Nicole dopo il piacere
scritto il 2026-10-19 tempo di lettura 3 min
di
Angelo B
genere
confessioni
cura
A−
Il battito del suo cuore risuonava nelle orecchie di Nicole, un tamburo impazzito che amplificava ogni sensazione. Il corpo, ancora vibrante di un piacere quasi insostenibile, aveva ceduto. Rimase immobile, il petto sollevato da respiri brevi e affannosi, una mano ancora ferma tra le cosce, le dita che indugiavano, custodi gelosi di un’estasi appena vissuta. Davanti allo specchio, un’immagine la fissava: una donna annientata, usata, ma innegabilmente, profondamente soddisfatta.
Angelo si alzò dal bordo del letto, il suo movimento fluido e silenzioso come l’ombra che lo precedeva. Si chinò su di lei, un’ombra che incombeva con una grazia predatoria. Le sue dita, con una delicatezza che contrastava con la forza che emanava, le presero il mento, sollevandole il viso per costringerla a incontrarlo. I loro sguardi si incatenarono, un lungo, intenso momento di silenzio carico di non detti. Poi, un angolo delle labbra di Angelo si sollevò in un sorriso che non era pura gioia, ma qualcosa di più oscuro, di più possessivo.
«Sei mia,» la sua voce era un sussurro profondo, che le accarezzava la pelle. «Ricordatelo. Ogni volta che ti tocchi da sola. Nessun altro ti guarderà mai così.»
La sua mano lasciò il suo viso, un addio fugace che le lasciò un vuoto sulla pelle. Si rialzò, la sua figura che si stagliava contro la luce fioca della stanza. Si diresse verso la porta, la schiena dritta, senza voltarsi indietro.
«Non pulirti,» aggiunse, la sua voce che risuonava dalla soglia, un comando sussurrato ma inappellabile. «Voglio che resti così.»
E la lasciò lì. Sola, con il suo riflesso che le restituiva l’immagine di una donna segnata, con il sapore metallico del sangue ancora sulle labbra, custode di un segreto che apparteneva solo a loro. Un brivido le percorse la schiena, un misto di vergogna e di un potere nuovo, oscuro e inebriante. Era sua. E la consapevolezza le riempiva l'anima di un desiderio che prometteva di non spegnersi mai. Il respiro si fece più profondo, una promessa silenziosa di attesa, di un futuro intriso della sua presenza. La stanza, ora vuota della sua fisicità, era ancora colma della sua essenza, un profumo che le si era attaccato alla pelle, un marchio indelebile della sua possessione. E in quel silenzio, in quella solitudine voluta, Nicole trovò un nuovo modo di desiderare, un modo che era tutto suo, ma che portava l'impronta indelebile di lui. Il corpo, finalmente quieto, custodiva ancora l'eco delle sue mani, il ricordo delle sue parole, la promessa di un ritorno che era già un tormento dolce.
Angelo si alzò dal bordo del letto, il suo movimento fluido e silenzioso come l’ombra che lo precedeva. Si chinò su di lei, un’ombra che incombeva con una grazia predatoria. Le sue dita, con una delicatezza che contrastava con la forza che emanava, le presero il mento, sollevandole il viso per costringerla a incontrarlo. I loro sguardi si incatenarono, un lungo, intenso momento di silenzio carico di non detti. Poi, un angolo delle labbra di Angelo si sollevò in un sorriso che non era pura gioia, ma qualcosa di più oscuro, di più possessivo.
«Sei mia,» la sua voce era un sussurro profondo, che le accarezzava la pelle. «Ricordatelo. Ogni volta che ti tocchi da sola. Nessun altro ti guarderà mai così.»
La sua mano lasciò il suo viso, un addio fugace che le lasciò un vuoto sulla pelle. Si rialzò, la sua figura che si stagliava contro la luce fioca della stanza. Si diresse verso la porta, la schiena dritta, senza voltarsi indietro.
«Non pulirti,» aggiunse, la sua voce che risuonava dalla soglia, un comando sussurrato ma inappellabile. «Voglio che resti così.»
E la lasciò lì. Sola, con il suo riflesso che le restituiva l’immagine di una donna segnata, con il sapore metallico del sangue ancora sulle labbra, custode di un segreto che apparteneva solo a loro. Un brivido le percorse la schiena, un misto di vergogna e di un potere nuovo, oscuro e inebriante. Era sua. E la consapevolezza le riempiva l'anima di un desiderio che prometteva di non spegnersi mai. Il respiro si fece più profondo, una promessa silenziosa di attesa, di un futuro intriso della sua presenza. La stanza, ora vuota della sua fisicità, era ancora colma della sua essenza, un profumo che le si era attaccato alla pelle, un marchio indelebile della sua possessione. E in quel silenzio, in quella solitudine voluta, Nicole trovò un nuovo modo di desiderare, un modo che era tutto suo, ma che portava l'impronta indelebile di lui. Il corpo, finalmente quieto, custodiva ancora l'eco delle sue mani, il ricordo delle sue parole, la promessa di un ritorno che era già un tormento dolce.
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