Io, mia nipote e il 30 e lode
di
Marco_60
genere
incesti
Sono Marco, ho 60 anni e sono lo zio di Angela, una ragazza di 27 anni, figlia di mia sorella. Angela si sta preparando per la discussione della sua tesi di laurea, che si terrà tra pochi giorni. Mia sorella, divorziata, non potrà essere presente a Roma per motivi di lavoro, così mi ha chiesto se potevo accompagnare la figlia. Ho accettato con piacere: essendo single e in pensione, non ho impegni che mi trattengano. Angela, mia nipote, è una ragazza brillante, con un carattere deciso e determinato; quando vuole qualcosa, va dritta al punto senza esitazioni. Fisicamente, dimostra meno della sua età, almeno 7 o 8 anni in meno. Ha un corpo esile, un seno piccolo, ma un sedere molto pronunciato che non passa inosservato. Devo ammettere che questo dettaglio ha sempre catturato la mia attenzione, soprattutto quando indossa pantaloni aderenti che lo mettono in evidenza.
Finalmente arriva il giorno della partenza. Raggiungiamo l'appartamento prenotato a Roma e, dopo aver sbrigato la registrazione dei documenti, ci sistemiamo nella nostra camera. L’atmosfera è carica di aspettative: Angela si è impegnata tantissimo per questo momento, e l’euforia la domina completamente. È già buio quando decidiamo di uscire per cercare un posto dove mangiare qualcosa. Optiamo per una cena leggera, per non appesantirci troppo, poi facciamo due passi per le vie della città prima di rientrare nell’appartamento. L’esame è fissato per l’indomani mattina alle 11:00, quindi Angela decide di andare a letto presto, con l’intenzione di svegliarsi riposata. Io rimango un po’ in soggiorno, guardando la TV a volume basso per non disturbarla. Dopo circa un’ora, stanco anch’io, decido di ritirarmi nella mia stanza.
La mattina seguente, mi sveglio e trovo Angela già in piedi. È ancora in pigiama, seduta al tavolo intenta a fare colazione. Le chiedo:
“Tutto bene? Come ti senti oggi?”
“Come se stessi andando al patibolo,” risponde con un sorriso nervoso.
Mi avvicino e mi posiziono alle sue spalle, posandole le mani sulle spalle per farle un leggero massaggio rilassante.
“Oh, zio, grazie! Avevo proprio bisogno di questo,” dice con un sospiro di sollievo.
Dopo una decina di minuti, le chiedo:
“Come va ora? Ti senti più rilassata?”
“Sì, zio, grazie davvero! Ora vado a lavarmi,” risponde con un tono più tranquillo.
Nella sua stanza, i vestiti che indosserà per la discussione sono già stesi sul letto, pronti per l’occasione. Prima di chiudersi in camera, mi dice:
“Zio, vestiti anche tu e rimani in soggiorno finché non sarò pronta.”
Passano circa 30 minuti, poi mi chiama:
“Zio, vieni in camera.”
Entro nella sua stanza e la vedo lì, pronta per il grande momento. È elegante, sicura di sé, con un sorriso che illumina la stanza.
“Come ti sembro, zio? Sto bene?” mi chiede, girandosi per mostrarsi meglio.
“Sei una favola, tesoro! Stai da Dio!” rispondo con entusiasmo, e vedo nei suoi occhi la felicità per il mio apprezzamento. Sprigiona entusiasmo da ogni poro, e la sua energia è contagiosa.
Raggiungiamo la sede universitaria ed entriamo nell’Aula Magna, in attesa che venga chiamata. Dopo la discussione di altri quattro laureandi, arriva il suo turno. Visibilmente emozionata, saluta la commissione e si dirige al leggio. La sua esposizione è impeccabile, un vero esempio di preparazione e passione. Al termine, l’aula esplode in un caloroso applauso, coinvolgendo studenti e professori. Il giudizio finale della commissione è un meritatissimo 30 e lode. L’euforia prende il sopravvento: Angela festeggia con gli altri laureandi, fa lunghe telefonate a parenti e amici per condividere la gioia di questo traguardo. Dopo la cerimonia, la porto a mangiare qualcosa in un ristorante vicino, poi rientriamo nell’appartamento. Non smette di saltare e abbracciarmi dalla felicità, ripetendo quanto sia grata di avermi avuto al suo fianco in questo giorno speciale.
Ripeteva con insistenza: “Voglio fare una pazzia, zio! La devo fare assolutamente”.
“Cosa vuoi fare?” risposi, con un sorriso curioso sul volto.
“Voglio scopare con qualcuno.”
“Con qualcuno? Ma stai delirando?” ribattei, sorpreso.
