Le avventure di Emma Brau
scritto il 2026-11-07 tempo di lettura 18 min
di
fatecomesenoncifossi
genere
Confessioni, Tradimenti
cura
A−
Questa doppia vita mi stava elettrizzando, questi ultimi mesi la mia vita è stata sconvolta, cercavo sempre di più il proibito, il clandestino, e anche la mia coscienza se ne stava facendo una ragione, quel senso di sporco lo avevo vinto scacciandolo via, mentre mi guardo allo specchio vestita con un tailleur firmato da 2000 euro, una rispettabile signora dell’alta borghesia, moglie impeccabile e madre amorevole e attenta, e allora cosa mai mi sarei dovuta rimproverare, no cara coscienza, questa volte non mi freghi portandomi ad avere dei sensi di colpa, anzi, dovresti essere felice per me, mi sento rinata, viva, donna e femmina, l’egoista cara mia sei tu se mi rimproveri per questo, vai via, vai lontano da me, lasciami vivere questo tempo.
Qualche ora prima mi stavo facendo sbattere da questo tale Franco, almeno era così che si faceva chiamare, che mi apostrofava con appellativi che amavo sentirmi dire, il suo tono era duro, irriverente, animale, quel suo sei una grande cagna da solo mi faceva bagnare il cervello, ma non era solo questo, il suo cazzo mi stava scopando con deliziosa abilità per la felicità della mia fica, me la stava allargando per bene, si muoveva dentro di me così bene da sollecitare ogni terminale nervoso della mia vagina che lacrimava di piacere, non finirò mai di ringraziare Lucia.
Da perfetta padrona di casa, attenta ai dettagli del bon ton, ligia osservatrice del galateo, scrupolosa che le posate fossero nella loro millimetrica posizione, che i fiori di giornata avessero i colori appropriati per quel particolare evento, a grande troia che godeva guardandosi allo specchio mentre Abu, un prestante ragazzo Senegalese tutto muscoli e cazzo, mi allargava lo sfintere fino a farmi scendere lacrime di piacere ma anche di dolore, quello cercato, intensamente voluto e trovato.
Ad ogni suo affondo mi lasciavo andare a degli acuti che aumentavano d'intensità, quando arrivava a darmi delle poderose scariche il mio corpo tremava come una foglia, le sue grandi mani mi tenevano per i fianchi, stringendomi forte e impedendomi di scappare, si a volte sarei scappata da quella furia che mi devastava, Abu era l’unica eccezione alla mia regola che invece mi era imposta con tutti gli altri. quella di un incontro e basta, con lui e solo con lui, quella certezza si dissolse a suon di orgasmi, solo a pensare come mi scopava potrei godere anche ora.
Con lui c’è stata anche una seconda eccezione, emergerà più avanti, qualcosa che non avrei mai più rifatto, ma che per me ne valse la pena.
Certo, poi c’era l’amore con mio marito, un sesso dolce, delicato, certo che avevo bisogno anche di quello, ma il problema con lui è che era solo quello, mi trattava con troppo rispetto, come se fossi una bambola di porcellana, qualcosa di estremamente fragile da maneggiare con attenzione e con estrema cura, e se questo mi faceva sentire bene da una parte, l’altra me reclamava sempre più a gran voce, parlare non serviva a nulla, cambiava qualcosa ma poi tornava sempre la stessa minestra e io sentivo crescere dentro di me qualcosa che sarebbe potuto esplodere prima o poi e della quale avevo molto timore.
Aveva un cazzo normale, non che ne abbia conosciuti tanti prima del suo, ma alcune esperienze le avevo avute, anche se lui mi trattava come se fossi sempre vergine, i suoi modi gentili, mi verrebbe da dire da uomo d’altri tempi, sempre attento a trattarmi come una principessa, ecco, fin troppo attento, e mi andava bene anche questo, era capace di accendermi ma poi mi lasciava bruciare da sola, sotto il getto della doccia, o nel nostro letto una volta che lui aveva finito di svolgere il suo compitino dozzinale, ma poi ben presto anche quel solitario bruciare mi stava soffocando, sentivo sempre più prepotentemente crescere dentro di me il bisogno di trovare altro, e trovare altro in questi casi significa cercare.
Per molti anni mi ha bloccato quel senso di sporco che mi sarei sentita addosso, d’altronde quella del sesso era veramente l’unica cosa dove non eravamo in sintonia, per il resto andava tutto bene, era la vita che avevo sempre cercato e che con lui avevo trovato, e non volevo di certo buttare via tutto, ma d’altra parte, la frustrazione iniziava ad essere pesante, non ero più molto giovane, ma neppure così vecchia, vedevo il tempo scorrere e sentivo che mi stavo spegnendo lentamente, volvevo altro, dovevo avere altro, e grazie a Franca, una mia amica dei tempi dell’università e l’unica con cui sono sempre rimasta in contatto, l’unica persona che conosce ogni singolo aspetto di quella che sono, di quella che sono sempre stata, lei ha avuto il grande merito di farmelo capire e per certi versi di farmelo accettare, non finirò mai di ringraziarla, se solo mio marito Giacomo sapesse quanto deve alla mia amica Franca, almeno tanto quanto io devo a lei.
