Metamorphosis

Scritto da , il 2021-06-08, genere saffico

Racconto ispirato alla serie di hermann morr: primo contatto.
Si consiglia la lettura dei precedenti racconti per comprendere questo mio manoscritto. Eventualmente potrebbe essere utile leggere i racconti intitolati a Proxima B.

“Non può essere, non può finire così!”
Mi ribello con tutto il mio essere a quella che sembra l'evidenza dei fatti.
L'emotività, la passione lotta con la razionalità.
Anni di studi di esobiologia, esperimenti di xenobiologia, osservazioni e pubblicazioni non bastano.
Il pensiero laterale.
Quello è stato il corso più significativo, uno degli argomenti che più mi ha preso e motivato.
Abbandonare il pensiero diretto, la logica conseguenza dei fatti, la razionalità come è stata concepita e sviluppata in secoli di pensiero e filosofia terrestre.
I limiti del pensiero euclideo in confronto alla potenza esplosiva ed incontenibile dell'immaginazione.
Penetrare le meravigliose potenzialità del pensiero laterale, per concepire ciò che alla mente razionale è precluso, ma che nella realtà dei fatti, fuori dal sistema solare, è concreto e sperimentabile.

Un popolo così evoluto, in possesso di tecnologie a noi ancora oscure, invischiato in irragionevoli leggi biologiche e riproduttive. Qualcosa non quadra.
Tutto ciò deve avere un senso e tutto questo non è alla portata del ristretto pensiero razionale.
Quando la passione, la sensazione sorretta dall'emotività, imbrigliano la ragione e la domano, la conducono mansueta verso sentieri fuori dall'ordinario...
Universi paralleli, viaggi nello spazio-tempo, realtà separate.
Ci deve essere una spiegazione, una soluzione diversa da quella suggerita dagli stupidi cinque sensi che limitano le capacità e invischiano le potenzialità!
Mi fermo a contemplare la statuetta fatta da La nei brevi periodi che hanno preceduto la sua metamorfosi.
Me ne sono impossessata uscendo dalla sua abitazione.
Quella scultura è sicuramente stata fatta per me, non esiste un'altra motivazione, non può esserci un altro significato.
È un messaggio, un chiaro segnale.
Qualcosa che non poteva essere trasmesso verbalmente, né da alcun formato di testo, ma che doveva necessariamente muoversi nella lateralità del pensiero.
Un segnale, come un faro nella nebbia, una luce nella tempesta di un mare imbizzarrito.
La statuetta.
La lotta con il farfallone impazzito.
Le appendici di La che si fanno strada nella mia intimità; che esplorano e indagano la mia femminilità, il mio piacere, il mio orgasmo.
La mia capacità riproduttiva e la trasformazione di La in una farfalla femmina.
Chissà se l'organismo allo stadio larvale può, in questi esseri, determinare il sesso dell'animale adulto?
Così poco ho capito e penetrato della biologia perseide, eppure sono rimasta qui così tanto tempo.
E forse proprio in questi stessi minuti ho la possibilità di progredire in modo sorprendente nella mia conoscenza della loro esistenza.
Forse è stata la strada giusta quella di abbandonare le velleità di laboratorio, lo studio al microscopio dei tessuti, le analisi chimiche, per lasciarmi sedurre dalle sensazioni, dalle situazioni, dalle intuizioni emotive.
Stati d'animo di benessere.
Una sensazione di completezza in cui ho vissuto senza annoiarmi, a fianco di La, che mi ha trasmesso pienezza, che mi ha fatto penetrare nell'intima natura di questi esseri, pur viaggiando anni luce lontana dalla comprensione scientifica della loro natura fisica e biologica.
Senza avvedermene ero sulla strada giusta, abbandonandomi solo all'intuizione, spogliandomi della scienziata per lasciare il posto alla donna.
