Tra la mia Ragazza e sua Cugina - Capitolo 6

di
genere
tradimenti

"Giulia?" La parola mi esce strozzata, come se avessi appena ingoiato del vetro. Il sangue mi si gela nelle vene, ma l'erezione dolorosa che mi pulsa tra le gambe non accenna a diminuire. "Cazzo, Giada, ma sei completamente impazzita?"
Giada scoppia a ridere. Una risata cristallina, pura e spietata, che rimbomba nella stanza. Preme la pianta del piede ancora più forte contro il mio petto nudo, inchiodandomi al tappeto con una forza che non credevo possedesse. "Impazzita? Io la chiamo 'ispirata', Franci," risponde, guardandomi dall'alto verso il basso come si guarda un insetto interessante.
"È la sorella di Erika," sibilo, afferrandole la caviglia nel disperato tentativo di allentare la pressione, ma senza osare farle male. “è quasi una ragazzina dai!. Fino all'anno scorso le davo ripetizioni di fottuta matematica, Giada. Non posso... non esiste una cosa del genere."
"Oh, risparmiami la parte del fidanzato con una coscienza," ribatte lei, fredda come il marmo. Si china in avanti, sfidando la gravità. La vestaglia di seta si apre appena, lasciandomi intravedere il pizzo nero che le fascia i seni e la pelle dorata che ho assaggiato pochi minuti prima. “in primis è tutto legale e poi di cosa hai paura? Di rovinare la relazione con Erika? Eppure non hai problemi a scoparti sua cugina. E poi ho visto come l'hai fissata quando è uscita in piscina con quel costumino nero da lolita. Il tuo cazzo era duro come la pietra, non provare a mentirmi."
Le sue parole sono coltellate di verità. Mi dimeno, la frustrazione mi sta letteralmente bruciando vivo. "Ti prego," gemo, perdendo ogni briciolo di dignità, l'umiliazione che si mescola a un'eccitazione malata. "Chiedimi qualsiasi altra cosa. Ti scopo davanti a tua zia, mi metto in ginocchio e ti lecco i piedi per tutto il fottuto weekend, faccio tutto quello che vuoi..."
"No." Il suo tono non ammette repliche. Tagliente, assoluto. "Voglio l'ebbrezza della rovina totale. Voglio vederti infangare l'ultima cosa pura che ti è rimasta intorno. Sai che amo punirti e hai deciso di fare comunque il ribelle. Questo è il prezzo per il mio perdono."
Mi fa tremare come una foglia. "Se vuoi che la mia bocca o le mie mani ti tocchino di nuovo," sussurra, "se vuoi che ti svuoti e ti faccia venire come ti ho fatto supplicare di fare sotto l'acqua... dovrai darmi questo spettacolino."
"Ma come cazzo faccio?" sbotto, la disperazione che mi mangia il cervello. "È una ragazzina, non ci starà mai! E se Erika ci scopre, se tua madre si accorge di qualcosa..."
Giada fa spallucce, un gesto di un'eleganza crudele e indifferente. Si alza in piedi, sistemandosi la vestaglia. "Problema tuo, cucciolo," risponde, dandomi le spalle per tornare a guardarsi nello specchio. "Trova un modo per isolarla. Inventati un gioco. Falle bere un bicchiere di troppo stasera. Sii creativo. Non mi interessa se le stringi le tette al buio o se le infili la lingua in gola nel corridoio. Voglio vedere le tue mani su di lei. E finché non lo fai, per me sei invisibile."
"Giada..."
"Fuori dalla mia stanza," ordina, senza nemmeno degnarmi di uno sguardo. "Prima che chiami Erika dicendole che sei entrato per spiarmi mentre mi cambiavo."
La minaccia è reale. Sono fottuto. Mi alzo da terra, i muscoli doloranti per la tensione, il bacino che pulsa di una frustrazione insopportabile. Recupero il mio costume da bagno umido dal pavimento del bagno, me lo infilo con rabbia e disperazione, nascondendo come posso l'erezione che non vuole andarsene.
Esco dalla sua stanza come un condannato a morte. Scendo le scale di legno, ogni gradino è un colpo di martello nel cranio. La mente mi gira a vuoto. Non so cosa inventare, non ho un piano. L'idea di toccare Giulia mi terrorizza e, allo stesso tempo, a causa del veleno che Giada mi ha iniettato in testa, mi accende di una lussuria perversa che mi fa schifo.
Apro la vetrata del patio. Il sole sta iniziando a calare. Erika e Giulia sono a bordo piscina. Stanno ridendo per qualcosa, le gambe immerse nell'acqua calda, rilassate e spensierate. Due sorelle in vacanza. E io sono il predatore avvelenato che sta per rovinare entrambe. Mi avvicino a loro, sconfitto, distrutto, sapendo che il timer della bomba è appena stato innescato.
Appena mi vede, il viso di Erika si illumina di quel sorriso dolce e innamorato che ultimamente mi fa sentire il peggior pezzo di merda sulla faccia della terra. "Amore!" esclama, facendomi spazio accanto a lei. "Hai riposato bene?" Mi siedo, passandole un braccio intorno alle spalle e stampandole un bacio sulla tempia. Il suo profumo di pulito mi investe. "Sì, mi serviva chiudere gli occhi dieci minuti. Il viaggio mi aveva spezzato."
"Sei già da rottamare, Franci," mi prende in giro Giulia, lanciandomi un cuscino con un sorriso sfacciato. "Alla tua età dovresti avere l'energia per fare chilometri a nuoto, invece crolli come un vecchietto." "Zitta tu, mocciosa," le rispondo al volo, calcando volutamente sul tono da fratello maggiore, afferrando il cuscino e tirandoglielo indietro. "Fatti guidare la macchina per tre ore nel traffico, poi ne riparliamo."
L'atmosfera è così fottutamente perfetta, così amorevole e normale, che mi viene quasi da vomitare per il senso di colpa. Scherziamo, parliamo di dove andare a fare un'escursione l'indomani. Loro due sono bellissime, rilassate, due sorelle complici. Nessuno potrebbe mai immaginare il cancro che sta divorando la mia mente in questo momento.
