La prima volta da cornuto

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La prima volta da cornuto
Non avrei mai immaginato che mio marito fosse un cornuto patologico finché non l'ho scoperto quella sera. Enrico, il mio marito da cinque anni, era sempre stato un uomo tranquillo, un po' sottomesso, con un cazzo piccolo che non mi aveva mai davvero soddisfatta. Dodici centimetri scarsi, sottile, patetico. Ma io lo amavo, o almeno credevo di amarlo, e mi ero rassegnata a una vita sessuale mediocre.
Poi una sera, dopo aver bevuto troppo vino, me l'ha detto. "Francesca, vorrei... vorrei che tu scopassi con un altro uomo. Mentre io guardo."
Sono rimasta a bocca aperta. "Cosa? Stai scherzando, vero?"
"No, lo desidero davvero. Voglio vederti scopata da un vero uomo."
Mi ero arrabbiata tantissimo. "Sei pazzo. Io non sono una puttana. Come osi anche solo pensarlo?"
Avevo rifiutato con disgusto. Ma quella conversazione mi aveva turbata. Un vero uomo aveva detto. Quindi lui non si considerava tale? E in fondo, aveva ragione. Il suo cazzetto ridicolo non mi aveva mai fatta godere davvero. Fingevo sempre, gemiti falsi mentre lui pompava dentro di me per tre minuti prima di venire.
Per settimane non ne avevamo più parlato, ma io ci pensavo. Mi masturbavo immaginando cazzi enormi, uomini veri che mi scopavano mentre Enrico guardava umiliato. E più ci pensavo, più l'idea mi eccitava.
Poi quel sabato Enrico mi aveva detto che veniva a cena un suo amico della palestra. "Si chiama Marco, lavora come personal trainer."
Quando Marco è arrivato, ho capito tutto. Era esattamente il tipo di uomo che Enrico non sarebbe mai stato: alto, muscoloso, sicuro di sé, con quello sguardo da predatore che mi faceva bagnare le mutandine solo guardandolo. Enrico lo aveva invitato apposta. Quel bastardo stava cercando di realizzare la sua fantasia malata.
E io ho deciso di fargliela pagare.
Durante la cena ho flirtato spudoratamente con Marco. Ridevo alle sue battute, toccavo il suo braccio muscoloso, incrociavo e slanciavo le gambe mostrando le cosce. Marco aveva capito il gioco e rispondeva, gli occhi che mi spogliavano, il sorriso da lupo affamato.
Enrico ci guardava nervoso, il suo piano che prendeva forma davanti ai suoi occhi. Beveva troppo, sempre più rosso in viso.
"Devo fare una doccia," ha detto a un certo punto, alzandosi goffamente. "Ho sudato in palestra stamattina."
Certo che sì. Voleva lasciarci soli. Voleva vedere cosa sarebbe successo. Il cornuto volontario.
Appena Enrico è uscito dal soggiorno, Marco si è avvicinato. "Tuo marito è un bravo ragazzo."
"Sì, molto bravo," ho risposto con sarcasmo.
"Ma scommetto che non ti soddisfa." Le sue mani erano già su di me, sicure, possessive.
"E cosa te lo fa pensare?" ho chiesto, anche se la mia fica era già bagnata fradicia.
"Il modo in cui mi guardi. Il modo in cui il tuo corpo reagisce. E poi... ho visto Enrico negli spogliatoi della palestra. So esattamente quanto è piccolo il suo cazzo."
Mi ha preso i seni attraverso la maglietta, palpandomi senza ritegno. Ho gemuto, il mio corpo che rispondeva a un tocco maschile vero dopo anni.
"Sei una troia affamata di cazzo vero," ha ringhiato.
Le sue mani hanno sollevato la mia gonna, hanno strappato via il perizoma. Ero completamente bagnata, la fica che colava già.
"Marco, aspetta... mio marito..." ho detto, ma senza convinzione alcuna. Volevo quel cazzo. Lo volevo subito.
"Tuo marito?" Marco ha riso. "Quel coglione con il cazzetto? Lui vuole questo. Per quello mi ha invitato. Vuole che io ti scopi, vuole vedere quanto sei puttana."
