Due metà della stessa mela

scritto il 2026-11-03 tempo di lettura 19 min

di
genere
Bondage
cura
A−

2 “ Lei ”.
Casa! Finalmente a casa, un senso di trionfo e di appagamento mi pervase mentre aspettavo che, il portone del mio garage terminasse di chiudersi con il consueto rumore rimbombante. C’è la avevo fatta, ero riuscita a rapire l’ oggetto dei miei desideri. L’uomo i cui racconti riuscivano ad eccitarmi come nessuno altro scritto riusciva a fare ed adesso era mio, solo mio. Era dietro di me, sbattuto sul pavimento del suo camper, nudo legato, imbavagliato, bendato ed a giudicare dall’ odore si era anche pisciato addosso. Beh d’altronde con tutta la birra che aveva bevuto la sera precedente e più di un’ ora di punizione soft, era già stato un miracolo che non l’avesse fatta prima. Spensi la musica ed il motore, poi scesi dalla portiera lato guidatore del suo camper senza dire una parola. Lasciando il mio prigioniero a cuocere un po’ nel suo brodo, tanto non sarebbe andato da nessuna parte. Mi diressi nel guardaroba che avevo nell’ enorme sotterraneo della mia villa e che a tutti gli effetti era la mia batcaverna particolare. Era diviso in alcune stanze di varie dimensioni ed aventi diverse funzioni, tutte inerenti alla prigionia a lungo termine da me meticolosamente programmata per il mio amore. Volevo togliermi di dosso gli anonimi ed informi vestiti, che avevo indossato per non farmi notare troppo mentre catturavo Tato e lo portavo a casa. Anche il trucco imbruttente con cui avevo in parte celato il mio reale aspetto, soprattutto la protesi dentaria posticcia che mi faceva sembrare un coniglietto. Dopo essermi liberata di dette incombenze, indossai la prima catsuit di lattex che mi capitò tra le mani senza fare caso al suo colore, che comunque era di una accesa tonalità rosso scuro tendente al bordeaux e che mi stava molto bene. Un lucido corsetto nero valorizzava il mio punto vita, indossai anche un paio di guanti lunghi da sera in lattex nero ed un paio di cuissard di vernice nera dal vertiginoso tacco a spillo completavano il mio outfit da dominatrice. Non persi tempo a truccarmi, perché avevo intenzione di tenere bendato Tato per tutta la durata della sua punizione. Doveva guadagnarselo il privilegio di vedere la sua Padrona.
Feci il più in fretta possibile, perché volevo occuparmi del mio prigioniero. Adesso era mio solo mio, volevo ammirarlo stretto nei suoi legami, volevo toccarlo, volevo strisciarmi sensualmente sul suo corpo legato ma soprattutto in quel momento volevo possederlo. Certo avrei preferito legarlo ad una sedia, fare librare il nostro aquilotto e scoparmelo come non ci fosse un domani; ma lo avevo messo in punizione e gli schiavi in punizione non possono scopare, se no che punizione sarebbe. Avrei potuto mostrarmi magnanima e condonargli il resto della sua punizione, però in questo caso come mistress avrei fatto una pessima figura. Oltretutto era il suo primo errore non potevo lasciarlo impunito ed allora mi munii di uno strapon con un fallo di ridotte dimensioni. Perché immaginavo che il mio amore fosse ancora vergine posteriormente e non volevo spanargli il buco del culo, utilizzando un fallo di dimensioni maggiori a cui ancora non era abituato. Lo avrei posseduto ed ero certa che a lui non sarebbe piaciuto quanto a me, ma d’altronde era in punizione e comunque non aveva voce in capitolo. Perché potevo letteralmente fargli tutto quello che volevo e la qualcosa mi eccitava da impazzire. Lui non era un partner occasionale e volontario con cui vivere una avventura nel BDSM, con dei limiti stabiliti ed una safeword di sicurezza. No lui adesso era mio, avevo violato più di una legge per rapirlo e nessuno a parte me sapeva dove fosse al momento. Per il mondo lui era sparito, mentre invece era legato imbavagliato e bendato nel mio dungeon. In mio completo potere e potevo fare con lui tutto quello che mi andava di fare, senza limiti e senza safeword. Prendendo un flogger di cuoio nero raggiunsi il mio amore. Gli avevo promesso l’ inferno e l’ inferno era quello che avrebbe avuto per i prossimi due giorni. Poi insieme e piacevolmente ci saremmo goduti il paradiso.