"Dai Giuly, andiamo a prepararci," dice Erika dopo un quarto d'ora, alzandosi e stiracchiandosi. "Usiamo il bagno grande di sotto, così lasciamo a questo vecchietto il tempo di riprendersi del tutto." "Agli ordini," ride Giulia, seguendola. Mi salutano con la mano e si chiudono la porta del corridoio alle spalle.
Rimango solo. O almeno così credo. Non faccio in tempo a sospirare che un fruscio di seta mi fa voltare di scatto. Giada è appoggiata allo stipite della porta della cucina. Indossa ancora la sua vestaglia, incrociata mollemente sul seno, un calice di vino bianco in una mano e il suo inseparabile telefono nell'altra. Mi guarda con quell'espressione divertita, come se stesse guardando un topo in trappola.
"Sei proprio disperato, eh, cagnolino?" mormora, avvicinandosi a passi felpati. "Ho visto la tua faccia mentre facevi il fidanzato dell'anno. Stai impazzendo. Non sai da che parte iniziare per darmi quello che voglio."
Mi alzo, la frustrazione che mi ribolle dentro. "È impossibile, Giada. È una cazzo di follia."
Lei fa un sorso di vino, poi scuote la testa con un sorriso diabolico. "Sei fortunato che stasera mi sento generosa. Ho deciso di darti un piccolo aiutino." Si ferma a un palmo dal mio petto. Sblocca lo schermo del suo smartphone e me lo piazza sotto il naso. "Guarda."
È un video. È buio, illuminato solo da uno spiraglio di luce. Riconosco immediatamente il corridoio della casa di Erika e Giulia in città. L'inquadratura è zoomata verso la porta socchiusa della camera di Erika. E lì, attaccata allo stipite, spiando dalla fessura, c'è Giulia.
Il respiro mi si blocca. Nel video, Giulia ha il respiro affannoso. Sta guardando dentro la stanza, sta guardando noi che facciamo l'amore, quel pomeriggio di qualche settimana fa, quando sentimmo quel rumore che ci fece sobbalzare. Ma la cosa che mi fa letteralmente esplodere il cervello non è il fatto che ci stesse spiando. È quello che sta facendo con le mani. Una mano è appoggiata al muro per sorreggersi. L'altra è infilata sotto la gonna. Si sta toccando freneticamente, mordendosi il labbro inferiore fino a farlo sanguinare, gli occhi sgranati e lucidi di lussuria mentre fissa il mio corpo muoversi su quello di sua sorella.
"L'ho ripresa dal piano di sotto," sussurra Giada al mio orecchio, la voce impastata di malizia. "L'avevo beccata. La nostra piccola, innocente Giulia ha un vizietto niente male, Franci. Le piace guardare. E le piaci tu."
Giada blocca lo schermo e fa scivolare il telefono nella tasca della vestaglia, guardandomi con trionfo. "Ora hai la tua fottuta chiave," mi dice, passandomi un'unghia sul petto. "Sai qual è il suo punto debole. Usalo."
Mi lascia lì, in mezzo al salone, mentre si dirige verso le scale. La mia mente lavora a una velocità supersonica. L'immagine di Giulia che si masturba guardandomi scopare Erika si è appena incisa a fuoco nel mio cranio, mescolandosi al veleno di Giada.
L'idea prende forma, oscura, perversa, letale. Devo darle uno spettacolo. Devo scopare Erika in un punto in cui so che Giulia non resisterà alla tentazione di spiare. E quando sarà al culmine, nascosta nel buio e persa nel suo stesso piacere solitario... la prenderò alle spalle. Il piano è perfetto. Infallibile dal punto di vista dell'eccitazione. Ma è di una pericolosità spaventosa. Se Erika si accorge di qualcosa, se la zia si alza, se Giulia urla per lo spavento, la mia vita è finita per sempre.
Stringo i pugni, il cuore che mi rimbomba nel petto. Sono terrorizzato. Ma l'erezione feroce che mi è appena tornata mi conferma che ho già fottutamente accettato il rischio.
Poco più tardi.
Il patio esterno è illuminato da catene di luci calde che si riflettono sull'acqua calma della piscina. La tavola è imbandita alla perfezione. La zia di Erika ha preparato una cena impeccabile, accompagnata da bottiglie di vino bianco ghiacciato che continuano a svuotarsi.
Dall'esterno, sembriamo la famiglia perfetta uscita dalla pubblicità di una vacanza da sogno. Erika è radiosa. Siede accanto a me, la pelle arrossata dal primo sole, e ogni tanto fa scivolare la mano sotto il tavolo per accarezzarmi l'interno coscia, sussurrandomi all'orecchio quanto non veda l'ora di rimanere da sola con me. Giulia, seduta di fronte, è un vulcano di energia: racconta aneddoti dell'università, ride, prende in giro sua sorella e si gode l'assenza dei genitori con una spensieratezza che stride violentemente con l'immagine di lei ansimante nel buio che Giada mi ha mostrato poche ore prima.
E poi c'è Giada. Siede a capotavola, elegante come una fottuta regina in un abito di lino bianco che le lascia scoperte le spalle. Partecipa alla conversazione con garbo, sorride alla zia, ma i suoi occhi neri... quelli sono puntati su di me. Ogni volta che alzo lo sguardo dal piatto, la trovo che mi fissa. A metà cena, mentre la zia racconta di un noioso caso in tribunale, sento qualcosa sfiorarmi il polpaccio sotto il tavolo. È il suo piede scalzo. Scivola lungo la mia gamba con una lentezza torturante, un promemoria fisico e spietato dell'ultimatum che pende sulla mia testa.
Mi stringo il tovagliolo sui jeans per nascondere l'erezione, sorridendo e annuendo alla zia mentre il sudore freddo mi riga la schiena.
La serata scivola via così, tra chiacchiere, vino e una tensione erotica sotterranea che mi sta distruggendo i nervi. Verso mezzanotte, la zia sbadiglia e annuncia di voler andare a letto. "Non fate troppo rumore se fate il bagno di mezzanotte, ragazzi," ci raccomanda, dando la buonanotte.
Erika scatta in piedi, entusiasta. "Vado su a prendere gli asciugamani puliti e il costume, amore, ti aspetto giù in piscina!" Giulia si alza stiracchiandosi, la maglietta che le si solleva scoprendo l'ombelico. "Io vado a struccarmi, sono distrutta. Buonanotte piccioncini."