E poi l'ho visto. Enrico dietro la porta del bagno, nudo, il suo ridicolo cazzo moscio, che ci guardava. I nostri occhi si sono incrociati e ho capito tutto. Aveva davvero organizzato tutto.
La rabbia e l'eccitazione sono esplose insieme dentro di me. Quel bastardo mi aveva usata come carne da macello per la sua fantasia perversa. E io gliela avrei data, oh se gliela avrei data.
"È vero?" ho chiesto ad alta voce, fissandolo. "Hai organizzato tutto questo?"
Enrico è uscito dal bagno, tremando come una foglia, il suo cazzo patetico ben visibile. "Sì," ha sussurrato.
L'ho guardato con tutto il disprezzo che provavo. "Allora guardami. Guardami bene mentre mi faccio scopare da un vero uomo, cornuto di merda."
Marco ha abbassato i pantaloni e il suo cazzo è saltato fuori. Madonna santa. Era enorme. Almeno ventidue centimetri di carne dura e spessa, con una cappella grossa come un pugno. Il doppio, il triplo del cazzo inutile di mio marito.
"Guarda questo, coglione," ha detto Marco a Enrico, masturbandosi davanti a lui. "Questo è un cazzo da uomo. Non quella ridicola salsiccia che hai tu."
Mi sono inginocchiata e l'ho preso in bocca. Era così grosso che facevo fatica a farlo entrare, ma volevo quel cazzo, volevo adorarlo. L'ho leccato, succhiato, mentre guardavo Enrico negli occhi. Volevo che vedesse quanto ero una puttana affamata per un cazzo vero.
"Brava troia," ha ringhiato Marco, afferrandomi i capelli e spingendo più a fondo nella mia gola.
Mi sono staccata un momento, la saliva che colava dalla bocca. "Sei patetico, Enrico. Anni che mi scopi con quel cazzo inutile e io fingevo. Sempre. Ma questo... questo è un cazzo vero."
Marco mi ha tirato su, mi ha piegata sul divano. Ho sentito la cappella enorme premere contro la mia fica bagnata.
"Adesso guardami mentre scopo tua moglie, cornuto," ha detto Marco.
E con un solo colpo brutale, me l'ha infilato tutto dentro.
Ho urlato. Era enorme, mi allargava, mi riempiva in un modo che non avevo mai sperimentato. Dolore e piacere si mescolavano in un'esplosione di sensazioni.
"Cazzo! È enorme! Mi stai spaccando!" ho gridato.
"Ti piace, vero troia?" ha ringhiato Marco, iniziando a martellare dentro di me.
"Sì! Cazzo sì!" urlavo, le unghie che graffiavano il divano. "Mi piace! Mi piace tantissimo! Non mi hai mai scopata così, Enrico! Mai!"
Guardavo mio marito mentre Marco mi inchiodava. Quella merda di cornuto si stava masturbando e con le lacrime che gli rigavano le guance, eccitato dalla sua stessa umiliazione.
"Guardalo," ha ordinato Marco, girandomi la testa verso Enrico. "Guarda tuo marito mentre ti scopo. Guarda quel coglione cornuto."
"Ti ecciti, eh?" ho ringhiato verso Enrico tra i gemiti. "Ti eccita vedere un vero uomo scopare tua moglie?"
"Sì," ha sussurrato lui, piangendo e masturbandosi.
Ho riso crudelmente. "Sei patetico. Cinque anni che fingi di essere un uomo e invece sei solo un cornuto inutile."
Marco mi ha girata a pecora e ho sentito quel cazzo enorme penetrarmi ancora più a fondo. Ero bagnata come mai prima, i miei succhi che colavano copiosamente sul suo cazzo, sulle sue palle.
"Vieni qui, cornuto," ha ordinato Marco a Enrico. "Vieni qui e guarda da vicino come si scopa una donna per bene."
Enrico si è avvicinato tremando, e io potevo vedere la sua faccia a pochi centimetri dalla mia fica che veniva devastata da quel cazzo magnifico.
"Vedi la differenza, Enrico?" ho detto con voce cattiva. "Vedi come mi riempie tutta? Come la mia fica si allarga per prenderlo? Il tuo cazzo non mi ha mai toccata veramente. Lui mi sta scopando davvero."
