La nuova segretaria dello studio medico (p. 3) Primi pazienti

di
genere
dominazione

Il lunedì arrivò velocemente e Alice era emozionata di poter fare qualcosa in più che osservare senza essere calcolata da nessuno. Indossò un paio di slip in raso rosso fragola, un reggiseno dello stesso colore e tessuto, una camicetta in pizzo dello stesso colore e una gonna aderente molto semplice, poco sopra il ginocchio (tutte le gonne e abiti acquistati alla boutique di Marianna arrivavano a metà coscia, solo alcune gonne erano più lunghe ma erano aderenti e con vari spacchi molto profondi). Completavano la mise delle autoreggenti color carne, degli orecchini con perle rosa e delle decollete in velluto nero, simili a quelle indossate da Luisa alcuni giorni prima.
Soddisfatta del suo aspetto, si presentò in studio puntualissima, sperando in un parere positivo da Luisa.
“Molto bene Alice, vedo che Sara e Marianna hanno fatto un ottimo lavoro. Fammi controllare cosa indossi sotto”.
Alice aprì la camicetta e alzò la gonna, sicura che stavolta avrebbe superato l’esame. Luisa le sorrise e Alice capì di avercela fatta.
“Grazie dottoressa, grazie. Cosa devo fare oggi?”.
“Siediti qui, accanto a me, osserva come ricevo le telefonate, come prendo appunti e come inserisco i dati al computer. In questo periodo c’è poco da fare perché il dottor Zanghi è ancora fuori e non sono ancora cominciate le lezioni universitarie, ma tra un mese ci sarà molto più lavoro. Ti spiegherò più avanti questo aspetto, intanto oggi occupiamoci dei pazienti. Avrai notato che la sala d’aspetto non è mai troppo affollata; i pazienti dei dottori sono pochi, ma molto facoltosi, motivo per cui teniamo alta la qualità del servizio senza esagerare con il numero degli assistiti. I pazienti, come ti ho già detto, amano la discrezione; sono tutti professionisti con le loro piccole manie, ma molto generosi se ti comporti bene. Oggi riceveremo il notaio Luso, il professor Arnoldi e un altro medico, il dottor Virgillito. Tu mi accompagnerai a riceverli e non aprirai bocca se non ti interpelleranno loro. Ti chiederò di servire qualcosa, come vedi nel pc appunto tutto ciò che può essere utile per farli sentire coccolati: età, professione, abitudini, gusti, medicinali e patologie. A chi soffre di pressione alta, ad esempio, offriremo un caffè d’orzo. Tu consulta sempre l’agenda il giorno prima, per sapere quali pazienti verranno il giorno successivo, dopodiché consulterai la relativa cartella sul computer e procurerai il necessario. Dovrai anche scambiare quattro chiacchiere con loro e intrattenerli; gli argomenti prediletti li troverai sempre nel computer, ma sarà fondamentale per te migliorare un po’ la tua capacità di conversazione e informarti sui temi a loro cari. Qui offriamo un servizio di primo ordine, non soltanto cure che potrebbero trovare in un qualunque ospedale”.
“D’accordo dottoressa, tutto chiaro. Per quanto riguarda il lavoro all’interno dello studio, invece?”.
Luisa la fulminò con lo sguardo: “Questo discorso lo affronteremo in un secondo momento, e soltanto quando il dottor Borghi lo riterrà opportuno. Lui osserva tutto quello che succede in segreteria e in sala d’aspetto, quindi cerca di essere sempre concentrata e sorridente. Adesso vieni con me, sta per arrivare il primo paziente”.
Pochi minuti dopo suonò il campanello. Alice ebbe il tempo di pensare distrattamente che in quello studio anche il campanello aveva un suono armonioso, mentre Luisa faceva accomodare il notaio Luso. Era un signore di circa 60 anni, vestito con un bel completo grigio, camicia grigio chiaro, cravatta bordeaux, scarpe in cuoio; portava con sé una valigetta in pelle Piquadro, che Luisa gli tolse subito di mano.
“Prego notaio, buongiorno. Il dottore la riceverà tra poco. Le vorrei presentare la nuova segretaria dello studio, la signorina Alice Lanfranchi”.
Il dottore le tese la mano e Alice fu veloce a stringerla, sfoderando il suo miglior sorriso.
“Buongiorno notaio, e benvenuto”. Non sapeva cosa aggiungere, ma Luisa fu veloce nel prendere in mano la situazione.
“Alice, posa la borsa del notaio su uno dei divani e porta subito qualcosa da bere. Prego notaio, si accomodi pure in sala d’attesa”.
Alice buttò l’occhio velocemente alla nota sul computer: “notaio Luso, studio notarile via XX, 62 anni, vedovo; ama il cinema e il vino rosso. Patologie: aritmia cardiaca e insulino-resistenza. Servire al mattino: cappuccino senza caffeina, biscotti per diabetici. Servire solo dopo la visita. Se prima visita del giorno, offrire un the deteinato”.
In un angolo della segreteria era organizzato una graziosa zona bar, con macchinetta del caffè, bollitore, tazzine e tazze da the in porcellana, bicchieri in vetro, un mini frigo con diversi tipi di acqua, uno scatolino con bustine di the, tisane e capsule da caffè, dolcificanti. Nascosto da un mobiletto si trovavano un piccolo forno a microonde, degli scaffali con altri bicchieri, e alcuni liquori. Cercando di sbrigarsi, preparò un the deteinato, pensando che almeno l’esperienza come barista poteva tornarle utile; Luisa sicuramente non sapeva servire bevande.
Preparò con cura il vassoio per il notaio, avendo cura di togliere la bustina usata e si presentò in sala d’attesa.
“Notaio, le ho portato il suo the deteinato. Posso poggiarlo sul tavolino?”.
I due chiacchieravano amabilmente e non davano segno di averla sentita. Alice non sapeva se rimanere lì in piedi o interromperli di nuovo, ma il timore che il the si raffreddasse e che Luisa avesse qualcosa da ridere la fecero optare per la seconda opzione.
“Ehm…notaio…dottoressa…scusate se vi interrompo. Qui c’è il the deteinato per il notaio, posso servirlo sul tavolino o lo beve direttamente sul divano?”.
