Il patto segreto di una famiglia per bene. (Parte 4)

scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 8 min

di
genere
Incesti
cura
A−

Ecco la soluzione. Questo accordo sembrò stimolare la voglia di sesso di entrambi. Ogni occasione era buona per fare qualcosa. A volte mi capitava di soddisfare entrambi nello stesso momento, come successe quando mio zio mi beccò in cucina, allungando le mani sul mio corpo con l'intento di scoparmi e poco dopo giunse Mattia. Vista la situazione, si avvicinò anche lui abbassando immediatamente i pantaloni e offrendomi consapevolmente il suo membro. Era la prima volta che mi trovavo nella situazione di gestire contemporaneamente due membri nello stesso tempo. Quello di mio zio posizionato tra le gambe, intento a strofinare la mia figa, e quello di Mattia, a cui gli stavo facendo una sega. Poi Mattia si sedette sul mobile della cucina e mi chiese di fargli un pompino, mentre zio da dietro aveva già trovato la strada che lo portava dentro di me. Le sue spinte rafforzavano gli affondi che stavo facendo a Mattia. Sentivo il suo cazzo arrivare fino alla gola mentre mi diceva "Brava, così!"
Ero in fiamme, presa dalla libidine e dalla scommessa di riuscire a soddisfare entrambi. Era il mio grande sogno venire insieme a loro, creando un connubio indissolubile. Insomma, un grande passo verso la libertà e l'abbattimento di tutte le barriere e i tabù; mi sentivo unica e vincente.
In un'altra occasione andammo volutamente, dopo una giornata di lavoro, a farci la doccia tutti e tre insieme. Lo spazio ristretto rendeva tutto più intimo. Io al centro di loro due, venivo adorata e coccolata, e con entrambi i membri nelle mani li masturbavo, mentre loro mi baciavano dappertutto. In particolare mio zio era il più appassionato nell'accarezzarmi i seni, baciarli e succhiare i capezzoli. Io li tenevo sempre incollati a me con le mani appoggiate sui loro capi, mostrando la mia gratitudine per il loro operato. Mio cugino Mattia, da dietro, con il suo cazzo tra i gluei si masturbava strofinandosi. L'acqua calda che ci scivolava addosso aumentava l'eccitazione, trasformando la doccia in un rito primordiale.
Arrivò il momento di regalare loro un pompino. Mi chinai sulle ginocchia, con l'acqua che mi bagnava i capelli, e cominciai a succhiarli, l'uno accanto all'altro, lungo l'asta per poi prenderli in bocca alternativamente. Li portai allo stremo, godendo del loro potere su di me, poi vennero imbrattandomi il viso con il loro sperma caldo, che si mescolava con l'acqua della doccia.
Ancora un'altra situazione fu quando mi ofrìì al loro sguardo, essere guardata mentre mi davo piacere da sola, senza che nessuno mi toccasse. Distesa sulla poltroncina, allungai le gambe e le aprìì, e loro si misero di fronte, a guardare mentre le mie dita scendevano tra le cosce. Non avevo fretta: mi accarezzavo piano, con due dita che si muovevano in cerchi lenti sul clitoride, mentre l'aria della stanza si riempiva di attesa. Loro restarono a guardare, eccitati e pazienti, e io mi abbandonai a quel piacere che cresceva, sapendo che mi stavano desiderando e che presto sarei venuta davanti a loro, senza che nessuno mi toccasse.
Le mie dita scivolarono sulla fica bagnata, li muovevo con un ritmo che conoscevo a memoria, come quando lo facevo da ragazza, eppure quella volta ogni tocco era diverso, perché c'erano loro a guardarmi. Lo zio e Mattia mi fissavano con un'intensità che mi facevano salire il calore alle guance. Mi sentivo esposta, potente, nuda e invincibile. Il respiro si fece corto, il ventre mi si contrasse. Mi lasciai andare, con un gemito che salì dal fondo della gola, e venni davanti a loro, con le dita premute sul clitoride e il corpo che si inarcava sul poltroncina. L'orgasmo mi attraversò a ondate, lungo e profondo, e quando riaprì gli occhi li vidi ancora lì, di fronte, a guardarmi come si guarda una cosa sacra.
Nessuno si mosse per un istante. Poi Mattia si chinò a baciarmi l'interno delle cosce, e lo zio mi prese la mano bagnata e se la portò alle labbra come se fosse nettare. Sorrisi, stanca e piena, e pensai che quel patto, pronunciato in cucina "Il mio corpo vi appartiene e i vostri mi appartengono."