Arrivai al camper parcheggiato nella parte accessibile a tutti dei sotterranei della mia villa, accompagnata dal nervoso ticchettio dei miei tacchi a spillo sul pavimento. Spalancai il portellone laterale e mi fermai un’ attimo ad ammirare la mia amata preda. Era sdraiato sul fianco sinistro, stremato dal programma punizione soft, quasi del tutto immobilizzato dal viluppo di cinghie che gli avevo legato addosso e sentendo che gli ero vicina, provò a mugugnarmi qualcosa da sotto il bavaglio che lo ammutoliva. Non ci feci caso ero troppo impegnata a calmarmi, a frenare le emozioni che mi stavano scuotendo nel profondo. Adesso avevo paura di parlargli, perché al momento la mia voce era l’ unica parte di me che conosceva e che gli avrebbe tenuto compagnia per i prossimi due giorni di supplizio che gli spettavano. Lo avrei spezzato e poi rimesso insieme come volevo io. Non potevo permettere che lui udisse la mia voce incrinata dalle sensazioni che finalmente averlo qui con me mi provocava. Aspettai ancora un’ attimo, fino a quando mi sentii pronta ed allora gli dissi con un tono di voce imperioso, strafottente ed autoritario:” Santo cielo Tato possibile che un uomo adulto come sei tu, non sia in grado di trattenere le sue deiezioni liquide e si pisci addosso come un poppante! Ahi ahi cucciolo questo ti costerà un prolungamento della tua punizione. Diciamo fino a dopo di dopodomani mattina amore.” E mi avvicinai a lui fino a mordergli un’ orecchio ed a prendere uno dei suoi capezzoli tra le dita pizzicandolo forte, per poi impugnare con forza moderata le sue palle. Nel fare ciò mi strusciai il più possibile sul suo corpo legato. Non lo poteva vedere ma volevo che sentisse ogni curva, ogni morbida rotondità del mio corpo sulla sua pelle. Volevo che percepisce la perfezione della mia figura, prima di vederla. Volevo che ne fosse stregato, ammaliato, eccitato. Volevo che ne diventasse succube e che arrivasse al punto di non potere più fare a meno del mio corpo e di me. Ci sarebbe voluto tempo, pazienza ed un miscuglio di crudeltà e tenerezza, ma alla fine ero certa che lo avrei fatto mio. Intanto dovevo staccarmi dal mio amore ed era difficile. Lo volevo da così tanto tempo e così intensamente che mi era difficile distogliermi da lui adesso che era mio. Maledizione la punizione che gli stavo impartendo era diventata un tormento anche per me. Per fortuna che lo avevo lasciato bendato, così non sarebbe riuscito a vedere sul mio volto l’ amore che già nutrivo nei suoi confronti, questo non era decisamente il momento. Un’ amore che nemmeno io sapevo spiegarmi, era semplicemente accaduto.
Io una donna indipendente, di successo ed estremamente razionale. Una ex bambina prodigio laureata in ingegneria informatica a diciotto anni e con qualche master in sovrapprezzo. Ricca aldilà dell’ immaginabile, sia per quanto guadagnavo con il mio strapagato lavoro nell’ ambito della sicurezza informatica ed ambientale, dove ero considerata la migliore e sia per il patrimonio immobiliare che avevo ereditato dai miei compianti genitori e che gestivo personalmente con successo. Vistosamente bella e con una sfilza di pretendenti di ambo i sessi che mi seguiva da quando mi erano spuntate le tette. Avevo sempre saputo di avere una sessualità particolare ed alterata dal mio innato desiderio di controllo e di dominio. Semplicemente ero nata dominatrice e mi ero evoluta di conseguenza. Sul lavoro questa mia particolare disposizione di spirito, unita al mio quoziente intellettivo molto al di sopra della norma, mi aveva permesso di primeggiare facilmente anche sui colleghi maschi. Nel privato e nell’ intimità era stata un grosso problema, isolandomi dalla maggior parte delle persone, impedendomi di avere rapporti affettivi a lungo termine e soprattutto di trovare un compagno per la vita alle mie condizioni. Le uniche persone che frequentavo erano dominatrici o dominatori di mestiere o per diletto con i loro sub. Perfino il mio effemminato parrucchiere nel retro del suo esercizio aveva nascosta una gabbia, dove amava lasciare i suoi sub in catene.