"È vero," ho gemuto mentre un orgasmo mi travolgeva. "Dio è vero. Tu non mi hai mai riempita, non mi hai mai fatta godere così."
Stavo venendo. Stavo venendo davvero per la prima volta in vita mia con un uomo dentro di me.
"Sto venendo!" ho urlato. "Oh, dio sto venendo! Non fermarti Marco! Scopami con quel cazzo enorme! Sfondami! Fammi godere come quel verme di mio marito non ha mai fatto!"
L'orgasmo mi ha devastata. Il mio corpo tremava, la fica che si contraeva intorno al cazzo di Marco, i miei succhi che schizzavano fuori bagnando tutto. Era potente, violento, perfetto. Enrico mi guardava con gli occhi spalancati, vedendo sua moglie godere davvero per la prima volta.
"Guarda bene, cornuto di merda," ho ringhiato mentre venivo ancora. "Guarda cosa significa far godere una donna! Qualcosa che tu non saprai mai fare!"
Marco ha accelerato, martellando dentro di me senza pietà. Ogni colpo toccava posti che Enrico non aveva mai nemmeno sfiorato. Ero una cagna in calore, urlavo oscenità, lo imploravo di scoparmi più forte.
"Sì! Così! Spacca questa fica! Fammela sentire! Fai vedere a questo cornuto come si scopa!"
Enrico si masturbava furiosamente, il suo cazzo patetico nella sua mano, piangendo mentre io venivo scopata da un vero uomo. Era così patetico che mi faceva schifo, ma allo stesso tempo quella vista mi eccitava ancora di più.
"Ti piace guardarmi, vero verme?" gli ho sputato. "Ti piace vedere quanto sono troia per un cazzo vero? Quanto sono bagnata? Quanto godo?"
"Sì," ha piagnucolato, "sì Francesca..."
"Non chiamarmi Francesca!" ho urlato. "Chiamami puttana! Troia! È quello che sono! Una troia affamata di cazzo che hai sposato per sbaglio!"
Marco ha riso, un suono profondo e virile che mi ha fatta bagnare ancora di più. "Hai sposato una troia, cornuto. E adesso è mia."
Mi ha tirato fuori, il suo cazzo lucido dei miei umori. "Adesso le scopo anche il culo."
Ho sentito un brivido di eccitazione misto a paura. Il culo. Enrico me lo aveva chiesto mille volte, ma io avevo sempre rifiutato. Dicevo che era troppo intimo, troppo speciale. La verità era che il suo cazzo non meritava il mio culo.
Ma Marco sì.
"Fallo," ho detto, guardando Enrico dritto negli occhi. "Scopa il mio culo. Quello che questo cornuto non ha mai avuto le palle di prendere."
"No!" ha protestato Enrico. "Il culo no, è vergine, io non l'ho mai..."
"Proprio per questo, coglione!" ho ringhiato. "Proprio perché tu non te lo meriti! Lui invece sì! Lui è un vero uomo e può fare quello che vuole con me!"
Marco ha sputato sul mio buco del culo e ha iniziato a premere con quella cappella enorme. Il dolore è stato immediato, lancinante. Era troppo grosso, troppo.
"Fa male!" ho gridato. "Cazzo fa male! È troppo grosso!"
"Lo prenderai," ha ringhiato Marco, continuando a spingere. "Lo prenderai tutto nel culo come la troia che sei."
E volevo prenderlo. Volevo quel dolore. Volevo che Enrico vedesse un altro uomo possedermi completamente, prendere la mia verginità anale che gli avevo sempre negato.
Centimetro dopo centimetro, quel cazzo mostruoso è entrato nel mio culo. Piangevo, urlavo, ma non gli dicevo di fermarsi. Anzi.
"Continua!" ho gridato. "Sfondami il culo! Prendilo! È tuo! Non di quel cornuto inutile!"
Quando è stato completamente dentro, mi sono sentita posseduta totalmente. Piena, allargata, usata. Era perfetto.
"Ecco, troia," ha detto Marco. "Il tuo culo non è più vergine. Tuo marito cornuto non ha avuto le palle di prenderlo, ma io sì."