In pochi secondi, il patio si svuota. Rimaniamo solo io e Giada. Sta finendo il suo bicchiere di vino, appoggiata allo schienale della sedia. Mi alzo, faccio il giro del tavolo e mi fermo a un passo da lei. La mia mente ha partorito un piano folle, pericolosissimo, ma è l'unico fottuto modo per uscirne. E per farlo, ho bisogno della mia carnefice.
"Devi aiutarmi," le sussurro, la voce bassa e tesa. Giada alza un sopracciglio, roteando il calice. "Io non aiuto nessuno, Franci. Io guardo."
"Assicurati che ci spii," le ordino, quasi pregandola, poggiando le mani sul tavolo per avvicinarmi al suo viso. "Ora porto Erika in piscina. Le faccio togliere il costume. La scopo in acqua. La vostra finestra affaccia esattamente lì sopra, giusto?" Giada annuisce lentamente, un guizzo di puro interesse le si accende nello sguardo. "Bene," deglutisco. "Quando salite, parlaci. Stuzzicala. Fai un commento su di me, su quanto sono 'rumoroso', qualsiasi cosa per farla eccitare e portarla vicino a quella cazzo di finestra. Falle credere di essere furba. Quando ci starà spiando... io incrocerò il suo sguardo. Saprò che è lì. E da quel momento... vedremo che cazzo succede."
Il silenzio cala tra noi, rotto solo dal frinire delle cicale e dal rumore dell'acqua nel filtro della piscina. Giada mi squadra dalla testa ai piedi. Poi, un sorriso lento, predatore e profondamente compiaciuto le increspa le labbra perfette. Posa il calice sul tavolo. Si alza in piedi, accorciando del tutto le distanze. Il suo profumo mi invade i polmoni. Mi passa l'indice sul petto, fino ad arrivare al colletto della camicia.
"Mh. Il cagnolino ha finalmente tirato fuori i denti e ha imparato a mordere," mi sussurra a un millimetro dalle labbra, la voce carica di un'eccitazione che per la prima volta sembra sincera e non solo manipolatoria. "Mi piace. Mi piace da morire."
Mi dà un ultimo sguardo che promette il paradiso o l'inferno assoluto. "Falle un bello spettacolo, Franci. E assicurati di farla bagnare. Io penserò a tenerla incollata al vetro."
Si volta e sparisce dentro casa, lasciandomi solo nel buio del giardino. Il cuore mi batte così forte che mi fa male la cassa toracica. L'adrenalina è a mille. Mi slaccio un paio di bottoni della camicia, preparandomi mentalmente all'azzardo più grande e malato della mia vita.
Pochi istanti dopo, la vetrata si apre di nuovo. Erika esce, stringendo due asciugamani al petto. Ha già addosso il suo bikini rosso, e mi guarda con una fame che, stanotte, userò come esca per la sua stessa sorella.
Erika stringe gli asciugamani al petto e si volta verso la vetrata. "Giada, sicura di non volerti unire a noi per un bagno di mezzanotte? L'acqua è caldissima."
Giada è ferma sulla soglia, un'ombra elegante tagliata dalla luce del salotto. Sorride, scuotendo la testa con finta innocenza. "No, andate voi piccioncini. Io vado di sopra a fare due chiacchiere con Giulia. Divertitevi." Mentre lo dice, i suoi occhi neri si incastrano nei miei. È il segnale. Il palcoscenico è nostro.
Non appena Giada si chiude la vetrata alle spalle, il viso di Erika si illumina di un sollievo totale. Lancia gli asciugamani su una sdraio e si gira verso di me, mordendosi il labbro. "Meno male," sussurra, avvicinandosi per allacciarmi le braccia al collo. "Volevo stare da sola con te. Ho passato tutta la cena a pensare a quello che mi hai fatto oggi pomeriggio."
Scivoliamo nell'acqua azzurra, illuminata dai fari subacquei che creano riflessi ipnotici sulle piastrelle. Il contrasto tra l'aria fresca della notte e l'acqua riscaldata è una scossa per i sensi. Erika mi si avvinghia addosso istantaneamente, le sue gambe lisce che si incrociano dietro la mia schiena. Iniziamo a baciarci, prima dolcemente, poi con una foga crescente. Le mie mani scendono lungo la sua schiena, stringendo i glutei fasciati dal tessuto rosso del bikini.
"Sei bellissima," le mormoro contro la bocca, spostando il laccetto del pezzo di sopra per liberare un seno, stuzzicando il capezzolo turgido con il pollice. "Ma sei troppo vestita per i miei gusti." "Allora spogliami," mi sfida lei, ansimando.
Sorrido nel buio. Scivolo con una mano sotto l'acqua, sfiorando il bordo del suo slip rosso. Non lo tolgo, non ancora. Infilo due dita direttamente sotto il tessuto teso, trovandola già incredibilmente bagnata e pronta. Inizio a muovermi dentro di lei, accarezzando il suo centro nevralgico con movimenti lenti e calcolati, mentre con l'altra mano la tengo stretta a me. "Franci... oddio," geme, buttando la testa all'indietro, i capelli umidi che le sfiorano l'acqua. "Ti piace, troietta mia?" le sussurro all'orecchio, sporcandole la mente mentre aumento il ritmo delle dita. "Dimmelo. Dimmi quanto cazzo ti piace farti toccare da me." "Da impazzire... ti prego, non fermarti..."

Al piano di sopra, la stanza è avvolta nella penombra, illuminata solo dall'abat-jour. Giulia è seduta sul letto a gambe incrociate, struccata, con una canottiera leggera. Giada è seduta di fronte a lei, spalmando pigramente un po' di crema idratante sulle braccia. "Comunque," esordisce Giada, con un tono basso e confidenziale, "hai notato come ti guardava stasera a cena?"