“Come? Ah si, Anna, grazie, lo bevo qui” rispose il notaio, sbagliando oltretutto il suo nome e restando concentrato su Luisa, che era seduta con disinvoltura sul bracciolo del divano accanto al notaio. Sospirando, Alice tornò in segreteria; dopo qualche minuto Luisa accompagnò il notaio nello studio del dott. Borghi, sorridendo. Come sempre, quando tornò da lei sembrava molto infastidita.
“Come ti viene in mente di interromperci mentre stiamo parlando? Non sai manco servire una bevanda senza dare fastidio? Quando servizi al bar cercavi l’attenzione dei clienti mentre posavi il caffè sul tavolino? Il tuo compito oggi è servire me e i pazienti. Inoltre non puoi allontanarti e andartene. Devi seguirmi come un’ombra: se io sono in sala d’aspetto, vai in sala d’aspetto, se vado in corridoio vieni in corridoio, se mi siedo alla scrivania ti siedi anche tu. Tenendo la bocca chiusa ovviamente. Sono stata chiara?”.
“Si dottoressa Serni”.
“Appena il dottore finirà la visita, ti precipiterai a prendere la cartella del notaio, e lo saluterai con gentilezza anche se ha sbagliato il tuo nome. Vienimi dietro e cerca di non sbagliare”.
Dopo circa mezz’ora, Alice sentì aprirsi la porta dello studio del dottor Borghi, e andò subito a recuperare la sua borsa, aspettandolo alla fine del corridoio mentre Luisa lo aspettava poco più avanti.
“Notaio, ecco qui la sua borsa, la nostra Alice l’ha appena presa”.
“Grazie Luisa, sempre gentilissima. Ci vediamo tra qualche settimana, il dottore ti comunicherà la data. A presto cara”.
Il notaio diede una lunga carezza al viso di Luisa, poi guardò Alice, che gli porgeva la borsa.
“Ma che graziosa aiutante! La prossima volta faremo colazione insieme, piccola. Buona giornata a tutte e due!”.
Luisa sembrava, per una volta, soddisfatta della condotta di Alice, e la invitò a sedersi.
“Hai sentito il notaio? La prossima visita passerà del tempo con te. Segnalo in calendario, il dottore avrà già inviato la prenotazione; devi scrivere-notaio Luso-colazione con Alice. La visita è prenotata alle 10, la colazione la servirai dopo la visita, in sala d’aspetto. Appunta tutto perché non sarà facile ricordare tutto”.
Alice non capiva perché avrebbe dovuto far colazione con un paziente e perché era così importante ricordare ogni più piccolo dettaglio, ma aveva deciso di non farsi più domande e di obbedire senza pensarci troppo.
Luisa aprì un’altra cartella del computer, dedicata al professor Arnoldi.
“Il professore insegna linguistica italiana all’università, è un paziente recente in quanto si è trasferito da poco da un’altra città. Leggi la sua cartella e dimmi come pensi dovremmo comportarci”.
Alice lesse: “Professor Arnoldi Marco, 50 anni, docente di linguistica italiana e linguistica moderna all’università S; residenza piazza A, sposato. Detesta i programmi tv e il pesce, apprezza i gioielli in oro e i viaggi. Patologia: lieve insufficienza renale. Servire: caffè doppio amaro con cioccolatino fondente”.
Ci pensò su e ipotizzò: “Allora…lei lo aspetterà davanti la porta e io sarò dietro di lei, aspetterò le presentazioni, prenderò cappotto e borsa e chiederò se desidera un caffè. Mentre voi vi accomodate in sala d’attesa, io preparerò il caffè e lo servirò su un vassoio, insieme ad un cioccolatino. Lo poggerò sul tavolino senza interrompervi e mi siederò su una poltrona vicino a lei. Quando il dottore la avviserà che è pronto per la visita, seguirò lei e il professore, aspetterò che la visita finisca e poi porgerò i suoi effetti personali. Ah, mentre il professore è dal dottor Borghi toglierò il vassoio e la tazzina dalla sala”.
“Benissimo, vedo che inizi a capire. Adesso tieniti pronta perché sta per arrivare”.
Stavolta andò un po’ meglio; il professore era cordiale e le rivolse anche un bel sorriso. Dopo aver servito il caffè, Alice si sedette su una poltrona un po’ distanziata dal divano su cui erano seduti Luisa e il professore, e li osservò con attenzione mentre parlavano, sperando di carpire il segreto della collega, dalle cui labbra tutti sembravano pendere.
“Allora Luisa, fammi vedere quel bracciale...è bellissimo”.
Luisa, sempre sorridendo, sollevò la manica della maglia blu che portava; effettivamente il bracciale in oro, sottilissimo, dava un tocco raffinato al suo polso sottile.
Il professore prese il polso di Luisa con la mano destra e lo strofinò con le sue dita, lo avvicinò al naso e lo annusò profondamente.
“Si, ottimo profumo…si abbina bene all’oro e al blu. Sempre delle scelte di buon gusto…”. Nel frattempo aveva allungato la mano verso la caviglia di lei, dove il cinturino in pelle delle scarpe metteva in risalto la caviglia.
“Mi piacciono queste scarpe, Luisa, lo sai che adoro i cinturini, ma vedrei ancora meglio una bella cavigliera in oro, proprio qui”; mentre parlava, il professore le aveva slacciato il cinturino, tolto la scarpa e accarezzato il piede nudo.
Alice assisteva sconvolta, cercando di restare in silenzio e di passare inosservata. Luisa invece sembrava perfettamente a suo agio, e sorrideva mentre l’uomo le sollevava il piede poggiandolo sulla sua coscia.
“Bellissimo smalto, bellissime calze…ma come fai, Luisa? Sei un sogno”.
Invece di rispondere, la ragazza inarcò il piede per farlo aderire meglio al corpo dell’uomo, che annuiva soddisfatto. Mentre questo gioco andava avanti, i due continuavano a chiacchierare amabilmente. Dopo una decina di minuti, Luisa ricevette un messaggio sullo smartwatch, e si alzò con molta grazia.
“Può accomodarsi professore. La accompagnerà Alice”.
