Cosa fa l'invidia!

di
genere
tradimenti

Avevi mai invidiato qualcuno al punto da voler prendere ciò che era suo, almeno per una notte?
A me era successo.
Avevo un'amica del cuore, Marianna, che si era fidanzata con un bel ragazzo di colore. Si era messa con Sipho, un ragazzo alto, scolpito, dalla pelle di ebano lucido. Spesso mi raccontava le sue esperienze amorose con Sipho, esaltando la sue doti amatoriali, la sua resistenza, il modo in cui la riempiva, quanto a lungo riusciva a tenerla sull’orlo del poiacere.
Sentivo crescere dentro di me un desiderio misto a fastidio. Non era solo curiosità. Era invidia vera. L’idea che solo lei potesse godere di quel corpo possente, di quel membro spesso e scuro che tanto aveva decantato, e che mi faceva stringere lo stomaco, a tal punto che la sera navigavo nel porno web per visionare filmati interrazziali, e mi sentivo turbata nello stesso tempo pensando a lui. Immaginavo la sua pelle scura contro la mia chiarissima, le sue mani grandi che mi aprivano, il suo odore… Ogni volta finivo a masturbarmi con rabbia, a occhi chiusi, ripetendomi che non era giusto che toccasse solo a lei.
Una sera, approfittando del ciclo di Marianna, suonai al citofono di casa sua.
"Ciao Sipho, sono Valeria. Posso salire un attimo?"
Ci fu una breve pausa. Poi la sua voce bassa e tranquilla:
"Sali pure."
Oltrepassato la soglia di casa:
"Quale buon vento ti porta qui?"
Inventandomi una scusa:
"Eh... la serata è andata a buca ed ho pensato di venirti a trovare".
"Lo sai che se lo viene a sapere Marianna succede il finimondo."
"Si, lo so! Ma non lo saprà, vero? "
"Dipende dal motivo per cui sei qui".
"Eh... come faccio a spiegarti?"
"Non c'è ne bisogno, ho capito tutto!"
Sipho sorrise, quel sorriso lento di chi sa di essere desiderato.
"Hai voglia di fare sesso con me, vero?"
Arrossii, ma non negai. Non ne ebbi il tempo: mi prese per i fianchi e mi attirò contro di sé. Il contrasto della sua pelle scura contro la mia era già eccitante. Le sue mani mi esploravano con una sicurezza brutale, mentre mi baciava il collo, mordicchiandomi la pelle. In pochi secondi fummo nudi. Con immensa soddisfazione potei ammirare il suo membro enorme, duro, venato, del colore del cioccolato fondente. Mi inginocchiai e lo presi in bocca, assaporando quel gusto intenso, quasi selvatico. Lo sentivo pulsare contro la lingua, crescere ancora. Lui mi teneva la testa con una mano, spingendo piano, facendomi capire chi comandava.
Poi mi sollevò di peso e mi stese sul tavolo. Mi aprii le gambe e ha iniziò a leccarmi con quella lingua calda e decisa, succhiandomi il clitoride fino a farmi tremare. Ogni tanto alzava lo sguardo, godendosi la vista del mio volto che mi contorcevo per lui.
"Sipho… ti prego… scopami» implorai."
Sentii il tocco del suo pene sulla figa, farsi largo tra il bagno di umori di cui ero intensamente intrisa. Mi si bloccò il respiro quando lo sentii entrare decisamente dentro. Era decisamente tanto, ma mi sentivo piena come non mai lo fossi stata. I suoi affondi erano talmente poderosi che lo sentivo sbattere contro il collo dell'utero. Lo invitai ad essere più attento nel gestire la profondità dei suoi affondi.
Successivamente mi prese da dietro, in piedi contro il tavolo. Il primo affondo mi tolse il respiro: era troppo, troppo grosso, troppo profondo. Sentivo il suo membro aprirmi, dilatarmi, entrare dove nessuno era mai arrivato. I suoi fianchi scuri sbattevano contro i miei glutei chiari, e il contrasto visivo mi eccitava ancora di più.
"Dio… ti sento intensamente… è bellissimo." Singhiozzavo, mentre mi martellava con forza ritmica.
Avevo voglia di essere parte più attiva in quel connubio di sessi.
Ci spostammo sul letto. Mi misi a cavalcioni su di lui, controllando intensità, profondità e ritmo.
Mi sorreggeva i seni con quelle grosse manoni, mi sentivo protagonista e nello stesso tempo sporca per aver tradito l'amica del cuore.
Quando non resistetti più mi sdraiai supina, a gambe larghe per accoglierlo nei migliori dei modi. La sua imponenza fisica sovrastava il mio corpo esile, schiacciandomi. Sentivo il suo peso, il suo sudore, il suo odore… e poi il suo sperma caldo che mi riempiva mentre venivo, contrazioni fortissime che mi facevano tremare tutta.
Esausti, rimanemmo sdraiati per una buona mezz'ora, continuando a toccarci.
"È stato bello" mi disse.
"Acqua in bocca. Marianna non deve saperlo mai" risposi.
Lui annuì, passandomi una mano sui fianchi.
- Morale della favola: "Che brutta cosa l'invidia!"-
scritto il
2026-05-27
2 3 5
visite
3
voti
valutazione
7.3
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Coppia aperta

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.