Tradita da un pompino
scritto il 2026-11-05 tempo di lettura 10 min
di
Felipe Gonzales
genere
Dominazione, Fisting, Tradimenti
cura
A
Sono Federico, ho 57 anni, alto un metro e novanta e nonostante detesti fare attività sportiva ho un fisico asciutto e muscoloso, c’è solo qualcosa che non va, da un anno ho problemi d’impotenza, ma stamattina mi ha svegliato una potente erezione, sono incredulo, prendo il mio membro, lo raddrizzo e lo lascio andare, lui torna indietro come una molla d’acciaio e mi da uno schiaffo sull’addome che fa svegliare Marica.
“Che succede caro?”
Per tutta risposta io le accarezzo le labbra con il glande, ma lei lo allontana e mi sussurra: “Non iniziare qualcosa che non puoi portare a termine.”
Io insisto, non voglio sprecare un’occasione che forse non si ripeterà più.
Non dico niente, continuo a spingere il cazzo contro la sua bocca fino a quando, sfinita dalla mia insistenza, apre le labbra e inizia a leccarlo.
Marica sente il mio pene indurirsi di più, sento che si eccita e inizia a succhiarlo, poi lentamente inizia a pomparlo i suoi movimenti diventano sempre più veloci e lunghi, la sua lingua si avvolge intorno al pene, lo succhia come se volesse aspirarmi l’anima.
Nella mia mente suona un campanello di allarme, non mi ha mai fatto un pompino del genere.
Sento il mio glande che urta contro il suo palato molle, nel silenzio della notte si sente solo la bocca di Marica che succhia e che si ficca il cazzo in gola, quando le sue labbra arrivano al mio bacino, le serra intorno all’asta e si ritrae succhiando come un’idrovora, non resisto e le arrivo in bocca, lei ingoia tutto e mi sembra che la cosa la ecciti.
Non lascia andare il mio pene, adagia la faccia sul mio addome e continua a succhiare, il mio membro rimane duro e continua a pulsare e lei sembra andare in estasi.
Altro campanello di allarme, non lo faceva più da quando eravamo fidanzati, saranno passati trent’anni, diceva che il sapore e l’odore dello sperma la facevano vomitare
La sua espressione non mi sembrava quella di una donna schifata e mi era parso addirittura di sentirla gemere per il piacere, ho voluto verificare e le ho infilato un dito nella vagina, era fradicia.
Le ho messo un altro dito e poi sono risalito fino al clitoride, ho cominciato ad accarezzarla e scendendo ancora verso la vagina la penetro con tre dita ma lei mi ha bloccato: “Carlo non insistere, lo sai che se non abbiamo un rapporto completo non riesco ad arrivare all’orgasmo.”
Io le rispondo: “Quindi io non sono più niente per te, non posso più avere il piacere di accarezzarti, di baciarti. Eppure, mi sembra che ti sia piaciuto, non lo hai mai amato come stasera, hai anche gustato il mio seme e in mezzo alle gambe hai un lago, tu non mi dici tutto.”
Mentre parlavo, l’accarezzavo quasi con rabbia, inconsapevolmente le dita che la penetravano erano diventate quattro ed erano scivolate dentro come se la sua porta non si fosse mai negata ai piaceri dell’amore.
Ormai nella mia testa c’era uno scampanellio continuo, durante il parto si era lacerata e da allora si lamentava del dolore che le provocava la cicatrice durante i rapporti.
I dubbi mi assalivano, dovevo avere risposte, le dita diventarono cinque, spinsi con decisione e anche questa volta non trovai nessun ostacolo, la mia mano era dentro la sua vagina e le sue labbra sembravano stringersi intorno al mio polso.
Non potevo attendere, dovevo degustare ancora i suoi umori, mentre la scopavo con la mano iniziai a leccare tutto il nettare che colava fuori, il suo clitoride sembrava un piccolo pene in piena erezione, lo presi tra le labbra e succhiai, questo bastò per farla esplodere in un fantastico orgasmo.
La guardai negli occhi e le chiesi: “Non ti manca più il cazzo? Io dico che non ti è mai mancato, anzi direi che qui ci sono passati in parecchi e anche grossi a giudicare dalla voragine che ti ritrovi.”