Giulia arrossisce di colpo. "Chi?" "Dai, non fare la finta tonta con me," ridacchia Giada, maliziosa. "Franci. Ti ha fissato il seno per metà del tempo. E non biasimarlo, sei sbocciata, cuginetta." "Ma va, figurati," balbetta Giulia, abbassando lo sguardo, ma il suo respiro si è già fatto più veloce. "È innamoratissimo di Erika." "Certo, innamoratissimo," ironizza Giada, alzandosi per andare verso la grande finestra che dà sul retro. "Ma gli uomini sono bestie, Giuly. Si stancano in fretta. Erika è dolce, ma è così... prevedibile. Scommetto che a letto è un pezzo di legno."
Giada apre appena la tenda. Il suono dei gemiti di Erika e i tonfi dell'acqua salgono nitidi fino alla loro stanza. "Senti come fa la gattina," sussurra Giada, guardando giù, poi si gira verso Giulia con un sorriso diabolico. "Fanno un rumore assurdo quando scopano. E lui è di un'arroganza pazzesca... chissà cosa le sta facendo. Secondo me le sta strappando quel costumino rosso."
Il viso di Giulia è in fiamme. La curiosità e l'eccitazione le stanno scavando dentro, esattamente come Giada aveva calcolato.

In piscina, i costumi sono spariti. Galleggiano da qualche parte nell'acqua mossa dai nostri corpi. Ho schiacciato Erika contro la parete liscia della vasca. L'ho sollevata tenendola per i fianchi e sono entrato in lei con una spinta decisa e brutale. L'acqua calda fa da lubrificante, e il suono dei nostri corpi nudi che sbattono l'uno contro l'altro rimbomba nel silenzio del giardino.
"Scopami... cazzo, scopami forte!" mi supplica Erika, le unghie piantate nelle mie spalle. E io lo faccio. Affondo in lei senza pietà, il respiro pesante, l'adrenalina che mi pompa nel cervello. È un ritmo feroce, governato dall'ansia e dall'eccitazione più oscura che abbia mai provato.
Mentre spingo, alzo lentamente lo sguardo verso il secondo piano. Vedo Giada allontanarsi dalla finestra. "Vado un secondo in bagno a sciacquarmi il viso," sento la sua voce ovattata provenire dall'alto. La trappola è scattata.
Passano dieci secondi di agonia assoluta. Poi, un'ombra sottile e minuta si avvicina al vetro. Giulia è lì. Nascosta dietro la tenda, mezza nell'ombra, ma la vedo. Vedo la sua sagoma immobile, pietrificata dall'oscenità dello spettacolo a cui sta assistendo.
L'impatto di quella visione sul mio corpo è devastante. Un'ondata di eccitazione violenta, proibita e malata mi travolge come un tir. Il mio cazzo si indurisce in modo quasi doloroso dentro Erika. Non mi basta più l'acqua. L'attrito è troppo poco, i movimenti sono frenati. Voglio che Giulia veda tutto. Voglio distruggerle la mente.
Con uno strattone improvviso, faccio girare Erika. "Aggrappati al bordo," le ordino con voce ruvida. Lei obbedisce, appoggiando i gomiti sulle piastrelle umide, la schiena inarcata e il culo perfetto offerto alla mia visuale. Le afferro i fianchi e ricomincio a martellarla da dietro, sculacciandola con schiocchi sonori che rimbombano nel buio. Erika geme disperata, la voce rotta dal piacere, ma non riesco ad affondare come vorrei.
"Fuori dall'acqua," ringhio. La sollevo di peso. La faccio salire sul cordolo di pietra ruvida del bordo piscina. Erika si mette a quattro zampe, a pecora, tremante, il corpo bagnato che brilla sotto la luce dei fari. Esco dall'acqua dietro di lei, torreggiando sulla sua figura sottomessa.
Le stringo una mano tra i capelli bagnati, tirandole indietro la testa, mentre con l'altra le allargo i fianchi. Affondo di nuovo in lei, questa volta senza il filtro dell'acqua, con una violenza e un'intensità assolute. In quel preciso istante, sollevo il viso. E incrocio lo sguardo di Giulia dietro la vetrata.
I nostri occhi si agganciano nel buio. Lei ha una mano premuta sulla bocca per non farsi sentire, il petto che le si alza e si abbassa freneticamente. Sa che l'ho vista. Sa che so che ci sta guardando. E io, mentre distruggo di piacere sua sorella maggiore a bordo piscina, le rivolgo un sorriso lento, oscuro, fottutamente crudele.
Giulia non si sposta di un millimetro. È ipnotizzata dalla mia virilità, dalla mia forza, dominata a distanza da quello sguardo.
Sotto di me, Erika perde del tutto il controllo. "Oddio Franci... vengo... sto venendo, cazzo!" urla nel palmo della sua mano, le ginocchia che scivolano sulla pietra bagnata. Il suo corpo viene scosso da spasmi violentissimi, e sento le sue pareti contrarsi, stringendosi attorno a me in una morsa di fuoco che cerca di mungermi fino all'ultima goccia.
Arriva al culmine con un gemito altissimo, svuotandosi di ogni energia. "Amore... aspetta..." piagnucola, cercando di sfuggire alla mia presa, i muscoli tremanti. "È troppo sensibile ora... fermati un attimo."
Ma non posso fermarmi. Sono troppo carico, il cervello completamente annebbiato dallo sguardo di Giulia e dall'idea che Giada stia sicuramente godendo di questo abominio. La tengo ferma per i fianchi, ancorandola alla pietra. "Non si scappa, troietta," le sussurro, e continuo a spingere dentro la sua intimità pulsante, incurante delle sue deboli proteste.
All'inizio Erika cerca di ribellarsi, un mugugno di fastidio, ma l'intensità è troppa. Il suo corpo la tradisce. Quella sensibilità estrema si trasforma in una nuova ondata di piacere doloroso, costringendola a cedere, ad inarcare di nuovo la schiena e a lasciarsi prendere completamente, mentre la mia mente sprofonda senza più ritorno nell'abisso che Giada ha scavato per me.

La tensione è insostenibile. Con lo sguardo di Giulia incollato addosso, ogni mia spinta diventa più brutale, più spietata. La mente è completamente avvelenata.
"Franci... è troppo!" piagnucola Erika, ma non c'è rifiuto nel suo corpo, solo l'incapacità di gestire un'ondata di piacere così devastante. Il suo respiro è un fischio rotto. Aumento il ritmo, martellandola contro il bordo di pietra con un'intensità che non avevo mai raggiunto prima, nemmeno il giorno del suo compleanno. È pura bestialità, alimentata dal voyeurismo di sua sorella.