Il silenzio che seguì aveva la consistenza delle cose appena nate. Rimasi distesa, con le gambe ancora aperte e il respiro che tornava piano al suo ritmo, mentre le mani di Mattia risalivano lente lungo la coscia, senza fretta, quasi a ripercorrere una strada che conoscevano a memoria. Quelle dello zio, invece, mi prendevano le dita e le portavano alle labbra, premendole piano, come se volesse farmi assaggiare anche quello il sapore del mio piacere, ancora caldo sulle falangi.
"Adesso tocca a voi" dissi.
Ci dirigemmo nella stanza da letto, li guardai mentre si sfilavano i vestiti con gesti impazienti, senza smettere di cercarmi con gli occhi. Lo zio fu il primo a liberarsi dei pantaloni, e il cazzo gli balzò fuori duro. Mattia lo seguì, più lento, e quando fu nudo anche lui, moi mi sedetti a bordo letto con le mani appoggiate sul materasso.
"Venite qui" dissi.
Si avvicinarono, allungai le mani e afferrai i loro membri, erano caldi e duri. Cominciai a manipolarli con un ritmo uguale, guardandoli in faccia uno alla volta, godendo del modo in cui chiudevano gli occhi e poi riaprirli per cercarmi.
La stanza era piena del loro respiro, del rumore umido delle mie mani sulla pelle, dei piccoli gemiti che nessuno dei due riusciva a trattenere più.
"Voglio sentire il mio nome mentre venite", dissi loro.
Accelerai appena, stringendo alla base e risalendo con il pollice sulla cappella, e li sentì irrigidirsi, li vidi gettare indietro la testa.
"Oh Valeria!!!" disse zio.
"Così Valeria!!!" disse Mattia.
Vennero insieme, mentre lo sperma mi schizzava in faccia e sul ventre.
Rimanemmo sdraiati per un’ora, abbandonandoci a carezze reciproche. I loro membri sembravano ancora vibrare alle mie carezze; fu allora che lo zio Tommaso sollevò lo sguardo e mi chiese di mettermi a pancia in giù. Iniziò con un tocco esplorativo sull’ano, un dito che disegnava cerchi attorno alla fessura: era il preludio di qualcosa di nuovo che stava entrando nel ménage familiare. Sentii poi scorrere il lubrificante tra i glutei e le sue dita insinuarsi all'interno con decisione. Quando il calore del suo corpo si sovrappose al mio, e il suo pene si adagiò proprio lì, accolsi l'imminente rapporto anale con un pizzico di scetticismo, non sapendo se avrei tratto piacere da quell'invasione, ma l'affanno impetuoso e il cuore a mille mi sussurravano: "Prova, prova". Così cedetti a quel tentativo di violazione.
Con la dolcezza di un padre, zio Tommaso spinse con metodologia, fermandosi ogni volta che i miei muscoli si irrigidivano. Ripetevo continuamente "Piano, piano...", finché non lo sentii scivolare dentro completamente. Lo sguardo di lui era alquanto compiacente, aveva conquistato il titolo di avermi sverginata anche da dietro. Era magnifico sentirmi dominata e amata simultaneamente; ancora più intenso quando mi girò su di sé e invitò Mattia a possedermi davanti. Una doppia penetrazione era l'ultima cosa che avrei immaginato, ma la fantasia, a volte, svela la sua natura nel pieno della realtà.
Rigenerata dall'orgasmo precedente decollai verso il successivo. Affondavano entrambi nelle mie carni, a volte in sincrono e a volte in un contrappunto selvaggio. Sentivo dentro i due membri contrapporsi, un senso di pienezza che mi mandava in estasi, un piacere immenso che mi investiva come onde fragorose su uno scoglio vivo: sobbalzavo, strillavo, gemevo per chiedere "ancora, ancora". I miei maschi accelerarono il ritmo in una corsa finale verso l'oblio; all'improvviso l'aria vibrò di gemiti comuni e venimmo all’unisono. Un fiume di sperma caldo travolse la mia intimità, riempiendo sia la fica che il retto. Mi sentivo soddisfatta: i miei uomini avevano banchettato e io ero stata premiata nella mia femminilità.
La nostra convivenza era diventata un armonioso equilibrio di desideri e complicità. Ogni giorno scoprivamo nuove forme di intimità nella nostra cascina, diventata un regno privato dove i confini tra amore e passione si dissolvevano in un'unica realtà pulsante. Io, Valeria, ero la regina indiscussa di questo universo trasgressivo e immorale: una danza sensuale dove ogni bisogno trovava finalmente compimento.
I giorni seguenti furono un turbine di scoperte e audacia. L'accordo tacito che ci legava aveva liberato un'ondata di creatività erotica che trasformava ogni momento della giornata in un'opportunità. La nostra convivenza era diventata un'arte, una danza sensuale in cui ognuno di noi conosceva i passi dell'altro.
Intanto un pomeriggio.... (Leggi la parte 5)
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