Il culo vergine di Caterina
scritto il 2026-10-21 tempo di lettura 9 min
di
Angelo B
genere
tradimenti
cura
A−
Il Culo Vergine di Caterina
---
Angel, sessantun anni, ha appena aperto il culo vergine di Caterina, la sua vicina venticinquenne sposata. Tra gemiti e lubrificante, la scopa nel buco stretto mentre il marito è in Germania. Lei viene, lui sborra sulle sue natiche. Ma Caterina vuole di più: la prossima volta, dentro.
---
Mi chiamo Angel, ho sessantuno anni e la mia vicina si chiama Caterina. Venticinque anni, sposata, e una gran troia. Lo dico senza rancore, è una constatazione di fatto. Ogni volta che suo marito parte per lavoro - e succede spesso, fa il rappresentante di commercio e sta fuori anche due settimane di fila - Caterina viene a bussare alla mia porta. Sempre con una scusa diversa, sempre con quella bocca da pompinara che implora di essere usata.
Io la conosco bene, la sua figa. L'ho leccata, dita e scopata in ogni posizione che le sue gambe flessibili da venticinquenne le permettono. Ma c'è una cosa che non ho ancora preso. Il suo culo. Vergine, me lo ha confessato l'ultima volta, mentre mi pulisco il cazzo con la lingua dopo avergli svuotato le palle. Nessuno l'ha mai avuta lì. E oggi glielo apro.
Suona il campanello alle tre del pomeriggio. So che è lei prima ancora di guardare lo spioncolo. Il marito è partito ieri sera per un giro di clienti in Germania, starà fuori dieci giorni. Caterina ha già aspettato le ventiquattro ore canoniche, il tempo minimo di decenza prima di venire a farsi sbattere dal vicino.
Apro la porta e la trovo lì, in piedi nel pianerottolo. Indossa un vestitino estivo giallo, corto sopra il ginocchio, con una scollatura che le fa sbucare le tette piccole ma sode. I capelli castani raccolti in una coda, il viso truccato appena. Ha l'aria di chi è venuta a farsi una scopata e non vuole perdere tempo.
«Ciao Angel, ho rotto il rubinetto della cucina, puoi dare un'occhiata?»
La scusa è talmente ridicola che quasi mi viene da ridere. Il rubinetto. Come se non sapessi che il suo rubinetto funziona perfettamente e che l'unica cosa rotta in casa sua è la sua morale di donna sposata.
«Entra» le dico, facendomi da parte.
Lei mi passa davanti e il profumo mi investe. Sa di vaniglia e di qualcos'altro, qualcosa di più caldo, più carnale. Chiudo la porta e giro la chiave. Il rumore della serratura rimbomba nel corridoio silenzioso.
Caterina si volta verso di me e mi guarda con quegli occhi scuri, grandi, da ragazza che sa esattamente cosa vuole. Si morde il labbro inferiore. Poi alza l'orlo del vestito, lentamente, facendolo risalire lungo le cosce lisce e abbronzate. Sotto non porta niente. La figa è lì, esposta, con le labbra già leggermente dischiuse, umide.
«Pensavo non venissi più» le dico, mentre sento il cazzo muoversi nei pantaloni.
«Ho dovuto aspettare che uscisse» risponde, lasciando cadere il vestito per terra. Resta nuda davanti a me, nel mio corridoio, con le tette piccole e i capezzoli già duri. «Mi mancava il tuo cazzo, Angel.»
È una troia, non c'è che dire. Ma è la mia troia. La afferro per i fianchi e la spingo contro il muro. La sua bocca cerca la mia e ci baciamo, con la lingua che si intreccia, mentre le mie mani le stringono le natiche. E lì, sotto i palmi, sento quel culo sodo che non è mai stato penetrato. Oggi cambia tutto.
La spingo verso il divano. Caterina cade seduta, le gambe aperte, la figa rosa che luccica di eccitazione. Mi guarda dal basso, con quella faccia da santarellina che non è.
«In bocca prima» le ordino, slacciandomi i pantaloni.
