Ospitalità Calda. Mia sorella arriva dal Venezuela

di
genere
incesti


Milano pulsa di vita frenetica in questo 2025, con i grattacieli che sfiorano il cielo grigio e il traffico che ruggisce come una bestia impazzita. Mi chiamo Marcela, ho quarantasei anni, nata nel 1979 in un Venezuela che ora sembra un ricordo lontano, fatto di spiagge calde e caos politico. Mi trasferisco in Italia quasi vent’anni fa, inseguendo un sogno nella moda che si trasforma in un lavoro stabile come stylist freelance. La mia pelle olivastra non perde il suo bagliore, e le mie curve – tette piene, vita stretta e un culo sodo che Nicola adora palpeggiare – mi fanno ancora sentire una dea, nonostante le rughette intorno agli occhi. Vivo con Nicola in un loft moderno sui Navigli, un posto con vetrate enormi che lasciano entrare la luce inquinata della città. Nicola, il mio uomo è siciliano, ha cinquant’anni, con muscoli forgiati da anni in cucina e un cazzo grosso e venoso che mi fa impazzire. Lavora come chef in un ristorante stellato, e il suo accento siciliano, caldo come il sole dell’isola, mi bagna la figa ogni volta che mi chiama “troia mia”.
La nostra relazione è un fuoco perenne: litighiamo per stronzate, come chi dimentica di pagare le bollette, ma finiamo sempre a scopare come animali. Lui mi domina in letto, con quel tocco rude che mi eccita da morire. Non è BDSM estremo, ma leggero, sì: mi lega i polsi con le sue cravatte, mi sculaccia il culo fino a farlo arrossire, e mi ordina di succhiargli il cazzo mentre mi tiene per i capelli. “Sei la mia puttana, Marcela,” mi dice, e io vengo solo a sentirlo. Siamo felici, in questo nostro nido urbano, ma quest’autunno tutto cambia con l’arrivo di mia sorella Carmen.
Carmen ha trent’anni, con un fisico da pin-up che invidio da sempre: tette enormi che strabordano da qualsiasi reggiseno, fianchi larghi e un culo rotondo come una pesca matura. I suoi capelli castani ondulati le cascano sulle spalle, e i suoi occhi verdi scintillano di una malizia che nasconde un’innocenza solo apparente. Viene dal Venezuela per una vacanza di due settimane, scappando dal casino familiare e dal caldo opprimente che laggiù ti scioglie le ossa. “Hermana, non vedo l’ora di stare con te!” mi scrive su WhatsApp prima di partire. Io sono eccitata all’idea di averla qui.
Andiamo a prenderla all’aeroporto di Malpensa con l’Alfa Romeo nera di Nicola. Quando la vedo uscire dal gate, con una gonna corta che le accarezza le cosce abbronzate e un top attillato che mette in mostra quelle tette da urlo, sento un brivido. Non è gelosia, no; è qualcosa di più profondo, un desiderio represso di condividere, di esplorare. Nicola la saluta con un bacio sulle guance, inalando il suo profumo dolce – vaniglia mista a sudore da viaggio – e io noto come i suoi occhi si soffermano sul suo décolleté. “Benvenuta, Carmen! Io sono Nicola, il tuo ospitale cognato,” dice con quel ghigno da siciliano che mi fa bagnare. Carmen arrossisce, ma ricambia il sorriso, sfiorandogli il braccio muscoloso. “Grazie, Nicola. Marcela mi parla tanto di te… e della tua cucina da sogno.”
Tornati al loft, Nicola prepara una cena epica: arancini rivisitati con platano fritto e spezie venezuelane, il tutto annaffiato da un vino rosso siciliano che scalda il sangue. Seduti al tavolo di vetro, io e Carmen chiacchieriamo in spagnolo veloce, ridendo di ricordi d’infanzia – le nostre fughe in spiaggia da bambine, i primi baci rubati. Nicola ci osserva, versando vino con un sorriso complice, e io sento la sua mano sotto il tavolo che mi accarezza la coscia. Carmen, con quel top che le strizza le tette, si china spesso per prendere il pane, offrendo una vista che fa indurire il cazzo di Nicola – lo vedo dal modo in cui si agita sulla sedia. “Sei un cuoco fantastico,” dice Carmen leccandosi le labbra dopo un boccone, i suoi occhi verdi che scintillano. “In Venezuela non mangiamo roba così buona da anni.” Nicola ride, profondo e roco. “Aspetta di assaggiare il mio dolce speciale, bella.”
