Il vestito blu è il neon

scritto il 2026-10-29 tempo di lettura 7 min

di
genere
prime esperienze
cura
A

Il vestito blu e il neon
---storia di pura fantasie è un goccio di verita
Franco rivede Alina davanti al bar, con quel vestito blu che accende gli sguardi di tutti, incluso Marco. Quando la porta si chiude, la tensione esplode: Franco la prende sul tavolo mentre Marco osserva, poi si unisce. Tra spinte, gemiti e sguardi complici, la serata si consuma nel lettone, dove i …
---

Era passata parecchio tempo dall'ultima volta che l'aveva vista, e quando la scorse di nuovo — ferma davanti al bar con le luci al neon che le tingevano la pelle di azzurro — Franco dovette fermarsi un istante. Alina indossava un vestitino corto blu, di quei tessuti leggeri che scivolano sulle cosce a ogni passo, e i capelli biondi le cadevano sulle spalle con lo stesso disordine calcolato di sempre. Marco, il suo amico, gli camminava accanto con le mani in tasca e quando la notò si bloccò, gli occhi che le scesero dalle clavicole alle ginocchia senza alcun ritegno.

«Che super figa...» mormorò Marco, con un filo di voce che si spezzò a metà frase.

Alina li aveva già visti. Il suo sguardo passò da Franco a Marco con un sorriso lento, le labbra che si schiudevano appena mostrando i denti. Si appoggiò con un fianco al muro del bar, incrociando le caviglie, e il vestito blu le risalì sulla coscia destra scoprendo una striscia di pelle chiara. Intorno a loro, altri uomini si erano voltati — un gruppo al tavolino aveva smesso di parlare, un tizio al bancone si era girato con il bicchiere a mezz'aria. Alina lo sapeva. Lo sapeva dal modo in cui il tessuto le aderiva al seno e dal taglio che le scopriva le gambe, e non faceva nulla per nasconderlo.

Franco le si avvicinò per primo. «Ti va di venire con noi?» le chiese, con quella voce roca che lei già conosceva. Marco stava un passo indietro, gli occhi ancora fissi sul vestito blu.

Alina staccò il fianco dal muro. «Dove?»

«A casa di Marco. È qui vicino.»

Lei guardò Marco dalla testa ai piedi, valutando, poi tornò su Franco. Annuì con un movimento del mento.

L'appartamento di Marco era al secondo piano di una vecchia casa di ringhiera, con le pareti ingiallite e un tavolo di legno massiccio al centro della stanza. Appena la porta si chiuse alle loro spalle, Franco non perse tempo. Le mise le mani sui fianchi, i palmi aperti sulla stoffa blu, e la attirò verso di sé. Alina non oppose resistenza — anzi, inarcò la schiena quando le dita di Franco le scivolarono lungo i fianchi fino ad afferrarle il culo attraverso il vestito. La palpò con forza, le mani che le risalivano lungo i fianchi per poi scendere di nuovo, stringendo, impastando la carne soda attraverso il tessuto leggero.

Marco era rimasto vicino alla porta. Non si era mosso. Guardava le mani di Franco che si muovevano sul corpo di Alina, il modo in cui il vestito blu si sollevava scoprendo le cosce, e non diceva nulla. Alina lo guardò per un istante — un'occhiata breve, diretta — poi chiuse gli occhi quando Franco le infilò una mano sotto il vestito, le dita che scivolavano sotto il perizoma fino a toccarle la fica già bagnata.

Franco la fece voltare. «In ginocchio» le disse, con un tono che non ammetteva replica.

Alina obbedì. Le ginocchia toccarono il pavimento di piastrelle fredde e le mani salirono alla cintura di Franco, slacciando la fibbia con movimenti rapidi ed esperti. Gli abbassò i pantaloni insieme ai boxer e il cazzo duro le balzò davanti alla faccia, già lucido sulla punta. Lo prese in mano, lo guardò un momento, poi aprì la bocca e lo prese dentro. Andò giù fino a metà asta, le labbra che stringevano, la lingua che girava attorno alla cappella con movimenti lenti e circolari. Franco le mise una mano dietro la testa e spinse, facendole prendere più profondamente, e Alina emise un suono soffocato — un gorgoglio umido — mentre il cazzo le toccava la gola.