Il mio cazzo esce, già mezzo duro. A sessantuno anni non ho più l'erezione istantanea di un ragazzo, ma quello che mi manca in velocità lo recupero in esperienza. Caterina lo prende in mano e inizia a masturbarlo, con movimenti lenti, studiati. Sa come mi piace. Lo ha imparato in questi mesi di scopate clandestine.
Poi china la testa e lo prende in bocca. La sua lingua calda e bagnata si avvolge attorno al glande, le labbra si stringono attorno al cazzo e inizia a succhiare. Forte, con voglia, con quella tecnica da pompinara che ha perfezionato. La guardo dall'alto, i suoi occhi che mi guardano mentre la sua bocca va su e giù. Le afferro la testa e spingo più a fondo, sentendo il cazzo toccarle la gola. Lei non si tira indietro, anzi, apre di più e mi prende tutto, fino alle palle.
«Brava la mia troia» le dico, e lei risponde con un mugolio che vibra attorno al mio cazzo.
La scopo in bocca per qualche minuto, tenendole la testa ferma, guardando il mio cazzo che entra ed esce dalle sue labbra lucide di saliva. Ma non voglio venire così. Oggi ho altri piani.
La tiro fuori dalla sua bocca con uno schiocco umido. Caterina ansima, il mascara leggermente sbavato, la bocca aperta.
«Sdraiati sul divano» le dico. «A pancia in giù.»
Lei obbedisce senza fare domande. Si mette prona, il culo sollevato verso di me, le gambe leggermente aperte. La figa è bagnata, le labbra gonfie. Ma non è lì che voglio andare. Non subito.
Mi siedo accanto a lei e le accarezzo le natiche, lentamente, sentendo la pelle liscia sotto le dita. Caterina sospira e si muove sotto il mio tocco.
«Oggi ti apro il culo» le dico.
Lei si irrigidisce. «Angel, io... non l'ho mai...»
«Lo so. Per quello aspetto.»
Le allargo le natiche con le mani e vedo il buco. Piccolo, stretto, rugoso. Intatto. Nessun uomo lo ha mai toccato. Il pensiero mi fa indurire il cazzo completamente.
Inizio a leccarle la figa, dalla fessura fino al clitoride. Caterina geme e spinge il bacino verso la mia bocca. La succhio, la mordo leggermente, la faccio bagnare ancora di più. Poi, mentre la mia lingua lavora sulla sua figa, porto un dito verso il suo buco. Lo circondo lentamente, sentendo i muscoli contrarsi.
«Rilassati» le dico, staccandomi un attimo dalla sua figa.
Torno a leccarla e contemporaneamente spingo il dito contro il suo buco. Lentamente, con pazienza. Caterina geme più forte, il suo corpo si muove tra piacere e tensione. Il dito entra, fino alla prima falange. È strettissimo, caldissimo.
«Cazzo, Angel...» ansima lei, le mani che stringono i cuscini del divano.
Continuo a lavorare, un dito nella figa che la bagna, l'altro nel culo che la apre. Caterina si muove, inarcata, la schiena curva. I suoi gemiti diventano più acuti. Sto per farla venire, ma mi fermo.
«Non ancora» le dico, ritirando le dita.
Caterina si volta a guardarmi, il viso arrossato, gli occhi annebbiati. «Perché ti sei fermato?»
«Perché adesso ti scopo il culo.»
Prendo il lubrificante dal cassetto del tavolino - lo tengo lì per quando viene lei - e me ne spremo un po' sulle dita. Glielo spargo attorno al buco, poi dentro. Caterina trema sotto le mie dita.
Mi posiziono dietro di lei. Il mio cazzo è duro, pulsante. Lo appoggio contro il suo buco e spingo. Lentamente, con costanza. Caterina stringe i denti, le unghie che affondano nei cuscini.
«Rilassati, troia. Lasciami entrare.»
Lei fa un respiro profondo e sento i muscoli cedere. Il glande entra. Caterina lancia un grido, un misto di dolore e sorpresa. Mi fermo, lasciandola abituare. Poi spingo ancora, un centimetro alla volta, fino a sentire il suo culo ingoiarmi il cazzo.
È strettissimo. Mi stringe come una morsa, caldissimo. Guardo in basso e vedo il mio cazzo che scompare nel suo culo vergine. È uno spettacolo che mi fa venire voglia di sbatterle dentro senza pietà, ma mi controllo. È la prima volta, deve abituarsi.