Non le diedi il tempo di replicare, mentre era ancora in preda agli spasmi dell’orgasmo le misi due dita nel culo, lei reagì istintivamente e spinse per farle entrare.
“Puttana le gridai. Questo non me lo hai mai dato e adesso è sfondato.”
In preda alla rabbia spinsi con tutte le dita, la mano fu letteralmente ingoiata insieme a buona parte del braccio, le ho scopato il culo a lungo godevo nel possederla, lei non riusciva più a nascondere quello che provava e mi pregava di continuare di sfondarla per bene.
Il mio pene era di nuovo duro e lo introdussi nel culo insieme alla mia mano, mi sembrava di farmi una sega nel suo intestino, dopo pochi colpi eiaculai riempendole l’intestino.
Mi sfilai e andai a rinfrescarmi, dovevo assolutamente calmarmi.
Tornai nella stanza con due giocattoli nelle mani, quando li vede Marica mi chiese cosa volessi fare e io le risposi: “In tutto questo tempo, non potendo godere col cazzo ho scoperto il piacere che mi può dare il culo. Questo plug è largo nove centimetri e mezzo, scommetto che per te sarà uno scherzo riceverlo.”
Senza darle il tempo di reagire gliel’ho schiaffato nel deretano, come pensavo il suo buco non ha fatto una piega ed ora tra le sue natiche appariva una grande toppa nera.
“La vedi questa? Questa per me era la tua mano, ti sognavo mentre me la ficcavo dentro. È un po' più piccola, è larga solo sette centimetri e mezzo.”
La ficcai nella sua vagina e gliela spinsi fino in fondo, le spalancai le gambe, le scattai una fotografia e gliela mostrai.
“Marica, con quanti uomini mi hai tradito?”
“Federico, io non ti ho mai tradito, si ho scopato ma è stato solo sesso, io ti amo e non posso pensare a una vita senza te.”
Io ho insistito: “Con quanti, li conosco?”
“Solo con Antonio.”
“Antonio? Quel ragazzino del piano di sopra?”
“Si, ma non è un ragazzino ha quasi vent’anni. È successo tutto per caso, eravamo in ascensore, mi sono cadute le chiavi di casa, mi sono chinata e involontariamente ho strofinato le mie natiche sul suo pene, lui ha reagito subito e ho sentito un palo che premeva sul mio culo. Quando mi sono girata per prenderlo a schiaffi mi sono trovata davanti a un ragazzo rosso come un peperone per la vergogna che balbettava parole di scuse. Lo sguardo mi è caduto sul suo cazzo e non ho capito più niente, era enorme, quasi il doppio del tuo, gli ho slacciato subito i pantaloni e l’ho preso in bocca come la peggiore delle puttane. Eravamo arrivati al piano e io l’ho tirato dentro casa e me lo sono scopato, avevo perso ogni freno, l’ho voluto dappertutto.
Da allora scopiamo almeno tre volte la settimana e il poverino è diventato il mio schiavo, gli faccio fare di tutto.”
“Basta, non voglio più sentirti, dici di amarmi ma non hai pensato che io potessi essere felice di vederti contenta? Guarda, mi è tornato duro solo a pensarti mentre ti fai inculare.”
La guardai e le ordinai di chiamarlo immediatamente, lei mi chiese cosa volessi fare e io la tranquillizzai: “Non ti preoccupare, non lo tocco.”
Lei gli telefonò pregandolo di raggiungerla, nell’attesa io preparai lo spettacolo, la feci sdraiare sul letto, le feci alzare le ginocchia e le spalancai le gambe in modo che i due tappi fossero in bella mostra.
Antonio arrivò ed entrò senza suonare, aveva una copia delle chiavi, la chiamò: “Marica?”
Lei gli rispose: “Vieni ti sto aspettando.”
Come varcò la soglia della stanza il ragazzo si trovò davanti a uno spettacolo inatteso, la sua amante gli mostrava in modo osceno i suoi buchi tappati da due plug enormi, “Cosa succede?” esclamò.
