Lo specchio della troia
scritto il 2026-10-18 tempo di lettura 7 min
di
Angelo B
genere
dominazione
cura
B
Lo specchio della troia
---
Dopo che Angelo la lascia a letto senza una parola, Nicole si guarda allo specchio: mascara sbavato, labbra insanguinate, segni delle sue mani. Si tocca mentre lui la osserva, e quando lui le chiede cosa vede, lei risponde: una puttana. Lui la guarda venire, poi le dice: 'Sei mia.' E le ordina di n…
---
Nicole venne con un verso strozzato, la voce che le si spezzava in gola mentre il corpo si tendeva sotto quello di Angelo. I muscoli interni le si contrassero attorno al suo cazzo con spasmi violenti, e Angelo spinse un'ultima volta, fino in fondo, e si fermò. Il suo respiro era pesante, regolare, controllato anche nel piacere. Nicole tremava, le dita ancora artigliate nel copriletto, e quando lui si sfilò lentamente, un suono le sfuggì dalle labbra — qualcosa tra un lamento e un sospiro, il suo corpo che si abbandonava sul materasso come privo di ossa.
Angelo si alzò dal letto senza dire una parola. Nicole sentì il fruscio dei pantaloni che venivano tirati su, il rumore della fibbia della cintura che veniva richiusa, e poi i suoi passi che si allontanavano verso il corridoio. La porta del bagno si chiuse con un clic discreto. L'acqua del rubinetto cominciò a scorrere.
Nicole rimase immobile per quasi un minuto, il petto che si sollevava e si abbassava in respiri lenti, il vestito nero ancora arrotolato sotto le ascelle, i seni schiacciati contro le lenzuola stropicciate. Le cosce le tremavano ancora, e tra le gambe tutto pulsava — un calore umido e denso che le colava lungo l'interno della coscia. Si voltò lentamente sulla schiena, un movimento che le costò uno sforzo sproporzionato, come se il suo corpo fosse fatto di sabbia bagnata. La luce arancione del lampione stradale filtrava attraverso le stecche delle persiane e le disegnava strisce oblique sulla pelle nuda dello stomaco e del seno.
Lo specchio dell'armadio era davanti a lei, leggermente di lato. Nicole girò la testa e vide se stessa. I capelli incollati alla fronte e alle tempie, il mascara sbavato sotto l'occhio sinistro come una ferita scura, le labbra gonfie e screpolate con una crosticina di sangue al centro del labbro inferiore. I segni rossi delle unghie di lui le attraversavano il fianco destro, e i polsi mostravano ecchimosi violacee dove il nastro adesivo aveva tenuto la pelle fino a poco prima. Si guardò con una fissità vuota, quasi clinica, come se stesse esaminando il corpo di qualcun'altra.
Poi la sua mano destra scese lungo l'addome, lentamente, superando l'orlo del vestito arrotolato. Le dita scivolarono tra le cosce e trovò le pieghe gonfie e scivolose del proprio sesso. Chiuse gli occhi un istante, poi li riaprì, fissando la propria immagine riflessa. Le dita cominciarono a muoversi in cerchi lenti, sfiorando il clitoride ancora ipersensibile, e un brivido le attraversò la pianta dei piedi. Si morse il labbro già ferito e il sapore metallico del sangue le riempì la bocca. Non si fermò. Due dita scesero più in basso, affondando nella fessura ancora aperta e bagnata del suo cazzo usato, e il suono umido del suo tocco riempì il silenzio della stanza.
La porta del bagno si aprì. Nicole non si fermò.
Angelo tornò nella camera con passo lento, i capelli leggermente umidi sulle tempie dove si era sciacquato il viso. Si fermò sulla soglia per un istante, le mani nelle tasche dei pantaloni, e la guardò. Poi attraversò la stanza e si sedette sul bordo del letto, vicino alle sue gambe, senza toccarla. Il materasso si abbassò leggermente sotto il suo peso.