“No! Voglio scopare con te!”
“Con me? Ma sono tuo zio!” esclamai, sentendo il viso arrossarsi.
“E chi se ne frega, sei un uomo. Tanto lo so che ti piaccio, lo so che mi guardi spesso, che sei attratto dal mio fondoschiena. Ho sempre visto nei tuoi occhi il desiderio di avermi, cosa c’è di male?”
Era vero. Quel sedere, non troppo grande ma perfettamente tondo, mi aveva sempre attirato. Più di una volta ci avevo fantasticato sopra, immaginando come sarebbe stato toccarlo, violarlo. Angela, la mia nipote, me lo stava offrendo su un piatto d’argento, e io mi trovavo in seria difficoltà a risponderle. Ero combattuto, con la mente che girava a mille.
“Dai, Zio, cosa vuoi che sia? Una scopata tranquilla, niente di più. E poi, non credo ci sarà un’altra occasione.”
Eravamo ancora abbracciati, il suo mento posato sulla mia spalla. Sentivo il calore del suo corpo invadermi, il suo respiro caldo contro il mio collo. Non mi aspettavo una proposta del genere; credevo fosse solo una mia fantasia segreta, un pensiero che tenevo nascosto. E ora dovevo decidere cosa fare. Le mie mani, quasi senza che me ne rendessi conto, scivolarono lungo la sua schiena, fermandosi sui suoi glutei. Quei glutei su cui avevo fantasticato così tante volte. Sentii il sangue pulsarmi nelle vene, il membro duro come mai prima, stretto negli slip, come se non ci fosse più spazio.
Angela lo notò subito. Allungò una mano e lo sfiorò, accarezzandolo leggermente attraverso il tessuto. “Sei eccitato, zio. Non mi deludere,” mormorò con voce bassa, carica di desiderio.
“Andiamo sul letto, saremo più comodi,” le risposi, con la voce leggermente roca. Non avevo altra scelta, o almeno così volevo credere. Non ci sarebbe stata una seconda occasione, lo sapevo.
Ci spogliammo rapidamente, i vestiti sparsi a terra in pochi secondi. Nudi l’uno di fronte all’altra, un’ombra di disagio mi sfiorò, ma svanì quando Angela, seduta sul bordo del letto, mi fece avvicinare. Con una mano delicata prese il mio pene, accarezzandolo con lentezza, i suoi occhi fissi nei miei. “Lo immaginavo proprio così, duro e grosso,” sussurrò, prima di chinarsi e prenderlo in bocca. La sua lingua si muoveva con una precisione disarmante, leccando lungo l’asta, soffermandosi sulla punta con piccoli baci umidi. Era una sensazione intensa, quasi irreale; le mie difese crollarono in un istante. Le accarezzavo i capelli lisci, chiudendo gli occhi per lasciarmi travolgere dal piacere.
“Basta così, stenditi sul letto. Ti darò quello che vuoi,” le dissi con voce rotta dall'emozione. Angela obbedì subito, sdraiandosi e aprendo le gambe per me. La vista del suo corpo, della sua intimità completamente esposta, mi fece pulsare il cuore. “Dai, zio, non farmi aspettare,” mormorò, un invito che non potevo ignorare. Mi posizionai sopra di lei, entrando con un movimento deciso. Un gemito le sfuggì, il suo corpo si inarcò sotto di me. Davanti ai miei occhi, i suoi seni piccoli ma perfetti, i capezzoli turgidi che imploravano attenzione. Mi chinai a baciarli, succhiandoli con avidità mentre iniziavo a muovermi dentro di lei. Le sue mani si posarono sui miei glutei, spingendomi più a fondo con forza. “Oddio, zio! È incredibile, mi sento così piena di te,” ansimò, la voce spezzata dal piacere.
I nostri gemiti riempivano la stanza, i corpi sudati che scivolavano l’uno sull’altro. Le sue gambe si avvolsero attorno ai miei fianchi, tenendomi stretto mentre aumentavo il ritmo. Ogni spinta era più intensa, più disperata, i nostri baci si fecero selvaggi, le lingue che si intrecciavano con una fame insaziabile. Sentivo il suo calore stringersi attorno a me, il suo respiro sempre più corto. La guardavo negli occhi, persi in un misto di lussuria e connessione profonda. Le sue unghie graffiavano leggermente la mia schiena, un dolore dolce che mi spingeva oltre. “Sto per venire, zio, non fermarti,” sussurrò, il corpo tremante sotto di me. Non ci volle molto: con un ultimo affondo profondo, la sentii contrarsi attorno a me, un grido soffocato che esplodeva mentre raggiungeva l’orgasmo.