«Come ti senti?» le chiedo.
«Mi... mi fa male. Ma non fermarti.»
Inizio a muovermi, lentamente, dentro e fuori. Caterina geme, il viso premuto contro il cuscino, il culo in aria. Con una mano le raggiungo la figa e inizio a masturbarla, trovandole il clitoride gonfio. Lei reagisce immediatamente, il corpo che si rilassa un po', il dolore che lascia spazio al piacere.
Aumento il ritmo. Le mie spinte diventano più forti, più profonde. Caterina grida, ma non di dolore adesso. Il suo corpo trema, i suoi muscoli mi stringono in modo quasi insopportabile.
«Sei una troia» le dico, mentre la scopo. «Una troia che si fa aprire il culo dal vicino mentre il marito è via.»
«Sì... sono una troia... scopami il culo, Angel, scopami...»
Le sue parole mi eccitano ancora di più. La prendo per i fianchi e la scopo con forza, sentendo il mio cazzo che entra ed esce dal suo buco stretto. I rumori umidi del sesso riempiono la stanza, mescolati ai suoi gemiti e al suono della mia pelle contro la sua.
Caterina viene per prima. La sento irrigidirsi, poi il suo corpo si scuote in preda all'orgasmo. Il suo culo mi stringe il cazzo con una forza incredibile, quasi mi fa male. Ma non mi fermo, continuo a scoparla attraverso l'orgasmo, mentre lei grida nel cuscino.
Poi non ce la faccio più. La tiro fuori e mi masturbo sopra di lei, il cazzo che pulsa. Vengo sulle sue natiche, schizzandole il culo di sperma. Caterina si volta e mi guarda, il respiro affannato, il trucco sbavato, i capelli disfatti.
«Sei stata brava» le dico, accarezzandole il culo sporco di sperma.
Lei sorride, esausta. «La prossima volta voglio che vieni dentro.»
La prossima volta. Ci sarà sempre una prossima volta, finché suo marito continuerà a partire per lavoro. E io sarò qui, ad aspettarla. Perché Caterina è la mia troia, e adesso il suo culo è mio.
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Angel, sessantun anni, ha appena aperto il culo vergine di Caterina, la sua vicina venticinquenne sposata. Tra gemiti e lubrificante, la scopa nel buco stretto mentre il marito è in Germania. Lei viene, lui sborra sulle sue natiche. Ma Caterina vuole di più: la prossima volta, dentro.
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Mi chiamo Angel, ho sessantuno anni e la mia vicina si chiama Caterina. Venticinque anni, sposata, e una gran troia. Lo dico senza rancore, è una constatazione di fatto. Ogni volta che suo marito parte per lavoro - e succede spesso, fa il rappresentante di commercio e sta fuori anche due settimane di fila - Caterina viene a bussare alla mia porta. Sempre con una scusa diversa, sempre con quella bocca da pompinara che implora di essere usata.
Io la conosco bene, la sua figa. L'ho leccata, dita e scopata in ogni posizione che le sue gambe flessibili da venticinquenne le permettono. Ma c'è una cosa che non ho ancora preso. Il suo culo. Vergine, me lo ha confessato l'ultima volta, mentre mi pulisco il cazzo con la lingua dopo avergli svuotato le palle. Nessuno l'ha mai avuta lì. E oggi glielo apro.
Suona il campanello alle tre del pomeriggio. So che è lei prima ancora di guardare lo spioncolo. Il marito è partito ieri sera per un giro di clienti in Germania, starà fuori dieci giorni. Caterina ha già aspettato le ventiquattro ore canoniche, il tempo minimo di decenza prima di venire a farsi sbattere dal vicino.
Apro la porta e la trovo lì, in piedi nel pianerottolo. Indossa un vestitino estivo giallo, corto sopra il ginocchio, con una scollatura che le fa sbucare le tette piccole ma sode. I capelli castani raccolti in una coda, il viso truccato appena. Ha l'aria di chi è venuta a farsi una scopata e non vuole perdere tempo.
«Ciao Angel, ho rotto il rubinetto della cucina, puoi dare un'occhiata?»