Nicole continuò a muovere le dita, il respiro che si faceva più corto, gli occhi incollati allo specchio. Sapeva che lui la stava guardando. Il suo sesso si contrasse attorno alle proprie dita e un altro fiotto di liquido caldo le bagnò la mano.
«Cosa vedi?» chiese Angelo. La sua voce era bassa, controllata, senza inflessione.
Nicole deglutì. Le dita rallentarono ma non si fermarono. «Vedo... me stessa.»
«Questo lo vedo anch'io. Descrivimi cosa vedi.»
Lei si leccò le labbra, la lingua che trovava il taglio e il sapore del ferro. «Vedo una...» La voce le morì. Le dita ripresero a muoversi più veloci.
«Continua.» Angelo non si era mosso. Le mani sempre in tasca. Gli occhi su di lei.
«Una puttana.» La parola le uscì con un filo di voce, quasi strozzata. «Vedo una puttana che si tocca sul letto di un uomo che l'ha appena scopata.»
Angelo inclinò la testa di un grado. «E cosa prova questa puttana?»
Nicole gemette, le anche che si sollevavano leggermente verso la sua stessa mano. «Prova...» Due dita affondarono dentro di sé e il suo corpo si inarcò. «Sente il cazzo di prima che le pulsa ancora dentro. Sente la figa che le cola sulle cosce. Sente che vuole di più.»
«Di più cosa?»
«Di più...» Nicole aprì gli occhi e incontrò quelli di Angelo nello specchio. «Di più di te. Del tuo cazzo. Delle tue mani. Di tutto.» La voce le si ruppe in un singhiozzo secco. «Sono una troia, Angelo. La tua troia. Non mi basta mai.»
Le dita si muovevano ora con un ritmo frenetico, il palmo della mano che sbatteva contro il clitoride gonfio a ogni affondo. I seni oscillavano per il movimento, i capezzoli tesi e scuri nella luce arancione. Nicole teneva gli occhi aperti, fissi sullo specchio, guardando se stessa mentre si scopava con le dita — il mascara sbavato, i capelli distrutti, le labbra insanguinate, la mano che spariva tra le cosce aperte con un rumore osceno di carne bagnata.
Angelo la osservò senza battere ciglio. Il suo respiro era rimasto costante. Poi si sporse leggermente in avanti, i gomiti sulle ginocchia, e la sua voce scese di un'altra ottava.
«Brava.» Una pausa. «Adesso vieni. E guarda bene la tua faccia mentre lo fai.»
Nicole obbedì. Le dita affondarono un'ultima volta e il suo corpo si tese come una corda di violino, la schiena inarcata, i muscoli delle cosce che tremavano visibilmente. Un gemito lungo e rotto le uscì dalla gola mentre l'orgasmo la attraversava in ondate violente, e i suoi occhi non lasciarono mai lo specchio — non si concesse di chiuderli, nemmeno quando le lacrime le rigarono le guance mescolandosi al mascara sbavato. Vide la propria faccia contorcersi, la bocca aperta, gli occhi lucidi e vuoti, e in quel riflesso riconobbe esattamente ciò che Angelo voleva che vedesse.
Quando il corpo finalmente si rilassò, Nicole rimase immobile, il petto che si sollevava in respiri corti e irregolari, la mano ancora tra le cosce, le dita ancora dentro di sé. Lo specchio le restituiva l'immagine di una donna distrutta, usata, soddisfatta.
Angelo si alzò dal bordo del letto. Si chinò su di lei, le prese il mento tra due dita e le girò il viso verso di sé. La guardò negli occhi per un lungo momento. Poi le sue labbra si curvarono in qualcosa che non era esattamente un sorriso.
«Sei mia,» disse. «Ricordatelo quando ti tocchi da sola. Nessun altro ti guarderà mai così.»
La sua mano lasciò il mento. Si rialzò. Si diresse verso la porta della camera senza voltarsi.
«Non pulirti,» aggiunse dalla soglia. «Voglio che resti così.»
E la lasciò lì, sola, con il proprio riflesso e il sapore del sangue sulle labbra.