“Succede che adesso mi fai vedere come il tuo favoloso uccello ha fatto perdere la testa a mia moglie e per liberarla dovrai essere molto convincente.”
Antonio, udendo la mia voce alle sue spalle, si voltò e per poco non svenne, io lo sostenni per le braccia e lo rassicurai: “Non ti preoccupare, non ti voglio picchiare, voglio capire come mia moglie sia caduta ai tuoi piedi in pochi minuti, fammi vedere cosa è successo nell’ascensore, fai finta che io sia Marica.”
Il ragazzo iniziò a raccontare: “Io ero dietro a sua moglie, l’ascensore stava per arrivare al vostro piano e lei nel prendere le chiavi che le erano cadute ha inavvertitamente strofinato i suoi glutei su di me, io ho avuto un erezione e il resto è venuto da se.”
“Vediamo, se ho ben capito, mia moglie in quel momento era davanti a te, si è chinata in questo modo e con il culo ha toccato il tuo pacco, giusto?”
Mentre parlavo mi chinai e mi strusciai su di lui con il culo, mi rialzai e lo guardai. Cazzo era veramente enorme ed estremamente sensibile, bastava sfiorarlo perché reagisse, iniziavo a capire l’infatuazione di Marica.
“E poi cosa è successo?”
“Marica sembrava posseduta dal demonio, si è inginocchiata, me lo ha tirato fuori dai pantaloni e lo ha preso in bocca.”
“Come, così?” Mi inginocchiai, gli tirai fuori l’uccello e lo presi tutto in bocca cominciando subito a pomparlo avidamente.”
“No, non così, Marica non riuscì a prenderlo subito tutto, ci è voluto del tempo perché ci riuscisse.”
“E dopo cosa avete fatto?”
“Lei mi ha fatto entrare e ha abusato di me, mi ha sverginato e poi si è messo il mio cazzo dappertutto, anche nel culo, li era ancora vergine ma ha voluto che la sfondassi.”
“Come fammi vedere.”
“Ma, signor Federico.”
“Fammi vedere come hai inculata la prima volta.”
“Ecco, si è messa a quattro zampe e mi ha ordinato di incularla.” Mentre spiegava Antonio si piazzato dietro di me e mi ha inculato.
“Però lei non era così dilatata e ci ho impiegato un po' per penetrarla.”
“E cosa avete fatto nei giorni successivi? È impossibile che il tuo pisellone l’abbia ridotta in quello stato.”
“Marica sembrava posseduta dal demonio, voleva possedermi in tutti i modi. Prendeva spunto dai filmini porno che guardavamo insieme e lei era particolarmente attratta da Hotkinkyio e ha voluto ripetere tutte le sue gesta, compreso il piede nel culo. È diventata la mia padrona, ed io da bravo schiavo ho sempre obbedito ai suoi ordini, nel mio culetto sono entrati strapon di tutte le dimensioni, il suo braccio è entrato interamente e la sua gamba entra fino al ginocchio. Ormai siamo entrambi sfondati, l’unica cosa che non ho potuto fare è il pompino a un cazzo vero e bere la sua sborra.”
“Tu le hai infilato il prede nel culo? Non ci credo.”
“Vuol provare anche lei signor Federico?”
Non potevo certo rifiutare, mi misi carponi con la faccia sul pavimento e il culo in aria, Antonio vi versò il gel lubrificante e cominciò a introdurre il suo piedino da signorina.
“Uau! Signor Federico, vedo che lei si è già dato da fare, il piede è già dentro, vuole che continui?”
“Si, fottimi per bene.”
Antonio mi infilò la gamba fino al ginocchio e poi iniziò a scoparmi, Marica non poteva certo stare a guardare, si mise sotto di me e prese il mio cazzo in bocca, fece appena in tempo perché arrivai immediatamente inondandole la bocca.
Ero soddisfatto per aver svelato il tradimento di mia moglie e cominciai subito a pensare come sfruttare a mio vantaggio quello che avevo scoperto, tolsi i tappi a Marica e ordinai ad Antonio di darsi da fare.
Mentre loro scopavano come satiri dando libero sfogo ai loro desideri io li filmavo e quando tutto fu finito mostrai loro la mia prima opera di cameraman.
