Il patto segreto di una famiglia per bene (Parte3)
scritto il 2026-10-29 tempo di lettura 6 min
di
Valeria29
genere
incesti
cura
A
Eh sì, successe l’imprevedibile.
Mattia, mio cugino, iniziò a sospettare di qualcosa. Notò quell'affiatamento quasi elettrico tra me e suo padre e iniziò a farmi domande. Un giorno mi sorprese sola nella stalla; si avvicinò con passo deciso e, imprimendo una pacca sonora sul mio sedere, iniziò a farmi domande:
"Dimmi un po', cosa c’è tra te e mio padre?".
"Cosa c'è? Niente, non c'è nulla!", risposi io, mentre il nervosismo mi faceva tremare le labbra.
Ma lui non era convinto: "Com’è che quando sparisce lui, sparisci anche tu? E quei baci sulla guancia che ti regala?".
"Ma cosa dici, Mattia?"
"Dico quello che vedo, e vedo anche tante altre cose."
"Cos'altro?"
"Che assumi la pillola anticoncezionale, le ho viste nel tuo cassetto."
Ero imbarazzata. Come potevo spiegargli, giustificarmi del mio rapporto? Come potevo confessare?
"Mattia, sei stanco, vai a riposarti."
Mi guardò con quella espressione di chi si era reso conto in che situazione mi ero imbattuta, e andò via. Dovevo prepararmi con delle risposte più credibili per ulteriori chiarimenti. Per prudenza, concordai con mio zio di diradare i nostri incontri, ma non era facile: Mattia era diventato un guardiano vigile, capace di scrutare ogni nostro respiro. Solo quando scappava in città a trovare gli amici avevamo il lusso di dedicarci l'uno all'altra in un turbine di passione travolgente.
Tuttavia, Mattia tornò alla carica.
"Allora non ti vuoi sbilanciare?"
"Ma di cosa? Cosa dici?" risposi.
"Vuoi che sia più chiaro?" rimase interdetta nell'attesa che finisse il suo discorso.
"Ti scopi mio padre, vero? Ora è chiaro?"
"Ma sei pazzo? Cosa stai dicendo?"
"E se ti dicessi che vi ho visto nella stalla che facevate sesso..."
Gelai. La rivelazione mi travolse in un pianto liberatorio; gli confessai tutto e lui, dopo aver ascoltato ogni dettaglio della mia ambiguità, chinò il capo e si allontanò. Sembrava la fine della relazione con mio zio, ma era solo l'inizio di un nuovo capitolo.
Qualche giorno dopo, mentre mio zio arava i campi e io riordinavo la cucina, Mattia rientrò con l'aria di chi cerca ancora risposte. Mi braccò alle spalle e afferrò i miei seni con una morsa possessiva.
"Ti mancano le carezze di mio padre, vero? E il suo cazzo?".
Sentivo il suo membro duro premere contro le mie natiche; mi girai per respingerlo, ma lui ne approfittò per baciarmi il collo e la parte superiore del petto con un'urgenza quasi animale:
"Se vuoi continuare a scopare mio padre, devi accontentare anche me".
Avevo col tempo accettato mio zio, non sapevo se sarei riuscita ad accettare anche mio cugino Mattia.
Causa la sua pretesa dovetti cedere: abbassò i pantaloni e mi impose un rapporto orale che inizialmente vissi come una sottomissione di fatto. Quando lo sentii irrigidire e poi venire sul mio viso, mi sussurrò un avvertimento:
"Tieniti pronta, ti chiederò sempre più".
Da quel momento Mattia divenne un satellite orbitante intorno a me. Dopo un accordo raggiunto con lo zio, geloso ma rassegnato, Mattia iniziò a visitarmi di notte. Entrava nel letto nudo e sussurrava:
"Non sono tuo zio; sono venuto a riscuotere quanto mi è dovuto".