---
Dopo che Angelo la lascia a letto senza una parola, Nicole si guarda allo specchio: mascara sbavato, labbra insanguinate, segni delle sue mani. Si tocca mentre lui la osserva, e quando lui le chiede cosa vede, lei risponde: una puttana. Lui la guarda venire, poi le dice: 'Sei mia.' E le ordina di n…
---
Nicole venne con un verso strozzato, la voce che le si spezzava in gola mentre il corpo si tendeva sotto quello di Angelo. I muscoli interni le si contrassero attorno al suo cazzo con spasmi violenti, e Angelo spinse un'ultima volta, fino in fondo, e si fermò. Il suo respiro era pesante, regolare, controllato anche nel piacere. Nicole tremava, le dita ancora artigliate nel copriletto, e quando lui si sfilò lentamente, un suono le sfuggì dalle labbra — qualcosa tra un lamento e un sospiro, il suo corpo che si abbandonava sul materasso come privo di ossa.
Angelo si alzò dal letto senza dire una parola. Nicole sentì il fruscio dei pantaloni che venivano tirati su, il rumore della fibbia della cintura che veniva richiusa, e poi i suoi passi che si allontanavano verso il corridoio. La porta del bagno si chiuse con un clic discreto. L'acqua del rubinetto cominciò a scorrere.
Nicole rimase immobile per quasi un minuto, il petto che si sollevava e si abbassava in respiri lenti, il vestito nero ancora arrotolato sotto le ascelle, i seni schiacciati contro le lenzuola stropicciate. Le cosce le tremavano ancora, e tra le gambe tutto pulsava — un calore umido e denso che le colava lungo l'interno della coscia. Si voltò lentamente sulla schiena, un movimento che le costò uno sforzo sproporzionato, come se il suo corpo fosse fatto di sabbia bagnata. La luce arancione del lampione stradale filtrava attraverso le stecche delle persiane e le disegnava strisce oblique sulla pelle nuda dello stomaco e del seno.
Lo specchio dell'armadio era davanti a lei, leggermente di lato. Nicole girò la testa e vide se stessa. I capelli incollati alla fronte e alle tempie, il mascara sbavato sotto l'occhio sinistro come una ferita scura, le labbra gonfie e screpolate con una crosticina di sangue al centro del labbro inferiore. I segni rossi delle unghie di lui le attraversavano il fianco destro, e i polsi mostravano ecchimosi violacee dove il nastro adesivo aveva tenuto la pelle fino a poco prima. Si guardò con una fissità vuota, quasi clinica, come se stesse esaminando il corpo di qualcun'altra.
Poi la sua mano destra scese lungo l'addome, lentamente, superando l'orlo del vestito arrotolato. Le dita scivolarono tra le cosce e trovò le pieghe gonfie e scivolose del proprio sesso. Chiuse gli occhi un istante, poi li riaprì, fissando la propria immagine riflessa. Le dita cominciarono a muoversi in cerchi lenti, sfiorando il clitoride ancora ipersensibile, e un brivido le attraversò la pianta dei piedi. Si morse il labbro già ferito e il sapore metallico del sangue le riempì la bocca. Non si fermò. Due dita scesero più in basso, affondando nella fessura ancora aperta e bagnata del suo cazzo usato, e il suono umido del suo tocco riempì il silenzio della stanza.
La porta del bagno si aprì. Nicole non si fermò.
Angelo tornò nella camera con passo lento, i capelli leggermente umidi sulle tempie dove si era sciacquato il viso. Si fermò sulla soglia per un istante, le mani nelle tasche dei pantaloni, e la guardò. Poi attraversò la stanza e si sedette sul bordo del letto, vicino alle sue gambe, senza toccarla. Il materasso si abbassò leggermente sotto il suo peso.
Nicole continuò a muovere le dita, il respiro che si faceva più corto, gli occhi incollati allo specchio. Sapeva che lui la stava guardando. Il suo sesso si contrasse attorno alle proprie dita e un altro fiotto di liquido caldo le bagnò la mano.