Nel corso della mia vita sentimentale, avevo avuto numerosi: fidanzati, fidanzate, rapporti occasionali o mercenari. Niente di ciò era durato a lungo, lasciandomi insoddisfatta e frustrata. Perché quello che cercavo e quello che trovavo non erano la stessa cosa. Io volevo un sottomesso senza dubbio, volevo che fosse totalmente dipendente da me e che fosse in mio completo e costante controllo. Però al tempo stesso volevo che il mio sub riuscisse a mantenere uno spirito ironico e libertà di pensiero. Volevo essere amata per quello che ero sia nei momenti di tenerezza che in quelli di crudeltà e volevo che lui accettasse di buon grado la prigionia continua che gli avrei imposto.
Essendo ossessionata dalla mia perversione ed avendo una mente analitica dovuta alla mia professione. Ho cercato di raccogliere più dati possibili sul BDSM, tramite una lunga indagine frutto sia di assidua pratica che di infinite ricerche in rete. Confrontandoli poi con i miei desideri, per avere un completo quadro d’ insieme e studiare una soluzione. In questa mia spasmodica ricerca anni fa’ mi sono imbattuta nei racconti di Tato. Mi hanno subito appassionato ed ho cominciato a tempestarlo di domande nella chat in cui postava i suoi racconti. Ci ha messo un po’ a rispondermi; quasi di vergognasse dei suoi scritti o più probabilmente della perversione che glieli aveva suggeriti e ciò mi fece intuire che molto facilmente era vergine nel campo del BDSM. Mi sono subito piaciute le sue timide risposte ed ho deciso di scoprire chi era nella vita reale. Hackerare il suo computer è stato un gioco da ragazzi e da quel momento ho incominciato ad appassionarmi della vita di T.T. Trovatello, questo strano nomade senza legami che, agognava essere legato da una donna. Ad un certo punto del nostro platonico rapporto ho iniziato a desiderare, di essere io quella donna che lo avrebbe legato e lo avrebbe ammaestrato per essere suo schiavo. Questo desiderio è rapidamente cresciuto dentro di me, fino al momento in cui ho deciso di farlo mio e adesso è qui alla mia mercé.
Certo ci sono voluti degli anni, perché io sono meticolosa e perfezionista per natura. Ho dovuto progettare e fare costruire una villa con un ampio spazio segreto, dove tenere segregato il mio amore, lontano dalla crudeltà e dai problemi del mondo e che comprendesse anche un giardino con piscina dove portarlo a prendere aria ed a praticare sport acquatici. Un luogo in cui potesse concentrarsi solo su di me e su i miei desideri. Ho acquistato una quantità infinita di mezzi di contenzione, dalle semplici corde alle camice di forza di Gucci. Praticamente tutti i modelli di fruste esistenti e poi ancora bavagli cappucci, gabbie di castità e bende per gli occhi. Soprattutto però ho spiato la mia preda, ho letto la sua posta, controllato il suo risicato conto corrente e monitorato i suoi spostamenti. Quando sono venuta a sapere che Tato intendeva partire per l’ Asia seguendo la via della seta ho deciso di agire, perché andare a rapirlo in Uzbekistan sarebbe stato un tantino complicato. Pensavo sarebbe stato difficile ed invece è stato un gioco da ragazzi. Soprattutto grazie al mio amore, che era talmente ubriaco da non accorgersi di niente, mentre lo spogliavo e lo legavo. Non ho dovuto nemmeno usare il sedativo per mufloni che mi ero portata dietro. Forse la cosa più difficile è stato guidare il suo camper, ma è stato anche divertente e chissà magari in futuro, quando sarà addomesticato a dovere potremmo usarlo per fare qualche giretto.