Proprio come mi sono spogliata dei vestiti per presentarmi ai perseidi per la sola cosa, veramente reale ed intima, che ero e che mi rappresenta.
Una donna.
Nuda, senza tute spaziali, senza sapere, senza scienza, senza armi e senza pretese.
Le mie forme, le mie caratteristiche sessuali.
Specie umana, sesso femmina.
Yuko.
E tanto ero, nessun altro orpello, nessuna contraffazione.
La mia coscienza, la mia emotività ed il mio corpo senza veli.
La sensazione di lasciarsi cadere in questo pianeta a gravità ridotta, l'aria sottile intorno al collo, sotto le ascelle e tra le cosce.
I perseidi si nutrono delle uova di loro stessi per contenere l'espansione della propria specie.
Un'intera esistenza per un epilogo di soli quattro giorni, a produrre uova che saranno consumate, decimate dai loro stessi organismi allo stadio larvale.
Esseri volanti senza possibilità di comunicazione, senza neanche le strutture anatomiche per emettere suoni e quindi, c'è da presumere, senza neanche apparati sensoriali per percepirli.
Eppure una forma di comunicazione ci deve essere per forza.
Ferormoni... forse essenze volatili. Recettori cutanei.
Ma no! Che stupida!
Con tutte le capacità di comunicare che hanno i perseidi quando sono in stadio germinativo, l'assenza di terminazioni atte a produrre suoni è un ovvio segnale che la comunicazione viaggia attraverso altri sistemi!
Percorsi lontani dalla mente razionale, dai liquidi assonali e dalle terminazioni nervose.
Nessuna sinapsi.
Pensiero laterale...
Gli esperimenti di trasposizione spazio temporale, le capacità occulte degli alieni di Proxyma B.
Il viaggio mai del tutto compreso e spiegato della Phenyx.
Rinascere in forme di vita nuove, su altri pianeti, su altre galassie.
Comunicazioni attraverso canali inconsueti.
Inconsueti solo per chi non ha mai avuto l'occasione; inaccessibili solo per specie che si sono evolute interagendo con l'ambiente solo attraverso immagini luminose e suoni.
Come le specie terrestri. Almeno per quel poco che ne sappiamo.
Forse, in fondo, solo poche conoscenze dell'essere umano e quasi nulla delle altre specie animali.
Eppure gli uccelli si muovono percependo i campi magnetici e i pipistrelli volano al buio attraverso emissioni ed eco di ultrasuoni.
I cani usano l'olfatto più della vista.
Accarezzo la statuetta di La.
Un segnale per me, estremamente concreto ed evocativo.
Un'ulteriore metamorfosi, l'unione nella materia tra due specie evolute provenienti da pianeti diversi sembra ammiccarmi attraverso le forme della statuetta. Una specie di chimera, forse.
Un segnale modellato nella materia, per modellare la mia mente, che parte dalla materia.
Verso un orizzonte indefinito, ma che a me deve poter essere accessibile.
Anche solo per intercessione di un perseide.
Un alieno che mi sta indicando una strada, in un altro pianeta, forse. In un'altra dimensione, in un altro tempo.
Questa statuetta è la chiave per aprire un forziere.
La cassaforte di una mente umana, una serratura per un passo in direzioni per noi impensabili.
Eppure ora accessibile per l'intermediazione di una specie evoluta.
Quattro giorni per riprodursi, per lasciare un patrimonio di uova che serviranno soprattutto da sostanza nutriente.
Quattro giorni per compiere secondarie funzioni biologiche riproduttive, per perpetuare una specie.
E dopo quei quattro giorni evolversi in una nuova forma di vita, con capacità di comunicazione trasversali accessibili solo a chi riesce a superarsi, a viaggiare oltre i propri limiti.
La strada di tutti i perseidi, verosimilmente. Ma forse questa volta anche un essere umano.