La scusa è talmente ridicola che quasi mi viene da ridere. Il rubinetto. Come se non sapessi che il suo rubinetto funziona perfettamente e che l'unica cosa rotta in casa sua è la sua morale di donna sposata.
«Entra» le dico, facendomi da parte.
Lei mi passa davanti e il profumo mi investe. Sa di vaniglia e di qualcos'altro, qualcosa di più caldo, più carnale. Chiudo la porta e giro la chiave. Il rumore della serratura rimbomba nel corridoio silenzioso.
Caterina si volta verso di me e mi guarda con quegli occhi scuri, grandi, da ragazza che sa esattamente cosa vuole. Si morde il labbro inferiore. Poi alza l'orlo del vestito, lentamente, facendolo risalire lungo le cosce lisce e abbronzate. Sotto non porta niente. La figa è lì, esposta, con le labbra già leggermente dischiuse, umide.
«Pensavo non venissi più» le dico, mentre sento il cazzo muoversi nei pantaloni.
«Ho dovuto aspettare che uscisse» risponde, lasciando cadere il vestito per terra. Resta nuda davanti a me, nel mio corridoio, con le tette piccole e i capezzoli già duri. «Mi mancava il tuo cazzo, Angel.»
È una troia, non c'è che dire. Ma è la mia troia. La afferro per i fianchi e la spingo contro il muro. La sua bocca cerca la mia e ci baciamo, con la lingua che si intreccia, mentre le mie mani le stringono le natiche. E lì, sotto i palmi, sento quel culo sodo che non è mai stato penetrato. Oggi cambia tutto.
La spingo verso il divano. Caterina cade seduta, le gambe aperte, la figa rosa che luccica di eccitazione. Mi guarda dal basso, con quella faccia da santarellina che non è.
«In bocca prima» le ordino, slacciandomi i pantaloni.
Il mio cazzo esce, già mezzo duro. A sessantuno anni non ho più l'erezione istantanea di un ragazzo, ma quello che mi manca in velocità lo recupero in esperienza. Caterina lo prende in mano e inizia a masturbarlo, con movimenti lenti, studiati. Sa come mi piace. Lo ha imparato in questi mesi di scopate clandestine.
Poi china la testa e lo prende in bocca. La sua lingua calda e bagnata si avvolge attorno al glande, le labbra si stringono attorno al cazzo e inizia a succhiare. Forte, con voglia, con quella tecnica da pompinara che ha perfezionato. La guardo dall'alto, i suoi occhi che mi guardano mentre la sua bocca va su e giù. Le afferro la testa e spingo più a fondo, sentendo il cazzo toccarle la gola. Lei non si tira indietro, anzi, apre di più e mi prende tutto, fino alle palle.
«Brava la mia troia» le dico, e lei risponde con un mugolio che vibra attorno al mio cazzo.
La scopo in bocca per qualche minuto, tenendole la testa ferma, guardando il mio cazzo che entra ed esce dalle sue labbra lucide di saliva. Ma non voglio venire così. Oggi ho altri piani.
La tiro fuori dalla sua bocca con uno schiocco umido. Caterina ansima, il mascara leggermente sbavato, la bocca aperta.
«Sdraiati sul divano» le dico. «A pancia in giù.»
Lei obbedisce senza fare domande. Si mette prona, il culo sollevato verso di me, le gambe leggermente aperte. La figa è bagnata, le labbra gonfie. Ma non è lì che voglio andare. Non subito.
Mi siedo accanto a lei e le accarezzo le natiche, lentamente, sentendo la pelle liscia sotto le dita. Caterina sospira e si muove sotto il mio tocco.
«Oggi ti apro il culo» le dico.
Lei si irrigidisce. «Angel, io... non l'ho mai...»
«Lo so. Per quello aspetto.»
Le allargo le natiche con le mani e vedo il buco. Piccolo, stretto, rugoso. Intatto. Nessun uomo lo ha mai toccato. Il pensiero mi fa indurire il cazzo completamente.
Inizio a leccarle la figa, dalla fessura fino al clitoride. Caterina geme e spinge il bacino verso la mia bocca. La succhio, la mordo leggermente, la faccio bagnare ancora di più. Poi, mentre la mia lingua lavora sulla sua figa, porto un dito verso il suo buco. Lo circondo lentamente, sentendo i muscoli contrarsi.
