Maria e l'idraulico
di
Maria S. Fans
genere
etero
Ad Arcavacata, quando il lavandino si ottura, non si chiamano le ditte ufficiali. Si chiama "Il Gorilla", un idraulico abusivo con le mani grandi come pale e una tuta da lavoro che puzza di grasso e urina. Maria, 67 anni di asfalto e sigarette, lo aspetta nella sua cucina gialla di fumo, con la vestaglia aperta sui suoi 75 kg di carne stanca ma ancora affamata.
Il Gorilla ha appena finito di armeggiare sotto il lavello. Si pulisce le mani nere di morchia sulla maglietta sudata, lasciando intravedere un rigonfiamento nei pantaloni che farebbe invidia a un mulo. Maria lo guarda, appoggiata allo stipite della porta, mentre si passa la lingua sulle labbra sottili.
"Senti, figlio mio," gratta Maria con la sua voce rauca. "I soldi per il tubo nuovo non ce li ho. Ma ho qualcosa che scivola meglio della vaselina."
Il Gorilla non se lo fa dire due volte. Si sbottona la zip e libera un mostro di carne venato e pulsante, ancora sporco del polverino del cantiere. Maria cade in ginocchio con un tonfo secco, i capelli biondi che le ricadono sul viso mentre afferra quella colonna di muscolo con entrambe le mani.
Maria non è una dilettante. Inizia a lavorare quella carne con una foga animalesca. La sua bocca, che ha ingoiato la lussuria di mezza provincia, si spalanca fino a lacerarsi gli angoli per accogliere ogni centimetro. Il Gorilla le afferra la nuca con le mani sporche di grasso, spingendole la testa avanti e indietro con violenza, affogandola nel suo sesso.
Il rumore è quello di uno scarico intasato che si libera: uno sguazzo continuo di saliva, muco e succhi gastrici che colano dal mento di Maria fin sul pavimento sporco. Lei risucchia con una forza tale che le guance le rientrano, gli occhi sbarrati che cercano il piacere nel dolore del soffocamento.
L'idraulico non ha pietà. La trascina per i capelli fin sotto il lavandino appena riparato e la mette a pecora tra gli attrezzi. Mentre la possiede da dietro con colpi che sembrano martellate, Maria continua a lavorare di bocca su un secondo attrezzo (quello di un collega del Gorilla entrato nel frattempo). È un groviglio di pelle ambrata, grasso meccanico e umori acidi.
Maria è una spugna: raccoglie il sudore dell'idraulico sul petto e lo mischia alla bava che le pende dalle labbra.
Quando il Gorilla sente che il "tubo" sta per esplodere, le afferra i capelli biondi e le tira la testa indietro con una forza brutale. Le inonda il viso con una scarica di seme denso e giallastro, colpendole gli occhi, il naso e riempiendole la bocca fino a farla strozzare. Maria ingoia tutto, leccandosi le dita sporche di grasso e sperma, mentre l'idraulico si pulisce l'ultimo rimasuglio sulla sua maglietta di pizzo.
"Il lavandino ora scorre, Maria," dice l'idraulico mentre si tira su la zip.
Maria resta a terra, spettinata e coperta di schizzi bianchi e macchie nere di morchia, con un sorriso da predatrice. "Torna quando vuoi, figlio mio. Qui c'è sempre qualcosa da sturare."
Il Gorilla ha appena finito di armeggiare sotto il lavello. Si pulisce le mani nere di morchia sulla maglietta sudata, lasciando intravedere un rigonfiamento nei pantaloni che farebbe invidia a un mulo. Maria lo guarda, appoggiata allo stipite della porta, mentre si passa la lingua sulle labbra sottili.
"Senti, figlio mio," gratta Maria con la sua voce rauca. "I soldi per il tubo nuovo non ce li ho. Ma ho qualcosa che scivola meglio della vaselina."
Il Gorilla non se lo fa dire due volte. Si sbottona la zip e libera un mostro di carne venato e pulsante, ancora sporco del polverino del cantiere. Maria cade in ginocchio con un tonfo secco, i capelli biondi che le ricadono sul viso mentre afferra quella colonna di muscolo con entrambe le mani.
Maria non è una dilettante. Inizia a lavorare quella carne con una foga animalesca. La sua bocca, che ha ingoiato la lussuria di mezza provincia, si spalanca fino a lacerarsi gli angoli per accogliere ogni centimetro. Il Gorilla le afferra la nuca con le mani sporche di grasso, spingendole la testa avanti e indietro con violenza, affogandola nel suo sesso.
Il rumore è quello di uno scarico intasato che si libera: uno sguazzo continuo di saliva, muco e succhi gastrici che colano dal mento di Maria fin sul pavimento sporco. Lei risucchia con una forza tale che le guance le rientrano, gli occhi sbarrati che cercano il piacere nel dolore del soffocamento.
L'idraulico non ha pietà. La trascina per i capelli fin sotto il lavandino appena riparato e la mette a pecora tra gli attrezzi. Mentre la possiede da dietro con colpi che sembrano martellate, Maria continua a lavorare di bocca su un secondo attrezzo (quello di un collega del Gorilla entrato nel frattempo). È un groviglio di pelle ambrata, grasso meccanico e umori acidi.
Maria è una spugna: raccoglie il sudore dell'idraulico sul petto e lo mischia alla bava che le pende dalle labbra.
Quando il Gorilla sente che il "tubo" sta per esplodere, le afferra i capelli biondi e le tira la testa indietro con una forza brutale. Le inonda il viso con una scarica di seme denso e giallastro, colpendole gli occhi, il naso e riempiendole la bocca fino a farla strozzare. Maria ingoia tutto, leccandosi le dita sporche di grasso e sperma, mentre l'idraulico si pulisce l'ultimo rimasuglio sulla sua maglietta di pizzo.
"Il lavandino ora scorre, Maria," dice l'idraulico mentre si tira su la zip.
Maria resta a terra, spettinata e coperta di schizzi bianchi e macchie nere di morchia, con un sorriso da predatrice. "Torna quando vuoi, figlio mio. Qui c'è sempre qualcosa da sturare."
3
voti
voti
valutazione
3.3
3.3
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Maria e l'orda
Commenti dei lettori al racconto erotico