“Ottimo” dissi, “da oggi siete entrambi miei schiavi, e se non volete che questo filmino diventi di dominio pubblico, farete tutto quello che vi ordino. L’unica cosa che vi posso garantire è che i cazzi non vi mancheranno.”
“Che succede caro?”
Per tutta risposta io le accarezzo le labbra con il glande, ma lei lo allontana e mi sussurra: “Non iniziare qualcosa che non puoi portare a termine.”
Io insisto, non voglio sprecare un’occasione che forse non si ripeterà più.
Non dico niente, continuo a spingere il cazzo contro la sua bocca fino a quando, sfinita dalla mia insistenza, apre le labbra e inizia a leccarlo.
Marica sente il mio pene indurirsi di più, sento che si eccita e inizia a succhiarlo, poi lentamente inizia a pomparlo i suoi movimenti diventano sempre più veloci e lunghi, la sua lingua si avvolge intorno al pene, lo succhia come se volesse aspirarmi l’anima.
Nella mia mente suona un campanello di allarme, non mi ha mai fatto un pompino del genere.
Sento il mio glande che urta contro il suo palato molle, nel silenzio della notte si sente solo la bocca di Marica che succhia e che si ficca il cazzo in gola, quando le sue labbra arrivano al mio bacino, le serra intorno all’asta e si ritrae succhiando come un’idrovora, non resisto e le arrivo in bocca, lei ingoia tutto e mi sembra che la cosa la ecciti.
Non lascia andare il mio pene, adagia la faccia sul mio addome e continua a succhiare, il mio membro rimane duro e continua a pulsare e lei sembra andare in estasi.
Altro campanello di allarme, non lo faceva più da quando eravamo fidanzati, saranno passati trent’anni, diceva che il sapore e l’odore dello sperma la facevano vomitare
La sua espressione non mi sembrava quella di una donna schifata e mi era parso addirittura di sentirla gemere per il piacere, ho voluto verificare e le ho infilato un dito nella vagina, era fradicia.
Le ho messo un altro dito e poi sono risalito fino al clitoride, ho cominciato ad accarezzarla e scendendo ancora verso la vagina la penetro con tre dita ma lei mi ha bloccato: “Carlo non insistere, lo sai che se non abbiamo un rapporto completo non riesco ad arrivare all’orgasmo.”
Io le rispondo: “Quindi io non sono più niente per te, non posso più avere il piacere di accarezzarti, di baciarti. Eppure, mi sembra che ti sia piaciuto, non lo hai mai amato come stasera, hai anche gustato il mio seme e in mezzo alle gambe hai un lago, tu non mi dici tutto.”
Mentre parlavo, l’accarezzavo quasi con rabbia, inconsapevolmente le dita che la penetravano erano diventate quattro ed erano scivolate dentro come se la sua porta non si fosse mai negata ai piaceri dell’amore.
Ormai nella mia testa c’era uno scampanellio continuo, durante il parto si era lacerata e da allora si lamentava del dolore che le provocava la cicatrice durante i rapporti.
I dubbi mi assalivano, dovevo avere risposte, le dita diventarono cinque, spinsi con decisione e anche questa volta non trovai nessun ostacolo, la mia mano era dentro la sua vagina e le sue labbra sembravano stringersi intorno al mio polso.
Non potevo attendere, dovevo degustare ancora i suoi umori, mentre la scopavo con la mano iniziai a leccare tutto il nettare che colava fuori, il suo clitoride sembrava un piccolo pene in piena erezione, lo presi tra le labbra e succhiai, questo bastò per farla esplodere in un fantastico orgasmo.
La guardai negli occhi e le chiesi: “Non ti manca più il cazzo? Io dico che non ti è mai mancato, anzi direi che qui ci sono passati in parecchi e anche grossi a giudicare dalla voragine che ti ritrovi.”
Non le diedi il tempo di replicare, mentre era ancora in preda agli spasmi dell’orgasmo le misi due dita nel culo, lei reagì istintivamente e spinse per farle entrare.
“Puttana le gridai. Questo non me lo hai mai dato e adesso è sfondato.”