«Rilassati» le dico, staccandomi un attimo dalla sua figa.
Torno a leccarla e contemporaneamente spingo il dito contro il suo buco. Lentamente, con pazienza. Caterina geme più forte, il suo corpo si muove tra piacere e tensione. Il dito entra, fino alla prima falange. È strettissimo, caldissimo.
«Cazzo, Angel...» ansima lei, le mani che stringono i cuscini del divano.
Continuo a lavorare, un dito nella figa che la bagna, l'altro nel culo che la apre. Caterina si muove, inarcata, la schiena curva. I suoi gemiti diventano più acuti. Sto per farla venire, ma mi fermo.
«Non ancora» le dico, ritirando le dita.
Caterina si volta a guardarmi, il viso arrossato, gli occhi annebbiati. «Perché ti sei fermato?»
«Perché adesso ti scopo il culo.»
Prendo il lubrificante dal cassetto del tavolino - lo tengo lì per quando viene lei - e me ne spremo un po' sulle dita. Glielo spargo attorno al buco, poi dentro. Caterina trema sotto le mie dita.
Mi posiziono dietro di lei. Il mio cazzo è duro, pulsante. Lo appoggio contro il suo buco e spingo. Lentamente, con costanza. Caterina stringe i denti, le unghie che affondano nei cuscini.
«Rilassati, troia. Lasciami entrare.»
Lei fa un respiro profondo e sento i muscoli cedere. Il glande entra. Caterina lancia un grido, un misto di dolore e sorpresa. Mi fermo, lasciandola abituare. Poi spingo ancora, un centimetro alla volta, fino a sentire il suo culo ingoiarmi il cazzo.
È strettissimo. Mi stringe come una morsa, caldissimo. Guardo in basso e vedo il mio cazzo che scompare nel suo culo vergine. È uno spettacolo che mi fa venire voglia di sbatterle dentro senza pietà, ma mi controllo. È la prima volta, deve abituarsi.
«Come ti senti?» le chiedo.
«Mi... mi fa male. Ma non fermarti.»
Inizio a muovermi, lentamente, dentro e fuori. Caterina geme, il viso premuto contro il cuscino, il culo in aria. Con una mano le raggiungo la figa e inizio a masturbarla, trovandole il clitoride gonfio. Lei reagisce immediatamente, il corpo che si rilassa un po', il dolore che lascia spazio al piacere.
Aumento il ritmo. Le mie spinte diventano più forti, più profonde. Caterina grida, ma non di dolore adesso. Il suo corpo trema, i suoi muscoli mi stringono in modo quasi insopportabile.
«Sei una troia» le dico, mentre la scopo. «Una troia che si fa aprire il culo dal vicino mentre il marito è via.»
«Sì... sono una troia... scopami il culo, Angel, scopami...»
Le sue parole mi eccitano ancora di più. La prendo per i fianchi e la scopo con forza, sentendo il mio cazzo che entra ed esce dal suo buco stretto. I rumori umidi del sesso riempiono la stanza, mescolati ai suoi gemiti e al suono della mia pelle contro la sua.
Caterina viene per prima. La sento irrigidirsi, poi il suo corpo si scuote in preda all'orgasmo. Il suo culo mi stringe il cazzo con una forza incredibile, quasi mi fa male. Ma non mi fermo, continuo a scoparla attraverso l'orgasmo, mentre lei grida nel cuscino.
Poi non ce la faccio più. La tiro fuori e mi masturbo sopra di lei, il cazzo che pulsa. Vengo sulle sue natiche, schizzandole il culo di sperma. Caterina si volta e mi guarda, il respiro affannato, il trucco sbavato, i capelli disfatti.
«Sei stata brava» le dico, accarezzandole il culo sporco di sperma.
Lei sorride, esausta. «La prossima volta voglio che vieni dentro.»
La prossima volta. Ci sarà sempre una prossima volta, finché suo marito continuerà a partire per lavoro. E io sarò qui, ad aspettarla. Perché Caterina è la mia troia, e adesso il suo culo è mio.
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