Non so quanto ancora durerà la mia permanenza qui. Ho avuto un solo contatto con la mia specie, e non saprei neanche quanto tempo fa, visto che qui la misurazione del tempo non ha gli stessi nostri parametri. Giusto per dire che ero ancora viva e di non intraprendere operazioni militari, né di interrompere le relazioni diplomatiche. Avrei fatto sapere io. Ma in realtà non ne ho gli strumenti e non ho neanche una minima idea dei programmi dei perseidi che mi riguardano.
Non so neanche se mi uccideranno al termine di un dato periodo, per studiarmi, oppure se mi lasceranno tornare tra i miei.
Non ho strumenti per misurare il tempo e l'alternarsi di giorno e notte, più che altro luce e penombra, non è sufficiente per darmi un'idea della reale durata dei giorni.
Anche la cognizione delle ore si è sicuramente modificata nel mio organismo.
So già che l'essere umano, privato dei parametri fisici dettati dalla rotazione terrestre che determinano il succedersi di luce e tenebre, si regola autonomamente e gradualmente su un ritmo di 48 ore. Ma qui tra chiari e scuri non posso prevedere come abbia risposto il mio organismo.
Posso contare i secondi, ma a poco vale. Non so neanche, quando mi addormento, quanto tempo dura il mio sonno.
Potevo basarmi sui miei cicli mestruali, ma so bene che anche quelli si modificano come durata. Non ho una luna che mi scandisce il passare dei mesi.
La sensazione è che con la metamorfosi finale di La, la mia permanenza stia per finire, come se in qualche modo mi sentissi legata a questo perseide, nel mio soggiorno su questo pianeta e forse anche nel mio destino.
Ho bisogno di sapere.
Se veramente c'è un messaggio che La ha cercato di trasmettermi, se veramente posso inoltrarmi in un destino diverso e imprevedibile, questa possibilità me la devo giocare nel breve lasso di tempo di una vita di una di queste farfalle giganti.
Comunicare.
O bisogno di comunicare con La, di ritrovarlo, riconoscerlo, sperando che una qualche memoria gli sia rimasta e che il suo apparato visivo ricostruisca di me un'immagine a lui famigliare.
La relazione con Fa è sterile e deprimente.
La, Fa... chissà se mettendo in ordine i nomi di questi alieni mi troverei di fronte allo spartito di una toccata e fuga di Bach. D'accordo viaggiare con la fantasia, ma questa mi sembrerebbe troppo tirata.
Anche se l'esperimento con Vivaldi ha dato risultati impensabili.
Eppure anche allora mi ha guidato un'intuizione di questi esseri pensanti che si è rivelata esatta.
Comunicare.
Musica, note in sequenze universalmente comprensibili. Messaggi di pace ed armonia, scolpiti in pentagrammi decifrabili da esseri viventi di altri sistemi stellari, forse di altre galassie.
Pensiero laterale, comunicazioni trasversali, la chiave è lì.
O forse la chiave è La.
Fa, invece, a dispetto del suo nome, sembra del tutto ottuso e amorfo. Non fa proprio nulla.
Sembra messo qui a governare i miei ultimi giorni su questo pianeta.
O quelli che a me sembrano gli ultimi giorni.
Ho provato a toccarmi di fronte a lui.
Ho richiamato la sua attenzione mentre mi accarezzavo i seni, mentre, sfiorandomi i capezzoli, i miei occhi si socchiudevano e la mia coscienza veniva soggiogata dal piacere.
Nessuna reazione.
Mi ha guardata con estrema indifferenza.
Mi sarei potuta anche accoltellare: non avrebbe fatto alcuna differenza.
Mi sono avvicinata a lui, gli ho strofinato il pube su una gamba, o almeno così le chiamo le appendici su cui si reggono.
Mi sono infilata le dita dentro, fra le cosce, raggiungendo un orgasmo in verità poco entusiasmante.
Ma quello niente.
Come se stessi leggendo un elenco telefonico.
Mi è venuta però una intuizione e gli ho chiesto di accompagnarmi sulle montagne, proprio là dove più frequentemente si incontrano i farfalloni.
In quel posto dove ho arrampicato, nuda e libera, sotto gli occhi di La.
Anzi, sopra i suoi occhi, visto che da sotto, mentre io arrampicavo in spaccata e adeguavo i miei movimenti sui minuti appoggi della roccia ai bordi del vulcano, l'alieno avrà sicuramente avuto occasione di studiarmi in dettaglio gli organi genitali.
In quella remota regione dove ho avuto quell'amplesso con il farfallone che inizialmente mi ha spaventata e disgustata.
Ho ripensato invece, a mente fredda, a quell'incontro e quando ho visto la statuetta di La, che mi rappresentava, fusa, miscelata alle forme della loro vita matura, ho avuto una riminiscenza e l'inizio di una folgorazione.
I miei ormoni, il mio odore, quell'aroma che si espande dalla vulva eccitata e che si percepisce in modo così palese anche a discreta distanza.
Non so assolutamente di cosa siano composti i loro ferormoni. Gli aromi, i sentori, i profumi ed i segnali che permettono di comunicare tra i farfalloni, di ricercarsi e trovarsi, di riconoscersi maschi e femmine e di venire a conoscenza con esattezza del momento di fertilità femminile.
I miei estrogeni invece li conosco bene, e anche La li ha sperimentati.
Strutture policicliche derivate dal colesterolo.
Qui di molecole di questo tipo, da quel poco che conosco, non ce ne sono.
Comunicano attraverso sostanze volatili di natura a me ignota.
Eppure i miei segnali sessuali, la mia eccitazione, la mia fertilità, i richiami della mia vulva, a La sono ormai ben noti.
Posso cercare di rintracciarlo diffondendo questi segnali.
Fare trasportare dalla brezza sotto i bordi del cratere l'odore della mia eccitazione, le sostanze volatili che si liberano dalla mia vagina e dalle mie ghiandole quando mi accarezzo.
Umori e aromi che lascerebbero indifferenti i farfalloni, maschi o femmine che siano, e che invece La potrebbe riconoscere come miei propri, esclusivi ed univoci.
La, in questa nuova ed intelligibile forma, con capacità comunicative edificate attraverso fini molecole evaporate da esseri dotati di sessualità esplicita e finalizzata.
Forse in quello stesso posto, forse nel momento della mia massima eccitazione, della mia estasi.
Forse più delle grida del mio orgasmo, delle scosse del mio corpo durante l'apice dell'autoerotismo, che lasciano indifferenti i perseidi, forse consegnando al vento il mio odore di femmina eccitata e fertile, di donna in calore, potrò ritrovare un contatto con il mio amico alieno, e con questo una conferma che qualcosa progredisce, che una comunicazione ed un contatto può ancora proseguire tra due specie provenienti da pianeti diversi.
L'inizio di una strada che potrebbe svilupparsi in altre dimensioni, in altri tempi ed altri spazi, forse intercalati, sovrapposti e congruenti con le dimensioni attuali, eppure invisibili ad una mente ancora chiusa ed inadeguata.