Franca mi ha spinto fino a quell’oltre che mai avrei pensato di superare, mi ha fatto conoscere il piacere saffico, è stata la mia compagna di incontri a tre, spettatrice del mio godere estremo mentre mi facevo scopare da due uomini, e sempre lei mi ha fatto entrare in contatto con Abu, il suo odore intenso da uomo di colore, un odore pungente che ti entra nelle narici e ti arriva fin dentro al cervello, come il suo adorabile cazzo, ma con lui non è solo quello, sono anche i suoi modi, rudi e attenti, un mix ben equilibrato, bastone e carota, con lui mi sento così troia e appagata, ormai sono arrivata a doverlo vedere almeno una volta alla settimana, e questo so che potrebbe portarmi dei problemi, potrebbe rompere quell’equilibrio che faticosamente ero riuscita a trovare.
Credo che darò ascolto a Franca e troverò la forza di rompere, ma questa sera nella consueta partita a bridge inesistente, lo troverò ad aspettarmi nel solito albergo, la nostra solita stanza da ormai molti mesi a questa parte, io la signora Emma Brau, lui semplicemente Abu e con il solito portiere di notte, Angelo, che con 50 euro chiude entrambi gli occhi e apre la solita porta della stanza 29 al secondo piano con tanto di vista sul mare della riviera.
Forse romperò proprio questa sera, o almeno ci provo, con questa sarebbe la terza volta che parto convinta e torno a casa con il desiderio che brucia per rivederlo ancora una volta, so che lo devo fare o finisco per perdere tutto, conto molto su questa paura, forse lui ha intuito qualcosa, ma d’altronde per lui è lavoro, un lavoro come un altro e io sono solo l’ennesima cliente, si lo pago e allora, le cose belle hanno un prezzo, siamo tutti in vendita, anche se ci vogliamo convincere del contrario, io mi sono venduta per una vita agiata, poi si, mi sono innamorata di Franco, l'amore per tutto il resto era arrivato fin da subito, ma ora c’è Abu che mi aspetta nel parcheggio, non voglio pensare a niente altro che godere, e vederlo godere, vedere i suoi occhi riempirsi di una luce per me così appagante, sentire il suo fiato diventare pesante come una montagna, ascoltare le sue parole sussurrate nell’orecchio, succhiargli il suo enorme cazzo per poi sentirlo penetrare nell’ano, nella fica, ricevere i colpi col suo cazzo nel viso, sentirmi viva e troia, femmina e me stessa.
Ed eccomi, il solito obolo per Angelo, l’ascensore che ci porta al secondo piano, la porta che si apre e si richiude subito dopo, le sue mani che mi afferrano di peso sbattendomi sopra al letto, la gonna che cade, la camicetta che sparisce, l’intimo che non vede l’ora di essere strappato, la sua pelle color ebano, ancora il suo odore pungente che mi penetra nel cervello, il suo fisico statuario, la freschezza dei suoi trent’anni, i miei quarantacinque che non mi rendono giustizia, il suo cazzo nelle labbra, le mie mani che lo prendono e ancora ne avanza, vorrei che ci fosse Franca con me adesso, vorrei che mi vedesse, che mi salvasse da tutta questa magnificenza, come vuoi che faccio a liberarmi di questa ossessione, dimmi, dimmi cazzo, e finalmente mi riempie, riesco sempre a guardare l’inizio, quando mi apre le cosce e lo infila dentro, la cappella che entra, il resto che si fa strada, ormai senza nessuna fatica, la mia fica è allenata al suo cazzo, il resto lo fanno i miei abbondanti fluidi, sono sempre così bagnata, e lo guardo, guardo il suo cazzo entrare, riesco a guardare l’inizio ma mai la fine, a metà o poco più gli occhi si chiudono, sto già godendo e deve ancora iniziare, e dimmi Franca, come posso rinunciare a questo piacere, guardami e dimmi che mi capisci, e dillo cazzo, dillo.
Mi sento come strappare la carne, la fica è come se si lacerasse, è tanto, è grosso, c’è poco da fare è meraviglioso, Franca, ma dopo di lui come farò, dove lo trovo un altro così, non rispondi vero, stronza, si sei una stronza che so avere ragione, ma intanto lui infierisce, mi usa e mi abusa, mi fa lacrimare, nel viso e nella fica, so che dopo mi riempirà anche il culo, sono tesa e vibro mentre arriva il primo orgasmo, è un onda, gli spasmi mi fanno tremare le cosce e le gambe vanno per conto loro, non sono più io quella che governa la mia carne, il mio corpo è tutto suo, respiro a fatica soffocata dal piacere, il cuore è accelerato, l’onda mi sbatte forte, sono risacca in balia di questo uomo che sa fare di me ciò che vuole, subito dopo arriva il secondo orgasmo, questo è devastante e con la forza di un treno che m’investe, porta corpo e mente in un’altra dimensione, mi sento pesante e leggera allo stesso modo, scopami ancora Abu, scopami ancora.
Ho bisogno di recuperare le forze e l’unico modo è quello farlo alzare in piedi a bordo del letto, mi metto seduta e davanti al viso il suo cazzo si erge imponente, è scuro ma non nero come la sua pelle, è lucido e intriso dei miei umori, stringo forte i suoi testicoli che penzolano, due palle gonfie, attendo impaziente il momento che esploderanno riempiendomi con la sua sborra densa e calda, ma intanto recupero e gioco con le sue palle, riesco a prenderle in bocca entrambe intanto che lui si sega lentamente, so che mi guarda, io guarderei una troia come me.
