Nicole la mia nipote puttanela
scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 7 min
di
Angelo B
genere
Incesti
cura
A
L'alba sulla pelle salata
---
Nicole si sveglia tra le braccia dello zio e gli sussurra di essere la sua puttanella, offrendogli tutto ciò che ha. Lui la prende con furia, prima la bocca, poi la figa, poi il culo, finché l'alba non li trova ancora intrecciati e lui smette di temere il domani.
---
Il soffitto bianco rifletteva la luce grigia dell'alba che filtrava attraverso le persiane socchiuse. Lui batté le palpebre, le braccia ancora dietro la nuca, e si girò a guardare Nicole addormentata contro di lui. Il suo respiro era lento, regolare, le labbra leggermente dischiuse. I capelli neri le coprivano metà del viso, e lui li scostò con un gesto lento, facendoli scivolare dietro l'orecchio. La sua mano indugiò sulla sua guancia, sentendo il calore della pelle, il residuo di sudore secco.
Nicole si mosse. Le sue ciglia fremettero, gli occhi si aprirono lentamente, e lo guardarono con una confusione che durò solo un istante prima di essere sostituita da qualcosa di più profondo, più diretto. Le sue dita, ancora appoggiate sul suo stomaco, tracciarono una linea verso il basso, seguendo la peluria sotto l'ombelico.
«Zio,» mormorò, la voce impastata di sonno e di qualcos'altro, «non hai dormito.»
Lui non rispose subito. La guardò, e la parola che aveva cercato tutta la notte gli salì alle labbra senza filtro. «Sei diventata la mia puttanella, Nicole.»
Lei si bloccò. Le sue dita si fermarono a metà del suo ventre. Poi, lentamente, un sorriso le curvò le labbra — non un sorriso timido, non un sorriso sorpreso, ma qualcosa di affamato, di consapevole. Si sollevò su un gomito, i capelli che le cadevano sul petto nudo, i piccoli seni fermi che si sollevavano con il respiro.
«Sì,» disse, e la sua voce era diversa ora, più bassa, più roca. «Sono la tua puttanella. Il mio culo è tuo, zio. La mia figa è sempre gonfia per te. E la mia bocca...» Si leccò le labbra, lentamente, lo sguardo che scendeva lungo il suo corpo fino al lenzuolo di seta che copriva i suoi fianchi. «La mia bocca ha sempre voglia del tuo cazzo.»
Lui sentì il sangue scorrere verso il basso con una velocità che lo sorprese. Il lenzuolo si tese. Nicole lo notò, e il suo sorriso si allargò. Scostò il tessuto di seta con un gesto della mano, liberando il suo membro che si stava indurendo, ancora semi-gonfio dal sonno e ora sempre più teso sotto il suo sguardo.
«Vedi?» sussurrò lei, stringendo le dita attorno alla base. «Ti voglio sempre. Non mi basta mai.»
Si chinò su di lui. I suoi capelli neri gli sfiorarono il ventre mentre la sua lingua tracciava una linea dal basso verso l'alto, lungo la parte inferiore del suo cazzo. Lui inspirò tra i denti, le mani che si stringevano sul cuscino. Nicole lo prese in bocca lentamente, le labbra che si chiudevano attorno alla punta, la lingua che girava in cerchio. Lo accolse più a fondo, centimetro dopo centimetro, finché non sentì la testa spingerle contro la gola. Lei non si fermò — lo ingoiò tutto, il naso premuto contro il suo ventre, la gola che si contraeva attorno a lui.
«Cazzo,» gemette lui, una mano che scendeva a stringerle i capelli. «La tua bocca da puttana...»
Nicole emise un suono vibrato attorno al suo membro, un gemito che gli attraversò l'inguine. Si ritrasse, la saliva che colava lungo l'asta, e lo guardò con occhi lucidi. «Dimmi cosa vuoi, zio. Tutto quello che vuoi.»
Lui si sollevò a sedere, le afferrò il viso con entrambe le mani e la baciò, spingendo la lingua nella sua bocca, sentendo il sapore di se stesso sulle sue labbra. Nicole si arrampicò su di lui, le ginocchia ai suoi lati, la figa bagnata che scivolava contro la sua erezione. Lui la sentì — calda, gonfia, le labbra turgide che si aprivano contro il suo cazzo.
«Ti voglio in tutti i buchi,» ringhiò lui contro la sua bocca. «Il culo, la figa, la bocca. Tutti miei.»