Mi distaccai da lui a malincuore ed ansimando leggermente con la voce arrochita dall’ emozione gli dissi:” Bene Tato è ora di muoverci il resto della tua punizione ti aspetta!” e dopo avere stoppato il programma punizione soft lo fustigai sulla chiappa destra con il flogger. Poi dopo avere rimosso le cinghie che gli bloccavano le gambe, gli allacciai alle caviglie due robuste cavigliere di cuoio e le collegai tra loro con una catena formata da cinque grossi anelli. Sciolsi anche le cinture che gli fissavano le braccia al torace, lasciando l’ harmbinder però. Infine staccai il collare dalla cinghia che lo fissava al sedile lato guida e dopo averlo aiutato ad alzarsi gli misi un guinzaglio di metallo. Con molta attenzione lo feci scendere dal suo camper, perché cieco e legato come era sarebbe potuto cadere facendosi male e a me non stava bene, perché l’ unica autorizzata a fare del male al mio amore ero io. Una volta che fummo scesi senza incidenti, mi misi alle sue spalle e lo abbracciai sussurrandogli all’ orecchio:” Eccoci qua cucciolo casa dolce casa, benvenuto ed adesso tu da bravo ti incamminerai nella direzione che ti indicherò seguendo i miei comandi senza fare storie altrimenti assaggerai la mia frusta. Su coraggio è ora di muoversi tesoro, cammina dritto davanti a te!!” e dopo avergli dato un bacio sulla guancia, gli diedi una sculacciata a mano aperta su di una chiappa per enfatizzare il mio comando, lui mi rispose con uno sbuffo da sotto il bavaglio e si mosse. A parole, tramite il guinzaglio ed a frustate lo guidai attraverso il labirinto di porte e corridoi dei sotterranei della mia villa, fino allo stanzone che avevo attrezzato per le punizioni corporali. Lo ho portato davanti ad un’ elegante panca da sculacciata in ebano nero che avevo progettato e fatto costruire da un’ abile ebanista. Ho liberato le sue cavigliere dalla catena che le collegava e le ho fissate a due delle quattro gambe della panca. Poi ho preso la scatola comandi dell’ argano che avevo fatto installare sul soffitto. Ho fatto scendere una catena che ho collegato all’ anello in metallo posto nella parte terminale dell’ harmbinder che gli legava le braccia, in corrispondenza della punta delle dita, sollevandola poi fino a che lui non è rimasto piegato sulla panca. In ultimo gli ho fatto passare una cinghia sulla parte bassa della schiena legandolo ulteriormente alla panca mentre gli dicevo:” Santo cielo amore hai proprio un gran bel culetto che donna fortunata sono. È solo un po’ pallido ma a questo si rimedia in fretta, qualche frustata ben assestata e te lo faccio bordeaux. In tinta con la catsuit che indosso e che tu non puoi vedere, perché sei ancora bendato e lo resterai almeno fino alla fine della punizione che hai meritato. Poi forse se ti comporterai bene e mi soddisferai, ti restituirò la vista permettendoti di ammirare la tua Padrona. Adesso intanto riceverai trenta frustate e dopo ti inculerò per un po’prima di metterti a nanna. Allora amore che ne dici del programma?”. “ Mmph mmgr muiff…..” fu la articolata risposta di Tato. “ Ne sembri proprio entusiasta cucciolo, va bene diamoci da fare allora!!” e gli rifilai una tremenda scudisciata sul suo bel sedere. Non sono riuscita a farglielo della tonalità di bordeaux che avrei desiderato, però di sicuro il mio amato non dimenticherà la prima fustigazione che gli ho inflitto. Durante le ultime frustate giurerei di averlo sentito squittire, come uno scoiattolo preso a calci in culo da un canguro. “ Oh si ora si che il tuo bel culetto ha un colore un po’ più acceso tesoro, prima era un po’ troppo anemico.” e lui mi rispose indignato:” Mmmhggrrr mgrumm mmppff….”. “ Davvero Tato non è il caso che tu stia qui a ringraziarmi così a profusione adesso, credimi per me è stato un vero piacere. Adesso ti spalmerò una pomata miracolosa e ti farò un bel massaggino per farti passare la bua. Poi ti aprirò la mente e qualcosa di altro ad una nuova esperienza, prima di sistemarti per quello che resta della notte.” gli dissi e dopo aver preso un barattolo di pomata antidolorifica iniziai a massaggiargli delicatamente quel gran bel culo che si ritrovava e che adesso era mio come tutto il resto. Man mano che lo massaggiavo avevo modo di appurare al tatto, quanto effettivamente fossero sodi i suoi glutei e quanto la compattezza dei suoi muscoli rendesse esteticamente molto gradevole quella parte del suo corpo. Gradevole e molto eccitante, tanto che mi sentii quasi sciogliere in mezzo alle gambe mentre lo massaggiavo. Pure a lui piacque molto questa fase, almeno a giudicare dai mugugni di piacere che emetteva. Anche questa volta distaccarmi da Tato è stato difficile, per me quell’ uomo stava diventando una calamita. Presi la chiave universale e estrassi il plug anale dal suo retto, gli diedi una rapida pulita e lo misi da parte. Dopo di che indossai lo strapon lubrificai il fallo e mi posizionai alle spalle del