Cosa ci faccio io qui - Viaggio alle Shetland

Scritto da , il 2020-09-02, genere etero

E niente, stanotte non si scopa amore mio. Stanotte si parla. Preoccupato? Non guardarmi con quegli occhi. Ci sei rimasto male? Pensavi che finisse come al solito? Ti capisco, visto che sono nuda a cavalcioni su di te e anche tu sei nudo. E se ci tieni a saperlo, quel tuo cazzo ancora duro che mi struscia su una chiappa qualche idea la fa venire anche a me, che credi? Mica sono di legno. Anzi, direi che sono anche abbastanza bagnata, succhiartelo mi fa questo effetto, che ci vuoi fare? Anche quando ti lascio così, a metà strada.

- Non pensi che siamo troppo perfetti come fidanzatini? - domando pure per allontanare questi desideri.

- Uh?

- La villetta affittata dai tuoi, due settimane con Claudio e Margherita... la cenetta con i genitori, il posto in spiaggia accanto a loro, persino la partita a tennis con papà...

- Guarda che non ho fatto nulla per... cioè, un po' rompe anche a me sai? - protesta - e poi senti chi parla, ti sei messa di gala stasera ahahahah...

- Cafone! Non ti piaceva il mio vestito?

- No, no... mi piace moltissimo. se avessi saputo che sotto non avevi nulla mi sarebbe piaciuto anche di più ahahahah...

- Senti Luca - domando in un soffio, avvicinando il mio viso al suo - cosa sono io per te?

- Il mio amore, lo sai - risponde un po' rassicurato. Era una domanda facile, in fondo.

- E se ti dicessi che invece sono una puttana?

- E perché? - mi fa.

Perché lo sono, penso. Lui crede che io gli dica così perché mi comporto, come dire, in modo abbastanza disinvolto quando scopiamo. Ma io ho in mente qualcosa di diverso. Intendo dire proprio puttana-puttana. Lo penso e mai come in questo momento ho voglia di dirglielo. Ho voglia di dirgli "ho un amante, Luca". Anzi, nemmeno, sono proprio la troia di un tipo. Lo detesto per come mi usa eppure corro da lui appena mi chiama, soddisfo tutti i suoi desideri, perché lui soddisfa i miei, anche quelli che magari non so di avere. Sono a un millimetro dal dirglielo, impazzisco quasi dalla voglia di sfasciare tutto, ora. Anche la sua sofferenza mi sembra un prezzo accettabile, adesso. Solo la mia vigliaccheria e, diciamolo pure, la mia profonda disonestà nei suoi confronti mi impedisce di farlo.

- E allora quando scopiamo e ti dico che sono la tua troia?

- Annalì, ma che c'entra? - sbotta - sono cose che si dicono in quei momenti... e a me piace pure quando le dici!

- Non pensavi che fossi così, all'inizio, eh?

- Ahahahahah.... beh no, sinceramente no. Ma va benissimo, eh? - risponde.

- Tu però non me le dici mai... - gli faccio.

- Ma non mi viene di farlo! - protesta - e poi scusa, una volta ti ho detto una cosa e non l'hai presa benissimo...

- Mi hai detto "bocchinara", perché ti stavo facendo diventare scemo con un pompino, me lo ricordo... e ci stava proprio bene.

- Ma se ti sei incazzata!

- Quel giorno ero girata...

- Perché? - domanda.

- E chi se lo ricorda... - mento.

- A volte sei complicata, lo sai? - mi dice dopo qualche secondo di silenzio in cui ci siamo guardati negli occhi.

- Sì, lo so, ti piaccio per quello... Luca, mi hai mai tradita?

- Ma sei scema? - risponde di getto ma con la paura nello sguardo - e tu?

- No - mento ancora mentre mi sembra di sentire Stefano che ride sarcastico e mi dice "tu sei come me, non sei fatta per la monogamia". Che stronzo. Fosse quello il problema.

- Ma come siamo finiti a parlare di questo? - domanda Luca.

- Perché questa situazione mi fa paura, non ci sono abituata... siamo passati dagli incontri clandestini nello scannatoio a essere fidanzati in casa...

- Non esagerare - sorride - non siamo clandestini, per tanti amici nostri siamo una coppia... chissenefrega dei miei...

- Ma ormai è fatta! E a me piaceva tanto fare i clandestini! - rispondo.

