Erotici Racconti

Tranello 2

Scritto da , il 2017-04-20, genere orge


Ancora una volta non potevo prendermela se non con me stessa per la situazione in cui mi ero cacciata. Ero stata ingannata.
Dopo quel rapporto a tre che, pur inquietante, mi aveva piacevolmente sconvolta (vedi Tranello), avevo rivisto Franco un paio di volte per piacevoli incontri. Bollenti ma sereni, senza sorprese: potevo fidarmi di lui. Da qualche tempo però i contatti fra noi si erano interrotti e parevano destinati a perdersi definitivamente. Fui così sorpresa e compiaciuta di ricevere una sua telefonata in cui mi invitava a trascorrere una bel momento da lui. Mi anticipò che avrei dovuto aiutarlo in una scherzosa messa in scena che aveva progettato alle spalle dei suoi amici. Poi avremmo avuto tutto il tempo per poterci divertire, una volta soli.
Franco, mi raccontò, che voleva far credere ad alcuni suoi amici del suo paese che io, fossi la sua compagna e insistette che per lui era importante quel gioco. Espressi la mia perplessità, non riuscendo a comprendere la finalità di quella finzione, di cui non coglievo altresì il lato divertente. Mi convinse a fidarmi di lui e affermò che alla fine, sarei rimasta soddisfatta.
Ho finito per accettare perché in fondo desidero molto fare sesso con Franco, per la sua prorompente carica erotica e il suo grosso uccello. Percepire questo rapporto adulterino intimamente immorale, mi fa aggiungere una ulteriore piacere. Non è stato facile liberarmi, ho spostato alcuni appuntamenti e confezionato una scusa attendibile per casa, ma alla fine, tutte le tessere del mosaico sono al loro posto ed eccomi pronta.
Sono sobriamente elegante e accolgo i nostri ospiti, gli amici di Franco, al loro arrivo. Non mi fanno certo una buona impressione: sono sette tipi, rozzi, volgari.
Ci sediamo a tavola per uno spuntino e cerco di comportarmi da perfetta padrona di casa, restando nella parte che Franco mi ha chiesto di interpretare.
Gli uomini parlano fra loro e non capisco il loro stretto dialetto. Si rivolgono a Franco che mi sembra piuttosto mogio, e risponde a monosillabi. Mi guardano e ridono sguaiatamente creandomi irritazione e imbarazzo. Poi, decidono di farsi comprendere anche da me, e i loro commenti si fanno pesanti.
“Hai veramente due belle tette; sono una terza?” “No, secondo me una quarta”. Fammele succhiare. ” Dai, ti vogliamo nuda.” “ A letto devi essere una bomba.”
“ Alice, ti dai arie da signora ma devi essere una gran puttana”.
“Ma cosa state dicendo?” Arrossisco fino alla radice dei capelli. Ma ..Franco…non dici nulla ?”
Gerardo, un cinquantenne, che appare il leader del gruppo mi affronta brutalmente.
“Non hai capito? Ora te lo spiego. Franco ci ha fatto un torto e ora ci spetta il risarcimento: la sua donna. Lui osserverà tranquillo tranquillo. il nostro divertimento, mentre ti scopiamo. Se ti ribelli finisce molto male.
” No non voglio…potrei spiegar… forse c’è un equivoco…”
Vorrei protestare, dire che in realtà non sono la donna di Franco, ma capisco che sarebbe inutile, se non addirittura pericoloso, oppormi. Sono caduta per la seconda volta nel tranello, tesomi in quella stessa casa. Mi devo rassegnare.
“ Forza facci un bello spogliarello, per iniziare. Facci vedere la tua merce.” Devo obbedire, questi non scherzano.
Mi sfilo il vestito, impacciata davanti a tutti quegli occhi, poi il reggiseno, l’elegante perizoma e infine le decolleté: rimango completamente nuda e scalza. Le mie tette sontuose si sollevano morbidamente al mio respiro. Il mio pube glabro sembra rendermi più indifesa di fronte a quegli uomini infoiati.
“Gira su te stessa, fatti ammirare.” “Che zinne! Una bella quarta, avevo ragione io.” “Guarda ha la fica tutta liscia, depilata, la zoccola. Bel culo da femmina.” Anche se sono imbarazzata, il sentirmi apprezzata mi compiace; pertanto decido di stare al gioco e godermi gli sviluppi: tutto sommato potrebbe rivelarsi una soddisfacente esperienza di sesso, magari fuori dal consueto. Mi mettono al collo un collare da cane. Mi somministrano una bella sculacciata. ”Muoviti sù. Vai a quattro zampe, da brava cagna”. Mi conducono al guinzaglio fino a una stanza, dalle pareti piastrellate di bianco e con al centro un basso bancone col piano di marmo. Questa esperienza di dominazione è inedita per me, e sento il cuore battere tumultuosamente. Riconosco il luogo dove sono stata condotta, utilizzato da Franco per macellare i maiali.
Ora, la bestia da macellare sessualmente sono proprio io.
Mentre procedo a carponi le mie grosse mammelle ballonzolano e il mio didietro sculettante lascia intravvedere le grandi labbra depilate. So di essere provocante e sento gli occhi degli uomini su di di me. Non solo gli occhi, ma anche le mani: mi toccano ovunque, scorrono sul mio corpo. Un calore dentro di me si diffonde partendo dal basso ventre.