«Cosa vedi?» chiese Angelo. La sua voce era bassa, controllata, senza inflessione.
Nicole deglutì. Le dita rallentarono ma non si fermarono. «Vedo... me stessa.»
«Questo lo vedo anch'io. Descrivimi cosa vedi.»
Lei si leccò le labbra, la lingua che trovava il taglio e il sapore del ferro. «Vedo una...» La voce le morì. Le dita ripresero a muoversi più veloci.
«Continua.» Angelo non si era mosso. Le mani sempre in tasca. Gli occhi su di lei.
«Una puttana.» La parola le uscì con un filo di voce, quasi strozzata. «Vedo una puttana che si tocca sul letto di un uomo che l'ha appena scopata.»
Angelo inclinò la testa di un grado. «E cosa prova questa puttana?»
Nicole gemette, le anche che si sollevavano leggermente verso la sua stessa mano. «Prova...» Due dita affondarono dentro di sé e il suo corpo si inarcò. «Sente il cazzo di prima che le pulsa ancora dentro. Sente la figa che le cola sulle cosce. Sente che vuole di più.»
«Di più cosa?»
«Di più...» Nicole aprì gli occhi e incontrò quelli di Angelo nello specchio. «Di più di te. Del tuo cazzo. Delle tue mani. Di tutto.» La voce le si ruppe in un singhiozzo secco. «Sono una troia, Angelo. La tua troia. Non mi basta mai.»
Le dita si muovevano ora con un ritmo frenetico, il palmo della mano che sbatteva contro il clitoride gonfio a ogni affondo. I seni oscillavano per il movimento, i capezzoli tesi e scuri nella luce arancione. Nicole teneva gli occhi aperti, fissi sullo specchio, guardando se stessa mentre si scopava con le dita — il mascara sbavato, i capelli distrutti, le labbra insanguinate, la mano che spariva tra le cosce aperte con un rumore osceno di carne bagnata.
Angelo la osservò senza battere ciglio. Il suo respiro era rimasto costante. Poi si sporse leggermente in avanti, i gomiti sulle ginocchia, e la sua voce scese di un'altra ottava.
«Brava.» Una pausa. «Adesso vieni. E guarda bene la tua faccia mentre lo fai.»
Nicole obbedì. Le dita affondarono un'ultima volta e il suo corpo si tese come una corda di violino, la schiena inarcata, i muscoli delle cosce che tremavano visibilmente. Un gemito lungo e rotto le uscì dalla gola mentre l'orgasmo la attraversava in ondate violente, e i suoi occhi non lasciarono mai lo specchio — non si concesse di chiuderli, nemmeno quando le lacrime le rigarono le guance mescolandosi al mascara sbavato. Vide la propria faccia contorcersi, la bocca aperta, gli occhi lucidi e vuoti, e in quel riflesso riconobbe esattamente ciò che Angelo voleva che vedesse.
Quando il corpo finalmente si rilassò, Nicole rimase immobile, il petto che si sollevava in respiri corti e irregolari, la mano ancora tra le cosce, le dita ancora dentro di sé. Lo specchio le restituiva l'immagine di una donna distrutta, usata, soddisfatta.
Angelo si alzò dal bordo del letto. Si chinò su di lei, le prese il mento tra due dita e le girò il viso verso di sé. La guardò negli occhi per un lungo momento. Poi le sue labbra si curvarono in qualcosa che non era esattamente un sorriso.
«Sei mia,» disse. «Ricordatelo quando ti tocchi da sola. Nessun altro ti guarderà mai così.»
La sua mano lasciò il mento. Si rialzò. Si diresse verso la porta della camera senza voltarsi.
«Non pulirti,» aggiunse dalla soglia. «Voglio che resti così.»
E la lasciò lì, sola, con il proprio riflesso e il sapore del sangue sulle labbra.
di
Angelo B
Angelo B
203
visite
visite
1
voti
voti
valutazione
1
1
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Zio Angelo
Commenti dei lettori al racconto erotico