Erika cede di schianto. Il suo secondo orgasmo la travolge con una violenza che le fa inarcare la schiena come un arco teso. Si morde forte il palmo della mano per soffocare un urlo acuto, disperato, mentre il suo corpo trema in modo incontrollabile contro di me, le sue pareti interne che si contraggono freneticamente.
Quando finalmente smette di tremare, si lascia cadere in ginocchio, appoggiando la fronte sulla pietra bagnata, ansimando come se avesse appena corso una maratona. Ma non ha finito. Si gira verso di me, i capelli bagnati appiccicati al viso, gli occhi lucidi e scuri di pura lussuria. Si accorge che io, invece, sono ancora fottutamente duro e sull'orlo del baratro.
Senza dire una parola, mi spinge all'indietro. Cado seduto sulla pietra umida. Erika si avventa su di me con una fame quasi ferina. La sua bocca è bollente, frenetica. Usa la lingua e le labbra con una foga che mi fa letteralmente impazzire, decisa a prosciugarmi fino all'ultima goccia. "Cazzo, Eri..." gemo, affondando le mani nei suoi capelli. "Sì... così." La sua dedizione è totale. Sento il limite spezzarsi, la pressione accumulata per tutto il giorno, dalla doccia con Giada fino a questo momento, che esplode. Il mio rilascio è violento, incontrollabile. La mia passione le inonda la pelle, scivolando sul suo petto ansimante e sui suoi seni bagnati.
Erika si stacca lentamente, il respiro corto. Si lecca le labbra, guardandomi con una devozione che mi spezza a metà, e si accascia contro il mio petto sudato, intrecciando le gambe alle mie. "Dio... quanto cazzo ti amo," sussurra, la voce un graffio roco. Mi bacia il collo, stringendomi forte. "Mi hai uccisa, Franci. Distrutta. Sei stato... un animale. È stato il sesso più incredibile della mia vita." "Anche per me, piccola," le mormoro, accarezzandole la schiena umida e baciandole i capelli. "Sei perfetta. La mia troietta bagnata perfetta."
Restiamo lì per qualche minuto, accoccolati sulla pietra calda, i nostri respiri che si sincronizzano nel buio. Io la stringo, ma il mio sguardo, per un'ultima frazione di secondo, guizza verso l'alto. La finestra è vuota. Giulia è sparita.

Al piano di sopra, il rumore dell'acqua dello sciacquone rompe il silenzio. Giulia fa un balzo all'indietro, allontanandosi dalla finestra come se avesse preso la scossa. Il cuore le rimbomba nelle orecchie a un ritmo folle, il respiro è cortissimo e i suoi slip sono completamente fradici. Si butta a capofitto sul letto, afferrando il telefono e fingendo di scorrere lo schermo proprio nel momento in cui la porta del bagno si apre.
Giada esce, asciugandosi le mani con un piccolo asciugamano. Ha un leggero sorriso stampato sulle labbra. Ha calcolato i tempi alla perfezione. Sa benissimo cosa stava facendo sua cugina, ma la sua recita è da Oscar. "Tutto bene, Giuly?" le chiede, con voce candida e squillante, avvicinandosi allo specchio per sistemarsi i capelli. "Mamma mia, fa un caldo qui dentro... sei tutta rossa in viso."
"S-sì, tutto bene!" balbetta Giulia, cercando di mantenere la voce ferma, ma evitando accuratamente di guardare verso la vetrata. "Stavo... stavo guardando un video su TikTok che faceva un sacco ridere." "Ah, capisco," mormora Giada, voltandosi appena per lanciarle un'occhiata di sottecchi, gli occhi carichi di malizia che Giulia non può decifrare. "Beh, quei due giù in piscina sembrano essersi dati da fare. Speriamo non abbiano svegliato mia madre."

Giù in giardino, il brivido dell'aria notturna ci fa finalmente alzare. Raccogliamo i costumi bagnati e ci avvolgiamo negli asciugamani, rientrando in casa in silenzio, come due ladri sazi.
Saliamo in camera nostra. L'adrenalina sta scendendo, lasciando il posto a una stanchezza piacevole e pesante. "Facciamo una doccia veloce insieme, amore," mi sussurra Erika, tirandomi per mano verso il bagno. "Voglio farmi perdonare per averti sporcato tutto."
Sotto il getto d'acqua calda, la passione lascia il posto a una sensualità più dolce ma altrettanto intensa. Erika versa del bagnoschiuma sulle mani e inizia a insaponarmi il petto e le spalle. I suoi movimenti sono lenti, quasi ipnotici. Poi si insapona a sua volta, e si stringe contro di me. Il contatto della sua pelle scivolosa sulla mia, i suoi seni morbidi e insaponati che si sfregano contro il mio torace a ogni suo movimento, mi fa chiudere gli occhi. Mi bacia con dolcezza, assaporando il vapore e la nostra intimità. Le accarezzo i fianchi, lavando via i segni della nostra foga, cullandola sotto l'acqua.
Quando usciamo, siamo puliti, esausti e svuotati. Ci infiliamo sotto le lenzuola fresche del letto matrimoniale. Erika si rannicchia subito contro il mio fianco, appoggiando la testa sul mio petto e intrecciando le sue dita con le mie. Si addormenta in pochi minuti, il respiro calmo e regolare.
Poco dopo.
Erika respira profondamente, persa nel sonno pesante che segue sempre i nostri amplessi più violenti. La guardo per un attimo, il petto che si alza e si abbassa regolarmente nel buio della nostra stanza. Poi, un fruscio impercettibile mi fa voltare. La porta è socchiusa. Giada è lì, una sagoma perfetta nella penombra del corridoio. Mi alzo dal letto in assoluto silenzio, indossando solo i boxer, e la raggiungo.
Ha un sorriso che è la definizione stessa del peccato. Mi sfiora il petto nudo con un dito, gli occhi che brillano di una malizia oscura. "Esco un po' dalla stanza," mi sussurra all'orecchio, la voce che è seta e rasoio. "Vado a bermi un bicchiere d'acqua giù. Hai campo libero. Mi raccomando... domina la mia cuginetta. Vacci pesante. Falle sputare la verità."