Marco non resistette. Si avvicinò di tre passi, la cerniera già aperta, e Alina lo vide con la coda dell'occhio. Franco la tirò indietro per i capelli, sfilandole il cazzo dalla bocca con uno schiocco umido. «Alzati» le ordinò. «Sul tavolo.»

Alina si alzò, le ginocchia arrossate dal pavimento, e Franco la spinse verso il tavolo di legno. La fece piegare in avanti, il petto contro il piano freddo, e le sollevò il vestito blu fino alla vita. Il perizoma nero sparì quando Franco lo tirò di lato con un dito, esponendo la fica rosea e bagnata. Le allargò le gambe con un ginocchio e si posizionò dietro di lei. La cappella premette contro l'ingresso, poi Franco spinse con un colpo secco e la riempì tutta. Alina gridò — un suono acuto che rimbalzò sulle pareti — e le sue mani si aggrapparono al bordo del tavolo.

Franco iniziò a scoparla con spinte lunghe e profonde, il bacino che sbatteva contro le sue natiche con un ritmo costante e brutale. La teneva ferma per i fianchi, le dita che affondavano nella carne, e ogni affondo la faceva scivolare sul tavolo di qualche centimetro prima che lui la tirasse indietro. «Così» grugniva. «Prendilo tutto.»

Alina ansimava con la faccia schiacciata contro il legno, il vestito blu arrotolato sulla schiena, i seni che premevano contro il piano freddo. Franco la montava senza sosta, i coglioni che sbattevano contro la sua fica a ogni spinta.

Poi Franco alzò lo sguardo su Marco, che era rimasto fermo a qualche passo, il cazzo duro in mano. «Vieni qui» gli disse. «Falle succhiare il tuo.»

Marco si avvicinò dal lato opposto del tavolo, si posizionò davanti alla faccia di Alina. Lei alzò la testa, gli occhi vitrei e la bocca aperta, e Marco le infilò il cazzo tra le labbra. Alina lo prese con un gemito soffocato, iniziando a muovere la testa avanti e indietro mentre Franco continuava a scoparla da dietro. Il ritmo era sincopato — ogni spinta di Franco la spingeva verso Marco, facendole prendere più profondamente il cazzo in bocca, e ogni volta che Marco le teneva ferma la testa Franco sentiva la fica stringersi attorno al suo cazzo.

Marco venne per primo. Le afferrò i capelli con entrambe le mani, spinse fino in gola, e con un grugnito roco le riempì la bocca di sperma. Alina tossì, il seme che le colava dall'angolo delle labbra, e proprio in quel momento Franco diede tre ultimi affondi brutali e si seppellì completamente dentro di lei, svuotando le palle con un rantolo mentre il suo sperma le inondava la fica. Rimasero fermi così per alcuni secondi — Marco con il cazzo ancora in bocca a Alina, Franco seppellito dentro di lei, il respiro di tutti e tre che riempiva la stanza.

Si staccarono lentamente. Alina rimase piegata sul tavolo, il vestito blu macchiato, lo sperma di Marco che le colava dal mento e quello di Franco che le scivolava lungo le cosce. Poi Marco la prese per mano e la guidò verso la camera da letto, dove un materasso matrimoniale occupava quasi tutto lo spazio.

La serata proseguì nel lettone. La distesero al centro, nuda, il vestito blu abbandonato da qualche parte sul pavimento, e la presero insieme — Franco di nuovo dentro la sua fica, Marco che le teneva la testa ferma mentre le scopava la bocca con spinte lente ma profonde. Alina urlava di piacere tra un cazzo e l'altro, la voce che si spezzava in gemiti acuti ogni volta che Franco colpiva il punto giusto dentro di lei. Le lenzuola erano attorcigliate sotto i loro corpi, il materasso scricchiolava a ogni movimento, e Alina inarcava la schiena a ogni affondo, le mani che stringevano le lenzuola fino a sbiancarsi le nocche. Franco le afferrò i seni, stringendoli mentre la scopava più forte, e Marco le teneva la testa inclinata per farle prendere il cazzo fino in gola. Le urla di Alina si mescolavano ai grugniti dei due uomini, riempiendo la stanza fino a quando non crollarono tutti e tre sul materasso, sudati e svuotati, con il respiro che ancora tremava.
46
visite
0
voti
valutazione
0
il tuo voto

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

La fame negli occhi da cerbiatta

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.