Lui mi afferra e mi tira giù, mi bacia, mi coccola, ridacchia. Vuole rassicurarmi. E di sicuro non ha perso la speranza di scoparmi.

- Ho paura della routine che uccide le cose - gli miagolo sull'incavo della clavicola.

Ma le parole più giuste e più oneste in questo momento sarebbero altre. Sarebbero: "Mi piacerebbe tanto amarti e accettare tutto quello che viene, come una persona normale... ma evidentemente non sono normale e non ce la faccio proprio. E non sai quanto mi dispiace". Naturalmente taccio.

Lo stronzetto sussurra “scema” e mi bacia. Un bacio vero, stavolta.

Ne approfitta anche per mettermi le mani sulle tette, farle sue, pinzarmi i capezzoli. Per un momento gemo di piacere abbandonandomi al suo possesso. Mi rialzo subito però, allontanandogli le mani con uno schiaffetto e un "ti ho detto che stanotte si parla", anche se quei due manici sessuali dei miei capezzoli tirano e borbottano qualcosa tipo "ma anche sticazzi di quello che dici, no?". Anche il suo affare che struscia sulla mia chiappa e dà segni di risveglio sembra voler dire la stessa cosa. E invece no, e invece no, merda! Possibile che non sappiate stare cinque minuti buoni buonini?

- Senti Luca, ma a te non piacerebbe fare una pazzia con me?

- Tipo? - domanda.

- Cazzo ne so... la prima che ti viene in mente!

- Tipo fare un giretto in due col parapendio?

- Ahahahahah... no, quel giorno sono a un battesimo, vai tu.

- Codarda... e tu? Che pazzia vorresti fare?

- Ehi, così non vale! - protesto.

- Eh... solo io devo essere pronto con le risposte?

- Ok... uhm, vediamo... Mollare tutto, ma proprio tutto, eh? E andare un anno... che ne so, su un'isoletta delle Shetland.

- Le Shetland?

- Perché no?

- A fare che?

- Che cazzo ne so? A lavorare no? Tu potresti pascolare le pecore, io starei a casa... la terrei in ordine eh? Una bella casetta di pietra linda e calda.

- Un anno così? Ti ci vedo proprio, per non parlare delle pecore...

- Io invece ti ci vedo che torni la sera... con il tuo giaccone pesante e il maglione di lana grezza indossato a pelle. Pensa che bello infilare la mano là sotto e sentire il tuo petto nudo su un palmo e la lana sul dorso - gli dico passandogli la mano proprio sul petto.

- Beh, anche tu... - risponde toccandomi un seno e giocandoci un po'.

- Fermo porco... - gli rido addosso allontanandogli ancora una volta la mano - io no perché mi dà fastidio la lana sulla pelle. Io camicia di lana, una maglietta sotto e una gonna lunga... che dici?

- Non lo so, basta che sia qualcosa che si toglie in fretta ahahahah...

- Ma la smetti? E comunque ti dovresti fare la doccia prima... sai, tutto il giorno con le pecore, ahahahahah...

- Acqua gelata, suppongo...

- Ma no, la tua donna avrebbe tenuto tutto il giorno una pentolona d'acqua accanto al fuoco... già, chissà come si accende un fuoco, dovrei imparare...

- Non sai accendere un fuoco? Non hai mai fatto una grigliata?

- E che, ci pensavo io al fuoco? Comunque, ti metteresti su una tinozza in cucina e io ti laverei con cura. Il bel corpo del mio uomo...

Mentre glielo dico passo le mani sul suo petto immaginando la scena. Mi sembra quasi di non avere mai fatto un pensiero tanto sensuale.

- E poi? - domanda Luca evidentemente compiaciuto.

- Boh, poi si cenerà no? Sei stato fuori tutto il giorno, avrai fame...

- E un antipasto non lo posso avere? - domanda appoggiandomi un dito sulle labbra.

- Porco... - gli sorrido - comunque sei il mio uomo, puoi avere ciò che vuoi...

- Conoscendoti, sarà meglio che la casetta sia molto ma molto isolata ahahahah...

- La smetti di fare il porco? Comunque sì, isolata ma non troppo... ai margini di un villaggetto. Io potrei fare vita di comunità, andare tutte le domeniche a messa, conoscere il pastore anglicano, potrei anche imparare a suonare il violino... o l'organo. Sai che da piccola ho preso lezioni di piano?

- Cos'è sta storia del pastore anglicano?