Si accostò alle mie spalle, il suo tocco era inizialmente impaziente: mi stringeva i seni e stimolava i capezzoli finché non diventavano duri come perle sotto le sue dita. Le sue mani scivolarono fin giù, all'interno del pigiama in cerca di quella intimità che custodivo gelosamente. Mi chiese di spogliarmi e di fare in fretta. Obbedii, rassegnata. Si posizionò sopra di me, non avevo altra scelta che afferrare il suo membro eretto e dirigerlo là dove lui desiderava. Entrò deciso e profondo:
"Mio padre è un uomo fortunato, è riuscito a prendere la tua verginità".
Il ritmo era sostenuto; sentivo il suo membro urtare contro la cervice in un misto di dolore e piacere.
"Ti piace? Dimmi che ti piace!, delirava lui.
Io rispondevo "Sì, sì... mi piace!", cercando di assecondare la sua arroganza violenta.
"Da oggi avrai un compito in più, soddisfare me!"
Non lo riconoscevo come il cugino dolce e comprensivo che era, probabilmente era una reazione della sua rabbia per aver scoperto la mia ambiguità e forse perché mi ha sempre adorata e amata. Il mio dovere di donna in quella casa era totale, di tutti; il compito più arduo era soddisfare i bisogni altrui. Non che mi dispiaceva tanto, ma il mio ruolo assumeva un compito molto impegnativo. Per fortuna assumevo la pillola anticoncezionale, grazie al consiglio di zio, e questo mi rendeva più libera e più naturale nell'assaporare i piaceri della carne.
Intanto cominciavo ad accettare Mattia poco alla volta come feci con zio Tommaso, ma quel suo atteggiamento di trattarmi come una troia mi dava fastidio. Allora, dopo una scopata notturna, affrontai il discorso. Mi riferì che quel rapporto confidenziale che avevamo precedentemente, si era dissolto nel momento in cui mi sono relazionata con suo padre. E lui non l'aveva accettato. Inoltre mi confessò che spesso si era masturbato pensando a me, e che avrebbe voluto assaporare la dolcezza della mia carne, ma la sua etica morale glielo proibiva. Tutto questo con suo padre non era successo.
Mi strinse il cuore ascoltarlo, gli chiesi di abbracciarmi.
"Voglio il cugino che conoscevo, il cugino a cui ho dato e voglio dare il mio affetto, a cui posso concedere tutto, anche il mio corpo."
"Vieni qui" gli dissi.
Lo abbracciai forte stringendolo a me, e baciandolo sul viso.
Le nostre labbra si cercarono e ne scaturì un bacio passionale, uno di quelli che le parole non bastano a descrivere i sentimenti. Così quegli abbracci divennero più profondi e i baci più passionali. Ritrovai il cugino dolce che sapeva solcare i punti più sensibili del mio corpo fino a rendermi soddisfatta ancora prima della penetrazione. Sentirlo poi scivolare dentro di me, scorrere lungo la vagina, vibrare in prossimità del clitoride, mi rendeva soddisfatta a tal punto da concedermi totalmente ai suoi bisogni.
Mi ripeteva spesso "Ti amo, ti amo..."
Due persone innamorate di me, del mio corpo, dei miei piaceri. In un certo senso mi sentivo una donna fortunata.
Arrivò il momento in cui era necessario affrontare l'argomento in loro presenza. Eravamo in cucina, seduti a tavola, e fu il momento migliore per chiarire alcune cose. Dichiarai solennemente ad entrambi:
"Il mio ruolo di donna, procuratrice di piacere in questa casa, impone chiarezza e onestà. Oggi sono la donna che sta ricambiando l'amore e l'affetto che mi avete dimostrato, e lo sto facendo con molto piacere e gratitudine. Il mio corpo vi appartiene e i vostri mi appartengono. Niente gelosie e sotterfugi, ogni cosa sarà fatta alla luce del giorno."
