Valeria e il giusto equilibrio.

di
genere
etero

Sono Valeria, sposata con Stefano da 5 anni. Il nostro amore ha avuto basi solide sulla quale abbiamo costruito il nostro nucleo familiare. La nostra intesa sessuale è sempre stata molto performante, almeno fino al momento che abbiamo deciso di avere un figlio. Ma, ahimè, causa della mancanza della gravidanza, qualcosa in noi si è rotto. Mesi, poi anni, di tentativi senza successo hanno iniziato a pesare su di noi. Non so se sia stato lo stress, la frustrazione o il senso di fallimento, ma qualcosa si è incrinato. La tensione ha preso il posto della leggerezza, e il nostro letto, che un tempo era un rifugio di piacere, è diventato un luogo di silenzi e distanze.
Ho cercato un rifugio sicuro nel conforto di Luca, un collega di lavoro. All’inizio, Luca era solo una presenza marginale, iniziò a rappresentare un confidente sempre più presente. La nostra complicità si è trasformata in qualcosa di più, un’attrazione che non riuscivo a ignorare. La prima volta che sono finita a casa sua, il cuore mi batteva all’impazzata. Sapevo che stavo attraversando un confine, ma il bisogno di sentirmi desiderata era più forte di qualsiasi senso di colpa. Quando siamo finiti a letto, tutto è stato incredibilmente intenso. I suoi tocchi, il suo respiro sulla mia pelle, il modo in cui mi guardava: tutto mi faceva sentire viva come non succedeva da mesi. Iniziammo ad avere i primi rapporti sessuali, molto soddisfacenti, che riuscivano a colmare quei vuoti presenti nella mia sfera intima che ultimamente era andata persa.
Questa doppia relazione, per quanto complicata, mi ha aiutato a ritrovare il giusto equilibrio. Con Stefano, ignaro di tutto, sono riuscita a recuperare un po’ della serenità persa. Tornavo a casa più rilassata, più paziente, quasi come se i momenti con Luca mi dessero l’energia per fingere che tutto andasse bene. Il mio lavoro, che spesso mi porta a viaggiare per giorni, ha reso tutto più semplice. Le trasferte con Luca sono diventate l’occasione perfetta per ritagliarci spazi di intimità senza il peso degli sguardi indiscreti o degli impegni familiari.
Una di queste occasioni, però, ha rischiato di mandare tutto in frantumi. Eravamo in una camera d’albergo, io e Luca, nel pieno di un momento di passione. Ero sopra di lui, i nostri corpi sudati che si muovevano in sincronia, il suo respiro pesante contro il mio collo. “Dio, Valeria, non riesco a smettere di volerti,” mi aveva sussurrato, le mani strette sui miei fianchi. Stavo per rispondere, persa in quel piacere che mi faceva dimenticare tutto, quando il mio cellulare ha squillato. Il suono acuto ha spezzato l’atmosfera come un coltello. Ho guardato lo schermo, e il nome di Stefano lampeggiava. Il cuore mi è salito in gola. Ci eravamo già sentiti quella mattina, un saluto veloce prima che iniziasse la mia giornata. Luca ha notato il mio sguardo e ha rallentato, le sue mani ancora ferme su di me. “Chi è?” ha chiesto
“È Stefano,” ho mormorato, scendendo dal letto per prendere il cellulare.
Ho preso un respiro profondo e ho premuto il tasto verde, cercando di sembrare calma. “Ciao, amore,” ho detto, con voce tremolante.
"Ciao Valeria, come va, tutto bene"
Tra l'imbarazzo, il fiato corto e il contesto in cui mi trovavo inequivocabile, risposi "Ciao Stefano, tutto bene. Come mai mi hai richiamato, volevi dirmi qualcosa?".
"Niente di particolare, cara! Avevo voglia di scambiare due parole con te".
Ogni parola che pronunciava era come un peso sul petto, mentre Luca, senza rallentare, mi penetrava con un ritmo che mi faceva quasi perdere il controllo. Cercai di concentrarmi, di rispondere con lucidità, ma il piacere mi travolgeva. Lo guardai con occhi supplichevoli, un misto di eccitazione e panico, cercando di fargli segno di fermarsi, di darmi tregua per non tradirmi. Ma Luca, con un ghigno malizioso sul volto, sembrava divertirsi un mondo.
“Non smettere di parlare,” mi sussurrò all’orecchio, spingendo ancora più forte, come a sfidarmi.
“Cosa c’è, Valeria? Ti sento un po’ in affanno,” disse dall'altro capo del telefono, Stefano, con un tono preoccupato che mi fece gelare il sangue.
“Oh, sì, niente di che,” balbettai, mentre un gemito mi sfuggiva, subito mascherato da un colpo di tosse. “Ho fatto le scale di corsa poco fa, ecco perché ho il fiato corto.”