Alice si riprese dallo stato di tranche in cui si trovava, e balbettando condusse il paziente dal dottor Borghi. Rientrando in sala d’aspetto, trovò Luisa che si riallacciava la scarpa con aria molto tranquilla. Alice non era sicura di ciò a cui aveva assistito, e si vergognava a chiedere spiegazioni; pensava che la cosa migliore fosse far finta di niente e aspettare che la collega le dicesse qualcosa, ma Luisa era già seduta alla scrivania.
“Metti a posto le tazzine e torna qui. Anzi, preparami un caffè e lava tutto, di là c’è un piccolo bagno di servizio”. Un po’ umiliata nel dover lavare tazzine e servire caffè alla collega, che in fin dei conti era una segretaria come lei, Alice ubbidì. Una volta seduta nuovamente alla scrivania, cercava di aprire la bocca ma non sapeva come iniziare.
“Se hai qualcosa da chiedermi, parla. Ma stai attenta a quello che dici perché la mia pazienza ha un limite”.
“No, dottoressa. Non ho nulla da chiedere. Mi dica cosa devo fare adesso”.
“Molto bene Alice, vedo che hai capito. Devi soltanto stare zitta e fare solo quello che ti dico di fare. Quando il professore uscirà, voglio che lo accompagni tu alla porta. Porgigli i suoi effetti personali e cerca di farti vedere bene”.
Alice pensava di aver capito cosa volesse dire la collega, anche se non era sicura di volerlo fare e, soprattutto, di saperlo fare, ma decise di provare. Appena sentì la porta aprirsi, si precipitò in corridoio.
“Prego professore, venga. La accompagno a prendere la sua borsa e il cappotto. Sono in sala d’aspetto”.
Il professore, notò Alice con la coda dell’occhio, guardava verso la scrivania, ma Luisa non era lì; deluso, si girò verso di lei “Bene signorina, oltre al cappotto avevo anche una borsa”.
Alice aveva posato la borsa del professore su una poltrona di fronte l’ingresso della sala d’attesa; invece di afferrarla con poca grazia come era sua abitudine, era rimasta di spalle e si era chinata, con il culo in bella vista in direzione della porta. Dopo qualche secondo si era alzata, sentendosi ridicola, e aveva preso anche il cappotto.
“Ecco a lei professore”. L’uomo sembrava colpito.
“Grazie…come hai detto che ti chiami? Alice? Che bel nome. Spero di trovarti la prossima volta, per una chiacchierata, sei stata in silenzio tutto il tempo. Salutami tanto Luisa, ah eccoti!”.
In quel momento fece ritorno Luisa, che strinse con molto calore la mano del professore “A presto, professore…ho segnato il prossimo appuntamento. Vuole che durante l’attesa sia presente anche Alice? Sa, è arrivata da poco e ancora non conosce quasi nessun paziente, sarà felicissima di occuparsi di lei. Buona giornata”.
“Buona giornata, professore” le fece eco Alice. Non era sicura di cosa intendesse dire Luisa, ma per fortuna aveva almeno qualche settimana per scoprirlo.
“Alice, segna sul calendario e sul pc: prossimo appuntamento professor Arnoldi, 9 di mattina, Luisa e Alice. Adesso, se vuoi, puoi fare una breve pausa. Il prossimo appuntamento sarà tra mezz’ora. Io devo discutere di alcune cose con il dottor Borghi. Non mangiare schifezze, non fare briciole e non sporcarti. Dopodiché scenderai al bar all’angolo a prendere un piccolo rinfresco per il paziente successivo, il dottor Virgillito. Leggi la scheda e non disturbarmi”.
Mentre Luisa scompariva nella stanza del medico, sicuramente per discutere della sua inettitudine, Alice ne approfittò per andare in bagno, bere un caffè e leggere la scheda del terzo e ultimo paziente della mattinata.
“Virgillito Andrea, medico psichiatra presso il Policlinico, 55 anni, sposato, residente in via A; preferenze: liquori barricati, musica classica. Patologia: ipertensione arteriosa, dislipidemia. Servire: prima mattina caffè amaro, se ora di pranzo aperitivo-chiedere al bar aperitivo per studio associato Borghi e Zanghi e bicchierino di liquore barricato (piccolo, vedi patologia)”.
Alice scese al bar, ordinò quanto richiesto dal documento, e risalì, sperando che Luisa nel frattempo avesse finito di parlare con il dottore e le desse un feedback. In effetti era già seduta alla scrivania, impeccabile come sempre.
“Eccoti, prepara tutto. Il dottor Virgillito entrerà direttamente in studio e io lo assisterò, il rinfresco lo serviremo dopo. Prima che tu me lo chieda no, non puoi entrare, solo il dottor Borghi e il dottor Zanghi possono decidere se puoi entrare durante le visite o no, ed è decisamente presto. Ora preparati, il dottor Virgillito è molto particolare”. Dopo un paio di minuti il campanello si fece sentire e Alice si preparò a ricevere il terzo paziente del giorno.
Il dottor Virgillito era un bell’uomo, capelli brizzolati, alto, imponente, e ovviamente, come tutti quelli che passavano da quello studio medico, ben vestito. Le rivolse un’occhiata distratta durante la presentazione ed entrò subito con Luisa nella stanza del dottor Borghi.
Dopo circa 40 minuti uscirono e Alice scattò in piedi per accoglierli alla fine del corridoio.
Oltre al dottor Virgillito e Luisa, era uscito anche il dottor Borghi.
“Andrea, hai già conosciuto Alice? Sarà la nuova segretaria, è in prova ma penso che abbia le qualità giuste per restare con noi e affiancare Luisa. Tutte e due ti faranno compagnia durante lo spuntino, spero che sarà di tuo gradimento. Ci vediamo il mese prossimo!”.
Luisa prese il dottor Virgillito per il braccio mentre il dottor Borghi spariva nuovamente nel suo studio.
“Venga dottore, si accomodi in sala d’aspetto. Alice porterà ciò che le serve. Sa, Alice serviva ai tavoli di un bar e di una pizzeria, magari ci riserverà qualche sorpresa, so che lei è molto puntiglioso nel modo di versare i liquori…mi raccomando Alice”.