Si allontana lungo il corridoio, lasciandomi solo con il mio abisso. Il cuore mi martella contro le costole a una velocità spaventosa. Cazzo, ma cosa sto facendo? È Giulia. La sorellina della mia ragazza. È la linea rossa definitiva, il punto di non ritorno assoluto. Ma l'eccitazione che mi pulsa nelle vene, drogata dalla manipolazione di Giada e dalla visione di Giulia che ci spiava, è troppo forte. Non riesco a fermarmi. Non voglio fermarmi.
Faccio pochi passi e mi ritrovo davanti alla porta della loro camera. È aperta a metà. Faccio toc toc con le nocche sullo stipite, spingendo lentamente il battente.
Giulia è a letto, mezza sdraiata contro i cuscini. Indossa solo una canottiera bianca e un paio di culotte corte. Sta scorrendo il telefono, ma quando alza lo sguardo e mi vede entrare, illuminato solo dalla luce fioca della sua abat-jour, sbianca di colpo. Il telefono le scivola quasi dalle mani.
"Franci..." balbetta, la voce incrinata. Si tira istintivamente le coperte sulle ginocchia. "Che... che ci fai qui? Dov'è Giada?" "È andata di sotto," rispondo con calma gelida, chiudendo la porta dietro di me. L'aria nella stanza diventa improvvisamente densa, asfissiante.
Mi avvicino e mi siedo esattamente sul bordo del suo materasso, accorciando le distanze. Sento il calore del suo corpo attraverso le coperte. Lei trattiene il fiato, gli occhi sgranati, terrorizzata e fottutamente curiosa allo stesso tempo. "Volevo farti una domanda, Giuly," le dico, abbassando la voce, mantenendo un contatto visivo che la inchioda al cuscino. "Perché ci guardavi scopare prima?"
La sua reazione è immediata. Da pallida diventa paonazza in un millesimo di secondo. "Cosa?! Io... no, ma sei impazzito? Non vi stavo guardando!" sbotta, la voce che trema per il panico e per la pessima recitazione. "Mi sono... mi sono affacciata un secondo alla finestra per vedere se c'era vento, è stato un caso!"
"Un caso," ripeto, scuotendo lentamente la testa, un sorriso amaro e predatorio sulle labbra. "Certo. Solo che sei rimasta lì ferma per un bel po'. Hai guardato ogni singola spinta, Giulia."
Allungo una mano. Lentamente. Senza chiedere permesso. Poggio il palmo aperto direttamente sulla sua coscia nuda, appena sotto l'orlo delle culotte. Al contatto con la mia mano calda, Giulia sussulta, un brivido violentissimo le attraversa la schiena, ma non si sposta di un millimetro. La pelle è morbida, ma i muscoli sotto sono tesi come corde di violino.
"F-Franci, ti prego... togli la mano..." balbetta, ma il suo tono è una supplica debole, priva di vera convinzione. "Cosa stai facendo? Non è come credi, te lo giuro... non volevo..." "Continui a mentire," le sussurro, facendo scivolare le dita di qualche centimetro più su, accarezzandole l'interno coscia con una lentezza estenuante, godendomi il modo in cui il suo respiro si spezza. Sento il calore che emana dal suo bacino. È in trappola, divisa tra il senso di colpa e una lussuria che la sta divorando.
Sposto la mano dalla coscia, afferrandola delicatamente ma con fermezza per il fianco, stringendo la carne morbida sopra l'elastico dell'intimo. La costringo a guardarmi, il mio viso a pochi centimetri dal suo.
"Perché mi menti?" le chiedo, il tono ruvido, spogliato da ogni ruolo di finto fratello maggiore. "La verità è molto più semplice, piccola. Vediamo se indovino." Le sfioro la pelle nuda del fianco col pollice. "Sei fottutamente eccitata ultimamente. Sei invidiosa, sei curiosa, e ti piace da impazzire spiare tua sorella e il suo fidanzato mentre scopano come animali. Dico bene o vuoi correggermi?"
Gli occhi di Giulia si riempiono di lacrime a metà tra il panico e una vergogna che la sta divorando viva. Smette di cercare di scappare, ma il suo respiro si fa ancora più corto.
"Non è... non è come la fai sembrare tu," balbetta, la voce che è poco più di un sussurro tremante nel buio. "Io non l'ho mai fatto, Franci... non ho mai provato niente del genere. Ero solo... curiosa. Volevo solo capire cosa si provasse, vedere come funzionava. Ti prego," mi supplica, la voce che si incrina, "ti prego, non dirlo a Erika. Ti scongiuro. Sarebbe troppo strano, distruggerebbe tutto. Non mi guarderebbe mai più in faccia."
Assorbo le sue parole, ma la mia mente, ormai plagiata dalle tattiche di Giada, non prova pietà. Prova solo un'immensa, oscura sete di potere. Ora capisco cosa prova Giada quando mi guarda dimenarmi. È una droga.
Alzo la mano dal suo fianco e gliela appoggio dolcemente sulla guancia. La sua pelle è bollente. Appena la sfioro, Giulia scatta. Afferra il mio polso con la sua mano piccola. "Che cazzo fai..." sibila, cercando di fare la dura. Ma è una farsa. Le sue dita stringono il mio polso, ma non c'è nessuna spinta. Non sposta la mia mano di un millimetro. La tiene lì, intrappolata contro il suo stesso viso, mentre i nostri sguardi si incatenano.
"Tranquilla," sussurro, la voce bassa, calma, spaventosamente sicura. Sto usando lo stesso identico tono che Giada usa con me. "Non dirò una parola a Erika. Sarà il nostro piccolo segreto."
Il pollice della mano che lei tiene ferma si muove, accarezzandole lentamente lo zigomo. Giulia chiude gli occhi per una frazione di secondo, tradita dal suo stesso corpo. "E allora perché mi stai toccando?" mormora, riaprendo gli occhi, cercando di caricare la voce di disgusto. "Sei il fidanzato di mia sorella. Cazzo, Franci, ti rendi conto? Fai schifo. Sei un pervertito squallido."