- E piantala! E' un vecchietto! Sarei integerrima, casa e chiesa. "Quella brava ragazza italiana, così seria e morigerata...".

- In chiesa d'accordo, ma in casa? - domanda ironico.

- In casa sarei del mio uomo, te l'ho detto... tutta del mio uomo - gli rispondo abbassando sensualmente la voce e passandogli ancora una volta le mani sul petto.

- Pronta anche per gli antipasti?

- Anche di più... siamo soli soletti là dentro...

- Anche di più che vuol dire? - chiede. E mi sembra sempre più interessato. So che lo sto stuzzicando sadicamente, ma mi diverto moltissimo. E in fondo non mi dispiace immaginare noi due proiettati in un mondo a parte.

- Può voler dire tutto... - rispondo calcando apposta l'accento su quel "tutto".

- Tutto eh? Tipo?

- Ma che ne so... non hai, per esempio, una fantasia su di me? Uno sfizio che ti vorresti togliere?

- Boh... no, così su due piedi non saprei - dice dopo averci pensato un attimo su, un attimo di troppo.

E qui, obiettivamente, il giochino cala un po'. E anche lui mi cala un po'. A parte la delusione per la sua mancanza di reattività, è chiaro che sta mentendo. Se non altro perché, per dirne una, è da quando stiamo insieme che mi chiede di farmi il culo. O meglio, me lo chiedeva. Ha smesso dopo che una volta gli ho dato una risposta sprezzante, che lo ha umiliato. Sono stata molto stronza anche allora, lo riconosco. Ma ero così intrippata dagli inizi della mia storia con Stefano che non è che non desiderassi essere inculata, non volevo proprio che Luca mi toccasse! Se dovevo pensare al sesso pensavo a Stefano, in quei giorni. Era come se avessi separato le sfere: con Stefano il sesso (e del resto tra noi è diventato solo quello, o forse lo è sempre stato), con Luca tutto il resto. Erano i giorni a cavallo del Natale, ricordo benissimo.

E in ogni caso, non è a una cosa così banale che penso in questo momento. Ora come ora vorrei che Luca tirasse fuori dal cilindro qualcosa di meno scontato. O che perlomeno non gli è mai venuto in mente di propormi.

- Dai - gli faccio cercando di risvegliarlo - ... ci sarà una cosa che vorresti fare, ce le hanno tutti ste fantasie!

- E tu? - domanda mettendosi in difesa. Ma non attacca.

- Non vale - insisto - prima tu.

- Legarti... - dice dopo qualche secondo ancora di riflessione - ecco, mi piacerebbe legarti.

Non proprio originalissimo, eh? Però meglio di niente, anche con Stefano sono stata legata, a volte. Ma chissenefrega. E' chiaro che se penso a Stefano che mi ribalta sul letto, mi lega e poi fa il cazzo che vuole, mi prende una botta di calore. Ma è un pensiero che reprimo subito. Questo è il gioco di me e Luca. E voglio vedere dove porta.

- Lo vedi che se ti ci metti... ahahahahah... e con che cosa mi legheresti? - chiedo.

- Non so, quello che c'è a portata di mano... tu cosa vorresti? - mi fa.

- ...mmm, manette?

- Ahahahah addirittura manette!

- Perché no? - replico - se devi fare una cosa falla bene ahahahah...

- E poi dove le trovi le manette alle Shetland? Mica possiamo chiederle alla polizia...

- Boh, su Amazon?

- Non abbiamo vasca da bagno e acqua calda ma abbiamo internet?

- Non stanno mica all’età della pietra, siamo noi che scegliamo di vivere così...

- Puzzando? Era meglio il parapendio.. Comunque non lo so se Amazon consegna quella roba...

- E che scassacazzi! Gioca un po’, no?

- Oookkeiii... tu che fantasia hai?

- No, no... aspetta: mi leghi e poi? E prima di tutto, come mi leghi? E poi che fai?

- Non lo so - risponde Luca - magari sul momento mi viene l'ispirazione...

- Fattela venire ora, mani dietro la schiena? - domando. E lo so che non dovrei e che mi contraddico, ma mi rivedo inginocchiata sul letto e legata in quel modo mentre Stefano mi soffoca spingendomi a forza il suo cazzo in bocca tenendomi per i capelli. Crampetto di voglia. Non posso farci nulla.

- Non credo, no... direi più a braccia larghe, con ogni polso agganciato a qualcosa...