Quella notte, mentre Carmen dorme sul divano-letto in soggiorno, io e Nicola scopiamo piano nella nostra stanza per non svegliarla. Mi lega i polsi alla testiera del letto con una delle sue cravatte di seta. “Hai visto come ti guarda mia sorella?” gli sussurro mentre mi sega la figa con due dita ruvide. “Ti eccita, eh, porco?” Lui grugnisce, spingendomi il cazzo in bocca. “È una bomba, ma tu sei la mia troia preferita. Succhia, Marcela.” Ingoio il suo cazzo grosso, la gola che si stringe intorno alla cappella venosa, mentre lui mi sculaccia il culo piano, lasciando segni rossi che bruciano deliziosamente. Poi mi scopa da dietro, tappandomi la bocca con una mano per soffocare i miei gemiti. “Prendilo tutto, puttana,” mormora, e io vengo con un orgasmo che mi fa tremare, squirto sulle lenzuola. Lui mi segue, sborrando dentro di me con un gemito soffocato.
I giorni successivi sono un turbine di visite turistiche. Nicola porta Carmen a vedere il Duomo, con i suoi ologrammi pubblicitari che fluttuano nell’aria, e i Navigli, dove barche elettriche solcano i canali. Io lavoro da casa, coordinando shooting virtuali, quindi spesso li lascio soli. Noto come Carmen flirta innocentemente: un tocco sul braccio di Nicola, una risata esagerata alle sue battute siciliane, e quei vestiti succinti che lasciano poco all’immaginazione. Una sera, al ritorno da una passeggiata, li trovo in cucina che ridono, Carmen con le guance rosse e Nicola che le versa un bicchiere d’acqua. “Grazie per l’ospitalità, amore,” dico baciando Nicola, sentendo il suo cazzo mezzo duro contro la mia coscia. “Carmen si diverte un sacco.” Mia sorella annuisce, arrossendo. “Sì, Nicola è un anfitrione perfetto. Mi fa sentire… a casa.”
Quella sera, decido di ricambiare. Mentre Carmen è sotto la doccia, mi avvicino a Nicola sul divano, accarezzandogli il cazzo attraverso i pantaloni. “Per ringraziarti di tutto, stasera ti offro qualcosa di speciale,” sussurro, sentendolo indurirsi sotto le mie dita. “Coinvolge anche lei.” Lui sgrana gli occhi, ma il suo cazzo pulsa. “Un threesome con tua sorella? Cazzo, Marcela, sei seria?” Annuisco, gli occhi lucidi di eccitazione. “Voglio vederla godere con te. E tu non ti fai mancare nulla, porco mio. Ma aggiungiamo un po’ di pepe… quel nostro tocco speciale.” Preparo l’atmosfera: luci soffuse al LED, candele profumate al muschio, musica latina bassa che vibra nell’aria come un invito al peccato. Verso vino per tutti, e tiro fuori una cravatta di seta e un frustino giocattolo – niente di pesante, solo per stuzzicare.
Quando Carmen esce dal bagno, avvolta in un asciugamano bianco che a malapena copre quelle tette enormi e il culo sodo, la invito sul divano. “Vieni, hermana. Beviamo qualcosa,” dico con un sorriso malizioso. Si siede, l’asciugamano che si apre leggermente, rivelando la pelle liscia delle cosce. Parliamo un po’, il vino che scioglie le inibizioni come burro al sole. Mi avvicino a lei, accarezzandole i capelli ondulati. “Sei così bella, Carmen. Non ti dico mai quanto ti invidio questo corpo da urlo.” Lei ride nervosa, ma i suoi occhi verdi brillano. “Grazie, hermana, ma tu sei stupenda.” Nicola osserva, il cazzo già mezzo duro nei pantaloni, sorseggiando vino.
È allora che inizio. Mi chino e la bacio sulle labbra, piano all’inizio, la mia lingua che sfiora la sua. Carmen esita, ma ricambia, un gemito soffocato che mi fa bagnare la figa. “Che fai, Marcela?” mormora, ma la zittisco con un altro bacio, più profondo, le nostre lingue che danzano in un turbine di saliva e desiderio. “Shh, rilassati. È un regalo per Nicola… e per noi. Lasciati andare, sorellina.” Slaccio l’asciugamano, rivelando le sue tette perfette, capezzoli rosa e duri come chicchi di caffè. “Cazzo, che poppe,” mormora Nicola, ma rimane a guardare mentre io le succhio un capezzolo, mordicchiandolo piano, la mia mano che scivola tra le sue cosce, trovando la figa già fradicia. “Sei bagnata come una troia, Carmen. Ti piace che tua sorella ti tocchi?” Lei geme, annuendo. “Sì… oh Dio, sì, hermana.”
