Morale e tabù sono solo dettagli.
scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 11 min
di
Marco_60
genere
Scambio di coppia
cura
A
Sono Marco, 38 anni, e se mi avessero detto un anno fa che avrei vissuto una serata simile, avrei riso in faccia a chiunque me lo avesse prospettato. Marta, 36 anni, e io abbiamo sempre vissuto la nostra sessualità dentro confini precisi, in linea con i principi morali. Poi arriva una sera qualunque di novembre, con il vino giusto e la musica sbagliata, e tutto quello che credevi solido si scopre una debolezza.
Luca è il mio migliore amico oltre che collega, 42 anni, è un tipo ironico, simpatico, di quelli che ti fa venire voglia di stargli vicino. Sua moglie Manuela, 39 anni, bella donna, slanciata, capelli scuri, è da sempre l'altra metà di Marta. L'intesa tra loro due era qualcosa di straordinario, condividevano gli stessi pensieri e non c'era ora nella giornata che non si sentissero al telefono.
Una sera, a letto, guardando il soffitto, dissi a Marta quello che avevo pensato mille volte senza mai formularlo: "Sembrate una coppia di fatto, innamorate l'una dell'altra."
Marta non rise subito, poi girandosi verso di me con occhi vivi rispose:
"Ma lo siamo, in effetti. C'è solo un problema."
"Quale?"
"Se non eravamo già sposate, forse..." Si fermò, come se stesse assaporando il peso della frase. "Noi donne sappiamo essere ibride," concluse, e solo allora rise.
Annuì lentamente, facendo capire che avevo inteso il senso.
"E già," dissi, e nel silenzio che seguì c'era molto più di quelle due parole.
Ne parlai con Luca qualche giorno dopo, e non sembrò per niente meravigliato.
"Se per questo, anche Manuela è molto attratta da Marta." Sorridemmo entrambi, ma non era il sorriso di chi scherza. Era il sorriso di chi ha lanciato una scommessa.
Intanto le battute cominciarono a diventare più esplicite, i gesti più prolungati. Marta e Manuela si salutavano con baci e abbracci, che duravano un secondo di troppo.
La sera in questione era un venerdì. Luca e Manuela ci avevano invitato a cena, una di quelle cene lente e pigre che si trascinano piacevolmente tra un piatto e l'altro senza fretta. Mangiammo, bevemmo, ridemmo di cose stupide con quella facilità che si ha solo con le persone giuste. Un pò di musica in sottofondo per riempire l'ambiente durante i nostri silenzi, mentre le battute spinte erano diventate il nostro modo di comunicare, un codice condiviso che ci dava tutti una piccola scarica ogni volta.
Poi una canzone romantica attirò l'attenzione delle nostre donne.
"Oh," disse Marta, e si fermò con il bicchiere in mano: "La canzone della mia vita."
Manuela la guardò con quegli occhi grandi e scuri che ha quando è sul punto di fare qualcosa. "Anche la mia."
"Dai, balliamola."
Si alzarono quasi insieme, come se la decisione fosse già stata presa altrove. Si abbracciarono nel mezzo del salotto, una di fronte all'altra, ridendo ancora un po' nel vederci sorridere e ammirarle.
Luca e io le guardavamo dalla sedia con i gomiti sul tavolo, e fu naturale dire le solite cose, "Come state bene insieme," "Una coppia perfetta," con quella voce bassa di chi commenta qualcosa di bello senza volerlo interrompere.
Manuela ci guardò. Non era uno sguardo casuale. Era uno sguardo lanciato come un guanto di sfida, con il mezzo sorriso di chi ha già deciso.
Vidi le sue labbra sfiorare e baciare il collo di Marta. Marta inclinò la testa di lato con gli occhi chiusi, un gesto di abbandono così nitido che mi tolse il respiro. Poi Manuela risalì, piano, fermandosi appena prima della bocca di Marta, e quei piccoli baci veloci si trasformarono ben presto in un bacio passionale.
Rimanemmo immobili, per nulla sconcertati. Solo allibiti nel senso preciso del termine: sospesi, incapaci di reagire, come due uomini che vedono qualcosa di così bello e inaspettato. I loro corpi erano perfettamente aderenti, seni premuti contro seni, anche contro anca, le mani di Manuela che scendevano lentamente lungo la schiena di Marta fino a tenerla stretta sui fianchi.
Cominciai a sentire il calore salirmi dal basso verso l'alto, e Luca portare una mano sulla patta dei pantaloni per sistemare l'erezione.