«Tutti tuoi,» ripeté lei, e si sollevò, guidando la punta del suo membro verso la fessura bagnata della sua figa. Si abbassò di colpo, prendendolo fino in fondo, e gridò — un grido acuto, rotto, che rimbalzò contro le pareti. Le sue unghie gli affondarono nelle spalle mentre iniziava a muoversi, alzandosi e abbassandosi con un ritmo frenetico, i fianchi che oscillavano, i piccoli seni che sobbalzavano davanti ai suoi occhi.
Lui le afferrò i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, e la tenne ferma mentre spingeva verso l'alto, sbattendola con colpi profondi che la facevano ansimare. Il suono dei loro corpi che si incontravano riempiva la stanza — umido, carnale, osceno.
«La mia puttanella,» disse lui, spingendo con forza. «Con il culo sempre pronto e la figa sempre gonfia.»
Nicole annuì, gli occhi chiusi, la bocca aperta. «Sì... sì, zio... sono tua... tutta tua...» La sua voce si spezzò quando lui cambiò angolazione, colpendo un punto dentro di lei che la fece sussultare. «Cazzo, lì... proprio lì...»
Lui non si fermò. La scopò con spinte brutali, sentendo le pareti della sua figa contrarsi attorno a lui, stringerlo, mungendolo. Nicole venne con un urlo che soffocò contro la sua spalla, i denti che gli affondavano nella pelle, il corpo scosso da spasmi. Lui la tenne ferma e continuò a muoversi dentro di lei, prolungando il suo orgasmo finché non la sentì rilassarsi, afflosciandosi contro il suo petto.
Ma non aveva finito. La sollevò, facendola scivolare via dal suo cazzo ancora duro, e la girò. Nicole obbedì senza resistere, mettendosi a quattro zampe, il viso premuto contro il cuscino, il culo sollevato verso di lui. La luce dell'alba le illuminava la curva dei fianchi, la pelle ancora arrossata dalla notte.
Lui si posizionò dietro di lei, la punta del membro che premeva contro l'ingresso del suo ano, ancora sensibile, ancora leggermente aperto dalla notte precedente. Spinse con delicatezza, e Nicole emise un gemito lungo, gutturale.
«Il tuo culo è mio,» disse lui, spingendo più a fondo.
«Mio...» Nicole annuì contro il cuscino, le dita che stringevano il lenzuolo di seta. «È tuo, zio... sfondami...»
Lui affondò completamente, e Nicole gridò di nuovo — non di dolore questa volta, ma di qualcosa di più crudo, più disperato. Lui iniziò a muoversi, lentamente all'inizio, poi con più forza, i fianchi che sbattevano contro le sue natiche con un ritmo costante. La stanza si riempì del suono della loro carne, dei loro respiri, dei gemiti di Nicole che diventavano sempre più acuti.
«La mia puttanella,» ripeté lui, le mani che le stringevano i fianchi, le dita che lasciavano segni rossi sulla sua pelle. «La nipote acquisita più troia che abbia mai scopato.»
Nicole rise — una risata rotta, ansimante — e si spinse indietro contro di lui, prendendolo più a fondo. «Sì... sono la tua troia... la tua puttanella... scopami il culo, zio... scopami fino a riempirmi...»
Lui sentì l'orgasmo montare, una pressione alla base della spina dorsale che si diffondeva verso l'inguine. Accelerò il ritmo, le spinte che diventavano più corte, più violente, e Nicole venne di nuovo — o forse non era mai venuta del tutto, il suo corpo che tremava continuamente sotto di lui. Quando finalmente esplose dentro di lei, riempiendola con il suo calore, Nicole crollò sul materasso, trascinandolo con sé.
Rimasero lì, lui sopra di lei, ancora dentro di lei, i corpi che si raffreddavano lentamente. Il respiro di Nicole era un sussurro contro il cuscino. Lui le baciò la nuca, sentendo il sapore salato del suo sudore.
«Mia,» mormorò contro la sua pelle.
Nicole girò la testa, un occhio aperto che lo guardava con un'intimità che non aveva bisogno di parole. «Tua,» confermò.
L'aria condizionata ronzava. La luce dell'alba si faceva più forte. E lui, per la prima volta da quando tutto era iniziato, non si chiedeva più cosa sarebbe successo dopo.