Le sue mani mi prendono la testa, è ora di prenderlo in bocca dopo avergli massacrato i testicoli, i suoi lamenti sono feroci, la cappella è bagnata dei suoi liquidi, lecco il suo intenso sapore, è acido e pesante, ma lo adoro, gioco con la sua fessura e vengo ricompensata da altre gocce che escono, le succhio con un piacere avido e intanto le sue mani stringono ancora più forte la mia testa, spalanco la bocca, i muscoli della mascella li sento strappare ogni volta, non sono mai riuscita a prenderne in bocca più di una decina di centimetri, è troppo grosso e la mia bocca così piccola, lo afferro con entrambe le mani, posso segarlo, questo si, chissà se qualcuna è mai riuscita a fargli un pompino come si deve, io no, io posso solo godere nel succhiarlo, o nel far scorrere la lingua lungo tutta la sua asta, ammirare le sue vene così pronunciate, sentire il sangue che pompa, in ogni caso questo mi eccita da morire, è l’unico momento che sono io a condurre la partita, per il resto sono sempre alla sua mercè, e questo non mi dispiace per niente.
Una cosa che mi fa morire è che è lungo nel godere, è sempre venuto una sola volta, adoro questo aspetto perché così non mi da tregua, ogni volta torno a casa piegata e con le gambe aperte dal dolore, sono gelosa di questo dolore, lo cerco e lo pretendo, lo pago, è mio, tutto mio, sarà così anche quest'ultima volta, si ho deciso che oggi questa magia termina, ma intanto lui continua, mi prende e mi solleva, sono una piuma per i suoi muscoli, il mio metro e sessanta scarso con neppure 50 chili è un leggero allenamento per il suo fisico, a volte mi domando come posso resistere, come può un corpo così minuto ed esile sfidare le leggi della fisica, come fa quel suo cazzo ad entrarmi dentro, tutto dentro nel culo e nella vagina.
Sorrido a certi pensieri che mi sovvengono in questi momenti, e lo invito a sfidare queste leggi della fisica mettendomi a pecora sopra al letto, mi divarica le chiappe aprendole con le sue mani possenti, un paio di schiaffi sulle chiappe mi fanno sobbalzare, questi non me li aspettavo, mi brucia la pelle, piccolo antipasto prima che sia anche la fica a bruciare sotto i suoi colpi duri e decisi, di quelli che mi fanno inarcare la schiena e tirare indietro il collo, amo, letteralmente amo quando mi prende per i capelli raccogliendoli in una coda lunga e bionda, lo fa con dolcezza e calma, la quiete prima della tempesta, tempesta che si scatena subito dopo quando una scarica di colpi mi devastano il cervello, non capisco più nulla in quei momenti sono completamente sua, in balia del suo cazzo, consapevole prigioniera, il terzo orgasmo sopraggiunge improvviso, non dico inaspettato, con lui riesco ad averne diversi, intensi e feroci, prolungati o brevi.
Ma quando mi prende di peso, ancora con l’orgasmo che mi fa vibrare ogni cellula del corpo, mi alza sopra di lui e mi infilza tenendomi sollevata e appesa alle sue braccia muscolose, ecco, è in quel momento che il mio corpo è un dolore unico unito a un piacere senza eguali, mi sbatte sollevandomi e abbassandomi in un’altalena di emozioni dove non riesco a trattenere le lacrime che escono e mi rigano il volto, sono in estasi, gli occhi all’indietro, e lo stronzo continua nonostante le lacrime e le urla di piacere, e poi i lamenti, ho il corpo che mi duole ovunque, le carni bruciano tanto quanto la fica, scapperei in bagno a mettermi seduta sul bidet con il getto dell’acqua fredda a spegnere questo incendio fuori controllo.
Invece resto prigioniera a penzolare tra le sue braccia e lui che continua, i suoi muscoli sono tesi, il sudore gli scende dal viso e cade sulla mia pelle, altro sudore scorre nel suo petto scolpito, è un fascio di muscoli e nervi che mi sta massacrando senza pietà, grido e lo imploro di fermarsi, ma poi subito dopo lo scongiuro di continuare, di finirmi, lo prego di spaccarmi tutta, e lui esegue volentieri, senza neppure provare a nascondere quel sadico piacere di uomo nero che sta fottendo la donna bianca, taci puttanella bianca mi ringhia contro, e pensare che la puttana per il suo ruolo sarebbe lui.
Ma voglio il servizio completo, lo pretendo anche nel culo e lo invito a prenderlo, so che pagherò cara questa mia audacia, lo so da ogni volta che mi ha sfondato lasciandomi sfinita nel letto, lo so ma mi piace, e lui certo non si tira indietro, anzi, credo che per lui sia il massimo del piacere, avere sottomessa questa cagna bianca.