Marta scivolò le dita sotto il bordo della maglietta di Manuela, le raggiunse i seni, le tenne nel palmo, e Manuela emise un suono basso e soddisfatto che si mescolò alla musica.
Il gioco iniziava a farsi interessante, le incitavamo a voce, Luca e io, frasi brevi e calde, e loro rispondevano intensificando ogni gesto come se le nostre voci le alimentassero. Gli indumenti cominciarono a cadere, prima le magliette, poi i reggiseni, e i loro seni apparirono nella luce morbida del salotto, pieni e caldi, privi di vergogna.
I gemiti riempirono la stanza come un secondo sottofondo musicale. Le loro mani esploravano ogni punto sensibile, si masturbavano con movimenti lenti e ritmici, occhi nelle occhi, e il calore nella stanza era diventato qualcosa di fisicamente percepibile.
Mi rivolsi a Luca "Non ce la faccio, devo tirarlo fuori" cercando in lui una condivisione. Annuì, e lo facemmo entrambi, mentre le nostre donne ci guardavano con approvazione, e Manuela, senza smettere di tenere le mani su Marta, ci lanciò un'occhiata sorridente e disse con voce che sapeva di sfida "Datevi una mano a vicenda."
Rimasi fermo un secondo. Il senso della frase mi raggiunse con un ritardo di tre o quattro battiti cardiaci. Poi la mano di Luca sul mio membro. La cosa più assurda che poteva capitarmi in quel momento, in quella stanza, con quella musica. Turbato allungai la mano inconsapevolmente verso di lui, quasi senza pensarci. Non c'era altra logica possibile che la reciprocità. Lo presi tra le dita e sentii qualcosa di stranamente familiare in quella forma che conoscevo ma non avevo mai toccato su un altro. Ci masturbammo a vicenda in silenzio, e man mano che il gesto si ripeteva diventava meno strano e più semplicemente parte del gioco.
Marta si girò un momento a guardarci con Manuela "Bravi i nostri mariti," disse ad un certo punto, e sul loro volto c'era una soddisfazione autentica, non una presa in giro.
"Dovete sapere che l'ambiguità non ha sesso."
Manuela nel frattempo aveva preso il comando della situazione, fece stendere Marta sul divano, le aprì le gambe lentamente e si inginocchiò davanti a lei, abbassando la testa tra le sue cosce.
Conosco Marta. So cosa le piace. Vederla così, con gli occhi chiusi e la testa rovesciata all'indietro mentre un'altra donna le lecca la fica, fu una delle cose più erotiche a cui abbia mai assistito in vita mia.
Manuela alzò la testa un momento, con il suo fare autoritario ci guardò. "Dai, muovetevi. Fate come facciamo noi. Non abbiate vergogna."
Il mio stomaco si agitava, quasi stavo per vomitare. Luca non aspettò la mia risposta. Si avvicinò, si inginocchiò, e mi prese in bocca con una naturalezza che mi lasciò senza parole. Letteralmente. Non riuscii a emettere un suono per qualche secondo.
"Dio," pensai. "Un pompino da un uomo."
Non saprei dire come, ma la libidine fece un brutto scherzo, accettai anche questo. Chiusi gli occhi. Non per rifiuto, ma perché avevo bisogno di togliere davanti agli occhi quella scena e stare solo dentro quello che sentivo. E quello che sentivo era, contro ogni aspettativa e ogni certezza che avevo su me stesso, un benessere profondo e pulsante. La bocca di Luca era calda, aveva una pressione diversa da quella di una donna ma non meno efficace, e il mio corpo non stava facendo distinzioni di sorta.
"Ti piace, vero?" disse Marta..
Non risposi. Non potevo. Non volevo ammettere quel piacere ad alta voce, ma neanche negarlo. Luca era metodico, attento, generoso. Sentivo l'eccitazione accumularsi con una velocità che non controllavo normalmente, eppure il corpo trovò da solo un equilibrio, come se volesse far durare il momento. Marta intanto ansimava sempre più forte, la sua voce salire di mezzo tono, e poi si scambiarono i ruoli con quella fluidità delle coppie rodatissime. Marta si mise tra le cosce di Manuela con lo stesso impegno e la stessa cura. Poi Luca si staccò e guardandomi con quel mezzo sorriso, mi disse:
"Ora tocca a te."
"Tocca a me?" dissi. "Cosa?"
"Non vorrai mica non ricambiare."
L'avevo immaginato. Mi ero solo tenuto lontano da quel pensiero.