Sentivo il calore salirmi al viso, il sudore sulla fronte, e il timore che Stefano potesse intuire qualcosa mi stringeva lo stomaco. Luca, imperterrito, mi guardava con quel sorrisetto provocatorio, come se volesse spingermi oltre, godendosi ogni istante di quel gioco pericoloso. Ogni suo affondo sembrava calcolato per mettermi in difficoltà, e io ero un groviglio di imbarazzo, paura e un’eccitazione che non riuscivo a controllare.
Dovevo fare qualcosa, dare un senso a tutto questo caos prima che la situazione mi sfuggisse di mano. Poi, un’idea folle mi attraversò la mente.
“Sai, Stefano, mi manchi tanto,” iniziai, abbassando la voce in un tono più intimo, quasi un sussurro. “Mi manca fare sesso con te.”
“Davvero?” rispose lui, sorpreso, ma con una nota di curiosità nella voce. “Anche a me manca, sai?”
“E se… ci toccassimo un po’?” Proposi, con il cuore che batteva all’impazzata, non solo per Luca che continuava a muoversi dentro di me, ma per l’audacia di quello che stavo facendo. “Che ne dici?”
“Vuoi dire fare sesso telefonico?” chiese, e quasi potevo immaginare di vedere il suo sopracciglio alzarsi attraverso il telefono.
“Sì, proprio quello,” risposi, lasciando che la mia voce si facesse più roca, carica di desiderio. “Al solo pensiero sono già eccitata.”
“Quindi ti stai toccando, cara?” La sua voce si fece più bassa, più intensa, e io sentii un brivido percorrermi la schiena.
“Non ti ho mai sentita parlare così,” disse lui, con una risata bassa. “Senti, mi sta facendo venire duro solo ascoltarti.”
“Allora perché non ti masturbi anche tu, caro?” lo incitai, mentre Luca, con un sorriso diabolico, spingeva sempre più forte, le sue mani che mi stringevano i fianchi. “Io lo sto già facendo.”
“Oh, Valeria, dimmi che ti stai masturbando pensando a me,” disse Stefano, la voce carica di desiderio.
“Sì, certo, sto pensando solo a te,” risposi, ansimando senza ritegno ormai. “Senti il mio fiato in affanno?”
“Sì, cara, come ti faccio godere io non ti fa godere nessuno,” rispose con una sicurezza che mi fece quasi ridere, se non fossi stata così persa nella situazione. Luca, al mio fianco, mi guardò con un’espressione divertita e mi sussurrò: “Digli qualcosa di più piccante, dai.” La sua voce era un misto di sfida e lussuria, e io non potei resistere.
“Oh, Stefano, ricordami la tua posizione preferita,” chiesi, giocosa, mentre il piacere mi travolgeva.
“Lo sai qual è,” rispose lui con un tono che trasudava desiderio. “Mettiti a quattro zampe, che ti voglio prendere da dietro. Fai come se fossi lì con te.”
“Come vuoi, caro,” dissi, mentre Luca, seguendo le istruzioni alla lettera, mi girava sul letto con un movimento fluido e deciso. “Eccomi, sono a quattro zampe, prendimi!” Non riuscii a trattenere un sussulto quando Luca entrò di nuovo in me, il suo sesso che mi riempiva con una forza che mi fece quasi gridare. Era un momento assurdo, surreale, ma così dannatamente eccitante. Fare sesso telefonico con mio marito mentre Luca mi possedeva con quella energia sfrenata mi mandava fuori di testa. Una parte di me desiderava confessare tutto, coinvolgerlo, trasformare questa follia in un ménage à trois, far cadere ogni barriera e vivere questa nuova intesa senza trucchi o bugie.
“Lo senti, cara?” disse Stefano, la voce rotta dall'emozione. “Come entra bene nella tua fica bagnata?”
“Oh, sì,” gemetti, lasciando che la realtà e la finzione si mescolassero. “È come se fosse tutto reale, Stefano.”
Intanto Luca, ormai completamente preso, mi stringeva i fianchi con forza, i suoi affondi così intensi da farmi tremare. Ero fradicia, un lago di umori, il mio corpo in estasi tra il piacere fisico e il brivido del rischio. Ero sospesa tra due mondi, due desideri, due uomini, e non ero mai sentita così viva.
Presa dal momento chiesi a Stefano “In quale posizione vorresti che io venissi?”
“Nella classica maniera,” rispose Stefano con un grugnito. “Io sopra di te, in mezzo alle tue gambe, mentre ti guardo negli occhi e ti scopo fino a farti gridare.”
Luca, sentendo tutto, mi lanciò un’occhiata carica di lussuria, come a dire che avrebbe reso tutto fin troppo reale.
