In gita con il prof

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etero

Sono Valeria, e vi voglio raccontare come ho imparato che il confine tra il permesso e il proibito esiste solo per essere oltrepassato. Avevo diciannove anni, frequentavo il quinto anno dell'Istituto Commerciale, eravamo a maggio, a due mesi esatti dalla maturità. L'aria sapeva già di libertà imminente, di vite che stavano per dividersi, di scelte irrevocabili.
Sono sempre stata l'allieva modello: voti alti, comportamento impeccabile, quella che i professori indicano come esempio. Ma dentro di me covava un'ossessione silenziosa e totale: gli uomini sui trenta, quelli tutti d'un pezzo. E' Roberto, 34 anni, il mio professore di educazione fisica, l'incarnazione perfetta di questa mia fissazione.
Ci aveva seguiti per tre anni, plasmando i nostri corpi con mani autoritarie e competenti. Nei corridoi, nelle docce dopo le lezioni, sentivo le altre ragazze sussurrare del suo fisico scolpito, dei pantaloncini attillati che lasciavano poco all'immaginazione, di voci su una dotazione che faceva fremere chiunque lo guardasse con occhi da donna, non da studentessa.
Roberto era diverso dagli altri insegnanti. Aveva costruito con noi un rapporto di complicità, di confidenza controllata. Ci chiamava per nome, rideva delle nostre battute, si sedeva sulle panche della palestra come se fosse uno di noi, solo più grande, più consapevole. E io avevo imparato a decifrare i suoi sguardi, a capire quando mi osservava un attimo più a lungo del necessario, quando le sue mani si posavano sui miei fianchi per correggere una posizione e restavano un istante di troppo.
Quando la scuola annunciò il viaggio a Parigi, cinque giorni di "cultura" prima della maturità, sapevo che quella sarebbe stata la mia occasione per stargli più vicino.
Arrivammo a Parigi con buoni propositi: cultura sì, ma anche la promessa di trasgressione che solo una città straniera può offrire a diciannovenni sul filo dell'età adulta.
I primi giorni furono una danza di approcci. Mi sedevo vicino a lui durante i pasti, gli chiedevo consigli sui musei, lo guardavo con quegli occhi che ho imparato a usare, metà innocenti e metà promesse. Roberto rispondeva, giocava con me, lasciava che le sue ginocchia sfiorassero le mie sotto i tavoli dei ristoranti. C'era una tensione crescente, un linguaggio fatto di sguardi e silenzi che dicevano più di mille parole.
La seconda sera, nella hall dell'albergo, mentre gli altri si preparavano per uscire in gruppo, trovai il coraggio. Mi avvicinai a lui che leggeva una rivista, seduto su una poltrona di velluto rosso.
"Professore," dissi, appoggiandomi allo schienale della poltrona vicina, "posso disturbare un minuto?"
Alzò lo sguardo, e per un istante vidi qualcosa di diverso nei suoi occhi.
"Valeria. Certo, siediti."
Mi sedetti, incrociando le gambe in modo che l'abito scorresse leggermente sui miei fianchi. "Stavo pensando... siamo qui per chiudere un capitolo, no? Prima della maturità, prima di diventare adulti per davvero."
Roberto chiuse la rivista, appoggiandola sulle ginocchia. "E tu come vorresti chiudere, esattamente?"
"Ho sempre seguito le regole," sussurrai, inclinandomi verso di lui. "Sono stata brava, corretta, educata. Ma voglio portare con me un ricordo indelebile da questo viaggio.
Roberto mi guardò dritto negli occhi, senza battere ciglio. "Vuoi essere più chiara, affinché io comprenda bene?"
"Vuoi essere più chiara, affinchè comprenda?"
"Certo! Stanza 265, secondo piano. Se vuoi, questa sera..... Se no, dimenticheremo questa conversazione."
Non ero sicura che sarebbe venuto. Ma speravo. Quella sera nella stanza, preparai tutto con cura maniacale. Mi lavai, mi profumai, indossai una lingerie nera semplice, quella che si compra quando si vuole essere guardate. Spensi le luci forti, lasciai solo la luce soffuse della stanza, poi aspettai.
