Capodanno al Resort di Cortina

di
genere
trio

La neve cadeva lenta sulle Dolomiti quando Angelo mi portò nel resort più esclusivo di Cortina. Chalet in legno, luci calde, camino acceso e vetrate immense sulla valle bianca. Era tutto perfetto. E io volevo esserlo altrettanto.

Sotto la pelliccia indossavo un vestito nero corto che lasciava scoperte le cosce fasciate dalle autoreggenti. Un piccolo perizoma rosso come portafortuna. Mi sentivo viva. Desiderabile.

All’ingresso ci accolse Franco, il direttore. Capelli grigi, barba curata, sguardo scuro e sicuro. Mi fece un baciamano lento, le sue labbra sfiorarono la mia pelle più del necessario. Sentii un brivido.

Angelo lo notò. Sorrise.

La sala del veglione era elegante, musica lounge e champagne che scorreva. Franco ci fece accomodare nel privé: divani in velluto, luci basse, atmosfera più intima.

Quando iniziarono i balli mi alzai subito. Il ritmo latino mi scorreva nel sangue. Muovevo i fianchi, il vestito saliva leggermente. Sentivo gli sguardi. Sentivo il desiderio.

Franco si avvicinò.

“Balli con me?”

Angelo annuì, senza esitazione.

Le mani di Franco si posarono sui miei fianchi. Decise. Calde. Mi guidava con sicurezza. I nostri corpi si avvicinarono, il suo respiro sfiorava il mio collo. Mi sussurrò: “Sei una donna che fa perdere la testa.”

Sentii la mia figa bagnarsi lentamente solo per quelle parole.

Lo guardai negli occhi. C’era fame.

A mezzanotte brindammo. Fuochi d’artificio oltre le vetrate. Champagne sulle labbra. Franco mi baciò la mano, poi il collo. Angelo era dietro di me. Mi accarezzò le cosce mentre Franco mi stringeva alla vita.

Non c’era imbarazzo. Solo tensione.

Salimmo nella suite panoramica “per un ultimo brindisi”. Letto a baldacchino, vasca idromassaggio fumante, camino acceso. La neve fuori rendeva tutto ancora più irreale.

Franco si avvicinò lentamente e mi baciò. Questa volta sulle labbra. Un bacio profondo, adulto, che sapeva di champagne e desiderio. La sua mano scivolò lungo la mia schiena.

Angelo si unì, mi baciò il collo mentre Franco mi teneva il viso tra le mani. Ero al centro. Il mio cuore batteva forte.

Sentii il cazzo duro di Franco contro la mia coscia mentre mi stringeva. Non disse nulla, ma il suo corpo parlava chiaro. Angelo mi guardava con occhi accesi, eccitato dal vedermi così.

Le mani diventarono più audaci. Il mio vestito scivolò a terra. Rimasi con le autoreggenti e quel minuscolo perizoma rosso.

Franco mi accarezzò tra le gambe, sopra il tessuto sottile. “Sei caldissima…” sussurrò.

Lo ero. Tremavo di piacere.

Angelo mi prese il viso e mi baciò con forza, mentre Franco mi stringeva i fianchi e mi faceva sentire quanto fosse duro per me. Sentire due uomini desiderarmi così mi faceva perdere il controllo.

Quando il perizoma scivolò via, l’aria fresca della stanza sfiorò la mia pelle. Franco mi fece sdraiare sul letto, lentamente, senza fretta. Le sue mani esploravano il mio corpo con sicurezza, accendendo ogni punto.

Provavo un piacere intenso, profondo, quasi travolgente.

La notte fu un intreccio di baci, carezze, sospiri e corpi che si cercavano. Il cazzo di Franco che mi faceva sentire viva, la bocca di Angelo sulla mia pelle, le loro mani ovunque. Nessuna violenza. Solo desiderio condiviso.

Quando venni, urlai il loro nome.

All’alba, con il camino ancora acceso e la neve che illuminava la stanza, ero tra loro due, stanca e sorridente. Angelo mi accarezzava i capelli. Franco mi baciò la spalla prima di alzarsi.

“Un inizio d’anno pieno di piacere,” disse con un sorriso sicuro.

E io sapevo che quella notte a Cortina non l’avrei mai dimenticata.
Una notte indimenticabile

La neve continuava a cadere silenziosa oltre le grandi vetrate della suite. Il camino crepitava piano, diffondendo una luce calda che accarezzava i nostri corpi intrecciati.

Ero stesa tra Angelo e Franco, il cuore ancora accelerato, la pelle sensibile a ogni minimo sfioramento. Sentivo il loro calore addosso, il respiro che lentamente tornava regolare dopo quell’esplosione di piacere che ci aveva travolti.

Franco mi accarezzava con lentezza, quasi volesse imprimere nella memoria ogni curva del mio corpo. Angelo mi baciava la spalla, poi il collo, con una dolcezza che contrastava con l’intensità di poco prima.

Non era stata solo passione.
Era stata complicità.
Era stata libertà.