La ragazza si sentiva un po’ in imbarazzo, non c’era bisogno di riportare i suoi fatti personali ad uno sconosciuto, specialmente ad un uomo così distinto. Si vergognava del suo passato lavorativo e pensava che non fosse necessario, così vestita e sistemata poteva passare per la segreteria di uno studio di lusso…o forse no? Rimuginando, Alice prese il vassoio e lo poggiò con tutta la delicatezza di cui era capace sul tavolino di fronte al divano.
“Alice, spiega al dottore cosa stai servendo, non restare impalata”.
Luisa stava facendo il possibile per ridicolizzarla.
“Si…scusi dottore. Qui abbiamo due croissant salati, uno al prosciutto crudo e svizzero, e uno al prosciutto cotto e crema di avocado; nella terrina una piccola insalata di pomodorino e nel piattino una frittata. Da bere, data l’ora e il pranzo leggero, ho scelto un Amaro calabrese barricato da servire con una piccola ciambellina speziata”. Si era impegnata, Alice, e aveva anche aggiunto un suo piccolo tocco personale, che sperava fosse apprezzato.
Il dottor Virgillito sembrava colpito.
“Interessante, brava Alice. Vediamo se il gusto è interessante come la tua presentazione. Siediti con noi”.
La conversazione iniziò in maniera tranquilla, senza gesti strani o ambigui. Fu solo al momento di iniziare a mangiare, che Alice vide qualcosa che, anche in quella giornata di bizzarrie, le sembrò una vera stranezza. Invece di servirsi da solo, era Luisa a imboccare il professore, che, poggiata la testa sullo schienale del divanetto, ascoltava la voce melodiosa della ragazza e, ad occhi chiusi, accoglieva nella sua bocca le varie leccornie presenti sul piatto. Alice notò anche che, mentre la collega portava alla bocca del paziente dei piccoli bocconi, le sue dita sfioravano la bocca del dottor Virgillito, e a volte entravano dentro, a sfiorare la lingua. Senza dire una parola, assisteva suo malgrado alla scena e senza rendersene conto invidiava Luisa, capace di essere così sensuale anche mentre imboccava un uomo. Una volta terminato lo spuntino, il dottore aprì gli occhi, prese le dita di Luisa e le leccò con impegno.
“Grazie, Luisa…tutto buonissimo, come sempre. Adesso servimi pure un bicchierino di liquore”.
Luisa si girò verso di lei: “Versa il liquore, Alice, e passami il bicchiere”.
Alice, con la mano tremante, fece quanto richiesto e diede il piccolo bicchiere pieno di liquore profumato alla collega. Luisa, invece di passarlo al dottor Virgillito, ne bevve un sorso, si avvicinò alla bocca dell’uomo e lo baciò.
“Mmm…buonissimo…ancora un po’ per favore, Luisa”.
Luisa ripetè l’azione un paio di volte, prolungando sempre di più il contatto con le labbra del paziente.
“Versane un altro po’, Alice. Vorresti assaggiarlo anche tu?”.
“Ehm…non so dottore…non bevo molti liquori…”.
“Alice, il dottore ti ha chiesto di assaggiarlo. Versane un altro po’ nel bicchiere” fu veloce a rispondere la collega.
La ragazza fece come ordinato e versò un dito di liquore nel bicchierino che Luisa aveva ancora in mano; si aspettava che le passasse il bicchiere, ma, come prima, lo portò alle labbra, si avvicinò ad Alice e premette le sue labbra sulle sue, passandole il liquore.
Alice non si aspettava quel contatto e fece sfuggire un po’ di liquore, ma fu veloce a riprendersi e ad accettare il contenuto della bocca di Luisa. Proprio come si aspettava, le sue labbra erano morbidissime…
“Ma guarda cosa hai combinato, Alice!”. Il dottor Virgillito sembrava contrariato.
“Non sai bere? Hai fatto cadere il liquore e ti sei sporcata il viso. Avvicinati”.
Con grande imbarazzo, Alice si sedette accanto all’uomo, che con le dita raccoglieva i residui di liquore che erano scivolati dalla bocca al mento e al collo, portandole alla bocca.
“Non si spreca un liquore così buono, specie se servito dalla bella Luisa…spero che la prossima volta sarai più attenta. Avvicinati ancora un po’”.
Tremando e con gli occhi chiusi, si avvicinò all’uomo fino a sfiorarlo; aveva capito che sarebbe successo qualcosa di molto brutto o imbarazzante. Sentì qualcosa di umido sfiorarle l’angolo delle labbra, poi scendere al mento e al collo; la lingua dell’uomo raccoglieva la scia del liquore che ormai si era asciugato ed era diventato appiccicoso, fino all’apertura della camicia. Senza emettere un respiro, Alice sentiva la lingua del dottor Virgillito lambirle il colletto della camicia, arrivando all’attaccatura del seno. Dopo un tempo che le parve interminabile, non sentì più nulla e aprì gli occhi.
“Bene, Alice, ho rimediato alla tua sbadataggine. La prossima volta ti insegnerò come si serve uno spuntino, ti assicuro. La povera Luisa ha un duro lavoro da svolgere con te, cerca di impegnarti un po’ di più”.
La ragazza abbassò gli occhi, accettando con rassegnazione l’ennesimo rimprovero.
“Si dottor Virgillito. La ringrazio, aspetterò il momento in cui mi insegnerà come servirla al meglio”.
L’uomo si alzò, seguito da Luisa che aveva assistito in silenzio a tutta la scena.
“Alice, prendi la borsa e il cappotto del dottore, lo accompagnerò io alla porta”.
Senza farla aspettare, Alice corse a recuperare gli effetti personali dell’uomo, e, in piedi in un angolo della segreteria, osservava Luisa e il dottor Virgillito che scambiavano le ultime battute; Luisa ridacchiava, e Alice era sicura che stessero parlando di lei.
Una volta chiusa la porta, Luisa si accomodò sulla sua sedia e riprese le sue attività come se nulla fosse, mentre Alice la fissava. Dopo una decina di minuti le si rivolse con tono molto acido:
“Si può sapere cosa hai da fissare? Se hai qualcosa da dire parla, altrimenti smettila immediatamente”.
“Scusi dottoressa…io…sono dispiaciuta di non essere brava. Non mi piace però essere presa in giro o rimproverata, ce la sto mettendo tutta. Poi…non ho ben capito cosa dovrei fare. Mi sento in imbarazzo, non riesco a essere disinvolta come lei. Non so se sono adatta…”.