Passò la mezzanotte. Il cuore mi si stava spezzando tra le mani, la vergogna di quella richiesta, montava in me, ma proprio quando stavo perdendo la speranza, avvertii dei passi farsi sempre più vicini. Poi tre colpi secchi, decisi. Aprii la porta e lui era lì, in jeans e maglietta nera, i capelli ancora umidi come se si fosse appena lavato. Non disse nulla. Entrò, chiuse la porta a chiave, e mi guardò.
"Sei proprio convinta?" chiese, e la sua voce era diversa, non quella del professore, ma di un uomo.
"Più di prima," sussurrai.
Le parole non servirono più. Mi tirò a sé, le sue mani grandi che mi afferravano i fianchi, e mi baciò. Non un bacio da ragazzi, timido e sbagliato. Un bacio che mi rubava l'aria, che mi apriva la bocca con la lingua, che mi faceva sentire già sua. Mi spostò fino al letto, mi fece sdraiare, e cominciò a spogliarmi con una lentezza che mi faceva impazzire.
"Sei bellissima," mormorò, scoprendo i miei seni. "Lo so che mi guardavi sempre, che ti piaceva farti guardare."

"Ti volevo da sempre, Roberto. Mi sembravi irraggiungibile, invece..."
Lui visibilmente motivato si tolse i vestiti, e quando vidi il suo corpo, compresi perché le mie compagne di classe ne parlassero così bene di lui. Era scolpito, potente, e tra le gambe... enorme, già duro, pulsante.
"Sei sicura di poter gestire tutto questo?"
In risposta, mi inginocchiai sul letto, lo afferrai con entrambe le mani e lo presi in bocca. Il sapore era inebriante, maschio, perfetto. Lo succhiai con avidità, sentendolo gemere e affondare le dita nei miei capelli, guidando il mio ritmo.
Poi mi sollevò, mi spinse sul letto, e salì sopra di me. Non ci fu preambolo, mi penetrò in un colpo solo, facendomi gridare. Era enorme, mi riempiva completamente, mi spezzava in due.
Mi contorcevo, venendo già dopo pochi minuti, un orgasmo che mi scuoteva come un terremoto. Ma lui non si fermò. Mi girò, mi prese da dietro, mi sollevò i fianchi e continuò ad affondare dentro di me. Provammo altre posizioni, mi fece sedere sopra di lui, guidando i miei movimenti con le mani sui fianchi; mi spinse contro il muro, prendendomi da dietro mentre mi stringeva i seni; tornò a letto e mi aprì le gambe, guardandomi negli occhi mentre mi possedeva con una lentezza sadica.
"Roberto, sto venendo di nuovo," gridai, senza vergogna.
"Vieni, piccola. Vieni per me." rise, accelerando il ritmo.
Fu una notte memorabile di puro sesso, di sudore e di gemiti soffocati. Mi portò allo stremo, al culmine del piacere con una perseveranza che solo un uomo esperto può avere. Quando finalmente venne, con un ruggito che sentii vibrare nelle mie ossa, mi riempì di caldo e poi crollò sopra di me.
Restammo abbracciati per lungo tempo, poi mi dovette lasciare. Non ci sarà altra occasione, pensai.
Il giorno prima del rientro, era il giorno dei 'liberi tutti', niente visite culturali ma liberi di organizzarsi ognuno da se. La mattina stessa, lo squillo del telefono ruppe il silenzio della camera. Erano le sei del mattino, "Pronto?", chiesi ancora assonnata. Era lui, Roberto, il professore di educazione fisica. Mi disse: "Sei pronta per un'escursione avventurosa?"
Attizzai occhi e orecchie, "Certo che sono pronta. Dove andiamo?".
"Vestiti comoda e leggera, se vuoi farmi felice. Ti aspetto giù in hall tra dieci minuti. Con discrezione."
Mi vestii in fretta, il cuore che batteva all'impazzata. Cosa aveva in mente? L'incognita mi eccitava più di quanto volessi ammettere.