Ha iniziato a scoparmi il culo con colpi lunghi e profondi. Il dolore si trasformava in piacere, un piacere oscuro e perverso. Mi sono portata la mano alla fica, masturbandomi furiosamente mentre venivo sodomizzata.
"Guarda, Enrico!" ho urlato. "Guarda come mi scopa il culo! Questo culo che tu hai sempre voluto ma non hai mai meritato! Ora è suo! Il mio culo appartiene a Marco!"
Enrico piangeva apertamente, ma il suo cazzo era ancora duro. Quel porco cornuto stava godendo della sua umiliazione.
"Sei così patetico," ho ringhiato verso di lui. "Ti masturbi guardando tua moglie che viene scopata nel culo da un altro uomo. Sei una merda di cornuto. Non sei un uomo. Sei solo un verme."
"Lo so," ha piagnucolato Enrico. "Lo so Francesca, mi dispiace..."
"Non ti dispiacere, godi!" ho gridato. "Godi guardandomi! Perché da oggi in poi questo è il tuo ruolo! Guardare! Guardare uomini veri che scopano tua moglie mentre tu ti seghi con quel cazzo da ridere!"
Un altro orgasmo mi ha colpita, più forte del primo. Sono venuta mentre Marco mi sfondava il culo, schizzando dalla fica, urlando come una pazza.
"Sto per venire," ha ringhiato Marco. "Dove vuoi la sborra, troia?"
"Dentro!" ho urlato senza esitazione. "Vieni dentro il mio culo! Riempimi! Segna il tuo territorio! Fai vedere a quel cornuto a chi appartengo!"
Marco ha accelerato e poi ha svuotato le palle nel mio culo. Tanto, caldo, denso. Quando si è ritirato, ho sentito la sua sborra colare fuori, gocciolare.
Sono collassata sul divano, esausta, il culo che bruciava, ma più soddisfatta di quanto fossi mai stata.
Marco si è rimesso i pantaloni, soddisfatto. Poi ha guardato Enrico con disprezzo.
"Puliscila," gli ha ordinato, indicando il mio culo che colava sborra. "Pulisci il culo di tua moglie con la lingua, cornuto. È il tuo lavoro ora."
Ho allargato le gambe, guardando mio marito. Volevo vedere se avrebbe avuto il coraggio.
"Hai sentito," ho detto con voce stanca ma crudele. "Puliscimi. Lecca la sborra di un vero uomo dal mio culo. È l'unica cosa che sai fare, l'unica cosa per cui sei utile."
Enrico si è avvicinato tremando. Ha allargato le mie natiche e ha iniziato a leccare. La sua lingua sul mio ano violato, la sborra di Marco che entrava nella sua bocca.
"Bravo cornuto," ho sussurrato, accarezzandogli i capelli come si fa con un cane. "Questo è il tuo posto. Leccare la sborra di uomini veri dal culo di tua moglie. Pulire i casini che i veri uomini fanno con la tua troia di moglie."
Marco rideva. "Che coppia perfetta. Una troia affamata di cazzo e un cornuto lecchino di sborra."
Mentre Enrico mi puliva, ho guardato Marco. "Tornerai?" gli ho chiesto.
"Ogni volta che vorrai, troia," ha risposto con un ghigno. "Questo cornuto ha una moglie troppo buona per lasciartela scopare solo da lui."
"Bene," ho detto, guardando Enrico che leccava obbediente. "Perché da oggi le cose cambiano in questa casa. Io mi scopo chi voglio, quando voglio. E tu, Enrico, guardi. Sempre. È questo che volevi, no?"
Enrico ha alzato lo sguardo, la bocca sporca di sborra, le lacrime sul viso. E ha annuito.
"Sì," ha sussurrato. "È quello che volevo."
Ho sorriso crudelmente. "Bene. Perché è quello che avrai. Per sempre, cornuto di merda."
E mentre Marco se ne andava e Enrico continuava a pulirmi, ho capito che la mia vita era appena cambiata. Non ero più la moglie insoddisfatta di un uomo mediocre. Ero una donna libera, una troia che si prendeva quello che voleva. E Enrico era esattamente dove meritava di stare.
Ai miei piedi. A leccare.
FINE
scritto il
2026-01-12
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