“Sai, Stefano,” iniziai, con la voce che tremava per l’eccitazione e l’imbarazzo di ciò che stavo per proporre, “non credevo che fantasticare potesse essere così… eccitante. E se immaginassimo di scopare con uno sconosciuto? Ti piacerebbe?”
“Spiegati meglio,” disse lui, la curiosità che si mescolava al desiderio. “Cosa intendi esattamente?”
Deglutii, il cuore che batteva all’impazzata. “Intendo che potremmo invocare nomi astratti nelle nostre fantasie. Tipo… potrei chiamarti con un nome a caso. Che ne dici di… Luca?” La mia voce esitò sul nome, e il Luca reale, dentro di me, rallentò per un istante, un ghigno divertito che gli si allargava sul viso. “E tu, come mi chiameresti?”
Stefano rise, un suono basso e gutturale. “Non saprei… che ne dici di Troia?”
Sbattei le palpebre, sorpresa, un calore imbarazzante che mi saliva al viso. “Che gentile,” dissi, cercando di mantenere il tono leggero nonostante l’imbarazzo. “Un altro nome magari, no?”
“E dai, in fondo è solo un gioco, Troia,” insistette lui, con una nota di sfida nella voce.
“Va bene, chiamami come vuoi,”.
Da quel momento, nella nostra conversazione, io ero la sua "Troia" e lui, Stefano era il mio "Luca" virtuale.
Il vero Luca, in silenzio, mi guardava con uno sguardo malizioso che diceva tutto, e con un movimento deciso mi posizionò proprio come Stefano aveva descritto, penetrandomi con una forza che mi fece tremare tutta.
“Allora sdraiati, Troia,” ordinò Stefano, e io sentii un brivido scendermi lungo la schiena.
“Sì, Luca, è la nostra posizione preferita,” risposi, mentre il vero Luca seguiva alla lettera, il suo corpo che si muoveva sopra di me, gli affondi incessanti che mi facevano ansimare senza controllo. “Mi piace quando mi chiami così.”
"Oh, non immagini quanto ce l'abbia duro, Troia"
"Oh, Luca... Sì, ti voglio dentro di me. Sto andando più veloce con le dita ora, sto tremando. Sento la tua voce e mi sembra di averti sopra di me, che mi spingi contro il letto.
"Anche a me sembra tutto quasi reale, e come se ti avessi tra le braccia, bella Troia".
“Oh, sì, Luca, sono tua, fammi godere,” dissi, lasciando che il nome mi sfuggisse dalle labbra, così come avevamo stabilito per gioco, un errore voluto, un gioco pericoloso. La mia voce si spezzò, e Luca, quello vero, accelerò il ritmo, come se volesse punirmi per aver pronunciato il suo nome in quel momento.
“Ho il cazzo durissimo, tra poco scoppierà, Troia,” ringhiò Stefano, e io non potei fare a meno di sorridere tra un gemito e l’altro, sapendo che la realtà era molto più intensa della sua fantasia.
“Oh, Luca, così, più forte, fammi venire!” mentre Luca, in carne e ossa, spingeva con un’energia che mi faceva vedere le stelle.
“Anch’io, Troia, ci sono, sto venendo... oh, cazzo, sto venendo!” gemette Stefano.
E in quel momento sentii Luca, quello vero, irrigidirsi, il suo sesso gonfiarsi dentro di me.
Un’ondata di calore mi invase mentre esplodeva, riempiendomi con tutto ciò che aveva trattenuto, un fiume di piacere che mi fece tremare. Il mio corpo si contrasse in una serie di spasmi, un gemito immenso che mi sfuggì dalle labbra mentre raggiungevo l’orgasmo, il fiato corto e la mente annebbiata.
Ancora ansimante, io e Stefano ci scambiammo paroline dolci al telefono. “Lo sai, cara Valeria, non immaginavo che potessi provare sensazioni così intense,” disse lui, la voce rilassata, quasi sognante di colui che aveva raggiunto l'orgasmo.
“Vero, caro,” risposi. È stato quasi reale, come se avessimo davvero fatto sesso.”
“Dovremmo farlo più spesso quando sei lontana, non credi?” propose Stefano.
“Sì, certo! Ogni volta che vorrai, caro,” risposi, mentre un senso di colpa si mescolava all’eccitazione residua.
“Ok, ora vado a farmi una doccia. Buonanotte, cara.”
“Buonanotte, caro,” dissi, chiudendo la chiamata con un sospiro. Il telefono scivolò via dalla mia mano, e mi abbandonai contro Luca, esausto e ancora dentro di me. Mi guardò con un ghigno sommesso, gli occhi che brillavano di malizia.
“Ha ragione tuo marito a chiamarti Troia, ahahah,” sussurrò, la voce bassa e provocatoria, mentre io gli lanciavo un’occhiata tra il divertito e l’imbarazzato, ancora scossa da tutto ciò che era appena successo.




scritto il
2026-01-26
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