Le sue parole dovrebbero ferirmi, ma mi eccitano a un livello viscerale. Faccio scivolare l'altra mano, quella libera, giù verso il suo ventre. Mi infilo sotto l'orlo della sua canottiera bianca, sfiorando la pelle nuda e morbidissima della pancia. Sussulta violentemente, ma, ancora una volta, non si scosta. Contemporaneamente, libero il polso dalla sua presa debole e sposto quella mano sul suo collo. Non la stringo, ma la avvolgo con una fermezza possessiva, il pollice che le accarezza la base della gola, dove sento il suo battito cardiaco accelerato impazzire sotto i miei polpastrelli.
Mi chino in avanti, annullando quasi del tutto la distanza tra i nostri visi. Il suo profumo di bagnoschiuma alle mandorle mi riempie i polmoni.
"Faccio schifo?" le sussurro a un millimetro dalle labbra. "Sono un pervertito? Eppure sei bollente, Giulia. Tremi sotto le mie mani." "Ti conosco da anni..." ansima lei, cercando di girare il viso, ma la mia mano sul collo glielo impedisce dolcemente. La ribellione è tutta nelle sue parole, ma il suo corpo è in fiamme. "Mi davi le fottute ripetizioni di matematica in salotto... e ora entri in camera mia mentre Erika dorme di là. Sei uno sporco traditore."
"Sì, lo sono," ammetto, senza abbassare lo sguardo, sfoderando un sorriso freddo, implacabile. La mano sotto la canottiera inizia a tracciare piccoli cerchi lenti sul suo stomaco, salendo di un millimetro a ogni giro, avvicinandosi pericolosamente al limite del suo reggiseno. "Sono un fottuto traditore. Ma tu sei esattamente come me, piccola. Fai la ragazzina indignata, fai finta che la mia presenza qui ti faccia ribrezzo, perché sei terrorizzata dall'idea di ammettere quanto ti eccita l'idea di farti toccare da me."
"Non è vero..." piagnucola, ma incrocia le gambe sotto le coperte in un movimento inequivocabile, un disperato tentativo di alleviare il calore che le sta esplodendo tra le cosce.
"Vuoi che tolga le mani?" la sfido, avvicinando il viso al suo orecchio, la voce ridotta a un graffio oscuro e sensuale. "Dimmelo, Giulia. Dimmi 'Franci, toglimi le mani di dosso e vattene', e io mi alzo, esco da questa stanza e non ne parliamo mai più. Dimmelo guardandomi negli occhi."
Il silenzio cade pesante nella stanza. Sento il suo petto alzarsi e abbassarsi freneticamente sotto la mia mano. Le sue labbra si dischiudono, gli occhi lucidi cercano i miei. Cerca la forza per cacciarmi, cerca la sua coscienza, ma trova solo la stessa lussuria perversa che sta divorando me.
Passano cinque secondi interminabili. E Giulia non dice nulla. Deglutisce a fatica, un piccolo gemito strozzato le muore in gola, e i suoi occhi neri, così fottutamente simili a quelli di Giada, si arrendono alla mia dominazione.
Il silenzio è una condanna e un invito allo stesso tempo. I suoi occhi mi implorano di fermarmi, ma il suo corpo brucia di un desiderio che non ha la minima idea di come gestire. E io non le do il tempo di pensare.
Con un movimento brusco, afferro l'orlo inferiore della sua canottiera bianca con entrambe le mani. La guardo un'ultima volta negli occhi, sfidandola, e poi tiro verso l'alto con una forza teatrale, quasi spietata. Il tessuto sottile cede con uno strappo sordo, lacerandosi. Gliela strappo di dosso letteralmente, spogliandola con una brutalità calcolata, per poi gettare i lembi di stoffa strappati sul pavimento.
Giulia sussulta, un gemito strozzato di pura sorpresa le sfugge dalle labbra dischiuse. Il suo petto si alza e si abbassa freneticamente. Sotto la stoffa ormai distrutta, indossa un reggiseno comodo, di cotone semplice, fottutamente simile a quelli che usa spesso sua sorella Erika per stare in casa. Ma le sue forme sono diverse. Il suo seno è più piccolo, ma incredibilmente sodo, turgido, e la carne morbida si gonfia e preme contro il tessuto a ogni suo respiro affannato.
Rimane paralizzata. Non urla, non mi tira uno schiaffo. La violenza di quel gesto, l'irruenza di sentirsi dominata a forza, sembra aver mandato in corto circuito la sua recita. Glielo leggo negli occhi: le piace. Le piace da morire questa brutalità improvvisa, l'adrenalina del proibito e del pericolo che le sta esplodendo nelle vene.
Ma la sua bocca non si arrende ancora del tutto. L'istinto di conservazione prova a fare un ultimo, disperato tentativo. "Cazzo fai, Franci... sei un animale..." balbetta, la voce tremante, cercando istintivamente di incrociare le braccia sul petto per coprirsi. "Smettila, sei impazzito... se ci sente zia... se si sveglia Erika..."
La ignoro completamente. Non le lascio nemmeno lo spazio per difendersi. Con uno scatto felino, salgo sul materasso e mi metto a cavalcioni su di lei. Blocco i suoi fianchi stringendoli tra le mie ginocchia, facendole sentire tutto il peso e la durezza della mia eccitazione contro il suo bacino. La schiaccio contro i cuscini, dominandola fisicamente in modo assoluto. Calo su di lei, afferrandole i polsi prima che possa coprirsi e schiacciandoli ai lati della sua testa, affondandoli nel materasso.
"Sei bellissima quando fai finta di non volerlo," le sussurro, la voce carica di una lussuria oscura e inarrestabile, fissando il suo seno sollevato. "Guardati... ti ho appena strappato i vestiti di dosso a due metri da dove dorme la tua adorata sorella, e tu sei così eccitata che tremi. Sei una piccola troietta curiosa, vero Giulia? Volevi sapere cosa le faccio per farla urlare così tanto?"
Mi abbasso sul suo collo. Le mie labbra si avventano sulla sua pelle morbida e calda, baciandola, succhiandola e mordicchiandola con un'intensità famelica.
"No... Franci, ti prego no..." cerca di protestare ancora, dimenandosi debolmente sotto di me, i fianchi che scivolano contro i miei in un attrito che mi manda il cervello in fiamme. "Lasciami... ahhh..."