Nella Hall, Roberto mi vide e mi fece segno di mantenere le distanze. Uscii prima lui, lo seguii a una trentina di metri di distanza fino a un isolato vicino. Lì, premette un telecomando e una berlina nera lampeggiò.
"Da dove l'hai presa?" chiesi, salendo dal lato passeggero.
"Noleggio. Dobbiamo andare fuori città," rispose.
"E dove esattamente?"
Guardò verso di me, un sorriso enigmatico sulle labbra. "È una sorpresa. Vedrai, rimarrai basita."
Ci mettemmo in viaggio con tutte le premesse e aspettative del momento. Roberto, sui rettilinei, guidava con una mano, con l'altra mi accarezzava le gambe, salendo sempre più su sotto l'abito, stimolandomi mentre la strada scorreva sotto di noi. Ero bagnata, il mio respiro affannoso, "Sei eccitata,vedo!" Aspetta, piccola. Quello che ti aspetta varrà molto di più di quello che sto facendo."
Dopo circa due ore di viaggio, mi fece impostare sul navigatore "Plage de la Redoute". Una spiaggia nota pe le sue dune fantastiche. Arrivammo in un parcheggio semi-deserto, con una decina di auto. Prendemmo due teli e ci incamminammo lungo un sentiero sterrato che attraversava una pineta.
Durante il tragitto notai, all'interno della pineta, una coppia, lui dietro di lei, tra gli alberi. Facevano sesso in piedi, senza vergogna, i suoi fianchi che sbatterono contro di lei in ritmi sostenuti.
Risi, nervosa e eccitata. "Guarda, Roberto. Stanno scopando."
Lui mi guardò con occhi intensi. "È una cosa normale."
"Come, normale?"
Uscimmo dalla pineta e ci trovammo in un'altra dimensione. Dune sabbiose, sole abbagliante, e corpi. Decine di corpi nudi, distesi al sole, che si muovevano senza vergogna, e un cartello che annunciava il benvenuto sulla spiaggia naturista.
"Ma questa è una spiaggia nudista" risposi rivolgendomi a Roberto.
"Proprio così. Da noi in Italia non ne troveresti, era una occasione da non perdere. Non credi?"
"Oh mio Dio," sussurrai, guardandomi intorno. Cazzi eretti, donne intente a masturbare i propri compagni e coppie che copulavano apertamente sulla sabbia sotto il sole.
Stendemmo i teli sulla sabbia. Roberto si spogliò con quella sicurezza di chi ha le idee chiare, senza esitazione, la sua nudità potente e bellissima al sole. "Spogliati, Valeria. Lascia andare tutto. quì tutto è permesso."
Ero restia, imbarazzata. Quando finalmente mi liberai dei vestiti, sentii gli occhi di tutti su di me. Ero la più giovane lì, il mio corpo teso e perfetto, i seni sodi, la pelle chiara.
Roberto cominciò ad accarezzarmi, i suoi occhi che mi incoraggiavano a lasciarmi andare. "Guarda," sussurrò. "Guarda quanto piacere c'è qui. Non è bellissimo?"
Guardai. Una coppia vicino a noi, lei che succhiava il compagno apertamente, senza vergogna. Altri che si masturbavano guardandoci. Era un tripudio di carne e desiderio.
"Roberto, è... è troppo," ansimai.
"È solo l'inizio, ti abituerai" rispose lui.
Lo invitai ad andare a fare un bagno, per sbollire la tensione. In acqua Roberto mi abbracciò accarezzandomi nei punti più sensibili. Il suo membro era eretto, voglioso. Mi misi a segarlo e dopo un po' uscimmo dall'acqua.
Tornammo sulla battigia e la situazione non era per niente cambiata.
Fu allora che arrivarono Stefany e Ross. Sui quaranta, lei bionda con un corpo curato, lui alto con un membro notevole anche in stato di riposo. Si sistemarono a pochi metri da noi, e subito ci notarono. Ci presentammo e iniziò uno scambio di parole, loro erano inglesi, già conoscevano il posto.