Dopo un momento di pausa, con i corpi ancora caldi e il respiro appena ripreso, Angela mi guardò con un sorriso malizioso. “Proviamo qualcosa di diverso, zio. Io con le gambe incrociate, come in una posizione yoga, e lei, si sedette sopra di me, faccia a faccia, con le mani sul petto e avvolgendo le gambe attorno ai miei fianchi. Sentivo il calore del suo corpo così vicino, il suo sesso sfiorare il mio. “Così va bene?” chiesi, le mani che scivolavano lungo la sua schiena per tenerla stretta. “Perfetto,” rispose lei, la voce bassa, mentre si abbassava piano, facendomi entrare dentro di lei. Le sue mani si posarono sulle mie spalle, usandole come appiglio mentre iniziava a muoversi, con spinte profonde. Ogni movimento faceva sì che il mio pene sfregasse contro le sue pareti interne. “Dio, zio, così ti sento ovunque,” gemette, inclinando la testa all’indietro mentre accelerava il ritmo. Le mie mani scesero sui suoi glutei, stringendoli per guidarla, aiutandola a mantenere quel movimento in avanti. ad un certo punto Angela, con un ghigno provocante, si mette a quattro zampe sul letto, voltandosi verso me. Il suo fondoschiena è un invito irresistibile, la schiena inarcata in modo perfetto.
“Vieni, non farmi aspettare,” dice lei, la voce roca, spingendo i fianchi appena indietro. Io, con il respiro corto, mi avvicino, posandole le mani sui fianchi. La pelle è calda, liscia, e la stringe forte, sentendo il bisogno di possederla.
“Sei uno spettacolo, Angela,” mormorai, posizionandomi dietro di lei. Con un movimento deciso ma controllato, entrai in lei, sentendo il calore stretto che mi avvolge.
“Più forte, zio… dammi tutto,” ansima, girandosi appena per guardarmi, gli occhi pieni di lussuria. Accellero, le mani che afferrano i suoi fianchi con forza. Angela geme, stringendo le lenzuola, il piacere che monta rapidamente.
“Sto per venire… non resisto,” mi sussurra, i muscoli tesi, le spinte sempre più frenetiche.
Pochi secondi dopo, anch’io cedetti, un’ondata di piacere che mi travolse, svuotandomi dentro di lei con un gemito roco.
Crolliamo insieme sul letto, il fiatone che rallenta. “Dannazione, zio, mi hai proprio distrutta, e quelle spinte… Cristo, meglio di un giovanotto di 30 anni.” sussurra Angela, passandosi una mano tra i capelli spettinati, un sorrisetto malizioso sulle labbra. Annuisco, tirandola vicino per un bacio lento, i corpi ancora caldi di passione.
Una domanda eccheggia nella stanza " Che voto mi dai, zio?!
"30 e lode" risposi.
Finalmente arriva il giorno della partenza. Raggiungiamo l'appartamento prenotato a Roma e, dopo aver sbrigato la registrazione dei documenti, ci sistemiamo nella nostra camera. L’atmosfera è carica di aspettative: Angela si è impegnata tantissimo per questo momento, e l’euforia la domina completamente. È già buio quando decidiamo di uscire per cercare un posto dove mangiare qualcosa. Optiamo per una cena leggera, per non appesantirci troppo, poi facciamo due passi per le vie della città prima di rientrare nell’appartamento. L’esame è fissato per l’indomani mattina alle 11:00, quindi Angela decide di andare a letto presto, con l’intenzione di svegliarsi riposata. Io rimango un po’ in soggiorno, guardando la TV a volume basso per non disturbarla. Dopo circa un’ora, stanco anch’io, decido di ritirarmi nella mia stanza.
La mattina seguente, mi sveglio e trovo Angela già in piedi. È ancora in pigiama, seduta al tavolo intenta a fare colazione. Le chiedo:
“Tutto bene? Come ti senti oggi?”
“Come se stessi andando al patibolo,” risponde con un sorriso nervoso.
Mi avvicino e mi posiziono alle sue spalle, posandole le mani sulle spalle per farle un leggero massaggio rilassante.
“Oh, zio, grazie! Avevo proprio bisogno di questo,” dice con un sospiro di sollievo.
Dopo una decina di minuti, le chiedo:
“Come va ora? Ti senti più rilassata?”
“Sì, zio, grazie davvero! Ora vado a lavarmi,” risponde con un tono più tranquillo.
Nella sua stanza, i vestiti che indosserà per la discussione sono già stesi sul letto, pronti per l’occasione. Prima di chiudersi in camera, mi dice:
“Zio, vestiti anche tu e rimani in soggiorno finché non sarò pronta.”