mio amore. Inserii la punta del cazzo di gomma nel suo sfintere posteriore ed appoggiandomi in parte su di lui gli sussurrai all’ orecchio:” Anche questa volta non è il caso che mi ringrazi amore, ti assicuro che lo faccio proprio con piacere!!” e lo trapanai senza sosta per una decina di minuti nei quali immagino abbia visto le stelle mentre mugugnava indignato. Finito di sodomizzarlo riposizionai il plug anale nel posto dove doveva stare e lo staccai dal cavalletto, legandogli nuovamente le caviglie insieme con una catena di cinque anelli. “ Coraggio amore è ora di andare a dormire nella tua comodissima gabbia!” gli dissi e visto che le frustate e la successiva ripetuta inculata lo avevano provato al punto che faticava a restare in piedi, mi toccò sostenerlo e trasportarlo quasi di peso nella sua gabbia. Una volta li lo feci inginocchiare e poi distendere a pancia in giù. Tolsi la catena di collegamento tra le cavigliere e le legai tra di loro in modo da impedirgli di camminare. Infine legai la medesima catena alle cavigliere unite tra di loro e la fissai all’ anello presente nella parte terminale dell’ harmbinder. Il mio amore era di nuovo legato in una posizione di hogtied ma questa volta decisamente più blanda della precedente. Legai il guinzaglio ad un’ anello in metallo fissato nel centro del pavimento in parquet in rovere di Slavonia della gabbia, poi lo agganciai al suo collare e mi sdraiai vicino a lui in modo da poterlo baciare sul naso dicendogli:” Bene cucciolo adesso ti lascerò in questa gabbia per il resto della notte e buona parte della mattinata, perché penso che domani dormirò fino a tardi. Sai tesoro rapirti è stata una faticaccia non tanto a livello fisico, eri così ubriaco che manco ti sei accorto che ti spogliavo e legavo. Però a livello di stress è stata dura guidare tutte quelle ore il tuo camper, con te prigioniero a bordo e con il rischio di essere fermata dalla polizia od ancora peggio di fare un’ incidente. Ho proprio bisogno di riposarmi, se ti fossi comportato bene avrei anche potuto permetterti di dormire in camera con me ben legato ai piedi del mio letto. Invece hai voluto fare il ribelle ed adesso ne paghi le conseguenze. Però non ti lascerò del tutto solo amore, ti metterò un paio di auricolari in modo che tu possa ascoltare il piccolo discorso di ben venuto che ho registrato per te ed inoltre animerò i tuoi giocattolini con il programma dormi arrapato affinché tu possa distrarti da ciò che ti attende domani. Buona notte e mi raccomando sognami io farò altrettanto.” gli dissi mentre gli mettevo gli auricolari bloccandoli con del nastro adesivo, poi con un’ ultimo bacio lasciai il mio amato prigioniero al suo riposo e dopo avere chiuso la serratura della gabbia a doppia mandata immensamente felice raggiunsi la mia stanza.
Dopo avere fatto una rapida doccia, indossai una camicia da notte di seta rosa e mi rilassai sul letto ma prendere sonno era difficile perché ero troppo eccitata. Allora accesi il maxischermo collegato alle telecamere presenti nella gabbia di Tato, e me lo mangiai con gli occhi ancora per un po’. Mentre guardavo come lo avevo legato, imbavagliato, bendato e rinchiuso in una gabbia, una mia mano mi scivolò tra le cosce e con calma mi masturbai a lungo. Il sonno arrivò dopo che ebbi modo di compiacermi ed i sogni che ne seguirono erano popolati dal mio amore legato.
Fui svegliata in tarda mattinata dal signor Vanderkerkof un mio carissimo e molto remunerativo cliente. A cui stavo finendo di progettare un sistema integrato di sorveglianza e dissuasione, per l’asta di gioielli rari che avrebbe tenuto nella sala conferenze di un lussuoso albergo in città. Per motivi a me ignoti si era visto costretto ad anticipare l’ asta di due settimane rispetto alla data prevista ed ovviamente aveva bisogno che il sistema di sorveglianza e dissuasione fosse installato il prima possibile. Questo significava che in giornata non avrei avuto il tempo per punire personalmente Tato come avrei voluto, dato che mi sarebbe toccato terminare il progetto del sistema integrato di sorveglianza e dissuasione. Per fortuna ero a buon punto ed in quattro o cinque ore di lavoro più una videoconferenza con gli addetti all’ installazione lo avrei finito; ma nel frattempo che cosa dovevo fare con il mio amato prigioniero. Beh innanzitutto dovevo dargli da bere e da mangiare, dato che era dalla sera prima che non lo faceva, inoltre lo avevo tenuto imbavagliato per tutto il tempo e con le mie mutandine usate tra l’altro. Prima però era il caso che gli permettessi di usare il bagno, se non volevo che se la facesse sotto come ieri sera. Pensavo tra me e me mentre dopo una rapida toilette, mi profumavo ed indossavo una vestaglia di seta coordinata con la camicia da notte ed un paio di pantofole rosa, con le piume sulla punta ed il tacco a spillo di dodici centimetri
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