Il ronzio del tosaerba
di
Angelo B
genere
prime esperienze
Il ronzio del tosaerba
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Angel osserva la finestra di Daniela al tramonto, mentre il tosaerba del vicino copre i suoni. La ragazza entra senza bussare, e il loro patto silenzioso si consuma sul divano di pelle: un bacio avido, la sua lingua, il suo culo piegato. Ma quando lui la riempie, pensa già alla prossima volta: nell…
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Angel si appoggiò allo stipite della porta, il bicchiere di whisky ghiacciato che trasudava condensa sul palmo della sua mano. Era quasi il tramonto e la luce aranciata filtrava attraverso le tende della cucina, dipingendo di oro la polvere che danzava nell'aria. Dal giardino, il ronzio basso del tosaerba del vicino era una colonna sonora familiare, un suono che segnava la fine di un'altra giornata uguale a tante altre. Ma quella giornata non era uguale. Il suo sguardo era fisso sulla casa accanto, non sulla casa in sé, ma sulla finestra al primo piano, quella di Daniela.
Conosceva i suoi genitori, una coppia perbene, sempre impegnata nel mantenere l'apparenza di una vita perfetta. E conosceva Daniela, la loro figlia diciannovenne. In pubblico, con i suoi capelli biondi che le incorniciavano il viso angelico e i suoi modi timidi, era il ritratto della brava ragazza. Ma Angel conosceva l'altra Daniela. Quella che si muoveva con una grazia consapevole, il cui sguardo a volte si posava su di lui con un'intensità che non aveva niente di innocente. Ricordava ancora la prima volta che l'aveva vista in quel costume da bagno due estati prima. Alta, slanciata, con un seno pieno che sembrava sfidare la gravità e soprattutto, quel culo. Un culo sodo, rotondo, che si muoveva con una promessa esplicita in ogni passo. Scopami, rompimi, sembrava sussurrare anche solo stando ferma. Angel aveva inghiottito a secco quel giorno, sentendo un brivido vecchio di decenni percorrergli la
Un movimento alla finestra attirò la sua attenzione. La tenda si mosse leggermente e vide la sua sagoma. Stava cambiando. Il tosaerba nel giardino continuava il suo lavoro monotono, una copertura sonora perfetta. Angel sapeva che il padre di Daniela era lì, concentrato sul suo prato, mentre la moglie probabilmente era dentro, intenta a preparare la cena. Erano i loro rituali, le loro certezze. E lui era l'incertezza, la crepa nel loro mondo perfetto.
Pochi minuti dopo, la porta di casa sua si aprì con un piccolo scatto. Non ci fu bisogno di bussare. Entrò Daniela, chiudendo la porta silenziosamente alle sue spalle. Indossava un vestito estivo leggero, a fiori, che le aderiva ai fianchi e le scopriva le gambe lunghe e abbronzate. I suoi capelli biondi erano raccolti in una coda di cavallo spettinata. Non disse una parola. I suoi occhi, grandi e scuri, lo trovarono subito nella penombra della cucina. Il suo sguardo era un miscuglio di sfida e di un'altra cosa, una fame che Angel riconobbe istantaneamente.
Si avvicinò lentamente, i piedi nudi che non facevano rumore sul pavimento di legno. Angel non si mosse, la osservò avvicinarsi, il suo cuore che batteva un ritmo più pesante, un ritmo che non sentiva da tempo. Si fermò a un palmo da lui. L'odore della sua pelle, un misto di sole, crema solare e qualcosa di dolce e puramente femminile, lo avvolse. Allungò una mano e le posò le dita sul fianco, sotto il tessuto sottile del vestito. La pelle era calda, viva. Daniela emise un piccolo respiro, quasi impercettibile, e si protese verso il suo tocco.
Angel la prese per un polso e la guidò verso il salotto, lontano dalle finestre che davano sul giardino. Non c'era bisogno di parole. Il patto tra loro era stato sigillato molto tempo prima, sigillato con sguardi e con il primo contatto fisico, timido e poi sempre più audace. La spinse dolcemente sul divano di pelle scura. Lei cadde all'indietro, le gambe leggermente divaricate, il vestito che le saliva lungo le cosce. Angel si chinò su di lei, una mano che le afferrava la nuca, le dita che si intrecciavano nei suoi capelli biondi. Il bacio fu subito avido, profondo. La sua bocca, quella bocca da pompinara che aveva sognato così tante volte, si aprì sotto la sua, la lingua della ragazza che cercava la sua con una disperata urgenza.
