Nicole la nipote puttanella scopata per bene

scritto il 2026-11-07 tempo di lettura 6 min

di
genere
Incesti
cura
A−

Pioggia sui vetri
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Sul pavimento freddo, mentre la pioggia martella i vetri, Nicole chiede allo zio di non fermarsi. Lui la prende senza delicatezza, sussurrandole che è la sua troia, e ogni spinta è una promessa mantenuta.
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La punta del suo cazzo premette contro l'ano di Nicole, e lui spinse.

Non fu delicato. Nicole l'aveva chiesto e lui non aveva intenzione di negarle nulla, non questa mattina, non con la pioggia che martellava i vetri e la luce grigia che entrava dalla finestra aperta a inondare i loro corpi nudi sul pavimento freddo. Il glande superò il primo anello di muscolo con una spinta secca, e Nicole emise un suono — non un grido, qualcosa di più basso, un verso che le nacque in gola e le vibrò nel petto come un lamento animale. Le sue dita si allargarono sul pavimento, cercando appoggio, e la schiena s'inarcò ancora di più, offrendosi.

Lui non si fermò. Affondò centimetro dopo centimetro, sentendo il culo di lei che lo stringeva, lo inghiottiva, quel calore stretto e pulsante che gli fece serrare la mascella. Lo sputo faceva il suo lavoro ma non abbastanza — l'attrito era forte, quasi brutale, e ogni millimetro guadagnato era una conquista che Nicole accoglieva con un fremito delle anche. Quando fu dentro fino alla base, i suoi fianchi premuti contro le natiche di lei, si fermò. Il respiro di Nicole era corto, spezzato, e lui vide le sue spalle alzarsi e abbassarsi rapidamente.

«Tutto dentro,» disse lui, la voce roca. «Tutto nel tuo culo, Nicole.»

Lei girò la testa quanto bastava per mostrargli il profilo del viso — gli occhi socchiusi, le labbra dischiuse, i capelli neri incollati alla guancia dal sudore. «Sì, zio... tutto... sento tutto...»

Lui tirò indietro lentamente, fino a che solo la punta rimase dentro, poi riaffondò con forza. Nicole gridò — un grido vero questa volta, acuto, che rimbalzò contro le pareti della stanza e si confuse con il rumore della pioggia. Le sue ginocchia scivolarono di un centimetro sul pavimento e lui l'afferrò per i fianchi, stringendo forte, le dita che affondavano nella carne morbida dove i segni rossi della notte precedente erano ancora visibili.

Cominciò a scoparla. Non c'era altra parola per quello che stava facendo — un ritmo costante, profondo, quasi brutale, ogni spinta che faceva sbattere il suo bacino contro le natiche di lei con un suono carnoso e umido. Nicole emetteva un verso a ogni affondo, un «ah» strozzato che si ripeteva come un mantra, e il suo corpo ondeggiava avanti e indietro sotto le sue mani, seguendo il ritmo che lui imponeva.

«Il mio culo...» ansimò Nicole, la voce rotta dal movimento. «Il mio culo è tuo, zio... sfondami... sfondami come vuoi...»

Lui rispose con una spinta più forte delle altre, una che la fece scivolare in avanti sulle ginocchia, e Nicole dovette piantare i palmi sul pavimento per non cadere. La sua schiena s'inarcò in modo quasi impossibile, la curva della spina dorsale che si disegnava sotto la pelle lucida di sudore, e lui vide i muscoli del suo ano che si contraevano attorno al suo cazzo a ogni movimento, stringendolo, mungendolo.

«Sei una troia,» ringhiò lui, e le diede una sculacciata — forte, il suono secco che risuonò nella stanza. Nicole sussultò e il suo culo si strinse attorno a lui in uno spasmo involontario. «La mia troia. La nipote acquisita più troia che abbia mai scopato.»

«Sì...» Nicole stava quasi piangendo adesso, ma non di dolore — le lacrime le rigavano le guance e la sua voce era un filo sottile, strappato di gola a ogni spinta. «Sono la tua troia... la tua puttanella... scopami il culo... non mi basta mai... non mi basta...»

Lui accelerò. Il ritmo divenne serrato, disperato, i suoi fianchi che pompavano avanti e indietro con una furia che sentiva montare dal basso ventre, quella pressione che aveva trattenuto durante il pompino e che adesso non poteva più controllare. Il culo di Nicole era caldo, stretto, bagnato dallo sputo e dai loro fluidi, e ogni affondo era una frustata di piacere che gli risaliva lungo la spina dorsale.

Nicole portò una mano tra le gambe — lui glielo vide fare con la coda dell'occhio, le dita che si infilavano nella figa fradicia mentre lui la scopava il culo. Si masturbava con movimenti rapidi, circolari sul clitoride, e il suo respiro divenne un rantolo. «Zio... sto per venire... sto per...»

«Vieni,» le ordinò lui, e affondò con tutta la forza che aveva, fino a sentire i suoi testicoli premere contro le dita di lei che si toccava. «Vieni con il mio cazzo nel culo.»

Nicole venne con un urlo che si spense in un singhiozzo. Il suo corpo si tese come un arco, ogni muscolo contratto, e il suo ano si strinse attorno al suo cazzo in una morsa pulsante, ritmica, che lo fece bestemmiare a mezza voce. Sentì le contrazioni dell'orgasmo di lei — ondate che gli massaggiavano il cazzo dall'interno, che lo strizzavano, che lo attiravano più in profondità.

Non poté più trattenersi. Le afferrò i fianchi con entrambe le mani, piantò i piedi sul pavimento e diede le ultime spinte — tre, quattro, cinque — profonde e brutali, ognuna delle quali scaricava qualcosa di più forte della precedente. Poi venne. Il suo orgasmo lo attraversò come una scossa elettrica, partito dalla base del cazzo ed esploso verso l'alto, e lui riversò il suo sperma nel culo di Nicole con un gemito lungo, roco, quasi doloroso. Sentì i propri getti — caldi, densi — riempirla, e ogni pulsazione del suo cazzo era accompagnata da una contrazione del culo di lei che lo spremeva fino all'ultima goccia.

Rimase dentro di lei. Entrambi immobili, in ginocchio sul pavimento, i corpi uniti e tremanti. Il respiro di Nicole era un sibilo leggero, il suo un ansito pesante che gli faceva dolere il petto. La pioggia continuava a battere contro la finestra, incessante, e la luce grigia dell'alba li avvolgeva senza pietà, mostrando ogni dettaglio — il sudore che colava lungo la schiena di Nicole, i segni delle sue dita sui fianchi di lei, il punto dove i loro corpi si univano ancora.

Lentamente, si tirò indietro. Il suo cazzo scivolò fuori dall'ano di Nicole con un suono umido, e lui guardò il suo sperma colare dal buco lasciato aperto — una goccia bianca e densa che scivolò verso la figa, mescolandosi agli umori di lei che ancora bagnavano le cosce.

Nicole crollò in avanti, le braccia che cedevano, e si ritrovò con la guancia sul pavimento freddo, il respiro che le sollevava i fianchi ad ogni inspirazione. Non disse nulla per un momento. Poi, con una voce che era poco più di un sussurro: «Zio...»

Lui le si sdraiò accanto, su un fianco, e le scostò i capelli dal viso. Nicole aveva gli occhi chiusi, le labbra socchiuse, e un sorriso — piccolo, privato, quasi segreto — le curvava gli angoli della bocca.

«Dimmi,» disse lui.

«Non mi basta mai,» ripeté Nicole, per la seconda volta quella notte. E lui sapeva che era vero.
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