“ Ehi, non ho mai assaggiato una fica liscia, voglio provarla.” Mi afferrano dal di dietro e una lingua esplora la mia passera abbeverandosi delle mie secrezioni. “E’ in calore la cagna: la sua fica cola tutta.” Brividi di piacere mi stanno scuotendo. Ansimo. Sono madida di sudore. Il più giovane dei cinque, afferrandomi la testa avvicina rudemente la mia bocca al suo cazzo eretto. “ Datti da fare cagna. Lecca e suca il tuo padrone”. Il suo pube emana un forte odore acre, ma, ubbidiente, lecco, bacio e succhio quella cappella violacea, e intanto accarezzo i suoi grossi testicoli. Sento la cappella in bocca gonfiarsi ed essere spinta fino alla mia gola; continuo il mio lavoro di bocca fino a che il cazzo, scosso da brividi eiacula, inondando la mia cavità orale, di un’abbondante quantità di sperma caldo che tracimando cola dalle mie labbra lungo il mio collo.
“Ingoialo grandissima zoccola, è sborra di prima qualità.”
Gli altri uomini ridono e lanciano frasi oscene.
“Fai pisciare la cagna, voglio vedere lo spettacolo.” Sono costretta a urinare davanti a tutti loro sulle bianche mattonelle del pavimento. Non sono mai stata trattata così e mi sento sprofondare per la vergogna. Penso al fatto di essere una dirigente, una donna in vista, che ha dei sottoposti: chissà come sarei giudicata da loro e come riderebbero di me, così umiliata. Ma contraddittoriamente vorrei potessero vedermi, capire che ciò mi piace, e che potessero comprendere che razza di troia, in realtà sono. La mia vergogna si diluisce fino a perdersi nella mia montante lussuria. Ora sono una schiava disponibile e molto vogliosa.
Poi in un crescendo la situazione esplode: gli uomini sono su di me: mani corrono sul mio corpo, giocano e tormentano le mie tette e i capezzoli, mi pizzicano dolorosamente. Lancio urletti che li fanno ghignare. Dita e lingue entrano e indugiano dentro di me. Forti braccia mi sollevano e sono appoggiata supina sul bancone. Il marmo è freddo al contatto della mia pelle e provo un brivido. Mi afferrano le caviglie e mi flettono sul torace le cosce, le divaricano esponendo così la mia figa turgida e il buco del culo con la sua corolla scura. “Che bella vista ragazzi! La sua succulenta fica è sicuramente abituata ai cazzi, però chissà se qualcuno l’avrà mai inculata. Scopriamolo. Forza è tutta nostra.”
“ Franco, guarda come ci divertiamo con la tua donna, anzi con la nostra vacca da monta”, sghignazzano e lui fa ipocritamente la faccia triste e crucciata, ma la realtà è che mi ha venduta e di me non gli importa nulla.
Mi piaceva talvolta l’emozione di tradire mio marito, farmi stringere da braccia di altri uomini, ma stavolta provo un’inedita esaltazione a esibirmi nuda davanti a tante persone e fremo dalla voglia di essere usata senza ritegno, di essere strapazzata. Mi sono addosso, quasi furiosi, come una tempesta che si abbatte violenta e i loro cazzi cominciano a scoparmi la figa, la bocca, il culo. Gemo, lancio grida di piacere. Mi dimeno, inarco la schiena, le dita dei miei piedi si allargano, divarico le natiche per ricevere quei membri, che continuano ad entrare senza sosta, e far sì che penetrino il più profondamente possibile. Sento il seme dei maschi che invade il mio ventre ridotto a un lago di caldo e vischioso sperma. Le mucose del culo e della figa sono ormai in fiamme per l’intenso sfregamento di quei feroci cazzi che vanno e vengono dentro di me. La mia bocca assapora il gusto dolciastro dello sperma. Rivoli di sborra mi bagnano il volto. Non posso negarlo: godo, godo intensamente ad essere la loro femmina da monta. La mia lascivia ha rotto le mie ultime resistenze morali: mi do tutta incondizionatamente. Invoco i loro cazzi, non ancora sazia. “Vi prego, non fermatevi, sbattetemi più forte, chiavatemi tutta, figa e culo, mettetemelo in bocca, è bellissimo.” Sono ebbra di piacere e non riesco più a connettere, travolta dall’estasi. Le mie cavità piene di sperma, lo restituiscono gocciolante all’esterno e mi impiastricciano tutta.
“Certo che questa è una troia insaziabile; ci ha prosciugati i coglioni a forza di scopate: mi sento svuotato.”
“Veramente, io un’ultima botta a questa zoccola gliela posso ancora dare,” afferma orgoglioso un ceffo dal petto irsuto. “Allora fatti onore”. Subisco l’ultima penetrazione in una trance estatica, mentre urlo: ”Ancora, ti prego, ancora….” Estratto il cazzo mi costringe a prenderlo in bocca ed mi eiacula dentro urlando di piacere, fra gli incitamenti e gli applausi dei presenti. Ora lo stallone mi guarda con superiorità e da dominatore esclama: “Siccome sei una troia, anzi peggio, un buco da riempire, un water, un inghiottitoio, apri quella bocca piena di sborra, che te la lavo”. Detto questo mi piscia in faccia, in bocca, sui capelli. Inghiotto parte di quel liquido caldo in preda all’eccitazione più spinta, poi spossata mi accascio sul pavimento semi incosciente.
Quando mi riprendo sono sola con Franco che chiama il mio nome, stimolandomi contemporaneamente con schiaffetti al viso. Mi lavo, mi ricompongo, mi rivesto. Lui non ha rimorsi, non tradisce emozioni: si è salvato il culo e questo solo gli interessa, io conto zero, non sono altro che una puttana di cui servirsi. Sono delusa perché il suo cazzo mi piace molto e lo rimpiangerò, nonostante tutto.
Non abbiamo nulla da dirci e così girandogli le spalle, con un’andatura resa incerta dal fastidio provocato dei miei orifizi in fiamme, mi avvicino alla mia auto, salgo, metto in moto e me ne vado per sempre da quel luogo e da quell’uomo indegno.

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