Le sue mani scivolarono lungo il suo corpo, esplorando le curve che conosceva a memoria ma che ogni volta sembravano nuove. Sfiorò il seno, sentendo il capezzolo indurirsi attraverso il cotone del vestito e del reggiseno. Daniela gemette nella sua bocca, il suo corpo che si contorceva sotto di lui. La sua mano scese ancora, lungo il suo stomaco piatto, fino all'orlo del vestito. Lo sollevò, scoprendo le mutandine di un bianco candido, un piccolo triangolo di stoffa che mal celava la forma della sua fica. Le sue dita la accarezzarono sopra il tessuto, sentendo il calore e l'umidità che già vi trasudava. Lei si inarcò, spingendo il suo bacino contro la sua mano, una richiesta silenziosa e inequivocabile.
Angel si inginocchiò davanti al divano. Le sue mani afferrarono il bordo delle mutandine e le tirò giù, lentamente, svelando la fica liscia e già gonfia di Daniela. L'odore della sua eccitazione lo colpì come un pugno, un odore intenso, selvaggio. Si chinò e le sue labbra la trovarono. Daniela ansimò, le sue mani che si aggrappavano ai suoi capelli, spingendolo contro di sé. Angel leccò, assaggiò, la sua lingua che esplorava ogni piega, ogni centimetro di quella fica umida e calda. La sentì tremare, le gambe che si stringevano intorno alla sua testa mentre la portava verso l'orgasmo con la sola bocca. Quando venne, un sussulto secco la scosse, e un gemito soffocato le sfuggì dalle labbra.
Si rialzò, il respiro corto. Aprì i pantaloni, tirando fuori il cazzo già duro, pulsante. Daniela lo guardò, i suoi occhi lucidi di desiderio. Si sedette sul divano e, senza che lui le chiedesse nulla, si chinò. Prese il suo cazzo tra le mani e lo portò alla sua bocca. Angel chiuse gli occhi, godendo la sensazione della sua lingua calda e umida che gli avvolgeva la cappella. Lei lo prese in bocca tutto, fino in fondo, la gola che si contraeva intorno alla sua asta. Lo succhiò con una maestria che smentiva la sua età, con la fame di una vera puttana. La sua testa si muoveva su e giù, i suoi capelli biondi che le sfioravano il viso, mentre le sue mani gli massaggiavano le palle.
Dopo qualche minuto, la tirò su. La girò e la piegò sul divano, con il culo in aria, esattamente come lo aveva sognato innumerevoli volte. Quell'incredibile culo, teso e pronto per lui. Si posizionò dietro di lei, la punta del suo cazzo che le accarezzava l'ingresso bagnato della sua fica. Daniela si protese indietro, cercando di prenderlo, ma lui si tenne indietro, godendo il momento. Poi, con un movimento lento e deciso, la penetrò. Entrò tutto di un colpo, fino in fondo. Daniela gridò, un suono di dolore e di puro piacere. La sua fica era stretta, calda, una morsa che lo stringeva con forza.
Iniziò a scoparla, a ritmo sostenuto, le sue mani che le afferravano i fianchi, spingendola contro di sé ad ogni spinta. Il suono delle loro pelli che si scontravano riempì la stanza, mescolandosi ai loro gemiti e al ronzio lontano del tosaerba. Era un contrasto perverso, il suono del lavoro ordinario e onesto fuori, e il suono primordiale dello scopare selvaggio dentro. Daniela era tutta sua in quel momento, non più la brava ragazza del vicino, ma la sua troia, la sua puttana da riempire.