In preda alla rabbia spinsi con tutte le dita, la mano fu letteralmente ingoiata insieme a buona parte del braccio, le ho scopato il culo a lungo godevo nel possederla, lei non riusciva più a nascondere quello che provava e mi pregava di continuare di sfondarla per bene.
Il mio pene era di nuovo duro e lo introdussi nel culo insieme alla mia mano, mi sembrava di farmi una sega nel suo intestino, dopo pochi colpi eiaculai riempendole l’intestino.
Mi sfilai e andai a rinfrescarmi, dovevo assolutamente calmarmi.
Tornai nella stanza con due giocattoli nelle mani, quando li vede Marica mi chiese cosa volessi fare e io le risposi: “In tutto questo tempo, non potendo godere col cazzo ho scoperto il piacere che mi può dare il culo. Questo plug è largo nove centimetri e mezzo, scommetto che per te sarà uno scherzo riceverlo.”
Senza darle il tempo di reagire gliel’ho schiaffato nel deretano, come pensavo il suo buco non ha fatto una piega ed ora tra le sue natiche appariva una grande toppa nera.
“La vedi questa? Questa per me era la tua mano, ti sognavo mentre me la ficcavo dentro. È un po' più piccola, è larga solo sette centimetri e mezzo.”
La ficcai nella sua vagina e gliela spinsi fino in fondo, le spalancai le gambe, le scattai una fotografia e gliela mostrai.
“Marica, con quanti uomini mi hai tradito?”
“Federico, io non ti ho mai tradito, si ho scopato ma è stato solo sesso, io ti amo e non posso pensare a una vita senza te.”
Io ho insistito: “Con quanti, li conosco?”
“Solo con Antonio.”
“Antonio? Quel ragazzino del piano di sopra?”
“Si, ma non è un ragazzino ha quasi vent’anni. È successo tutto per caso, eravamo in ascensore, mi sono cadute le chiavi di casa, mi sono chinata e involontariamente ho strofinato le mie natiche sul suo pene, lui ha reagito subito e ho sentito un palo che premeva sul mio culo. Quando mi sono girata per prenderlo a schiaffi mi sono trovata davanti a un ragazzo rosso come un peperone per la vergogna che balbettava parole di scuse. Lo sguardo mi è caduto sul suo cazzo e non ho capito più niente, era enorme, quasi il doppio del tuo, gli ho slacciato subito i pantaloni e l’ho preso in bocca come la peggiore delle puttane. Eravamo arrivati al piano e io l’ho tirato dentro casa e me lo sono scopato, avevo perso ogni freno, l’ho voluto dappertutto.
Da allora scopiamo almeno tre volte la settimana e il poverino è diventato il mio schiavo, gli faccio fare di tutto.”
“Basta, non voglio più sentirti, dici di amarmi ma non hai pensato che io potessi essere felice di vederti contenta? Guarda, mi è tornato duro solo a pensarti mentre ti fai inculare.”
La guardai e le ordinai di chiamarlo immediatamente, lei mi chiese cosa volessi fare e io la tranquillizzai: “Non ti preoccupare, non lo tocco.”
Lei gli telefonò pregandolo di raggiungerla, nell’attesa io preparai lo spettacolo, la feci sdraiare sul letto, le feci alzare le ginocchia e le spalancai le gambe in modo che i due tappi fossero in bella mostra.
Antonio arrivò ed entrò senza suonare, aveva una copia delle chiavi, la chiamò: “Marica?”
Lei gli rispose: “Vieni ti sto aspettando.”
Come varcò la soglia della stanza il ragazzo si trovò davanti a uno spettacolo inatteso, la sua amante gli mostrava in modo osceno i suoi buchi tappati da due plug enormi, “Cosa succede?” esclamò.
“Succede che adesso mi fai vedere come il tuo favoloso uccello ha fatto perdere la testa a mia moglie e per liberarla dovrai essere molto convincente.”
Antonio, udendo la mia voce alle sue spalle, si voltò e per poco non svenne, io lo sostenni per le braccia e lo rassicurai: “Non ti preoccupare, non ti voglio picchiare, voglio capire come mia moglie sia caduta ai tuoi piedi in pochi minuti, fammi vedere cosa è successo nell’ascensore, fai finta che io sia Marica.”