- ...mmm, la vedo dura - obietto - ma non fa niente. E come? In piedi? In ginocchio?

- A novanta gradi, se proprio ci tieni a saperlo. Ma con la testa più in giù rispetto al sedere - risponde. E non so dire perché ma l'idea deve piacergli abbastanza, vista la decisione e la precisione che ci mette, visti il sorrisino e il lampo nello sguardo.

- Cazzo, è quasi una tortura così. E poi?

- Poi si vede. Ora tu mi dici la tua... -

In realtà non ero partita per confessargli le mie fantasie. E anche la domanda sulle sue, di fantasie, non era programmata, è venuta un po' così. Motivo per cui, ci devo pensare un po'...

- Vediamoooo... beh c'è stata una cosa oggi...

- Ti ricordi che mentre andavamo in spiaggia avevi promesso di dirmi una cosa stanotte? - mi interrompe lui.

- Eh? Ah, ma no, te l'ho già detta, praticamente.

- Ah sì? E cos'era? - domanda.

- Ahahahahah ma no, una cazzata... è che quando mi sei venuto in bocca oggi pomeriggio mi sei piaciuto tanto, sai? Pensavo che mi sarebbe piaciuto farti un pompino in spiaggia, ma poi te l'ho detto mentre ti spalmavo l'olio, ricordi?

- Non che non si possa fare una sera di queste, eh? - mi fa divertito.

- Porco... - ridacchio - però non mi dispiacerebbe. Ora però torniamo alle manette...

- No, sei tu che mi devi dire la tua fantasia, ricordi? - ribatte.

- Ah sì... beh, sai quando in spiaggia mi hai dato quella sculacciata? Non ricordo nemmeno il perché... Beh, comunque mi è piaciuto.

Mi sento di colpo sollevata. Non avrei mai pensato di dirglielo, eppure si tratta di una cosa così semplice, quasi innocente. Quasi...

- Te lo dico io il perché, avevi fatto apprezzamenti sul ragazzo di quella... anzi, più che apprezzamenti, paragoni.

- Chi? Il tipo che stava con quella strafiga che ti mangiavi con gli occhi?

- Che stronzetta - ridacchia - e quindi ti piace essere sculacciata eh? Non me l'hai mai detto...

- Non me l'hai mai fatto...

- Ma tipo così? - domanda mollandomi una pacca sul sedere. Non molto forte.

- Ahahahah... perché? Mi hai dato qualcosa?

- Così? - dice infrangendo la mano sull'altra chiappa.

Forte, stavolta. Forte come non l'avrei creduto capace. Non so nemmeno se arrivi prima il rumore dello schiocco, il bruciore o il mio "ahia!".

- Ahia! Mostro! - reagisco di istinto inarcandomi sopra di lui e poggiando le mani sul suo petto per non cadergli addosso. Immediatamente il calore si diffonde insieme al dolore. E alla sorpresa. E al piacere. Chiudo gli occhi trattenendomi dall'implorarne un'altra.

- Fatto male? - domanda con un risolino. Strano, avrei scommesso su una reazione un po' più preoccupata da parte sua.

Tengo gli occhi strizzati e mi mordo il labbro, ma allo stesso tempo gli sorrido scuotendo la testa come a dire "non mi hai fatto nulla".

- Quindi vediamo, dopo che mi hai fatto il bagno io ti spoglio e ti ammanetto in quel modo...

- No, no... io devo essere vestita e con la gonna rovesciata fin sopra la testa... non è più zozzo così?

- Hai ragione... quindi io nudo e tu con le chiappe all'aria che ti becchi gli sculaccioni?

- Sì... anzi, preferirei tu nudo e con il cazzo dritto...

- Perché?

- Perché devi essere pronto a darmi il mio... - gli rispondo, ammetto, con un tono parecchio arrapato.

- Ti ecciterebbe? - domanda ancora.

- Penso che colerei come una fontana... - dico ormai pronta a mollare il gioco dello "stanotte non si scopa".

- Pensa se in quel momento entra il vecchio pastore anglicano... - mi fa, sbottando a ridere.

Rido anche io, ma faccio finta di incazzarmi.

- Horny fancy... sei proprio il tipo, eh?

- E' che preferivo un'altra fantasia - risponde.

- Cioè? - gli chiedo.

- Cioè pensa di essere legata in quel modo, a braccia larghe, ma che invece di prenderti sculacciate mi prendi il cazzo in bocca...