Mi sollevai leggermente, guardando prima uno e poi l’altro. Nei loro occhi non c’era imbarazzo, ma una soddisfazione piena, adulta. Sorrisi.

Franco si avvicinò ancora una volta, mi prese il viso tra le mani e mi baciò profondamente. Un bacio lento, consapevole, che sapeva di desiderio appagato. Sentivo ancora il suo cazzo premere contro la mia coscia, duro per l’ultima volta quella notte, ma ora non c’era fretta. Solo godimento trattenuto, assaporato.

Angelo mi girò verso di sé e mi baciò con la stessa fame, ma con qualcosa in più: orgoglio. Mi sussurrò all’orecchio:

“Sei stata incredibile.”

Quelle parole mi fecero vibrare dentro più di qualsiasi carezza.

Ci ritrovammo ancora una volta uniti, lentamente, senza la foga di prima. Solo movimenti profondi, sincronizzati, che mi fecero sentire piena, desiderata, viva. La mia figa si stringeva per il piacere, il mio corpo rispondeva a ogni tocco, a ogni bacio.

Quando arrivò l’ultimo orgasmo, fu diverso. Non fu un’esplosione improvvisa, ma un’onda lunga e potente che mi attraversò dalla testa ai piedi. Chiusi gli occhi, gemendo piano, mentre loro mi stringevano forte.

Rimanemmo così, abbracciati, finché fuori il cielo iniziò a schiarirsi.

L’alba sulle Dolomiti era rosa e dorata. La neve brillava. Il nuovo anno era iniziato.

Franco si alzò, si rivestì con calma e, prima di uscire, si chinò a baciarmi la mano come aveva fatto all’inizio della serata.

“Una notte indimenticabile,” disse con un mezzo sorriso.

Quando rimasi sola con Angelo, mi strinse a sé sotto le coperte ancora calde.

“Ne è valsa la pena?” mi chiese.

Lo guardai, con gli occhi ancora lucidi di piacere.

“Sì,” risposi. “È stata la notte più intensa della mia vita.”

E mentre la luce del mattino entrava nella stanza, capii che quella notte a Cortina non era stata solo trasgressione.

Era stata desiderio condiviso.
Era stata fiducia.
Era stata una notte indimenticabile.
Epilogo – Fuga nel piacere

La mattina dopo, mentre il resort si risvegliava sotto una nuova coltre di neve, io e Angelo non tornammo subito alla normalità.

C’era ancora qualcosa nell’aria. Una vibrazione. Una fame.

Franco bussò piano alla porta della suite. Non per restare. Non per riprendere la notte. Ma per proporre qualcosa di diverso.

“Prima che partiate… c’è un sentiero dietro il resort. Porta a una terrazza panoramica. Nessuno vi disturberà.”

Ci guardammo. Capimmo.

Indossai solo la pelliccia sopra la pelle nuda. Niente altro. Il freddo mi pungeva le cosce mentre attraversavamo la neve fresca. Angelo camminava dietro di me, il suo sguardo era acceso come la notte prima.

Raggiungemmo la terrazza in legno affacciata sulle Dolomiti. Il panorama era immenso. Silenzioso. Bianco.

E fu lì che capii cosa fosse davvero la fuga.

Non scappare da qualcosa.
Ma scappare verso il piacere.

Angelo mi prese da dietro, sollevando la pelliccia. Sentii il suo cazzo duro contro la mia schiena, il suo respiro caldo sul collo. Mi voltai, lo baciai con fame, con la stessa intensità della notte appena vissuta.

Il freddo rendeva tutto più vivo. Ogni carezza era amplificata. Ogni bacio più urgente.

Mi appoggiai alla ringhiera di legno, la neve che cadeva lenta intorno a noi. Angelo mi stringeva i fianchi, mi faceva sentire desiderata, potente. La mia figa lo cercava, senza pudore. Il piacere cresceva come un’onda che non voleva fermarsi.

Non c’erano più regole.
Non c’era più Franco.
Solo noi due.
E quella libertà scoperta insieme.

Quando mi penetrò, lo fece lentamente, guardandomi negli occhi. Nessuna fretta, solo profondità. Il mondo intorno era silenzioso, ma dentro di me esplodeva tutto.

Il piacere arrivò forte, puro, incontrollabile. Lo sentii venire con me, il suo corpo teso contro il mio mentre ci stringevamo per non cadere.

Restammo così, abbracciati, con il fiato corto e la neve che si posava sui nostri capelli.

Era questa la vera fuga.

Non dal resort.
Non dalla notte.
Ma dalla versione timida di noi stessi.

Tornammo verso la suite mano nella mano, consapevoli che quel Capodanno a Cortina aveva cambiato qualcosa.

Il cazzo.
La figa.
Il piacere.

Non erano solo corpi.

Erano stati la chiave per sentirci più vivi che mai.

E mentre lasciavamo il resort con il sole alto sulle montagne, sapevamo che quella fuga nel piacere sarebbe rimasta nostra. Per sempre.Ma
scritto il
2026-02-28
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