Già dal primo mattino mi muovo verso i bordi del vulcano, accompagnata da Fa.
Al primo accenno di brezza, oscena e in vista su pulpiti e pinnacoli, allargo le cosce e mi accarezzo tra le gambe.
Mi bagno le dita e mi tocco i capezzoli, mi spalmo di secrezioni le cosce per donarmi più piacere ed espandere i miei richiami sessuali.
Mi prendo i seni e sospiro, mi accarezzo il ventre senza trattenere i gemiti, pur sapendo che non sarà un richiamo vocale quello che potrebbe concedermi un nuovo incontro con l'amico alieno.
Anzi, l'amica farfalla.
Una femmina come me.
Una femmina che ha condiviso con me il mio piacere, che mi ha già accarezzata e penetrata, che mi ha annusata e percepita nel colmo della mia eccitazione sessuale.
Una femmina in potenza, un essere in divenire, che ha studiato, sperimentato una sua controparte aliena, già matura ed evoluta, ben definita nelle sue caratteristiche.
La, una femmina che ha concepito un'idea di unione saffica, di commistione e fusione di corpi e di razze, prima ancora di conoscere il suo futuro e definitivo sesso.
Una femmina che mi ha cercata e desiderata e che ora, lanciato un estremo segnale di speranza, forse mi sta aspettano e cercando per proseguire una relazione oltre le dimensioni fisiche ed oltre le cognizioni culturali di due popoli di pianeti lontani.

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