Non parte mai in modo irruento, mi fa rilassare, respiri profondi e lunghe attesa mentre entra, come chiedere permesso, d’altronde non potrebbe essere diversamente, la realtà non è un film, anche se il mio sfintere è allenato alla sua misura, il retto resta pur sempre un muscolo poco elastico, e poi è estasi pura sentirlo entrare poco alla volta, guardandolo negli occhi mentre mi prende da sopra, le gambe sulle sue spalle, un dito a stimolare il clitoride rosso fuoco, un lago bollente e pronto a godere un’altra volta, e spinge, un altro po’, ogni centimetro è una conquista, un sussulto, un sobbalzo del mio corpo, la schiena che si piega sempre qualcosa in più, i muscoli delle gambe e del ventre che si contraggono, ancora, un’altra conquista, si fa strada nel mio ano che lo accoglie, ammiro le sue braccia muscolose e tese contro il letto, vorrei poter far uscire la mia anima dal corpo e farla sedere di lato a godersi questo spettacolo, sono certa che avrebbe un orgasmo anche lei.
Altra conquista, un pezzo alla volta, tutto fino in fondo, mi sento invasa da corpo estraneo che si sta mettendo a suo agio, quando è fermo lo sento premere contro la parete del mio ano che è aperto, sento le carni come se potessero lacerarsi da un momento all’altro, aspetto che inizi a pompare la sua furia nera, sono scariche di dolore che nel cervello arrivano come un piacere intenso e unico, mi scopa il culo e godo come la più grande delle troie, si sono la sua cagna bianca in quei momenti, mi piace così, cercavo quello da una vita, perderlo mi costerà molto, ma è inevitabile, solo la mia fica non è d'accordo con me, mi godo quegli ultimi momenti, un altro orgasmo mi incendia, mi brucia ovunque, è dolore che voglio ricordare, devo riuscire a tenerlo dentro di me il più a lungo possibile, almeno questo me lo concedi vero Franca, dimmi che sei d’accordo, parlami cazzo.
In questo viaggio mentale sono le urla di dolore e piacere a riportarmi alla realtà, gli urlo basta, insieme ad altre parole come bastardo, negro, figlio di puttana, ma lui continua con più furia di prima, poi il suo corpo diventa un fascio di nervi e muscoli duri come l’acciaio, lo sguardo s’accende, il suo respiro un rantolo da animale ferito, ringhia e suda, gli occhi spalancati e il primo getto di sborra mi riempie l’ano, e poi un secondo, lo tira fuori e il resto mi raggiunge ovunque, nel viso, nel seno.
La sua sborra è bianchissima e densa, non sono mai riuscita a ingoiarla se non mescolata con abbondante saliva, ha un gusto che non mi piace, ecco, questa era l’unico aspetto spiacevole, intanto continuava a venirmi addosso e prendendomi a male parole, anche questo era eccitante, poi ho avuto solo la forza di buttarmi dietro schiena nel letto, raccogliendo le gambe al petto mettendomi di lato, bisbigliava parole senza senso, a parte il mio corpo, il resto non sapevo bene in che dimensione era, riempita e svuotata allo stesso tempo, avevo dolori ovunque ma stavo così bene, intanto lui era già sotto la doccia, e io come tutte le altre volte non riuscivo a muovermi.
Abu si stava girando una canna di erba, io ero ancora sdraiata sul letto, stavo pensando a cosa dirgli, alle parole da usare o da scegliere, stavo anche prendendo in considerazione di non dire nulla, di non farmi semplicemente più sentire, tanto Emma Brau non esisteva, ero lì in silenzio assorta in questi pensieri quando Abu tra un tiro e l’altro della sua canna mi dice che se ne sarebbe tornato nel suo paese, in Senegal, si doveva sposare, suo padre aveva deciso così e lui non poteva rifiutare.
Giuro che in quel momento m’è presa una stretta allo stomaco e nello stesso tempo una sensazione di leggerezza, non sapevo cosa dirgli, cosa rispondere, se essere sollevata per non dover essere io a dirgli di non vederci più, o profondamente triste per non poterlo più rivedere, ecco, a questo non ero preparata.
Un conto è dirgli basta ma poi sapere che sarei potuta tornare sui miei passi, cambiare quella decisione, magari senza dire nulla a Franca, o alla mia coscienza, altro discorso era che lui se ne andasse, quello era qualcosa di definitivo, da quello non si tornava indietro, cazzo, che situazione di merda.
Passarono dei minuti ma che avevano il peso di ore o giorni, e intanto non riuscivo a trovare le parole, così era sceso un silenzio opprimente, poi mi feci forza, trovando qualcosa che non mi apparteneva di carattere, gli augurai buona fortuna, fai falsamente felice per lui, si anche un po’ ipocrita, una maschera, qualcosa che assomigliava all’indifferenza, ero ancora nuda nel letto, presi il lenzuolo e mi coprii, non l’avevo mai fatto davanti ad Abu, andai dove avevo appoggiato la borsa e tirai fuori la solita busta che preparavo e gli davo prima che se ne andasse, io invece mi fermavo sempre a dormire in quella stanza, si anche per sentire ancora il suo odore, molte volte non mi facevo neppure la doccia e andavo a dormire con lui addosso, lo salutai freddamente, questo lo percepì chiaramente, arrivando a domandarmi scusa, aprì e chiuse la porta, non lo vidi mai più, ma non posso nascondermi che a lui ho pensato spesso e continuo a pensarci, d’altronde come lui non ho mai più trovato nessuno, e questo vorrà pur dire qualcosa.