---
Nicole si sveglia tra le braccia dello zio e gli sussurra di essere la sua puttanella, offrendogli tutto ciò che ha. Lui la prende con furia, prima la bocca, poi la figa, poi il culo, finché l'alba non li trova ancora intrecciati e lui smette di temere il domani.
---
Il soffitto bianco rifletteva la luce grigia dell'alba che filtrava attraverso le persiane socchiuse. Lui batté le palpebre, le braccia ancora dietro la nuca, e si girò a guardare Nicole addormentata contro di lui. Il suo respiro era lento, regolare, le labbra leggermente dischiuse. I capelli neri le coprivano metà del viso, e lui li scostò con un gesto lento, facendoli scivolare dietro l'orecchio. La sua mano indugiò sulla sua guancia, sentendo il calore della pelle, il residuo di sudore secco.
Nicole si mosse. Le sue ciglia fremettero, gli occhi si aprirono lentamente, e lo guardarono con una confusione che durò solo un istante prima di essere sostituita da qualcosa di più profondo, più diretto. Le sue dita, ancora appoggiate sul suo stomaco, tracciarono una linea verso il basso, seguendo la peluria sotto l'ombelico.
«Zio,» mormorò, la voce impastata di sonno e di qualcos'altro, «non hai dormito.»
Lui non rispose subito. La guardò, e la parola che aveva cercato tutta la notte gli salì alle labbra senza filtro. «Sei diventata la mia puttanella, Nicole.»
Lei si bloccò. Le sue dita si fermarono a metà del suo ventre. Poi, lentamente, un sorriso le curvò le labbra — non un sorriso timido, non un sorriso sorpreso, ma qualcosa di affamato, di consapevole. Si sollevò su un gomito, i capelli che le cadevano sul petto nudo, i piccoli seni fermi che si sollevavano con il respiro.
«Sì,» disse, e la sua voce era diversa ora, più bassa, più roca. «Sono la tua puttanella. Il mio culo è tuo, zio. La mia figa è sempre gonfia per te. E la mia bocca...» Si leccò le labbra, lentamente, lo sguardo che scendeva lungo il suo corpo fino al lenzuolo di seta che copriva i suoi fianchi. «La mia bocca ha sempre voglia del tuo cazzo.»
Lui sentì il sangue scorrere verso il basso con una velocità che lo sorprese. Il lenzuolo si tese. Nicole lo notò, e il suo sorriso si allargò. Scostò il tessuto di seta con un gesto della mano, liberando il suo membro che si stava indurendo, ancora semi-gonfio dal sonno e ora sempre più teso sotto il suo sguardo.
«Vedi?» sussurrò lei, stringendo le dita attorno alla base. «Ti voglio sempre. Non mi basta mai.»
Si chinò su di lui. I suoi capelli neri gli sfiorarono il ventre mentre la sua lingua tracciava una linea dal basso verso l'alto, lungo la parte inferiore del suo cazzo. Lui inspirò tra i denti, le mani che si stringevano sul cuscino. Nicole lo prese in bocca lentamente, le labbra che si chiudevano attorno alla punta, la lingua che girava in cerchio. Lo accolse più a fondo, centimetro dopo centimetro, finché non sentì la testa spingerle contro la gola. Lei non si fermò — lo ingoiò tutto, il naso premuto contro il suo ventre, la gola che si contraeva attorno a lui.
«Cazzo,» gemette lui, una mano che scendeva a stringerle i capelli. «La tua bocca da puttana...»
Nicole emise un suono vibrato attorno al suo membro, un gemito che gli attraversò l'inguine. Si ritrasse, la saliva che colava lungo l'asta, e lo guardò con occhi lucidi. «Dimmi cosa vuoi, zio. Tutto quello che vuoi.»
Lui si sollevò a sedere, le afferrò il viso con entrambe le mani e la baciò, spingendo la lingua nella sua bocca, sentendo il sapore di se stesso sulle sue labbra. Nicole si arrampicò su di lui, le ginocchia ai suoi lati, la figa bagnata che scivolava contro la sua erezione. Lui la sentì — calda, gonfia, le labbra turgide che si aprivano contro il suo cazzo.
«Ti voglio in tutti i buchi,» ringhiò lui contro la sua bocca. «Il culo, la figa, la bocca. Tutti miei.»