Luisa, infastidita, si girò verso di lei e la fissò negli occhi.
“Non so cosa ti sia messa in testa, ma se non vuoi essere umiliata, cerca di impegnarti. Sembra che tu sia scesa dalla luna…sei impacciata, goffa, incapace anche di fare il lavoro che dici di aver svolto per anni. E invece di essere grata dell’opportunità che ti viene data, ti lamenti e piagnucoli. Sei davvero patetica. Preferiresti continuare a servire tavoli, o fare la commessa in qualche multinazionale che ti sfrutti per 800 euro al mese, o fare pulizie a casa di qualche donnetta pretenziosa? Fai pure. Tutte queste storie per qualche battuta e una leccatina. Sai cosa ti aspetta, là fuori? Molto peggio. Se una settimana fa non fossi arrivata qui da noi, pensi che avresti mai potuto permetterti questi abiti? Questi capelli? Saresti stata in un luogo di lavoro così lussuoso e con pazienti simili? Ne dubito altamente. Te lo ripeto l’ultima volta, se non ti senti adatta, lì c’è la porta, tieniti pure i vestiti ma non farmi più perdere tempo”.
Come sempre, la durezza delle parole di Luisa l’aveva riportata alla realtà.
“No dottoressa, ha ragione. Voglio restare. Non mi lamenterò più, glielo prometto”.
L’ora successiva passò in assoluto silenzio. Ogni tanto Luisa si alzava, entrava nello studio del dottor Borghi, prendeva uno snack, andava in bagno, mentre Alice non osava fiatare. Verso la fine della mattinata, Luisa le annunciò che doveva andare dal dottor Borghi.
Un po’ titubante, la ragazza bussò alla porta, aspettandosi lamentele o, peggio, il benservito.
“Alice, buongiorno, accomodati! Oggi non ci siamo ancora visti, prego, siediti. Allora, ho saputo che oggi hai partecipato con Luisa all’intrattenimento dei pazienti. Speravo che ti fossi comportata in maniera impeccabile, ma ho saputo che ti sei lamentata e che non ti sei comportata bene. Sono molto deluso e dispiaciuto, Alice”.
La disapprovazione del dott. Borghi era troppo, per Alice. Senza rendersene conto, seduta di fronte la scrivania, iniziò a piangere senza ritegno.
“Mi scusi, dottor Borghi…ci sto provando davvero, ma è tutto nuovo per me…per favore non mi mandi via, mi dia un’altra possibilità, le prometto che farò tutto quello che mi chiederà senza lamentarmi e senza protestare. Per favore…”.
Il dottore la osservava sorridendo.
“Va bene, Alice, va bene. Sei fortunata perché il dottor Zanghi non è in studio in questi giorni, lui è molto più severo di me, ma io ho il cuore tenero e penso che sotto sotto tu sia predisposta per questo lavoro. Voglio darti un’altra possibilità…domani sarà qui il dottor Artani, un magistrato di una città vicina, mio paziente da qualche anno. Sicuramente lo hai visto in studio lunedì, è stato il primo paziente del giorno. Tornerà domani per un consulto sui nuovi farmaci che sta assumendo, e vorrei che ti occupassi tu di intrattenerlo. Sarai da sola, perché Luisa sarà impegnata. Cerca di non deludermi, e riparleremo della tua posizione qui da noi”.
“D’accordo dottore, le prometto che farò tutto il necessario. Grazie”.
“Puoi andare, adesso. Luisa ti spiegherà tutto”.
Con il cuore più leggero, Alice si presentò davanti Luisa.
“Dottoressa Zanghi, il dottor Borghi mi ha chiesto di comunicarle che domani mi occuperò del dottor Artani, dato che lei non sarà in studio. Può darmi qualche delucidazione?”.
La ragazza la fissava con sguardo indecifrabile.
“Qui c’è la scheda. Il dottor Artani ha 58 anni, magistrato presso il tribunale Z, residente in via Q, attualmente divorziato. Ama i cocker spaniel e praticare il trekking. Lo scorso anno ha subito un intervento per un’ulcera, adesso sta bene ma effettua controlli periodici e assume farmaci che necessitano aggiustamenti. A lui potrai servire soltanto un caffè con mezzo cucchiaino di zucchero, perché non ama snack e pause cibo. Puoi iniziare la conversazione chiedendogli del suo lavoro o dei suoi cani. Indosserai la gonna aderente in pelle viola con lo spacco sul retro, autoreggenti nere con la riga dietro, le decollete nude, la camicia in seta color carne. Sotto indossa intimo nero, in raso”.
“Ma dottoressa, non si vedrà l’intimo con la camicia in seta?”.
Luisa la gelò con lo sguardo.
“C’è qualche problema a riguardo?”.
“No…assolutamente…grazie delle sue indicazioni. Cercherò di comportarmi impeccabilmente”.
“Voglio sperare. Accetta qualunque cosa ti chieda di fare, senza protestare, senza tentennare, perché il dottor Borghi osserverà tutto dalla telecamera e saprà se ti sei comportata bene o no. Devi essere qui alle 8, 30, il magistrato arriverà alle 9, io sarò qui verso le 10,30. Adesso puoi andare. Non deludermi un’altra volta”.
Congedata senza possibilità di replicare, Alice era decisa, il giorno dopo, a mettercela tutta e ad impegnarsi, per quanto strano potesse essere il comportamento del paziente.
La mattina dopo arrivò velocemente; Alice si vestì con cura, notando quanto fosse attraente con la mise scelta da Luisa; lo spacco dietro forse era un po’ troppo profondo, arrivava quasi alle natiche, ma cercando di non pensarci si presentò in ufficio alle 8,30.
Il dottor Borghi la aspettava sulla soglia, sorridente come sempre.
“Alice, buongiorno! Stai benissimo, complimenti! Vedo che hai preso seriamente il rimprovero di ieri. Comportati bene, mi raccomando. Prepara tutto per il dottor Artani, ecco qui un regalino per farti capire che desideriamo che resti. Comunicherò con te attraverso questo smartwatch, lo sentirai vibrare quando arriverà un messaggio. Ti avviserò quando farlo entrare, quando stiamo per uscire, e in generare tutto ciò che concerne l’organizzazione del nostro lavoro. È un grande onore ricevere un paziente dopo soli dieci giorni, cerca di non deludermi…”.