Quella sera mi feci la doccia e tornai a casa che era notte inoltrata, mi spogliai e guardai Franco che dormiva come un bambino, mi suscitò un sorriso, un tenero sorriso, tirai su le lenzuola per coprirlo meglio, gli diedi una carezza, non presi sonno subito, non ci riuscii, ero stanca, questo si, ma avevo il corpo che mi doleva ovunque, la fica che bruciava per non parlare dell’ano, non cercai nessuno per un po’, ma poi ricominciai con la solita doppia vita.
Qualche ora prima mi stavo facendo sbattere da questo tale Franco, almeno era così che si faceva chiamare, che mi apostrofava con appellativi che amavo sentirmi dire, il suo tono era duro, irriverente, animale, quel suo sei una grande cagna da solo mi faceva bagnare il cervello, ma non era solo questo, il suo cazzo mi stava scopando con deliziosa abilità per la felicità della mia fica, me la stava allargando per bene, si muoveva dentro di me così bene da sollecitare ogni terminale nervoso della mia vagina che lacrimava di piacere, non finirò mai di ringraziare Lucia.
Da perfetta padrona di casa, attenta ai dettagli del bon ton, ligia osservatrice del galateo, scrupolosa che le posate fossero nella loro millimetrica posizione, che i fiori di giornata avessero i colori appropriati per quel particolare evento, a grande troia che godeva guardandosi allo specchio mentre Abu, un prestante ragazzo Senegalese tutto muscoli e cazzo, mi allargava lo sfintere fino a farmi scendere lacrime di piacere ma anche di dolore, quello cercato, intensamente voluto e trovato.
Ad ogni suo affondo mi lasciavo andare a degli acuti che aumentavano d'intensità, quando arrivava a darmi delle poderose scariche il mio corpo tremava come una foglia, le sue grandi mani mi tenevano per i fianchi, stringendomi forte e impedendomi di scappare, si a volte sarei scappata da quella furia che mi devastava, Abu era l’unica eccezione alla mia regola che invece mi era imposta con tutti gli altri. quella di un incontro e basta, con lui e solo con lui, quella certezza si dissolse a suon di orgasmi, solo a pensare come mi scopava potrei godere anche ora.
Con lui c’è stata anche una seconda eccezione, emergerà più avanti, qualcosa che non avrei mai più rifatto, ma che per me ne valse la pena.
Certo, poi c’era l’amore con mio marito, un sesso dolce, delicato, certo che avevo bisogno anche di quello, ma il problema con lui è che era solo quello, mi trattava con troppo rispetto, come se fossi una bambola di porcellana, qualcosa di estremamente fragile da maneggiare con attenzione e con estrema cura, e se questo mi faceva sentire bene da una parte, l’altra me reclamava sempre più a gran voce, parlare non serviva a nulla, cambiava qualcosa ma poi tornava sempre la stessa minestra e io sentivo crescere dentro di me qualcosa che sarebbe potuto esplodere prima o poi e della quale avevo molto timore.
Aveva un cazzo normale, non che ne abbia conosciuti tanti prima del suo, ma alcune esperienze le avevo avute, anche se lui mi trattava come se fossi sempre vergine, i suoi modi gentili, mi verrebbe da dire da uomo d’altri tempi, sempre attento a trattarmi come una principessa, ecco, fin troppo attento, e mi andava bene anche questo, era capace di accendermi ma poi mi lasciava bruciare da sola, sotto il getto della doccia, o nel nostro letto una volta che lui aveva finito di svolgere il suo compitino dozzinale, ma poi ben presto anche quel solitario bruciare mi stava soffocando, sentivo sempre più prepotentemente crescere dentro di me il bisogno di trovare altro, e trovare altro in questi casi significa cercare.
Per molti anni mi ha bloccato quel senso di sporco che mi sarei sentita addosso, d’altronde quella del sesso era veramente l’unica cosa dove non eravamo in sintonia, per il resto andava tutto bene, era la vita che avevo sempre cercato e che con lui avevo trovato, e non volevo di certo buttare via tutto, ma d’altra parte, la frustrazione iniziava ad essere pesante, non ero più molto giovane, ma neppure così vecchia, vedevo il tempo scorrere e sentivo che mi stavo spegnendo lentamente, volvevo altro, dovevo avere altro, e grazie a Franca, una mia amica dei tempi dell’università e l’unica con cui sono sempre rimasta in contatto, l’unica persona che conosce ogni singolo aspetto di quella che sono, di quella che sono sempre stata, lei ha avuto il grande merito di farmelo capire e per certi versi di farmelo accettare, non finirò mai di ringraziarla, se solo mio marito Giacomo sapesse quanto deve alla mia amica Franca, almeno tanto quanto io devo a lei.
Franca mi ha spinto fino a quell’oltre che mai avrei pensato di superare, mi ha fatto conoscere il piacere saffico, è stata la mia compagna di incontri a tre, spettatrice del mio godere estremo mentre mi facevo scopare da due uomini, e sempre lei mi ha fatto entrare in contatto con Abu, il suo odore intenso da uomo di colore, un odore pungente che ti entra nelle narici e ti arriva fin dentro al cervello, come il suo adorabile cazzo, ma con lui non è solo quello, sono anche i suoi modi, rudi e attenti, un mix ben equilibrato, bastone e carota, con lui mi sento così troia e appagata, ormai sono arrivata a doverlo vedere almeno una volta alla settimana, e questo so che potrebbe portarmi dei problemi, potrebbe rompere quell’equilibrio che faticosamente ero riuscita a trovare.