Entrambi annuirono, e sembrava la giusta soluzione per una buona convivenza. (La giusta soluzione la troverai nella parte 4)
Mattia, mio cugino, iniziò a sospettare di qualcosa. Notò quell'affiatamento quasi elettrico tra me e suo padre e iniziò a farmi domande. Un giorno mi sorprese sola nella stalla; si avvicinò con passo deciso e, imprimendo una pacca sonora sul mio sedere, iniziò a farmi domande:
"Dimmi un po', cosa c’è tra te e mio padre?".
"Cosa c'è? Niente, non c'è nulla!", risposi io, mentre il nervosismo mi faceva tremare le labbra.
Ma lui non era convinto: "Com’è che quando sparisce lui, sparisci anche tu? E quei baci sulla guancia che ti regala?".
"Ma cosa dici, Mattia?"
"Dico quello che vedo, e vedo anche tante altre cose."
"Cos'altro?"
"Che assumi la pillola anticoncezionale, le ho viste nel tuo cassetto."
Ero imbarazzata. Come potevo spiegargli, giustificarmi del mio rapporto? Come potevo confessare?
"Mattia, sei stanco, vai a riposarti."
Mi guardò con quella espressione di chi si era reso conto in che situazione mi ero imbattuta, e andò via. Dovevo prepararmi con delle risposte più credibili per ulteriori chiarimenti. Per prudenza, concordai con mio zio di diradare i nostri incontri, ma non era facile: Mattia era diventato un guardiano vigile, capace di scrutare ogni nostro respiro. Solo quando scappava in città a trovare gli amici avevamo il lusso di dedicarci l'uno all'altra in un turbine di passione travolgente.
Tuttavia, Mattia tornò alla carica.
"Allora non ti vuoi sbilanciare?"
"Ma di cosa? Cosa dici?" risposi.
"Vuoi che sia più chiaro?" rimase interdetta nell'attesa che finisse il suo discorso.
"Ti scopi mio padre, vero? Ora è chiaro?"
"Ma sei pazzo? Cosa stai dicendo?"
"E se ti dicessi che vi ho visto nella stalla che facevate sesso..."
Gelai. La rivelazione mi travolse in un pianto liberatorio; gli confessai tutto e lui, dopo aver ascoltato ogni dettaglio della mia ambiguità, chinò il capo e si allontanò. Sembrava la fine della relazione con mio zio, ma era solo l'inizio di un nuovo capitolo.
Qualche giorno dopo, mentre mio zio arava i campi e io riordinavo la cucina, Mattia rientrò con l'aria di chi cerca ancora risposte. Mi braccò alle spalle e afferrò i miei seni con una morsa possessiva.
"Ti mancano le carezze di mio padre, vero? E il suo cazzo?".
Sentivo il suo membro duro premere contro le mie natiche; mi girai per respingerlo, ma lui ne approfittò per baciarmi il collo e la parte superiore del petto con un'urgenza quasi animale:
"Se vuoi continuare a scopare mio padre, devi accontentare anche me".
Avevo col tempo accettato mio zio, non sapevo se sarei riuscita ad accettare anche mio cugino Mattia.
Causa la sua pretesa dovetti cedere: abbassò i pantaloni e mi impose un rapporto orale che inizialmente vissi come una sottomissione di fatto. Quando lo sentii irrigidire e poi venire sul mio viso, mi sussurrò un avvertimento:
"Tieniti pronta, ti chiederò sempre più".
Da quel momento Mattia divenne un satellite orbitante intorno a me. Dopo un accordo raggiunto con lo zio, geloso ma rassegnato, Mattia iniziò a visitarmi di notte. Entrava nel letto nudo e sussurrava:
"Non sono tuo zio; sono venuto a riscuotere quanto mi è dovuto".