"Buongiorno," disse Ross con un accento inglese marcato. "Prima volta qui?"
Roberto rispose, socievole: "Sì. La mia amica è un po' timida, ma curiosa."
"Sei bellissima, cara. Così giovane, così fresca. Quanti anni hai?" rispose Stefany.
"Diciannove" rispose Roberto
"Hai scelto bene Roberto, così giovane e con un fisico da favola" disse Ross.
"Vedete," disse Ross, indicando la spiaggia con un gesto ampio. "Qui siamo tutti amici. Qui condividiamo tutto. Non c'è gelosia, solo piacere."
Roberto mi guardò, un'interrogazione silenziosa negli occhi. "Inteso, Valeria?"
Capii cosa mi stava chiedendo. Capii che quella era la soglia oltre cui non si torna indietro. E in un certo senso non ero intenzionata a tornare indietro.
Ross e Stefany si avvicinarono, con i loro teli, ancora di più, e mentre Ross e Roberto iniziarono a parlare, a confrontarsi, Stefany si avvicinò a me, accarezzandomi con modo confidenziale.
"Posso, chiese?".
Annuii. Le sue mani erano delicate, esperte. Mi accarezzò le braccia, i fianchi, una carezza sul volto che mi fece rabbrividire.
"Sei proprio bella Valeria, così giovane, così fresca, da scoprire." rispose Stefany."


Stefany fu richiamata da Ross che le chiese attenzione. Si prese cura di lui praticandogli un rapporto orale esibizionista, senza riserve. Roberto, con uno sguardo che diceva tutto, mi fece cenno di imitarli. Una sorta di vertigine mi assalì, ma poi, cercando di superare i pregiudizi che mi avevano imprigionata per anni, mi avvicinai a Roberto e lo presi in bocca sotto lo sguardo degli altri. Cercai di isolarmi chiudendo gli occhi, concentrandomi sull'atto, sul sapore, sulla potenza che tenevo tra le labbra. Quando finalmente decisi di aprirli la visione dei vicini mi sconvolse. Lei, Stefany, lo stava cavalcando con quella leggerezza e familiarità di chi non si fa condizionare dai tabù. Roberto si divertiva a guardare le mie espressioni facciali, sapeva che per me era tutto uno scoprire di cose nuove. Mi fece mettere supina e mi montò senza preamboli. Ero talmente disarmata che ad un certo punto mi lasciai andare. Vedevo intorno a noi gente che guardava e sorrideva, maschietti a ridosso della pineta che si masturbavano, tutto ciò sembrava assurdo, ma era reale, eccitante oltre ogni immaginazione. Noi e la coppia dei nostri amici eravamo talmente vicini che potevamo toccarci, sentire le loro sensazioni. Notaio Roberto allungare la mano ed accarezzare Stefany.
"Roberto, che fai?" rimasi interdetta.
"Ross mi ha invitato," mormorò lui, continuando a muoversi dentro di me. "Qui si condivide tutto, ricordi?"