Passano circa 30 minuti, poi mi chiama:
“Zio, vieni in camera.”
Entro nella sua stanza e la vedo lì, pronta per il grande momento. È elegante, sicura di sé, con un sorriso che illumina la stanza.
“Come ti sembro, zio? Sto bene?” mi chiede, girandosi per mostrarsi meglio.
“Sei una favola, tesoro! Stai da Dio!” rispondo con entusiasmo, e vedo nei suoi occhi la felicità per il mio apprezzamento. Sprigiona entusiasmo da ogni poro, e la sua energia è contagiosa.
Raggiungiamo la sede universitaria ed entriamo nell’Aula Magna, in attesa che venga chiamata. Dopo la discussione di altri quattro laureandi, arriva il suo turno. Visibilmente emozionata, saluta la commissione e si dirige al leggio. La sua esposizione è impeccabile, un vero esempio di preparazione e passione. Al termine, l’aula esplode in un caloroso applauso, coinvolgendo studenti e professori. Il giudizio finale della commissione è un meritatissimo 30 e lode. L’euforia prende il sopravvento: Angela festeggia con gli altri laureandi, fa lunghe telefonate a parenti e amici per condividere la gioia di questo traguardo. Dopo la cerimonia, la porto a mangiare qualcosa in un ristorante vicino, poi rientriamo nell’appartamento. Non smette di saltare e abbracciarmi dalla felicità, ripetendo quanto sia grata di avermi avuto al suo fianco in questo giorno speciale.
Ripeteva con insistenza: “Voglio fare una pazzia, zio! La devo fare assolutamente”.
“Cosa vuoi fare?” risposi, con un sorriso curioso sul volto.
“Voglio scopare con qualcuno.”
“Con qualcuno? Ma stai delirando?” ribattei, sorpreso.
“No! Voglio scopare con te!”
“Con me? Ma sono tuo zio!” esclamai, sentendo il viso arrossarsi.
“E chi se ne frega, sei un uomo. Tanto lo so che ti piaccio, lo so che mi guardi spesso, che sei attratto dal mio fondoschiena. Ho sempre visto nei tuoi occhi il desiderio di avermi, cosa c’è di male?”
Era vero. Quel sedere, non troppo grande ma perfettamente tondo, mi aveva sempre attirato. Più di una volta ci avevo fantasticato sopra, immaginando come sarebbe stato toccarlo, violarlo. Angela, la mia nipote, me lo stava offrendo su un piatto d’argento, e io mi trovavo in seria difficoltà a risponderle. Ero combattuto, con la mente che girava a mille.
“Dai, Zio, cosa vuoi che sia? Una scopata tranquilla, niente di più. E poi, non credo ci sarà un’altra occasione.”
Eravamo ancora abbracciati, il suo mento posato sulla mia spalla. Sentivo il calore del suo corpo invadermi, il suo respiro caldo contro il mio collo. Non mi aspettavo una proposta del genere; credevo fosse solo una mia fantasia segreta, un pensiero che tenevo nascosto. E ora dovevo decidere cosa fare. Le mie mani, quasi senza che me ne rendessi conto, scivolarono lungo la sua schiena, fermandosi sui suoi glutei. Quei glutei su cui avevo fantasticato così tante volte. Sentii il sangue pulsarmi nelle vene, il membro duro come mai prima, stretto negli slip, come se non ci fosse più spazio.
Angela lo notò subito. Allungò una mano e lo sfiorò, accarezzandolo leggermente attraverso il tessuto. “Sei eccitato, zio. Non mi deludere,” mormorò con voce bassa, carica di desiderio.
“Andiamo sul letto, saremo più comodi,” le risposi, con la voce leggermente roca. Non avevo altra scelta, o almeno così volevo credere. Non ci sarebbe stata una seconda occasione, lo sapevo.
Ci spogliammo rapidamente, i vestiti sparsi a terra in pochi secondi. Nudi l’uno di fronte all’altra, un’ombra di disagio mi sfiorò, ma svanì quando Angela, seduta sul bordo del letto, mi fece avvicinare. Con una mano delicata prese il mio pene, accarezzandolo con lentezza, i suoi occhi fissi nei miei. “Lo immaginavo proprio così, duro e grosso,” sussurrò, prima di chinarsi e prenderlo in bocca. La sua lingua si muoveva con una precisione disarmante, leccando lungo l’asta, soffermandosi sulla punta con piccoli baci umidi. Era una sensazione intensa, quasi irreale; le mie difese crollarono in un istante. Le accarezzavo i capelli lisci, chiudendo gli occhi per lasciarmi travolgere dal piacere.