Si accostò alle mie spalle, il suo tocco era inizialmente impaziente: mi stringeva i seni e stimolava i capezzoli finché non diventavano duri come perle sotto le sue dita. Le sue mani scivolarono fin giù, all'interno del pigiama in cerca di quella intimità che custodivo gelosamente. Mi chiese di spogliarmi e di fare in fretta. Obbedii, rassegnata. Si posizionò sopra di me, non avevo altra scelta che afferrare il suo membro eretto e dirigerlo là dove lui desiderava. Entrò deciso e profondo:
"Mio padre è un uomo fortunato, è riuscito a prendere la tua verginità".
Il ritmo era sostenuto; sentivo il suo membro urtare contro la cervice in un misto di dolore e piacere.
"Ti piace? Dimmi che ti piace!, delirava lui.
Io rispondevo "Sì, sì... mi piace!", cercando di assecondare la sua arroganza violenta.
"Da oggi avrai un compito in più, soddisfare me!"
Non lo riconoscevo come il cugino dolce e comprensivo che era, probabilmente era una reazione della sua rabbia per aver scoperto la mia ambiguità e forse perché mi ha sempre adorata e amata. Il mio dovere di donna in quella casa era totale, di tutti; il compito più arduo era soddisfare i bisogni altrui. Non che mi dispiaceva tanto, ma il mio ruolo assumeva un compito molto impegnativo. Per fortuna assumevo la pillola anticoncezionale, grazie al consiglio di zio, e questo mi rendeva più libera e più naturale nell'assaporare i piaceri della carne.
Intanto cominciavo ad accettare Mattia poco alla volta come feci con zio Tommaso, ma quel suo atteggiamento di trattarmi come una troia mi dava fastidio. Allora, dopo una scopata notturna, affrontai il discorso. Mi riferì che quel rapporto confidenziale che avevamo precedentemente, si era dissolto nel momento in cui mi sono relazionata con suo padre. E lui non l'aveva accettato. Inoltre mi confessò che spesso si era masturbato pensando a me, e che avrebbe voluto assaporare la dolcezza della mia carne, ma la sua etica morale glielo proibiva. Tutto questo con suo padre non era successo.
Mi strinse il cuore ascoltarlo, gli chiesi di abbracciarmi.
"Voglio il cugino che conoscevo, il cugino a cui ho dato e voglio dare il mio affetto, a cui posso concedere tutto, anche il mio corpo."
"Vieni qui" gli dissi.
Lo abbracciai forte stringendolo a me, e baciandolo sul viso.
Le nostre labbra si cercarono e ne scaturì un bacio passionale, uno di quelli che le parole non bastano a descrivere i sentimenti. Così quegli abbracci divennero più profondi e i baci più passionali. Ritrovai il cugino dolce che sapeva solcare i punti più sensibili del mio corpo fino a rendermi soddisfatta ancora prima della penetrazione. Sentirlo poi scivolare dentro di me, scorrere lungo la vagina, vibrare in prossimità del clitoride, mi rendeva soddisfatta a tal punto da concedermi totalmente ai suoi bisogni.
Mi ripeteva spesso "Ti amo, ti amo..."
Due persone innamorate di me, del mio corpo, dei miei piaceri. In un certo senso mi sentivo una donna fortunata.
Arrivò il momento in cui era necessario affrontare l'argomento in loro presenza. Eravamo in cucina, seduti a tavola, e fu il momento migliore per chiarire alcune cose. Dichiarai solennemente ad entrambi:
"Il mio ruolo di donna, procuratrice di piacere in questa casa, impone chiarezza e onestà. Oggi sono la donna che sta ricambiando l'amore e l'affetto che mi avete dimostrato, e lo sto facendo con molto piacere e gratitudine. Il mio corpo vi appartiene e i vostri mi appartengono. Niente gelosie e sotterfugi, ogni cosa sarà fatta alla luce del giorno."
Entrambi annuirono, e sembrava la giusta soluzione per una buona convivenza. (La giusta soluzione la troverai nella parte 4)
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