Sentì il suo orgasmo avvicinarsi, un calore che gli saliva dalle palle. Accelerò il ritmo, le sue spinte che diventavano più profonde, più violente. "Siiii, cosììì, riempimi, riempimi di sborra," ansimava lei, il viso nascosto tra i cuscini del divano. Quelle parole furono la sua rovina. Con un rugito soffocato, venne, scaricando dentro di lei un'ondata di sborra calda e densa. La riempì, la inondò, esattamente come una troia merita. Rimase dentro di lei per qualche istante, godendo le ultime contrazioni della sua fica intorno al suo cazzo esausto.
Quando si tirò fuori, un rivolo di sperma bianco le colò lungo la coscia. Si sedette sul divano, esausto, mentre Daniela si raddrizzava lentamente, il corpo ancora tremante. Si sistemò il vestito, i capelli in disordine, le guance arrossate. Senza dire una parola, gli si avvicinò, gli diede un bacio veloce sulla guancia e si diresse verso la porta. Angel la guardò allontanarsi, il suo corpo che si muoveva con una nuova noncuranza. La porta si chiuse di nuovo, lasciandolo solo nel silenzio rotto solo dal tosaerba. Si passò una mano tra i capelli, sorridendo. Che puttana che era Daniela. E pensò che la prossima volta, forse, l'avrebbe scopata direttamente nella sua camera, con i genitori che potavano le rose nel giardino, a pochi metri di distanza. L'idea lo fece ridere a bassa voce, un suono rauco e soddisfatto.
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Angel osserva la finestra di Daniela al tramonto, mentre il tosaerba del vicino copre i suoni. La ragazza entra senza bussare, e il loro patto silenzioso si consuma sul divano di pelle: un bacio avido, la sua lingua, il suo culo piegato. Ma quando lui la riempie, pensa già alla prossima volta: nell…
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Angel si appoggiò allo stipite della porta, il bicchiere di whisky ghiacciato che trasudava condensa sul palmo della sua mano. Era quasi il tramonto e la luce aranciata filtrava attraverso le tende della cucina, dipingendo di oro la polvere che danzava nell'aria. Dal giardino, il ronzio basso del tosaerba del vicino era una colonna sonora familiare, un suono che segnava la fine di un'altra giornata uguale a tante altre. Ma quella giornata non era uguale. Il suo sguardo era fisso sulla casa accanto, non sulla casa in sé, ma sulla finestra al primo piano, quella di Daniela.
Conosceva i suoi genitori, una coppia perbene, sempre impegnata nel mantenere l'apparenza di una vita perfetta. E conosceva Daniela, la loro figlia diciannovenne. In pubblico, con i suoi capelli biondi che le incorniciavano il viso angelico e i suoi modi timidi, era il ritratto della brava ragazza. Ma Angel conosceva l'altra Daniela. Quella che si muoveva con una grazia consapevole, il cui sguardo a volte si posava su di lui con un'intensità che non aveva niente di innocente. Ricordava ancora la prima volta che l'aveva vista in quel costume da bagno due estati prima. Alta, slanciata, con un seno pieno che sembrava sfidare la gravità e soprattutto, quel culo. Un culo sodo, rotondo, che si muoveva con una promessa esplicita in ogni passo. Scopami, rompimi, sembrava sussurrare anche solo stando ferma. Angel aveva inghiottito a secco quel giorno, sentendo un brivido vecchio di decenni percorrergli la
Un movimento alla finestra attirò la sua attenzione. La tenda si mosse leggermente e vide la sua sagoma. Stava cambiando. Il tosaerba nel giardino continuava il suo lavoro monotono, una copertura sonora perfetta. Angel sapeva che il padre di Daniela era lì, concentrato sul suo prato, mentre la moglie probabilmente era dentro, intenta a preparare la cena. Erano i loro rituali, le loro certezze. E lui era l'incertezza, la crepa nel loro mondo perfetto.
Pochi minuti dopo, la porta di casa sua si aprì con un piccolo scatto. Non ci fu bisogno di bussare. Entrò Daniela, chiudendo la porta silenziosamente alle sue spalle. Indossava un vestito estivo leggero, a fiori, che le aderiva ai fianchi e le scopriva le gambe lunghe e abbronzate. I suoi capelli biondi erano raccolti in una coda di cavallo spettinata. Non disse una parola. I suoi occhi, grandi e scuri, lo trovarono subito nella penombra della cucina. Il suo sguardo era un miscuglio di sfida e di un'altra cosa, una fame che Angel riconobbe istantaneamente.