Il ragazzo iniziò a raccontare: “Io ero dietro a sua moglie, l’ascensore stava per arrivare al vostro piano e lei nel prendere le chiavi che le erano cadute ha inavvertitamente strofinato i suoi glutei su di me, io ho avuto un erezione e il resto è venuto da se.”
“Vediamo, se ho ben capito, mia moglie in quel momento era davanti a te, si è chinata in questo modo e con il culo ha toccato il tuo pacco, giusto?”
Mentre parlavo mi chinai e mi strusciai su di lui con il culo, mi rialzai e lo guardai. Cazzo era veramente enorme ed estremamente sensibile, bastava sfiorarlo perché reagisse, iniziavo a capire l’infatuazione di Marica.
“E poi cosa è successo?”
“Marica sembrava posseduta dal demonio, si è inginocchiata, me lo ha tirato fuori dai pantaloni e lo ha preso in bocca.”
“Come, così?” Mi inginocchiai, gli tirai fuori l’uccello e lo presi tutto in bocca cominciando subito a pomparlo avidamente.”
“No, non così, Marica non riuscì a prenderlo subito tutto, ci è voluto del tempo perché ci riuscisse.”
“E dopo cosa avete fatto?”
“Lei mi ha fatto entrare e ha abusato di me, mi ha sverginato e poi si è messo il mio cazzo dappertutto, anche nel culo, li era ancora vergine ma ha voluto che la sfondassi.”
“Come fammi vedere.”
“Ma, signor Federico.”
“Fammi vedere come hai inculata la prima volta.”
“Ecco, si è messa a quattro zampe e mi ha ordinato di incularla.” Mentre spiegava Antonio si piazzato dietro di me e mi ha inculato.
“Però lei non era così dilatata e ci ho impiegato un po' per penetrarla.”
“E cosa avete fatto nei giorni successivi? È impossibile che il tuo pisellone l’abbia ridotta in quello stato.”
“Marica sembrava posseduta dal demonio, voleva possedermi in tutti i modi. Prendeva spunto dai filmini porno che guardavamo insieme e lei era particolarmente attratta da Hotkinkyio e ha voluto ripetere tutte le sue gesta, compreso il piede nel culo. È diventata la mia padrona, ed io da bravo schiavo ho sempre obbedito ai suoi ordini, nel mio culetto sono entrati strapon di tutte le dimensioni, il suo braccio è entrato interamente e la sua gamba entra fino al ginocchio. Ormai siamo entrambi sfondati, l’unica cosa che non ho potuto fare è il pompino a un cazzo vero e bere la sua sborra.”
“Tu le hai infilato il prede nel culo? Non ci credo.”
“Vuol provare anche lei signor Federico?”
Non potevo certo rifiutare, mi misi carponi con la faccia sul pavimento e il culo in aria, Antonio vi versò il gel lubrificante e cominciò a introdurre il suo piedino da signorina.
“Uau! Signor Federico, vedo che lei si è già dato da fare, il piede è già dentro, vuole che continui?”
“Si, fottimi per bene.”
Antonio mi infilò la gamba fino al ginocchio e poi iniziò a scoparmi, Marica non poteva certo stare a guardare, si mise sotto di me e prese il mio cazzo in bocca, fece appena in tempo perché arrivai immediatamente inondandole la bocca.
Ero soddisfatto per aver svelato il tradimento di mia moglie e cominciai subito a pensare come sfruttare a mio vantaggio quello che avevo scoperto, tolsi i tappi a Marica e ordinai ad Antonio di darsi da fare.
Mentre loro scopavano come satiri dando libero sfogo ai loro desideri io li filmavo e quando tutto fu finito mostrai loro la mia prima opera di cameraman.
“Ottimo” dissi, “da oggi siete entrambi miei schiavi, e se non volete che questo filmino diventi di dominio pubblico, farete tutto quello che vi ordino. L’unica cosa che vi posso garantire è che i cazzi non vi mancheranno.”
245
visite
visite
0
voti
voti
valutazione
0
0
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Beatrice terzo episodio
Commenti dei lettori al racconto erotico