Alice era felice del regalo e soprattutto della fiducia accordatale.
“Grazie dottor Borghi, non la deluderò”.
“Adesso siedi alla scrivania. Anzi, non c’è Luisa a controllare che tu sia in ordine…ma direi che non è necessario. Il reggiseno si vede, ed è ottimo. Anche il tanga abbinato è a vista, data l’altezza dello spacco. La nostra Luisa pensa proprio a tutto! Vai pure, Alice. A dopo”.
Molto imbarazzata per il check del datore di lavoro, Alice cercò di non pensarci troppo e di concentrarsi sul lavoro che la aspettava quella mattina.
Alle 9 arrivò il dottor Artani, che già Alice aveva intravisto il primo giorno di lavoro. L’aspetto era abbastanza anonimo, anche se indossava una mise elegante e sicuramente costosa; di media statura, corporatura snella ma una piccola pancetta che sporgeva dalla cintura in pelle. L’insieme era dignitoso ma, confermò Alice mentalmente, anonimo; non aveva l’aria di un uomo di potere, ma alla fine, pensava la ragazza, che mi importa? Dobbiamo parlare di cani e passeggiate.
“Benvenuto dottore, sono Alice Lanfranchi, la nuova segretaria dello studio. Il dottore la riceverà tra poco. Prego, mi dia la giacca e la borsa (solita cartelletta Piquadro che costava quanto il suo affitto, registrava mentalmente la ragazza). Vuole accomodarsi in sala d’aspetto?”.
“Alice, certo, mi ricordo di te. Eri seduta nell’angolo e indossavi una bella camicetta verde, vero? Molto…appariscente””.
Era il giorno in cui Luisa le aveva fatto togliere il reggiseno e l’aveva lasciata con i capezzoli a vista attraverso la camicia, rammentò Alice. Sicuramente il magistrato aveva visto più del dovuto.
“Si dottor Artani, esatto. Era il mio primo giorno. Vuole qualcosa da bere? Posso offrirle un caffè?”.
“No Alice, grazie. Preferisco prenderlo dopo. Per adesso siediti qui con me, a chiacchierare un po’, oggi non ho ancora incontrato nessuno”.
Alice obbedì immediatamente e si sedette accanto all’uomo. La scelta di chiedere dei cani fu vincente, perché la conversazione andò avanti per almeno dieci minuti e Alice ormai iniziava a rilassarsi. Quasi non si accorse che la gamba destra del dottor Artani premeva contro la sua coscia sinistra, e che con il braccio destro le aveva cinto il punto vita, spingendola verso di sé.
La conversazione, nel frattempo, continuava come se nulla fosse, l’uomo raccontava di quando la sua cagnolina aveva partecipato ad una gara canina e Alice cercava di restare concentrata per fare le domande e i commenti appropriati.
“Davvero, dottore? Così tanti cani qui in provincia partecipano a queste gare? E quali sono i requisiti? Immagino che non basti avere un cane di razza per partecipare…”. Mentre pronunciava queste parole, si sentì spingere con più forza e non le rimase che sollevarsi un po’ per evitare di cadere sopra l’uomo. Continuando a parlare della gara canina, il magistrato Artani approfittò di quel momento per posizionare con decisione Alice sopra le sue gambe.
Con il respiro accorciato per la sorpresa e l’imbarazzo, Alice rivide l’espressione beffarda di Luisa del giorno precedente, e decise di giocare il tutto per tutto. Non si mosse da lì e con la voce più dolce e tranquilla che le riuscì, continuò la conversazione.
“Davvero? Così tanti documenti? Che pazienza…e ci sono veterinari specializzati nell’emanarli? E che preparazione richiede una gara simile?”.
L’uomo allargò un po’ le gambe e spinse quelle di Alice per posizionarla meglio, a metà tra il divano e il suo interno coscia, con una mano fece una leggera pressione sulla schiena della ragazza, che capì di doversi chinare leggermente.
Nel frattempo, la conversazione continuava. Alice si sentiva dissociata. Da un lato ascoltava e rispondeva in maniera più che naturale, dall’altra avvertiva le mani dell’uomo strette sulle sue cosce, sotto la gonna che nel frattempo era risalita, qualcosa di duro e umido che premeva tra le natiche. Dopo un paio di minuti le mani del dottor Artani si mossero fino a risalire verso l’inguine, all’attaccatura delle calze autoreggenti, e iniziarono a premere avanti e indietro. Alice capì che doveva assecondare quel movimento e, sempre leggermente piegata in avanti, muoveva il bacino al ritmo delle mani dell’uomo, che nel frattempo spingeva contro di lei il suo cazzo imprigionato nei pantaloni, sempre più duro.
Dopo una decina di minuti il movimento si fece più veloce, così come il respiro del dottor Artani, che smise di parlare ed emise un singulto. Alice sentiva il cazzo tendersi sempre di più, sino ad avvertire un senso di umidità al centro delle natiche. Non osando muoversi, la ragazza rimase lì, in attesa che l’uomo facesse o dicesse qualcosa. Dopo qualche minuto, il magistrato interruppe il silenzio.
“Sai, Alice, a me piacciono molto le cagnoline. Dolci, carine, ubbidienti e servizievoli. Sei stata bravissima. Adesso puoi alzarti”.
“Grazie dottor Artani. Posso portarle un caffè? Il dottore mi ha appena scritto che tra una decina di minuti sarà pronto per riceverla”.
Alice cercava di mantenere un tono di voce tranquillo, ma dentro di sé era in tumulto. Era sconvolta per quanto successo, eccitata suo malgrado, e anche contenta di essere riuscita a strappare un complimento per il suo lavoro, una volta tanto.