Credo che darò ascolto a Franca e troverò la forza di rompere, ma questa sera nella consueta partita a bridge inesistente, lo troverò ad aspettarmi nel solito albergo, la nostra solita stanza da ormai molti mesi a questa parte, io la signora Emma Brau, lui semplicemente Abu e con il solito portiere di notte, Angelo, che con 50 euro chiude entrambi gli occhi e apre la solita porta della stanza 29 al secondo piano con tanto di vista sul mare della riviera.
Forse romperò proprio questa sera, o almeno ci provo, con questa sarebbe la terza volta che parto convinta e torno a casa con il desiderio che brucia per rivederlo ancora una volta, so che lo devo fare o finisco per perdere tutto, conto molto su questa paura, forse lui ha intuito qualcosa, ma d’altronde per lui è lavoro, un lavoro come un altro e io sono solo l’ennesima cliente, si lo pago e allora, le cose belle hanno un prezzo, siamo tutti in vendita, anche se ci vogliamo convincere del contrario, io mi sono venduta per una vita agiata, poi si, mi sono innamorata di Franco, l'amore per tutto il resto era arrivato fin da subito, ma ora c’è Abu che mi aspetta nel parcheggio, non voglio pensare a niente altro che godere, e vederlo godere, vedere i suoi occhi riempirsi di una luce per me così appagante, sentire il suo fiato diventare pesante come una montagna, ascoltare le sue parole sussurrate nell’orecchio, succhiargli il suo enorme cazzo per poi sentirlo penetrare nell’ano, nella fica, ricevere i colpi col suo cazzo nel viso, sentirmi viva e troia, femmina e me stessa.
Ed eccomi, il solito obolo per Angelo, l’ascensore che ci porta al secondo piano, la porta che si apre e si richiude subito dopo, le sue mani che mi afferrano di peso sbattendomi sopra al letto, la gonna che cade, la camicetta che sparisce, l’intimo che non vede l’ora di essere strappato, la sua pelle color ebano, ancora il suo odore pungente che mi penetra nel cervello, il suo fisico statuario, la freschezza dei suoi trent’anni, i miei quarantacinque che non mi rendono giustizia, il suo cazzo nelle labbra, le mie mani che lo prendono e ancora ne avanza, vorrei che ci fosse Franca con me adesso, vorrei che mi vedesse, che mi salvasse da tutta questa magnificenza, come vuoi che faccio a liberarmi di questa ossessione, dimmi, dimmi cazzo, e finalmente mi riempie, riesco sempre a guardare l’inizio, quando mi apre le cosce e lo infila dentro, la cappella che entra, il resto che si fa strada, ormai senza nessuna fatica, la mia fica è allenata al suo cazzo, il resto lo fanno i miei abbondanti fluidi, sono sempre così bagnata, e lo guardo, guardo il suo cazzo entrare, riesco a guardare l’inizio ma mai la fine, a metà o poco più gli occhi si chiudono, sto già godendo e deve ancora iniziare, e dimmi Franca, come posso rinunciare a questo piacere, guardami e dimmi che mi capisci, e dillo cazzo, dillo.
Mi sento come strappare la carne, la fica è come se si lacerasse, è tanto, è grosso, c’è poco da fare è meraviglioso, Franca, ma dopo di lui come farò, dove lo trovo un altro così, non rispondi vero, stronza, si sei una stronza che so avere ragione, ma intanto lui infierisce, mi usa e mi abusa, mi fa lacrimare, nel viso e nella fica, so che dopo mi riempirà anche il culo, sono tesa e vibro mentre arriva il primo orgasmo, è un onda, gli spasmi mi fanno tremare le cosce e le gambe vanno per conto loro, non sono più io quella che governa la mia carne, il mio corpo è tutto suo, respiro a fatica soffocata dal piacere, il cuore è accelerato, l’onda mi sbatte forte, sono risacca in balia di questo uomo che sa fare di me ciò che vuole, subito dopo arriva il secondo orgasmo, questo è devastante e con la forza di un treno che m’investe, porta corpo e mente in un’altra dimensione, mi sento pesante e leggera allo stesso modo, scopami ancora Abu, scopami ancora.
Ho bisogno di recuperare le forze e l’unico modo è quello farlo alzare in piedi a bordo del letto, mi metto seduta e davanti al viso il suo cazzo si erge imponente, è scuro ma non nero come la sua pelle, è lucido e intriso dei miei umori, stringo forte i suoi testicoli che penzolano, due palle gonfie, attendo impaziente il momento che esploderanno riempiendomi con la sua sborra densa e calda, ma intanto recupero e gioco con le sue palle, riesco a prenderle in bocca entrambe intanto che lui si sega lentamente, so che mi guarda, io guarderei una troia come me.