“Basta così, stenditi sul letto. Ti darò quello che vuoi,” le dissi con voce rotta dall'emozione. Angela obbedì subito, sdraiandosi e aprendo le gambe per me. La vista del suo corpo, della sua intimità completamente esposta, mi fece pulsare il cuore. “Dai, zio, non farmi aspettare,” mormorò, un invito che non potevo ignorare. Mi posizionai sopra di lei, entrando con un movimento deciso. Un gemito le sfuggì, il suo corpo si inarcò sotto di me. Davanti ai miei occhi, i suoi seni piccoli ma perfetti, i capezzoli turgidi che imploravano attenzione. Mi chinai a baciarli, succhiandoli con avidità mentre iniziavo a muovermi dentro di lei. Le sue mani si posarono sui miei glutei, spingendomi più a fondo con forza. “Oddio, zio! È incredibile, mi sento così piena di te,” ansimò, la voce spezzata dal piacere.
I nostri gemiti riempivano la stanza, i corpi sudati che scivolavano l’uno sull’altro. Le sue gambe si avvolsero attorno ai miei fianchi, tenendomi stretto mentre aumentavo il ritmo. Ogni spinta era più intensa, più disperata, i nostri baci si fecero selvaggi, le lingue che si intrecciavano con una fame insaziabile. Sentivo il suo calore stringersi attorno a me, il suo respiro sempre più corto. La guardavo negli occhi, persi in un misto di lussuria e connessione profonda. Le sue unghie graffiavano leggermente la mia schiena, un dolore dolce che mi spingeva oltre. “Sto per venire, zio, non fermarti,” sussurrò, il corpo tremante sotto di me. Non ci volle molto: con un ultimo affondo profondo, la sentii contrarsi attorno a me, un grido soffocato che esplodeva mentre raggiungeva l’orgasmo.
Dopo un momento di pausa, con i corpi ancora caldi e il respiro appena ripreso, Angela mi guardò con un sorriso malizioso. “Proviamo qualcosa di diverso, zio. Io con le gambe incrociate, come in una posizione yoga, e lei, si sedette sopra di me, faccia a faccia, con le mani sul petto e avvolgendo le gambe attorno ai miei fianchi. Sentivo il calore del suo corpo così vicino, il suo sesso sfiorare il mio. “Così va bene?” chiesi, le mani che scivolavano lungo la sua schiena per tenerla stretta. “Perfetto,” rispose lei, la voce bassa, mentre si abbassava piano, facendomi entrare dentro di lei. Le sue mani si posarono sulle mie spalle, usandole come appiglio mentre iniziava a muoversi, con spinte profonde. Ogni movimento faceva sì che il mio pene sfregasse contro le sue pareti interne. “Dio, zio, così ti sento ovunque,” gemette, inclinando la testa all’indietro mentre accelerava il ritmo. Le mie mani scesero sui suoi glutei, stringendoli per guidarla, aiutandola a mantenere quel movimento in avanti. ad un certo punto Angela, con un ghigno provocante, si mette a quattro zampe sul letto, voltandosi verso me. Il suo fondoschiena è un invito irresistibile, la schiena inarcata in modo perfetto.
“Vieni, non farmi aspettare,” dice lei, la voce roca, spingendo i fianchi appena indietro. Io, con il respiro corto, mi avvicino, posandole le mani sui fianchi. La pelle è calda, liscia, e la stringe forte, sentendo il bisogno di possederla.
“Sei uno spettacolo, Angela,” mormorai, posizionandomi dietro di lei. Con un movimento deciso ma controllato, entrai in lei, sentendo il calore stretto che mi avvolge.
“Più forte, zio… dammi tutto,” ansima, girandosi appena per guardarmi, gli occhi pieni di lussuria. Accellero, le mani che afferrano i suoi fianchi con forza. Angela geme, stringendo le lenzuola, il piacere che monta rapidamente.
“Sto per venire… non resisto,” mi sussurra, i muscoli tesi, le spinte sempre più frenetiche.
Pochi secondi dopo, anch’io cedetti, un’ondata di piacere che mi travolse, svuotandomi dentro di lei con un gemito roco.
Crolliamo insieme sul letto, il fiatone che rallenta. “Dannazione, zio, mi hai proprio distrutta, e quelle spinte… Cristo, meglio di un giovanotto di 30 anni.” sussurra Angela, passandosi una mano tra i capelli spettinati, un sorrisetto malizioso sulle labbra. Annuisco, tirandola vicino per un bacio lento, i corpi ancora caldi di passione.
Una domanda eccheggia nella stanza " Che voto mi dai, zio?!
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