«Tutti tuoi,» ripeté lei, e si sollevò, guidando la punta del suo membro verso la fessura bagnata della sua figa. Si abbassò di colpo, prendendolo fino in fondo, e gridò — un grido acuto, rotto, che rimbalzò contro le pareti. Le sue unghie gli affondarono nelle spalle mentre iniziava a muoversi, alzandosi e abbassandosi con un ritmo frenetico, i fianchi che oscillavano, i piccoli seni che sobbalzavano davanti ai suoi occhi.
Lui le afferrò i fianchi, le dita che affondavano nella carne morbida, e la tenne ferma mentre spingeva verso l'alto, sbattendola con colpi profondi che la facevano ansimare. Il suono dei loro corpi che si incontravano riempiva la stanza — umido, carnale, osceno.
«La mia puttanella,» disse lui, spingendo con forza. «Con il culo sempre pronto e la figa sempre gonfia.»
Nicole annuì, gli occhi chiusi, la bocca aperta. «Sì... sì, zio... sono tua... tutta tua...» La sua voce si spezzò quando lui cambiò angolazione, colpendo un punto dentro di lei che la fece sussultare. «Cazzo, lì... proprio lì...»
Lui non si fermò. La scopò con spinte brutali, sentendo le pareti della sua figa contrarsi attorno a lui, stringerlo, mungendolo. Nicole venne con un urlo che soffocò contro la sua spalla, i denti che gli affondavano nella pelle, il corpo scosso da spasmi. Lui la tenne ferma e continuò a muoversi dentro di lei, prolungando il suo orgasmo finché non la sentì rilassarsi, afflosciandosi contro il suo petto.
Ma non aveva finito. La sollevò, facendola scivolare via dal suo cazzo ancora duro, e la girò. Nicole obbedì senza resistere, mettendosi a quattro zampe, il viso premuto contro il cuscino, il culo sollevato verso di lui. La luce dell'alba le illuminava la curva dei fianchi, la pelle ancora arrossata dalla notte.
Lui si posizionò dietro di lei, la punta del membro che premeva contro l'ingresso del suo ano, ancora sensibile, ancora leggermente aperto dalla notte precedente. Spinse con delicatezza, e Nicole emise un gemito lungo, gutturale.
«Il tuo culo è mio,» disse lui, spingendo più a fondo.
«Mio...» Nicole annuì contro il cuscino, le dita che stringevano il lenzuolo di seta. «È tuo, zio... sfondami...»
Lui affondò completamente, e Nicole gridò di nuovo — non di dolore questa volta, ma di qualcosa di più crudo, più disperato. Lui iniziò a muoversi, lentamente all'inizio, poi con più forza, i fianchi che sbattevano contro le sue natiche con un ritmo costante. La stanza si riempì del suono della loro carne, dei loro respiri, dei gemiti di Nicole che diventavano sempre più acuti.
«La mia puttanella,» ripeté lui, le mani che le stringevano i fianchi, le dita che lasciavano segni rossi sulla sua pelle. «La nipote acquisita più troia che abbia mai scopato.»
Nicole rise — una risata rotta, ansimante — e si spinse indietro contro di lui, prendendolo più a fondo. «Sì... sono la tua troia... la tua puttanella... scopami il culo, zio... scopami fino a riempirmi...»
Lui sentì l'orgasmo montare, una pressione alla base della spina dorsale che si diffondeva verso l'inguine. Accelerò il ritmo, le spinte che diventavano più corte, più violente, e Nicole venne di nuovo — o forse non era mai venuta del tutto, il suo corpo che tremava continuamente sotto di lui. Quando finalmente esplose dentro di lei, riempiendola con il suo calore, Nicole crollò sul materasso, trascinandolo con sé.
Rimasero lì, lui sopra di lei, ancora dentro di lei, i corpi che si raffreddavano lentamente. Il respiro di Nicole era un sussurro contro il cuscino. Lui le baciò la nuca, sentendo il sapore salato del suo sudore.
«Mia,» mormorò contro la sua pelle.
Nicole girò la testa, un occhio aperto che lo guardava con un'intimità che non aveva bisogno di parole. «Tua,» confermò.
L'aria condizionata ronzava. La luce dell'alba si faceva più forte. E lui, per la prima volta da quando tutto era iniziato, non si chiedeva più cosa sarebbe successo dopo.
di
Angelo B
Angelo B
143
visite
visite
0
voti
voti
valutazione
0
0
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Pamela parte 2
Commenti dei lettori al racconto erotico