La spingo sul divano, le apro le gambe e affondo la faccia nella sua figa depilata, leccando il clitoride gonfio con avidità. Il suo sapore è dolce, muschiato, come il mio ma più fresco. “Leccami così, Marcela… cazzo, non fermarti!” urla, afferrandomi i capelli. Infilo due dita nella sua figa stretta, scopandola piano mentre le succhio le tette, mordendo i capezzoli fino a farla inarcare. Nicola si toglie i pantaloni, il cazzo eretto e grosso che punta verso di noi come un’arma. Si sega piano, gli occhi fissi sulla scena lesbo che offriamo. Alzo la testa, le labbra lucide dei suoi umori. “Vieni qui, amore. Assaggia anche tu mia sorella.” Ma prima, voglio farla venire. Spingo tre dita dentro di lei, ruotandole, un fisting leggero che la apre piano. “Senti come sei larga, puttanella? Prendi le dita di tua sorella.” Carmen urla, la figa che si contrae, e squirta un getto caldo che mi bagna la faccia e il petto. “Brava, troietta,” dico ridendo, leccandomi le labbra salate dei suoi succhi.
Ora è il turno di Nicola. Si avvicina, il cazzo in mano, venoso e pulsante. “Aprite la bocca, puttane.” Io e Carmen ci inginocchiamo ai suoi piedi, come due troie affamate. Prima glielo prendo in bocca io, succhiando la cappella con maestria, la lingua che gira intorno, ingoiandolo fino in gola. “Cazzo, quanto è buono il tuo uccello, Nicola,” gemo, la saliva che cola. Poi passo a Carmen: “Prova tu, sorella. Succhia il cazzo del mio uomo.” Lei, esitante ma eccitata, apre la bocca e ingoia metà dell’asta grossa, succhiando forte, le labbra strette. “Brava, ingoia di più,” grugnisce Nicola, spingendole la testa con una mano, tenendola per i capelli in quel modo dominante che adoro. Carmen lo succhia da urlo, soffocando un po’ mentre arriva in fondo, lacrime agli occhi dal piacere misto allo sforzo. Io lecco le palle di Nicola, succhiandole piano, e alterniamo in un pompino doppio che lo porta quasi all’orgasmo. “Siete due pompinare da campionato, cazzo,” geme lui, ma si ferma. “Non ancora. Voglio di più.”
Lo portiamo in camera da letto, il king-size che ci aspetta con lenzuola di seta nera. Mi spoglio, rivelando la mia figa depilata e bagnata, il culo sodo pronto per lui. “Scopami per prima, amore,” dico, mettendomi a pecora. Nicola mi lega i polsi con la cravatta: “Resta ferma, troia. Prendi il mio cazzo.” Mi infila l’uccello nella figa fradicia, spingendo forte, i colpi che mi fanno rimbalzare le tette. “Prendilo tutto, Marcela,” ordina, sculacciandomi il culo con la mano aperta, lasciando un bruciore delizioso. Carmen guarda, masturbandosi la figa ancora gocciolante. Poi Nicola la chiama: “Vieni qui, Carmen. Leccale il clitoride mentre la scopo.” Lei obbedisce, la lingua sulla mia figa mentre il cazzo di Nicola entra ed esce, il sapore misto dei nostri umori. Vengo urlando, spruzzo sul viso di mia sorella, il corpo che trema contro i legami.
Nicola mi guarda con occhi scuri pieni di lussuria. “Girati, Marcela. Voglio il tuo culo stretto.” Mi metto in posizione, offrendogli il buco. Lui spinge piano, la cappella grossa che entra, dilatandomi. “Ah, cazzo, è stretto,” gemo, il dolore misto al piacere che mi fa bagnare di più. Affonda, scopandomi nel culo con colpi ritmici, una mano che mi sculaccia piano. “Prendilo, puttana venezuelana.” Carmen guarda affascinata, toccandosi. Poi Nicola la chiama. “Tocca a te, piccola troia. Mettiti qui.” Lei esita, ma si mette a quattro zampe accanto a me. “Fallo piano, Nicola,” dice. Lui le unge il culo, infila un dito per aprirla, poi entra, il cazzo che dilata il suo buco. Carmen urla di dolore misto piacere. “Cazzo, fa male… ma continua! Scopami il culo!” Lui la incula piano, poi più forte, mentre io le lecco la figa, la lingua che sfiora il clitoride. Carmen viene di nuovo, il culo stretto intorno al cazzo di Nicola, squirting sulla mia faccia.