La sua finta ribellione si spezza a metà della frase, trasformandosi in un gemito acuto, un suono dolcissimo, arreso e fottutamente colpevole.
"Zitta," ringhio dolcemente contro la sua clavicola, passando la lingua sulla pelle che ho appena morso. "Zitta e goditi quello che volevi elemosinare dal buio. Ti farò impazzire, mocciosa. Ti scoperò la mente così forte che domani non riuscirai nemmeno a guardare in faccia Erika senza pensare alla mia bocca su di te."
Le parole, cariche di quell'arroganza perversa che ho imparato da Giada, la distruggono. Giulia smette di lottare. Si inarca debolmente contro il mio bacino, il respiro ormai un rantolo disordinato, gli occhi chiusi e la testa gettata all'indietro. È mia. Completamente. E Giada, da qualche parte in questa casa maledetta, sta per avere il suo fottuto spettacolo.
Il mio bacio sul collo, affamato e possessivo, innesca una reazione imprevista. La sua finta resa si spezza, sostituita da una scarica di adrenalina pura e disperata. Giulia inizia a lottare sul serio. Non è più un gioco di sguardi e sussurri; è una lotta corpo a corpo nel buio della stanza.
Mi colpisce sul petto con i pugni chiusi, colpi rapidi e pungenti che mi mozzano il respiro. Cerca di spingermi via con tutta la forza delle sue braccia minute, dimenandosi sotto di me con una violenza che mi sorprende. I suoi fianchi scivolano freneticamente contro i miei, un attrito che, invece di calmarmi, incendia la mia lussuria fino a farmi male.
"Lasciami... cazzo, Franci, ti ho detto di lasciarmi!" sibila a denti stretti, la voce strozzata dalla rabbia e da un’eccitazione che non riesce più a contenere. "Basta... ahh... non toccarmi più!"
Continuo a ignorare le sue parole. Mi avvento di nuovo sul suo collo, mordendole la pelle morbida proprio sotto l'orecchio, marchiandola brutalmente mentre i suoi colpi continuano a piovermi sulla schiena e sulle spalle. Il dolore delle sue unghie che mi graffiano la pelle si mescola al piacere cieco di sentirla lottare sotto di me. È una danza macabra e fottutamente eccitante.
Ma la mia pazienza, già logorata dalle provocazioni di Giada, si spezza. Smetto di subire i suoi colpi. Con un movimento secco e brutale, le afferro entrambi i polsi e glieli schiaccio di nuovo ai lati della testa, affondandoli nel cuscino, immobilizzandola completamente. Il suo petto nudo, coperto solo dal reggiseno di cotone bagnato di sudore, si alza e si abbassa a un ritmo forsennato sotto i miei occhi.
"Adesso basta," ringhio, la voce ridotta a un sussurro oscuro e minaccioso, fissandola dritto negli occhi sgranati dal panico. "Hai voluto giocare a fare la dura, mocciosa? Ora impari a obbedire."
Le lascio un polso, solo per un istante. Le afferro una ciocca dei suoi capelli scuri e umidi vicino alla tempia, tirandole indietro la testa con forza, costringendola a esporre del tutto la gola e a guardarmi. Lei geme, un suono di dolore e sottomissione involontaria.
E poi, senza pensare, mosso da un istinto puramente animalesco e degradante che ho imparato da Giada, le tiro uno schiaffo secco sulla guancia. Il suono dello schiaffo rimbomba nella stanza come una fucilata nel silenzio. La sua testa scatta di lato.
Per un secondo infinito, il tempo si ferma. Giulia rimane immobile, pietrificata. Sento il suo battito cardiaco accelerato impazzire sotto la mia mano che le stringe il collo. I suoi occhi si riempiono di lacrime di rabbia e umiliazione. Si volta lentamente verso di me, il viso infiammato dove l'ho colpita, e mi guarda con un odio puro, bruciante.
"Ti odio..." sussurra, la voce che trema, le labbra che vibrano per lo sforzo di non urlare e svegliare tutta la casa. "Sei un mostro... un fottuto mostro squallido. Erika ti ammazzerebbe se sapesse..."
Non le lascio finire la frase. Avvicino il mio viso al suo, fino a far sfiorare i nostri nasi. Il mio respiro caldo e pesante le colpisce le labbra. "Dillo ancora," la sfido, la mia voce un sussurro diabolico a un millimetro dalla sua bocca. "Dì che mi odi, Giulia. Dì che non vuoi che ti scopi la mente finché non dimentichi il tuo stesso nome. Dillo."
La guardo negli occhi, cercando la sua sfida, la sua rabbia. Ma vedo qualcosa cambiare. L'odio nei suoi occhi neri si incrina, sciolto da un'ondata di lussuria ancora più potente dell'umiliazione. Le sue labbra si dischiudono, ansimando. Fissa la mia bocca con una fame disperata, una curiosità malata che ha finalmente sconfitto la sua morale.
Prima che io possa dire un'altra parola, Giulia annulla quell'ultimo millimetro di distanza. Si avventa sulle mie labbra con una foga sconsiderata, disperata.
È il suo primo bacio. E si sente. È un disastro meraviglioso e osceno. Non sa cosa fare, non ha tecnica, le sue labbra colpiscono le mie con troppa forza, i suoi denti si scontrano con i miei in un urto doloroso. Ma non mi importa. È presa dal momento, travolta dall'adrenalina dello schiaffo e dalla proibizione assoluta di quello che stiamo facendo. Mi bacia con una fame ferina, succhiandomi il labbro inferiore, infilandomi la lingua in bocca in modo disordinato, cercando di assaporare tutta la corruzione che le sto offrendo.
Le lascio i capelli e le afferro il viso con entrambe le mani, guidando quel bacio caotico, approfondendolo, trasformandolo in un atto di possesso brutale. Le nostre lingue si scontrano, si intrecciano, si scambiano i sapori del peccato e del tradimento. Giulia geme contro la mia bocca, un suono di pura estasi e terrore, avvinghiandosi a me con una disperazione che mi fa capire che, da questo momento in poi, non ci sarà più nessuna via di ritorno per nessuno di noi.
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2026-03-01
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