"Non l'ho mai fatto." risposi.
"Lo so, all'inizio ti sembrerà strano. Imparerai, fidati di me."
Il suo membro era lì, accanto a me. Lo presi tra le mani prima, per abituarmi alla forma, al peso, alla realtà fisica di quello che stava accadendo. Poi abbassai la testa. L'impatto fu devastante. Il sapore era denso, crudo, umano, e il mio stomaco protestò per una frazione di secondo. Mi feci forza. Lo accolsi in bocca e rimasi fermo un momento, viscido, impastato dei propri umori. Poi cominciai a muovermi. Sentivo il mio cuore battere ovunque, nelle tempie, nel petto, nel basso ventre. Le donne si erano girate a guardarci, le vidi con la coda dell'occhio, i loro volti luminosi e soddisfatti.
"Bravi anche voi come noi," disse Marta.
Quella presenza in bocca diveniva più accettata e familiare, non potevo credere essere capace di far godere un uomo. Luca sembrava accettare bene il mio impegno, teneva una mano sul mio capo, non per guidarmi con forza, ma per darmi un punto di contatto, qualcosa di concreto a cui ancorarmi. Cominciai a prendere un ritmo. Mi concentrai sulla risposta che dava il suo corpo, sulle frasi basse di elogio che sfuggiva di tanto in tanto, e trovai nella sua soddisfazione una specie di orgoglio inaspettato. Volevo essere bravo. Volevo dimostrare a me stesso di poterlo fare.
La mia eccitazione era arrivata a un livello che non ammetteva altri discorsi. Mi staccai, e la mia voce quando parlai era roca.
"Adesso voglio solo scopare la fica."
Luca rise, basso e soddisfatto. "Sì. Certo, anch'io."
Ci spostammo tutti e quattro nella camera da letto, nel grande letto matrimoniale di Luca e Manuela, in quella luce soffusa che il comodino proiettava verso l'alto.
Presi Manuela per un braccio, non Marta, non per errore, solo per condividere la fama di sesso con la donna che avevo sempre ammirato e mai osato. La tirai verso di me. Mi seguì senza resistenza, anzi, con quel sorriso largo e malizioso che aveva avuto per tutta la sera. Luca guardò la scena, poi guardò Marta, e Marta allargò le braccia verso di lui.
"Vieni Luca, sono la tua troia, fai vedere a mio marito come scopi bene." Quella frase era la cosa più erotica che avessi sentito da lei.
Mi sdraiai con Manuela e le posi le labbra sui seni, prendendomi il tempo che non avevo avuto prima. Erano pieni e caldi sotto le mie mani, i capezzoli duri come bottoni. Li presi in bocca uno alla volta e lei premette la sua mano sulla mia nuca con un mugolio di approvazione. Dall'altro lato del letto sentivo Marta che gli stava praticando un rapporto orale con quella competenza silenziosa che conosco bene, e i suoni di Luca erano la risposta più eloquente.
Manuela aprì le gambe e disse, semplicemente: "Prendimi."
Entrai in lei senza sforzo, scivolando dentro con quella facilità che viene da una serata intera di desiderio accumulato. Era stretta e calda e avvolgente, e quando cominciammo a muoverci insieme i suoi incitamenti erano brevi e diretti e aumentavano ogni colpo di un'intensità precisa.
Il letto si muoveva con i ritmi di tutti e quattro. Marta era salita sopra di lui e scandiva i tempi degli affondi con le anche, la schiena dritta, i capelli sciolti. Luca teneva i suoi seni tra le mani con una concentrazione quasi meditativa, poi li attirava verso la bocca quando lei si abbassava a baciarlo.
I gemiti si mescolavano, erano indistinguibili, era un suono solo composto da quattro voci. Manuela accelerò, le sue dita si aggrapparono alle mie spalle. La feci girare, la presi a carponi, e gli ultimi affondi furono profondi e decisi, scanditi dai suoi urli brevi. Venni insieme a lei in una scarica lunga e piena, svuotandomi completamente mentre lei si contraeva intorno a me in ondate successive. Rimasi appoggiato su di lei qualche secondo, il respiro rotto, sentendo ancora le scosse finali.
Pochi minuti dopo sentì Luca, e con lui Marta, che esplodevano insieme dall'altra parte del letto, lei con un gemito lungo e tremante che conoscevo a memoria ma che in quel contesto suonava nuovo, più vero, come una canzone cantata in una lingua diversa. Il silenzio che seguì era denso di cose non dette, ma non aveva bisogno di parole. Eravamo quattro corpi distesi, la pelle sudata, il respiro che tornava lentamente alla normalità, e nell'aria c'era quella consapevolezza di una esperienza incredibile che aveva travolto anche me, con quello che consideravo un rapporto sporco, ma che tanto sporco poi non era.