Le sue mani mi prendono la testa, è ora di prenderlo in bocca dopo avergli massacrato i testicoli, i suoi lamenti sono feroci, la cappella è bagnata dei suoi liquidi, lecco il suo intenso sapore, è acido e pesante, ma lo adoro, gioco con la sua fessura e vengo ricompensata da altre gocce che escono, le succhio con un piacere avido e intanto le sue mani stringono ancora più forte la mia testa, spalanco la bocca, i muscoli della mascella li sento strappare ogni volta, non sono mai riuscita a prenderne in bocca più di una decina di centimetri, è troppo grosso e la mia bocca così piccola, lo afferro con entrambe le mani, posso segarlo, questo si, chissà se qualcuna è mai riuscita a fargli un pompino come si deve, io no, io posso solo godere nel succhiarlo, o nel far scorrere la lingua lungo tutta la sua asta, ammirare le sue vene così pronunciate, sentire il sangue che pompa, in ogni caso questo mi eccita da morire, è l’unico momento che sono io a condurre la partita, per il resto sono sempre alla sua mercè, e questo non mi dispiace per niente.
Una cosa che mi fa morire è che è lungo nel godere, è sempre venuto una sola volta, adoro questo aspetto perché così non mi da tregua, ogni volta torno a casa piegata e con le gambe aperte dal dolore, sono gelosa di questo dolore, lo cerco e lo pretendo, lo pago, è mio, tutto mio, sarà così anche quest'ultima volta, si ho deciso che oggi questa magia termina, ma intanto lui continua, mi prende e mi solleva, sono una piuma per i suoi muscoli, il mio metro e sessanta scarso con neppure 50 chili è un leggero allenamento per il suo fisico, a volte mi domando come posso resistere, come può un corpo così minuto ed esile sfidare le leggi della fisica, come fa quel suo cazzo ad entrarmi dentro, tutto dentro nel culo e nella vagina.
Sorrido a certi pensieri che mi sovvengono in questi momenti, e lo invito a sfidare queste leggi della fisica mettendomi a pecora sopra al letto, mi divarica le chiappe aprendole con le sue mani possenti, un paio di schiaffi sulle chiappe mi fanno sobbalzare, questi non me li aspettavo, mi brucia la pelle, piccolo antipasto prima che sia anche la fica a bruciare sotto i suoi colpi duri e decisi, di quelli che mi fanno inarcare la schiena e tirare indietro il collo, amo, letteralmente amo quando mi prende per i capelli raccogliendoli in una coda lunga e bionda, lo fa con dolcezza e calma, la quiete prima della tempesta, tempesta che si scatena subito dopo quando una scarica di colpi mi devastano il cervello, non capisco più nulla in quei momenti sono completamente sua, in balia del suo cazzo, consapevole prigioniera, il terzo orgasmo sopraggiunge improvviso, non dico inaspettato, con lui riesco ad averne diversi, intensi e feroci, prolungati o brevi.
Ma quando mi prende di peso, ancora con l’orgasmo che mi fa vibrare ogni cellula del corpo, mi alza sopra di lui e mi infilza tenendomi sollevata e appesa alle sue braccia muscolose, ecco, è in quel momento che il mio corpo è un dolore unico unito a un piacere senza eguali, mi sbatte sollevandomi e abbassandomi in un’altalena di emozioni dove non riesco a trattenere le lacrime che escono e mi rigano il volto, sono in estasi, gli occhi all’indietro, e lo stronzo continua nonostante le lacrime e le urla di piacere, e poi i lamenti, ho il corpo che mi duole ovunque, le carni bruciano tanto quanto la fica, scapperei in bagno a mettermi seduta sul bidet con il getto dell’acqua fredda a spegnere questo incendio fuori controllo.
Invece resto prigioniera a penzolare tra le sue braccia e lui che continua, i suoi muscoli sono tesi, il sudore gli scende dal viso e cade sulla mia pelle, altro sudore scorre nel suo petto scolpito, è un fascio di muscoli e nervi che mi sta massacrando senza pietà, grido e lo imploro di fermarsi, ma poi subito dopo lo scongiuro di continuare, di finirmi, lo prego di spaccarmi tutta, e lui esegue volentieri, senza neppure provare a nascondere quel sadico piacere di uomo nero che sta fottendo la donna bianca, taci puttanella bianca mi ringhia contro, e pensare che la puttana per il suo ruolo sarebbe lui.
Ma voglio il servizio completo, lo pretendo anche nel culo e lo invito a prenderlo, so che pagherò cara questa mia audacia, lo so da ogni volta che mi ha sfondato lasciandomi sfinita nel letto, lo so ma mi piace, e lui certo non si tira indietro, anzi, credo che per lui sia il massimo del piacere, avere sottomessa questa cagna bianca.
Non parte mai in modo irruento, mi fa rilassare, respiri profondi e lunghe attesa mentre entra, come chiedere permesso, d’altronde non potrebbe essere diversamente, la realtà non è un film, anche se il mio sfintere è allenato alla sua misura, il retto resta pur sempre un muscolo poco elastico, e poi è estasi pura sentirlo entrare poco alla volta, guardandolo negli occhi mentre mi prende da sopra, le gambe sulle sue spalle, un dito a stimolare il clitoride rosso fuoco, un lago bollente e pronto a godere un’altra volta, e spinge, un altro po’, ogni centimetro è una conquista, un sussulto, un sobbalzo del mio corpo, la schiena che si piega sempre qualcosa in più, i muscoli delle gambe e del ventre che si contraggono, ancora, un’altra conquista, si fa strada nel mio ano che lo accoglie, ammiro le sue braccia muscolose e tese contro il letto, vorrei poter far uscire la mia anima dal corpo e farla sedere di lato a godersi questo spettacolo, sono certa che avrebbe un orgasmo anche lei.
