Senza preavviso, senza lubrificante extra se non i miei stessi succhi, ha spinto. La cappella larga ha forzato l'ingresso, dilatando il mio ano vergine in un modo che mi ha fatto vedere le stelle. Il dolore è stato immediato, lancinante, come se mi stessero spaccando in due. Ho urlato, un urlo primordiale che ha riempito la stanza. "Cazzo! Fermati! Mi fai male! Maledetto bastardo, i tuoi antenati schiavi ti maledicano tutti!" Ho imprecato in italiano, inglese, tutto quello che mi veniva in mente. Le lacrime mi rigavano il viso, il corpo teso come una corda.
Ho pensato davvero di morire. Il mio culo si contraeva istintivamente, cercando di espellerlo, ma lui era troppo grosso, troppo determinato. Ha tenuto fermo, con la cappella dentro, e ha aspettato. "Rilassati, piccola", mi ha detto con voce calma, accarezzandomi la schiena. "Respira. Lo prenderai tutto, e ti piacerà". Io piangevo, tremavo, ma una parte di me – quella troia nascosta – era curiosa. Il dolore era atroce, ma sotto c'era qualcos'altro, una sensazione estrema che mi faceva sentire piena come mai prima.
Piano piano, ha spinto di più. Centimetro per centimetro, quel cazzo mostruoso mi invadeva il retto. Sentivo ogni vena, ogni pulsazione. Il mio ano si dilatava oltre i limiti, bruciava, ma lui non si fermava. Quando è entrato per metà, ho urlato di nuovo, mordendo il cuscino. "Non ce la faccio... è troppo grosso... mi spacchi!" Ma lui ha riso, una risata profonda, e ha continuato. Le sue mani mi tenevano i fianchi fermi, impedendomi di scappare. Alla fine, con un ultimo affondo, è entrato tutto. Le sue palle contro la mia figa, il suo bacino contro il mio culo. Ero impalata, piena fino all'inverosimile.
Per un momento è rimasto fermo, lasciandomi abituare. Il dolore era ancora lì, forte, ma iniziava a mescolarsi con qualcos'altro. Una sensazione strana, profonda. Lui ha iniziato a muoversi piano, piccoli affondi. All'inizio era solo male, puro e semplice. Ma poi... poi il mio corpo ha iniziato a rispondere. Il bruciore si è trasformato in calore, il dolore in un piacere oscuro, proibito. "Vedi? Ti piace", ha detto, accelerando.
Ho cominciato a gemere non più di dolore, ma di qualcosa di nuovo. Era diverso dalla figa: più intenso, più totale. Ogni affondo mi toccava nervi che non sapevo di avere, mandandomi scariche elettriche in tutto il corpo. Jamal mi trapanava il culo con ritmo costante, le sue mani che mi strizzavano le natiche. "Sgrillettati", mi ha ordinato. "Toccati la figa mentre ti scopo il culo".
Ho obbedito senza pensare. La mia mano è scivolata tra le gambe, le dita sul clitoride gonfio. E lì... lì è esploso tutto. Il piacere è diventato travolgente. Venivo con il culo, un orgasmo diverso, più profondo, che partiva dal retto e si irradiava ovunque. Urlavo di piacere ora, non di dolore. "Sì! Scopami il culo! Più forte!" Lui rideva, pompava come un pistone, il suo cazzo che mi dilatava sempre di più.
Abbiamo continuato per ore, sembrava. Mi ha scopato il culo in tutte le posizioni: a pecorina, poi sdraiata sul fianco, poi a cavalcioni su di lui, con me che mi abbassavo su quel mostro. Ogni volta che venivo, squirtavo sulla sua pancia, il piacere che mi faceva perdere il controllo. Alla fine, quando ha eiaculato, l'ho sentito gonfiarsi dentro di me, poi inondarmi di sborra calda. Tanta, che è uscita quando l'ha tirato fuori, colando sulle mie cosce.
Da quella notte, tutto è cambiato. Il mio culo era sverginato, dilatato per sempre da quella lattina di birra vivente. All'inizio camminavo strano, con un bruciore residuo, ma era un ricordo dolce. Ho rivisto Jamal altre volte, e ogni volta era anal puro, senza preliminari. Ma non solo lui. Ho iniziato a cercare cazzi grossi, a preferire il culo alla figa o alla bocca. Prenderlo in bocca mi sembrava banale ora, la figa troppo "normale". Il culo... il culo era il mio nuovo vizio.
Adesso, a ventotto anni, sono conosciuta come "la rottainculo". Negli ambienti giusti, nei party privati, nei siti di incontri, il mio nome circola. "Chiamate Melania, quella che prende di tutto nel culo senza lamentarsi". E rende felici tutti i cazzi che incontro. Neri, bianchi, grossi, enormi: li prendo tutti, li faccio sparire nel mio buco dilatato, gemo di piacere mentre mi sfondano. Ho imparato a rilassarmi subito, a lubrificare con la saliva o con i loro sputi, a venire solo con l'anal.
Ricordo una gangbang con cinque ragazzi: mi hanno passato da uno all'altro, solo culo, per ore. O quella volta con un cavallo – no, scherzo, ma quasi, un tipo con 25 centimetri di spessore. Ho urlato all'inizio, come con Jamal, ma poi ho implorato di più. Il mio culo è diventato la mia firma, il mio orgoglio. Non ho più paura di morire: ho imparato a rinascere ogni volta che un cazzo grosso mi spacca in due.
E tutto grazie a quella prima volta, a quel nero con il cazzo da lattina che mi ha sverginata senza chiedere permesso. Grazie, Jamal. Hai creato un mostro... una rottainculo perfetta.
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