Luca è il mio migliore amico oltre che collega, 42 anni, è un tipo ironico, simpatico, di quelli che ti fa venire voglia di stargli vicino. Sua moglie Manuela, 39 anni, bella donna, slanciata, capelli scuri, è da sempre l'altra metà di Marta. L'intesa tra loro due era qualcosa di straordinario, condividevano gli stessi pensieri e non c'era ora nella giornata che non si sentissero al telefono.
Una sera, a letto, guardando il soffitto, dissi a Marta quello che avevo pensato mille volte senza mai formularlo: "Sembrate una coppia di fatto, innamorate l'una dell'altra."
Marta non rise subito, poi girandosi verso di me con occhi vivi rispose:
"Ma lo siamo, in effetti. C'è solo un problema."
"Quale?"
"Se non eravamo già sposate, forse..." Si fermò, come se stesse assaporando il peso della frase. "Noi donne sappiamo essere ibride," concluse, e solo allora rise.
Annuì lentamente, facendo capire che avevo inteso il senso.
"E già," dissi, e nel silenzio che seguì c'era molto più di quelle due parole.
Ne parlai con Luca qualche giorno dopo, e non sembrò per niente meravigliato.
"Se per questo, anche Manuela è molto attratta da Marta." Sorridemmo entrambi, ma non era il sorriso di chi scherza. Era il sorriso di chi ha lanciato una scommessa.
Intanto le battute cominciarono a diventare più esplicite, i gesti più prolungati. Marta e Manuela si salutavano con baci e abbracci, che duravano un secondo di troppo.
La sera in questione era un venerdì. Luca e Manuela ci avevano invitato a cena, una di quelle cene lente e pigre che si trascinano piacevolmente tra un piatto e l'altro senza fretta. Mangiammo, bevemmo, ridemmo di cose stupide con quella facilità che si ha solo con le persone giuste. Un pò di musica in sottofondo per riempire l'ambiente durante i nostri silenzi, mentre le battute spinte erano diventate il nostro modo di comunicare, un codice condiviso che ci dava tutti una piccola scarica ogni volta.
Poi una canzone romantica attirò l'attenzione delle nostre donne.
"Oh," disse Marta, e si fermò con il bicchiere in mano: "La canzone della mia vita."
Manuela la guardò con quegli occhi grandi e scuri che ha quando è sul punto di fare qualcosa. "Anche la mia."
"Dai, balliamola."
Si alzarono quasi insieme, come se la decisione fosse già stata presa altrove. Si abbracciarono nel mezzo del salotto, una di fronte all'altra, ridendo ancora un po' nel vederci sorridere e ammirarle.
Luca e io le guardavamo dalla sedia con i gomiti sul tavolo, e fu naturale dire le solite cose, "Come state bene insieme," "Una coppia perfetta," con quella voce bassa di chi commenta qualcosa di bello senza volerlo interrompere.
Manuela ci guardò. Non era uno sguardo casuale. Era uno sguardo lanciato come un guanto di sfida, con il mezzo sorriso di chi ha già deciso.
Vidi le sue labbra sfiorare e baciare il collo di Marta. Marta inclinò la testa di lato con gli occhi chiusi, un gesto di abbandono così nitido che mi tolse il respiro. Poi Manuela risalì, piano, fermandosi appena prima della bocca di Marta, e quei piccoli baci veloci si trasformarono ben presto in un bacio passionale.
Rimanemmo immobili, per nulla sconcertati. Solo allibiti nel senso preciso del termine: sospesi, incapaci di reagire, come due uomini che vedono qualcosa di così bello e inaspettato. I loro corpi erano perfettamente aderenti, seni premuti contro seni, anche contro anca, le mani di Manuela che scendevano lentamente lungo la schiena di Marta fino a tenerla stretta sui fianchi.
Cominciai a sentire il calore salirmi dal basso verso l'alto, e Luca portare una mano sulla patta dei pantaloni per sistemare l'erezione.
Marta scivolò le dita sotto il bordo della maglietta di Manuela, le raggiunse i seni, le tenne nel palmo, e Manuela emise un suono basso e soddisfatto che si mescolò alla musica.