Dopo un quarto d’ora, ricevuto il messaggio di conferma dal dottor Borghi sullo smartwatch, Alice condusse il magistrato dentro la stanza del dottor Borghi e tornò a sedersi alla scrivania. Molte domande vorticavano nella sua testa. Il dottore l’aveva vista? Cosa aveva pensato di lei? In fin dei conti era questo che ci si aspettava che facesse, no? Che obbedisse alle richieste dei pazienti, che li intrattenesse…doveva fare qualcos’altro? Doveva chiedere al datore di lavoro un feedback? Era molto confusa. Cercava anche di non pensare ai pantaloni del magistrato Artani, macchiati sul davanti, che però sembravano non imbarazzarlo minimamente, anzi. E non voleva pensare neanche al piacere che aveva provato nel sentire le sue mani sulle cosce, stringendola fortissimo. Si sentiva una poco di buono, eccitarsi per una cosa del genere, avrebbe dovuto sentirsi usata, forse andarsene da quel luogo. Ma in fin dei conti, cosa le avevano chiesto? Di essere gentile. Nessuno (a parte Luisa) l’aveva maltrattata. Poteva sforzarsi e rimanere lì senza troppi drammi, pensava, mentre rimirava le scarpe, le calze, il parquet dello studio, il computer ultimo modello. Voleva restare lì, e magari riuscire anche ad andar via da quell’appartamento disgustoso in cui viveva.
Con l’animo di chi era convinta di aver fatto la scelta giusta, accolse Luisa con il miglior sorriso della giornata.
“Dottoressa Serni, buongiorno. Il dottor Borghi è in studio con il magistrato Artani. Volevo dirle che ho seguito le sue istruzioni. Credo…che sia andato tutto bene”.
Il tono di Luisa era incredulo.
“Spero che sia andata così, Alice. Lo spero per te. Alzati un attimo e fammi vedere se davvero hai seguito le mie indicazioni. Si, una bella mise, ti sta bene. Girati…ah, ecco, lo sapevo. Devo proprio spiegarti tutto”.
Con espressione schifata, indicava la sua gonna, anzi, il suo culo.
“Non ti sei resa conto di esserti macchiata le calze? Qui, nel bordo, un po’ sotto il buco del culo. C’è una macchia, immagino benissimo di cosa dato che hai tenuto compagnia al dottor Artani. La tua sciatteria non ha limiti. Toglitele, non puoi restare con la biancheria sporca”.
“Scusi, non me ne ero resa conto. Mi perdoni…tolgo subito le calze”.
“Togli anche le mutande. Anche quelle si sono macchiate. Che schifo”.
Rassegnata, Alice obbedì. Calze e tanga finirono nel cestino del bagno, e Alice si preparò ad affrontare il resto della mattinata con una gonna dallo spacco vertiginoso che lasciava scoperte le gambe praticamente fino al buco del culo. Non se la sentiva di protestare ancora e capiva che anche quella era una prova. In silenzio, si sedette di nuovo alla scrivania accanto a Luisa, che non fece altri commenti. Quel giorno indossava un completo a scacchi bianco e nero dalla gonna cortissima e, come sempre quando portava una giacca, sotto aveva un reggiseno abbinato.
Dopo circa venti minuti, il magistrato uscì dalla stanza del medico e si diresse verso di loro sorridendo. La macchia sembrava essersi asciugata ma era rimasto un alone, di cui sembrava non preoccuparsi minimamente. Salutò Luisa con calore e le fece i complimenti.
“Luisa, Luisa, mi sei mancata tanto oggi, ma ci tenevo a dirti che stai facendo un ottimo lavoro. Alice è proprio tenera, vorrei rivederla la prossima volta, insieme a te naturalmente. Adesso vieni qui Alice, vorrei salutare anche te”.
L’uomo aveva una palese erezione in corso, ma sembrava non farci caso. Strinse Alice, che avvertiva distintamente il suo cazzo ingrossato in mezzo alle gambe, poi abbracciò Luisa.
Appena la porta si chiuse, Alice tornò a sedersi immediatamente sulla sua sedia, che era rivestita in pelle. Sentiva una strana eccitazione dentro di sé e stare seduta a rimuginare sul calore che sentiva non la aiutava. Luisa la mandò a preparare un caffè e dopo pochi minuti Alice ritornò con una tazzina (aveva capito che doveva chiedere il permesso per prepararlo per sé e in quel momento non ne aveva voglia). Mentre poggiava il vassoio sulla scrivania, notò che Luisa aveva lo sguardo fisso sulla sua sedia. Inorridita, Alice si rese conto che era leggermente bagnata, come se qualcosa di umido fosse stato passato lì poco prima…il suo culo e la sua fica, senza mutande, senza calze e con uno spacco che lasciava tutto al vento.
“Brava, Alice. E io che pensavo uscissi sconvolta da questa esperienza da sola; invece, non solo te la sei cavata bene, ti è anche piaciuto. Forse sei davvero pronta per questo lavoro”. Il tono era stranamente compiaciuto.
“Dottoressa Zanghi, io non volevo…non l’ho fatto apposta. Mi scusi, è che sono senza intimo e non so come possa essere successo”.
“Stai zitta e ammettilo, Alice. Ti è piaciuto farti toccare e usare. D’altronde questo lavoro comporta tanti tipi di piacere, non soltanto doveri…sono contenta che ti sia eccitata, perché vuol dire che svolgerai questo lavoro con trasporto, come faccio io. Adesso pulisci la sedia, perché quella roba non può restare lì”.
“Si, prendo subito una salvietta”.
“No Alice, non intendevo quello. Puliscila con la lingua. È tua, no? Non dovrebbe farti schifo”.
Non riuscendo a replicare, Alice si inginocchiò e iniziò a passare la lingua umida per rimuovere i residui vischiosi usciti dalla sua fica; il sapore era strano, salato, misto al cuoio imbottito della sedia. Dopo alcuni lunghissimi minuti, Luisa le diede il permesso di alzarsi e di sedersi.
La mattinata trascorse tranquilla. Arrivarono altri pazienti ma ricevettero un trattamento normale, caffè, biscotti, sorrisi, ma niente compagnia speciale. Alice memorizzava nomi, abitudini, e cercava di capire come funzionasse in quello strano studio medico. Alle 13, 20 (20 minuti dopo la fine del suo turno, ma aveva imparato a non protestare), arrivò un messaggio sul suo smartwatch: “Alice da Borghi”, un modo veloce per comunicarle che doveva recarsi dal datore di lavoro.
“Alice, vieni pure, siediti. Allora, raccontami un po’ come è andata la giornata”.