Altra conquista, un pezzo alla volta, tutto fino in fondo, mi sento invasa da corpo estraneo che si sta mettendo a suo agio, quando è fermo lo sento premere contro la parete del mio ano che è aperto, sento le carni come se potessero lacerarsi da un momento all’altro, aspetto che inizi a pompare la sua furia nera, sono scariche di dolore che nel cervello arrivano come un piacere intenso e unico, mi scopa il culo e godo come la più grande delle troie, si sono la sua cagna bianca in quei momenti, mi piace così, cercavo quello da una vita, perderlo mi costerà molto, ma è inevitabile, solo la mia fica non è d'accordo con me, mi godo quegli ultimi momenti, un altro orgasmo mi incendia, mi brucia ovunque, è dolore che voglio ricordare, devo riuscire a tenerlo dentro di me il più a lungo possibile, almeno questo me lo concedi vero Franca, dimmi che sei d’accordo, parlami cazzo.
In questo viaggio mentale sono le urla di dolore e piacere a riportarmi alla realtà, gli urlo basta, insieme ad altre parole come bastardo, negro, figlio di puttana, ma lui continua con più furia di prima, poi il suo corpo diventa un fascio di nervi e muscoli duri come l’acciaio, lo sguardo s’accende, il suo respiro un rantolo da animale ferito, ringhia e suda, gli occhi spalancati e il primo getto di sborra mi riempie l’ano, e poi un secondo, lo tira fuori e il resto mi raggiunge ovunque, nel viso, nel seno.
La sua sborra è bianchissima e densa, non sono mai riuscita a ingoiarla se non mescolata con abbondante saliva, ha un gusto che non mi piace, ecco, questa era l’unico aspetto spiacevole, intanto continuava a venirmi addosso e prendendomi a male parole, anche questo era eccitante, poi ho avuto solo la forza di buttarmi dietro schiena nel letto, raccogliendo le gambe al petto mettendomi di lato, bisbigliava parole senza senso, a parte il mio corpo, il resto non sapevo bene in che dimensione era, riempita e svuotata allo stesso tempo, avevo dolori ovunque ma stavo così bene, intanto lui era già sotto la doccia, e io come tutte le altre volte non riuscivo a muovermi.
Abu si stava girando una canna di erba, io ero ancora sdraiata sul letto, stavo pensando a cosa dirgli, alle parole da usare o da scegliere, stavo anche prendendo in considerazione di non dire nulla, di non farmi semplicemente più sentire, tanto Emma Brau non esisteva, ero lì in silenzio assorta in questi pensieri quando Abu tra un tiro e l’altro della sua canna mi dice che se ne sarebbe tornato nel suo paese, in Senegal, si doveva sposare, suo padre aveva deciso così e lui non poteva rifiutare.
Giuro che in quel momento m’è presa una stretta allo stomaco e nello stesso tempo una sensazione di leggerezza, non sapevo cosa dirgli, cosa rispondere, se essere sollevata per non dover essere io a dirgli di non vederci più, o profondamente triste per non poterlo più rivedere, ecco, a questo non ero preparata.
Un conto è dirgli basta ma poi sapere che sarei potuta tornare sui miei passi, cambiare quella decisione, magari senza dire nulla a Franca, o alla mia coscienza, altro discorso era che lui se ne andasse, quello era qualcosa di definitivo, da quello non si tornava indietro, cazzo, che situazione di merda.
Passarono dei minuti ma che avevano il peso di ore o giorni, e intanto non riuscivo a trovare le parole, così era sceso un silenzio opprimente, poi mi feci forza, trovando qualcosa che non mi apparteneva di carattere, gli augurai buona fortuna, fai falsamente felice per lui, si anche un po’ ipocrita, una maschera, qualcosa che assomigliava all’indifferenza, ero ancora nuda nel letto, presi il lenzuolo e mi coprii, non l’avevo mai fatto davanti ad Abu, andai dove avevo appoggiato la borsa e tirai fuori la solita busta che preparavo e gli davo prima che se ne andasse, io invece mi fermavo sempre a dormire in quella stanza, si anche per sentire ancora il suo odore, molte volte non mi facevo neppure la doccia e andavo a dormire con lui addosso, lo salutai freddamente, questo lo percepì chiaramente, arrivando a domandarmi scusa, aprì e chiuse la porta, non lo vidi mai più, ma non posso nascondermi che a lui ho pensato spesso e continuo a pensarci, d’altronde come lui non ho mai più trovato nessuno, e questo vorrà pur dire qualcosa.
Quella sera mi feci la doccia e tornai a casa che era notte inoltrata, mi spogliai e guardai Franco che dormiva come un bambino, mi suscitò un sorriso, un tenero sorriso, tirai su le lenzuola per coprirlo meglio, gli diedi una carezza, non presi sonno subito, non ci riuscii, ero stanca, questo si, ma avevo il corpo che mi doleva ovunque, la fica che bruciava per non parlare dell’ano, non cercai nessuno per un po’, ma poi ricominciai con la solita doppia vita.
21
visite
visite
0
voti
voti
valutazione
0
0
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Mia cugina Sabri
Commenti dei lettori al racconto erotico