Il gioco iniziava a farsi interessante, le incitavamo a voce, Luca e io, frasi brevi e calde, e loro rispondevano intensificando ogni gesto come se le nostre voci le alimentassero. Gli indumenti cominciarono a cadere, prima le magliette, poi i reggiseni, e i loro seni apparirono nella luce morbida del salotto, pieni e caldi, privi di vergogna.
I gemiti riempirono la stanza come un secondo sottofondo musicale. Le loro mani esploravano ogni punto sensibile, si masturbavano con movimenti lenti e ritmici, occhi nelle occhi, e il calore nella stanza era diventato qualcosa di fisicamente percepibile.
Mi rivolsi a Luca "Non ce la faccio, devo tirarlo fuori" cercando in lui una condivisione. Annuì, e lo facemmo entrambi, mentre le nostre donne ci guardavano con approvazione, e Manuela, senza smettere di tenere le mani su Marta, ci lanciò un'occhiata sorridente e disse con voce che sapeva di sfida "Datevi una mano a vicenda."
Rimasi fermo un secondo. Il senso della frase mi raggiunse con un ritardo di tre o quattro battiti cardiaci. Poi la mano di Luca sul mio membro. La cosa più assurda che poteva capitarmi in quel momento, in quella stanza, con quella musica. Turbato allungai la mano inconsapevolmente verso di lui, quasi senza pensarci. Non c'era altra logica possibile che la reciprocità. Lo presi tra le dita e sentii qualcosa di stranamente familiare in quella forma che conoscevo ma non avevo mai toccato su un altro. Ci masturbammo a vicenda in silenzio, e man mano che il gesto si ripeteva diventava meno strano e più semplicemente parte del gioco.
Marta si girò un momento a guardarci con Manuela "Bravi i nostri mariti," disse ad un certo punto, e sul loro volto c'era una soddisfazione autentica, non una presa in giro.
"Dovete sapere che l'ambiguità non ha sesso."
Manuela nel frattempo aveva preso il comando della situazione, fece stendere Marta sul divano, le aprì le gambe lentamente e si inginocchiò davanti a lei, abbassando la testa tra le sue cosce.
Conosco Marta. So cosa le piace. Vederla così, con gli occhi chiusi e la testa rovesciata all'indietro mentre un'altra donna le lecca la fica, fu una delle cose più erotiche a cui abbia mai assistito in vita mia.
Manuela alzò la testa un momento, con il suo fare autoritario ci guardò. "Dai, muovetevi. Fate come facciamo noi. Non abbiate vergogna."
Il mio stomaco si agitava, quasi stavo per vomitare. Luca non aspettò la mia risposta. Si avvicinò, si inginocchiò, e mi prese in bocca con una naturalezza che mi lasciò senza parole. Letteralmente. Non riuscii a emettere un suono per qualche secondo.
"Dio," pensai. "Un pompino da un uomo."
Non saprei dire come, ma la libidine fece un brutto scherzo, accettai anche questo. Chiusi gli occhi. Non per rifiuto, ma perché avevo bisogno di togliere davanti agli occhi quella scena e stare solo dentro quello che sentivo. E quello che sentivo era, contro ogni aspettativa e ogni certezza che avevo su me stesso, un benessere profondo e pulsante. La bocca di Luca era calda, aveva una pressione diversa da quella di una donna ma non meno efficace, e il mio corpo non stava facendo distinzioni di sorta.
"Ti piace, vero?" disse Marta..
Non risposi. Non potevo. Non volevo ammettere quel piacere ad alta voce, ma neanche negarlo. Luca era metodico, attento, generoso. Sentivo l'eccitazione accumularsi con una velocità che non controllavo normalmente, eppure il corpo trovò da solo un equilibrio, come se volesse far durare il momento. Marta intanto ansimava sempre più forte, la sua voce salire di mezzo tono, e poi si scambiarono i ruoli con quella fluidità delle coppie rodatissime. Marta si mise tra le cosce di Manuela con lo stesso impegno e la stessa cura. Poi Luca si staccò e guardandomi con quel mezzo sorriso, mi disse:
"Ora tocca a te."
"Tocca a me?" dissi. "Cosa?"
"Non vorrai mica non ricambiare."
L'avevo immaginato. Mi ero solo tenuto lontano da quel pensiero.
"Non l'ho mai fatto." risposi.
"Lo so, all'inizio ti sembrerà strano. Imparerai, fidati di me."