Poi toccò a me, la mano di Ross sulla mia gamba, accarezzandomi lungo il mio fianco per poi toccarmi il seno. Avevo superato abbondantemente il punto di non ritorno, per cui reagire non serviva più. Poi Roberto mi fece mettere a carponi e mi prese a pecora. Appoggiai il mio capo sul telo da mare con le braccia ai lati del viso per non sentirmi osservata. I suoi affondi mi annebbiavano la vista, tenevo gli occhi chiusi a metabolizzare il piacere che mi procurava. Ogni tanto si fermava e lo tirava fuori, pensando ad una pausa per contenere l'eccitazione, per poi riprendere. Quegli affondi avevano un sapore nuovo, era come se iniziasse da zero. Poi in un momento di lucidità alzai il capo e aprii gli occhi. Non potevo credere ai miei occhi: Roberto non era con me, stava scopando Stefany. Girai di colpo il capo e vidi Ross che mi stava scopando, mantenendomi i fianchi con le mani, con quell'espressione soddisfatta di chi è consapevole di scopare una giovanissima come me. Eppure stavo godendo. Senza più forze per reagire, senza più volontà di resistere. Tornai con il capo sul telo e continuai a concentrarmi sui piaceri della carne, sulle sensazioni che Ross mi stava regalando.Ero stufa di rappresentare un'oggetto, di essere comandata, e quindi dissi a Ross di stendersi sul telo e lo montai di sopra. Non male Ross, per un uomo maturo di 40 anni si mostrava molto vigoroso. Le sue mani a reggere i miei seni che saltellavano a ritmo dei miei affondi. Il suo volto compiaciuto diventava uno stimolo in più per me per aumentare ancora di più il suo piacere, per dimostrargli che ero più di una ragazzina. Accanto, Stefany godeva rumorosamente, Roberto era spietato, infieriva duramente sul duo corpo. Lei in preda a spasmi non riusciva a contenersi, sarebbe venuta da lì a poco. Avevo voglia di venire con Roberto, ma mi dispiaceva interromperlo, la sua intesa con Stefany, in quel momento era totale. Allora presi la decisione, mi stesi di schiena, con le gambe aperte, offrendomi a Ross. Mi fu di nuovo dentro e gli chiesi di portarmi al limite. Non avevo più un estraneo davanti a me, ma un'altro oggetto del desiderio, era davvero bravo, sapeva scopare bene. Dieci minuti ininterrotti di affondi bastarono per portarmi all'orgasmo più intenso della giornata. Dopo aver esaurito le ultime contrazioni, tirò fuori il pene e venne sulla mia pancia, gemendo il mio nome. Non ebbi il tempo di guardare Roberto e Stefany, ma riuscii solo a percepire i gemiti del loro orgasmo. Nell'aria tornai e percepire un vocio di persone sorridenti e soddisfatti per lo spettacolo che avevamo offerto, alcuni di loro stavano consumando pratiche sessuali.
Rimanemmo distesi per una decina di minuti e poi decidemmo di farci un bagno con i vicini per ripulirci. Al rientro riprendemmo a socializzare, parlando del più e del meno, delle loro avventure ed esperienze. Davvero emozionanti i loro racconti, raccontati con dovizia di particolari. Ci offrirono qualcosa da mangiare, riparandoci dal sole, sotto il loro ombrellone. Dopo di chè nel pomeriggio un ultimo bagno insieme a loro per rinfrescarci. Restammo vicini continuando ad accarezzarci come se ci conoscevamo da tempo e senza pregiudizi. Stefany mi si avvicinò e mi abbracciò calorosamente. Era la prima volta che un corpo nudo di una donna veniva al contatto con il mio. Anche lei divenne audace, mi accarezzava senza ritegno anche nelle zone più intime, mentre gli uomini mi offrivano nelle mia mani i loro membri. Ci spostammo verso l'acqua più bassa e fu l'occasione, per me e Stefany, di praticare un rapporto orale ai maschietti. Ci dividemmo l'onere di alternarci, un po' come una gara di chi lo fa meglio, chi riesce a far godere di più. Vennero entrambi, pienamente soddisfatti, tra le nostre bocche.
Usciti dall'acqua ci stendemmo per asciugarci, poi arrivò il momento, per noi di andare via. Avevamo ancora un paio d'ore da fare per raggiungere Parigi. Un ultimo saluto con la coppia di amici, un abbraccio a corpo nudo, ancora un contatto intimo fra noi, e fu l'ultimo gesto di quel giorno straordinario. Rientrammo a Parigi di sera tardi. Si fermò nello stesso punto dove ci trovammo la mattina prima, un abbraccio, un bacio e una promessa di tenerci per noi quei momenti vissuti.
La mattina seguente con le valige pronte mi ritrovai giù nella Hall con le mie compagne.
"Valeria, ma dove sei stata ieri, ti abbiamo cercata?"
Scherzosamente dissi "Sono andata a farmi delle stupende scopate con persone stupende".
Le mie compagne si misero a ridere.
"Ma dai non sparare cazzate", risposero.
Questo mentre a poca distanza da noi c'era il prof Roberto che mi guardava maliziosamente sorridendo.
scritto il
2026-10-01
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