- Ahahahah... un po' scomodo, no?

- Diciamo che sei in ginocchio come piace a te... - mi fa un po' sfottente.

- Mi piacerebbe sapere a che tipo di marchingegno mi hai legata ahahahah... e il pastore anglicano?

- Diciamo che la porta è chiusa a chiave e che comunque fuori piove che Dio la manda, ha altro da fare...

- Ahahahah... ti piacerebbe, eh? - gli sussurro avvicinandomi al suo orecchio - la tua donna che ti lava quando torni a casa, si fa legare e, prima della cena, ti offre come antipasto un pompino... Anzi no, non te lo offro. Sei tu che mi ammanetti e lo pretendi...

- Ahahahah... anche se non vuoi?

- ...mmm, facciamo di sì - rispondo continuando a sussurrargli - come lo vorresti, eh?

- Qui devi decidere tu - risponde accarezzandomi una natica - sei tu quella che mi stupisce sempre...

- Ahahahahah... nelle mie condizioni, credo che sarebbe divertente se tu ci giocassi un po’, che me lo offrissi e me lo negassi, strusciandomelo sulle labbra... ritirandolo via mentre cerco di dargli almeno una leccatina...

- Sarebbe divertente? - chiede.

- Beh, penso di sì... - gli esalo nell’orecchio - cioè, in quel momento ti odierei, ma credo che sarebbe divertente...

- A me verrebbe invece da dartelo subito... - obietta. Non so quanto per spirito dialettico o per la sua voglia che, lo sento dalla pressione sulla mia natica, si sta risvegliando.

- Cioè, non vuoi farmici giocare nemmeno un po’? - gli domando facendo l’ochetta - non vuoi nemmeno qualche bacetto sul tuo bel cazzone o... che so, qualche leccatina sul tuo taglietto delizioso? Eh?

- ...mmm, forse - risponde cercando di fare il vago.

- Potrei anche succhiarti un po’ la punta... - gli sussurro all’orecchio a voce ancora più bassa - succhiarla come un ciuccio, scoprirla per bene e poi dedicarmi al tuo filetto e a quello scalino più in basso, quello che mi piace tanto, quello che quando ti ci passo le labbra o la lingua diventi cretino...

- Cretino rischio di diventarci adesso - dice agitandosi sotto di me e mettendo da parte ogni schermaglia.

- Poi tu potresti tenermi ferma la testa e spingermelo in fondo, soffocarmi dicendomi “succhia, bocchinara” mentre io sento colarmi sotto la gonna...

- Ti ecciteresti? - domanda.

Mi viene un po’ da ridere, perché da una parte lo sento arrapatissimo, dall’altra è un po’ come se gli avessi sbloccato il livello superiore di un videogioco.

- Ti ricordo che sono ammanettata e mi stai scopando la bocca... sì che sono eccitata - rispondo rendendomi conto che arrivati a questo punto eccitata lo sono per davvero - e tu sei il mio uomo e puoi chiamarmi come vuoi. E magari ti risponderei “sì, sono la tua bocchinara” oppure “sì sono la tua zoccola”... Cioè, in realtà credo che riuscirei solo a dire “...mmm ...mmm”, ma il senso sarebbe quello.

- Potremmo fare la prova ora, anche senza manette, quando hai giocato con il ghiaccio non andavi male... - tenta di buttarla lì. Ormai sta andando un po’ fuori controllo e dà dei piccoli colpi di bacino, come se mi stesse dentro e volesse infilzarmi. La sua mazza dura mi struscia su una chiappa e ammetto che la sensazione non mi dispiace proprio per niente.

- No, no... dobbiamo aspettare di stare alle Shetland e che tu mi ammanetti in quel modo, con la pioggia fuori e il pastore anglicano che bussa per entrare...

Paradossalmente, proprio pronunciando queste parole, mi raffreddo. Provo a recuperare velocemente il momento in cui quello che voleva essere un discorso, anche serio, sul senso di costrizione che provo nel nostro rapporto, è diventata una sessione di sesso virtuale. Ci provo, ma non ci riesco. Però l'inquietudine mi ripiomba addosso.

- Così però è un po’ una tortura... - ridacchia Luca, troppo perso dietro all’urgenza del suo cazzo per essersi reso conto di qualcosa.

- E chi ti dice, amore mio, che non te la meriti un po’ di tortura?

CONTINUA






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