Il suo membro era lì, accanto a me. Lo presi tra le mani prima, per abituarmi alla forma, al peso, alla realtà fisica di quello che stava accadendo. Poi abbassai la testa. L'impatto fu devastante. Il sapore era denso, crudo, umano, e il mio stomaco protestò per una frazione di secondo. Mi feci forza. Lo accolsi in bocca e rimasi fermo un momento, viscido, impastato dei propri umori. Poi cominciai a muovermi. Sentivo il mio cuore battere ovunque, nelle tempie, nel petto, nel basso ventre. Le donne si erano girate a guardarci, le vidi con la coda dell'occhio, i loro volti luminosi e soddisfatti.
"Bravi anche voi come noi," disse Marta.
Quella presenza in bocca diveniva più accettata e familiare, non potevo credere essere capace di far godere un uomo. Luca sembrava accettare bene il mio impegno, teneva una mano sul mio capo, non per guidarmi con forza, ma per darmi un punto di contatto, qualcosa di concreto a cui ancorarmi. Cominciai a prendere un ritmo. Mi concentrai sulla risposta che dava il suo corpo, sulle frasi basse di elogio che sfuggiva di tanto in tanto, e trovai nella sua soddisfazione una specie di orgoglio inaspettato. Volevo essere bravo. Volevo dimostrare a me stesso di poterlo fare.
La mia eccitazione era arrivata a un livello che non ammetteva altri discorsi. Mi staccai, e la mia voce quando parlai era roca.
"Adesso voglio solo scopare la fica."
Luca rise, basso e soddisfatto. "Sì. Certo, anch'io."
Ci spostammo tutti e quattro nella camera da letto, nel grande letto matrimoniale di Luca e Manuela, in quella luce soffusa che il comodino proiettava verso l'alto.
Presi Manuela per un braccio, non Marta, non per errore, solo per condividere la fama di sesso con la donna che avevo sempre ammirato e mai osato. La tirai verso di me. Mi seguì senza resistenza, anzi, con quel sorriso largo e malizioso che aveva avuto per tutta la sera. Luca guardò la scena, poi guardò Marta, e Marta allargò le braccia verso di lui.
"Vieni Luca, sono la tua troia, fai vedere a mio marito come scopi bene." Quella frase era la cosa più erotica che avessi sentito da lei.
Mi sdraiai con Manuela e le posi le labbra sui seni, prendendomi il tempo che non avevo avuto prima. Erano pieni e caldi sotto le mie mani, i capezzoli duri come bottoni. Li presi in bocca uno alla volta e lei premette la sua mano sulla mia nuca con un mugolio di approvazione. Dall'altro lato del letto sentivo Marta che gli stava praticando un rapporto orale con quella competenza silenziosa che conosco bene, e i suoni di Luca erano la risposta più eloquente.
Manuela aprì le gambe e disse, semplicemente: "Prendimi."
Entrai in lei senza sforzo, scivolando dentro con quella facilità che viene da una serata intera di desiderio accumulato. Era stretta e calda e avvolgente, e quando cominciammo a muoverci insieme i suoi incitamenti erano brevi e diretti e aumentavano ogni colpo di un'intensità precisa.
Il letto si muoveva con i ritmi di tutti e quattro. Marta era salita sopra di lui e scandiva i tempi degli affondi con le anche, la schiena dritta, i capelli sciolti. Luca teneva i suoi seni tra le mani con una concentrazione quasi meditativa, poi li attirava verso la bocca quando lei si abbassava a baciarlo.
I gemiti si mescolavano, erano indistinguibili, era un suono solo composto da quattro voci. Manuela accelerò, le sue dita si aggrapparono alle mie spalle. La feci girare, la presi a carponi, e gli ultimi affondi furono profondi e decisi, scanditi dai suoi urli brevi. Venni insieme a lei in una scarica lunga e piena, svuotandomi completamente mentre lei si contraeva intorno a me in ondate successive. Rimasi appoggiato su di lei qualche secondo, il respiro rotto, sentendo ancora le scosse finali.
Pochi minuti dopo sentì Luca, e con lui Marta, che esplodevano insieme dall'altra parte del letto, lei con un gemito lungo e tremante che conoscevo a memoria ma che in quel contesto suonava nuovo, più vero, come una canzone cantata in una lingua diversa. Il silenzio che seguì era denso di cose non dette, ma non aveva bisogno di parole. Eravamo quattro corpi distesi, la pelle sudata, il respiro che tornava lentamente alla normalità, e nell'aria c'era quella consapevolezza di una esperienza incredibile che aveva travolto anche me, con quello che consideravo un rapporto sporco, ma che tanto sporco poi non era.
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