“Bene, dottore. Ho aiutato Luisa con i pazienti e sto acquisendo dimestichezza”.
Si sentiva in imbarazzo a parlare del primo paziente della giornata e sperava che fosse il medico a prendere l’argomento.
“Non ci siamo, Alice. Hai capito benissimo a cosa mi riferisco. Puoi parlare senza nascondermi niente, perché sai che con le telecamere vedo tutto ciò che succede in sala d’aspetto e in segreteria. Vorrei sapere come ti senti e cosa pensi di queste tue prime di esperienze di lavoro. Ormai ti sarai fatta un’idea. Dimmi tutto, non preoccuparti e non sentirti in imbarazzo”.
Facendosi coraggio, Alice cominciò a parlare:
“Allora…ho capito che ci sono diverse classi di pazienti, ma non ho capito come mai Luisa riservi solo ad alcuni un certo trattamento, anche se si ferma a chiacchierare ed è gentile con tutti. Ho anche capito che il…trattamento…è personalizzato, perché ho assistito a scene molto diverse”.
“Esatto, Alice. Adesso continua, vorrei delle impressioni più…personali”.
“D’accordo dottor Borghi…mi scusi, mi sento in imbarazzo a parlare con lei ma cercherò di essere sincera e di parlare senza falsi pudori. Luisa è una donna bellissima, sensuale, affascinante. Resto incantata nell’osservarla interagire con uomini diversi e sento qualcosa dentro di me quando la vedo mentre la toccano o la baciano. È così tanto più bella di me e sicura di se stessa…quando la mattina mi fa spogliare, mi guarda, mi sento tremare. L’altro giorno, al salone della signora Sara, mi ha toccato le parti intime, mi sono sciolta”.
Il dottore annuiva, senza mostrare stupore.
“Ma certo Alice, è naturale. Luisa è bella, intelligente, autoritaria quando serve, ma anche molto generosa e appassionata, se la si vede dall’angolazione giusta. È normale che tu ti senta attratta da lei, e che desideri le sue attenzioni. È giusto così, così come è giusto che lei ti plasmi nella direzione giusta. Adesso parlami di te, però. Come ti sei sentita in questi giorni, con un aspetto diverso? E oggi, cosa hai provato? Raccontami tutto. E non usare termini infantili, apri la mente e non avere timore, apprezzo la sincerità”.
“Allora…mi sento diversa, più curata, attraente, sicura di me stessa, anche se sono consapevole di aver fatto pochi cambiamenti, per me però sono enormi. Come le ho detto durante il colloquio, ho fatto molto lavori saltuari e non ho mai avuto il tempo di dedicarmi a me stessa, al mio corpo, o le risorse economiche per un guardaroba raffinato. È stato uno choc per me passare la giornata tra la boutique della signora Marianna e il salone di bellezza…mi sono sentita un oggetto, brutto e insignificante, ma sotto sotto anche gratificata per l’attenzione che sentivo intorno a me.
La signora Sara non è stata molto gentile con me, ma mi è piaciuto il trattamento, non soltanto il massaggio, ma anche la ceretta, e le sue sculacciate…mi sento sempre invisibile, che una persona così sicura di sé abbia deciso di insegnarmi qualcosa mi ha fatto sentire bene.
A proposito di questo, credo che a Luisa piaccia darmi ordini, umiliarmi e trattarmi come uno straccio…e credo…che a me piaccia tutto questo. Davanti ai suoi occhi mi sento piccola, stupida, insignificante, vorrei compiacerla e allo stesso tempo desidero che mi tratti male. Mi vergogno a dire queste cose dottore, penserà che sia una deviata…”.
“Assolutamente no, Alice, anzi, era il tipo di osservazione che desideravo sentire. Continua”.
“Oggi mi sono eccitata moltissimo con il magistrato Artani…ero impietrita ma quando ho sentito il suo…cazzo…a contatto con il mio culo ho desiderato sentirlo di più, e che le sue dita salissero ancora. Mi sono molto vergognata, dottor Borghi, perché credo, anzi, credevo di non avere desideri sessuali così perversi”.
Il dottore sorrideva.
“Bravissima, Alice. Sei stata molto sincera e lo apprezzo. Continuerai ad aiutare Luisa con i nostri pazienti. Hai indovinato, non tutti ricevono i suoi…trattamenti speciali, quelli sono riservati soltanto a pochi pazienti molto intimi e generosi, che hanno bisogno di riprendersi dai loro disturbi e che desiderano sentirsi vivi coccolando una bella donna. Non si spingono mai troppo oltre, è tutto concordato, con loro non dovrai temere nulla, è garantita la massima discrezione da entrambe le parti. A volte le loro passioni possono sembrare perversioni, ma sono soltanto punti di vista; il piacere è il vero scopo, e non ci sono limiti per raggiungerlo. Hai altre domande?”.
“No, dottor Borghi. Seguirò le indicazioni sue e di Luisa”.
“Adesso, Alice, vorrei anche dirti che sei una ragazza molto promettente, spero di non fare il passo più lungo della gamba nel dire che probabilmente arriverai a guadagnare anche l’alloggio, come ti ho detto durante il nostro primo colloquio”.
Alice fece un balzo sulla poltrona.
“Davvero? Grazie dottor Borghi, grazie”.
“Non è ancora detto Alice, prima di decidere in definitiva, vorrei sapere alcune cose di te. Appena rientrerà il mio socio, vorrei che restassi un paio d’ore durante i pomeriggi per parlare con e me con lui, rispondendo alle nostre domande. Lui già sa di te ed è molto curioso di incontrarti. Per adesso continua a lavorare con Luisa, inizieremo questi colloqui pomeridiani la settimana prossima. Puoi andare, adesso”.
“Certamente dottore, ancora grazie. Non la deluderò”.
Alice tornò in segreteria, dove Luisa le comunicò che poteva tornare a casa e le diede le indicazioni per l’indomani, ricordandole anche che doveva passare dal salone per la messa in piega e il controllo della ricrescita.
Con il cuore più leggero, Alice rientrò a casa, notando lo squallore della sua abitazione ma fermamente convinta che stavolta la sua vita potesse davvero cambiare.
scritto il
2026-02-19
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