“Apri le gambe, hermana,” dico, infilando piano tre dita nella sua figa gonfia, poi quattro, ruotandole piano. “Senti come ti apro? Sei una puttana aperta per noi.” Carmen geme, “Sì, spingi… oh cazzo, Marcela!” Non arrivo al pugno intero, ma abbastanza da farla squirtare ancora, un getto caldo che bagna le lenzuola.
Dopo averci scopate in tutte le posizioni – io a cavalcioni sul suo cazzo mentre Carmen mi lecca le tette, poi viceversa – Nicola ci porta in bagno e ci fa inginocchiare nella vasca. “Aprite la bocca, troie.” Piscia prima su di me, un getto giallo e caldo sulle tette e in bocca. Ingoio un sorso, ridendo del sapore salato. “Sei un porco schifoso, amore.” Poi su Carmen, che esita ma beve, gli occhi lucidi. “È salato… ma eccitante.”
Torniamo in camera ed esausti, ci addormentiamo intrecciati, i corpi appiccicosi di sudore, sperma e umori. Al mattino, con il sole che filtra dalle vetrate, mi sveglio per prima, sentendo il corpo di Carmen premuto contro il mio e il cazzo flaccido di Nicola sulla mia coscia. “Che notte,” penso, sorridendo. La giornata inizia normalmente: colazione con caffè forte e cornetti freschi, chiacchiere leggere per non affrontare subito l’elefante nella stanza. Ma gli sguardi dicono tutto: Nicola fissa le tette di Carmen nel pigiama sottile, io sfioro la mano di mia sorella sotto il tavolo, sentendo ancora l’eco del piacere.
“Oggi vi porto a Brera,” dice Nicola, cercando di distrarsi dal rigonfiamento nei pantaloni. Ma l’aria è carica di tensione sessuale, come un temporale in arrivo. A Brera, tra gallerie d’arte con installazioni VR e vicoli stretti pieni di street art digitale, Carmen si china per guardare un quadro olografico, il culo in evidenza sotto la gonna. Nicola le mette una mano sul fianco “per stabilizzarla”, ma la lascia lì un po’ troppo, le dita che sfiorano la pelle. Io sorrido, sentendo la figa bagnarsi. “Attento, amore. Potresti eccitarti troppo.” Carmen ride, arrossendo. “Non mi dispiace, hermana. Dopo ieri sera…”
Tornati al loft, il vino fluisce di nuovo, e non ci vuole molto per riaccendere il fuoco. “Ricordate la notte scorsa?” dico, rompendo il ghiaccio con un sorriso malizioso. Carmen arrossisce, ma annuisce. “Come potrei dimenticare? È liberatorio.” Nicola ghigna, tirando fuori il cazzo già duro dai pantaloni. “Pronte per il round two, puttane?” Non aspetta risposta. “Succhiate, ora.” Altro pompino da urlo: Carmen lo prende profondo, mentre io lecco l’asta, la saliva che cola. “Ingoia quel cazzo grosso, sorella,” la incoraggio. Nicola viene in bocca a Carmen, lo sperma denso che le cola sul mento e sulle tette.
Poi, un’altra scena lesbo spinta: io e Carmen in posizione 69. Lecco la sua figa, il culo di mia sorella sulla mia faccia, la lingua che entra nel buco stretto. “Leccami il culo, Marcela,” geme lei, e obbedisco, la lingua che esplora mentre lei succhia il mio clitoride. Entrambe squirtiamo, bagnando le lenzuola in un turbine di umori.
Nicola ci incula di nuovo, alternando: prima me, il cazzo nel culo mentre sculaccia piano, poi Carmen, che urla di piacere.
Alla fine delle due settimane, all’aeroporto, mentre Carmen sale sull’aereo per tornare in Venezuela, ci baciamo con passione. “Torna presto, sorella,” dico, sentendo un vuoto nel petto. Lei annuisce, gli occhi lucidi. “Con piacere, Marcela. E grazie, Nicola, per l’ospitalità… e tutto il resto.” Nicola sorride, il cazzo che si muove nei pantaloni al ricordo. “Quando vuoi, bella. Ti aspettiamo.”
A casa, io e Nicola scopiamo di nuovo, legati dal ricordo di quelle notti. Dopo, abbracciati, decidiamo che chiederemo a Carmen di tornare e restare a vivere con noi.

scritto il
2026-01-05
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