Si avvicinò lentamente, i piedi nudi che non facevano rumore sul pavimento di legno. Angel non si mosse, la osservò avvicinarsi, il suo cuore che batteva un ritmo più pesante, un ritmo che non sentiva da tempo. Si fermò a un palmo da lui. L'odore della sua pelle, un misto di sole, crema solare e qualcosa di dolce e puramente femminile, lo avvolse. Allungò una mano e le posò le dita sul fianco, sotto il tessuto sottile del vestito. La pelle era calda, viva. Daniela emise un piccolo respiro, quasi impercettibile, e si protese verso il suo tocco.
Angel la prese per un polso e la guidò verso il salotto, lontano dalle finestre che davano sul giardino. Non c'era bisogno di parole. Il patto tra loro era stato sigillato molto tempo prima, sigillato con sguardi e con il primo contatto fisico, timido e poi sempre più audace. La spinse dolcemente sul divano di pelle scura. Lei cadde all'indietro, le gambe leggermente divaricate, il vestito che le saliva lungo le cosce. Angel si chinò su di lei, una mano che le afferrava la nuca, le dita che si intrecciavano nei suoi capelli biondi. Il bacio fu subito avido, profondo. La sua bocca, quella bocca da pompinara che aveva sognato così tante volte, si aprì sotto la sua, la lingua della ragazza che cercava la sua con una disperata urgenza.
Le sue mani scivolarono lungo il suo corpo, esplorando le curve che conosceva a memoria ma che ogni volta sembravano nuove. Sfiorò il seno, sentendo il capezzolo indurirsi attraverso il cotone del vestito e del reggiseno. Daniela gemette nella sua bocca, il suo corpo che si contorceva sotto di lui. La sua mano scese ancora, lungo il suo stomaco piatto, fino all'orlo del vestito. Lo sollevò, scoprendo le mutandine di un bianco candido, un piccolo triangolo di stoffa che mal celava la forma della sua fica. Le sue dita la accarezzarono sopra il tessuto, sentendo il calore e l'umidità che già vi trasudava. Lei si inarcò, spingendo il suo bacino contro la sua mano, una richiesta silenziosa e inequivocabile.
Angel si inginocchiò davanti al divano. Le sue mani afferrarono il bordo delle mutandine e le tirò giù, lentamente, svelando la fica liscia e già gonfia di Daniela. L'odore della sua eccitazione lo colpì come un pugno, un odore intenso, selvaggio. Si chinò e le sue labbra la trovarono. Daniela ansimò, le sue mani che si aggrappavano ai suoi capelli, spingendolo contro di sé. Angel leccò, assaggiò, la sua lingua che esplorava ogni piega, ogni centimetro di quella fica umida e calda. La sentì tremare, le gambe che si stringevano intorno alla sua testa mentre la portava verso l'orgasmo con la sola bocca. Quando venne, un sussulto secco la scosse, e un gemito soffocato le sfuggì dalle labbra.
Si rialzò, il respiro corto. Aprì i pantaloni, tirando fuori il cazzo già duro, pulsante. Daniela lo guardò, i suoi occhi lucidi di desiderio. Si sedette sul divano e, senza che lui le chiedesse nulla, si chinò. Prese il suo cazzo tra le mani e lo portò alla sua bocca. Angel chiuse gli occhi, godendo la sensazione della sua lingua calda e umida che gli avvolgeva la cappella. Lei lo prese in bocca tutto, fino in fondo, la gola che si contraeva intorno alla sua asta. Lo succhiò con una maestria che smentiva la sua età, con la fame di una vera puttana. La sua testa si muoveva su e giù, i suoi capelli biondi che le sfioravano il viso, mentre le sue mani gli massaggiavano le palle.
Dopo qualche minuto, la tirò su. La girò e la piegò sul divano, con il culo in aria, esattamente come lo aveva sognato innumerevoli volte. Quell'incredibile culo, teso e pronto per lui. Si posizionò dietro di lei, la punta del suo cazzo che le accarezzava l'ingresso bagnato della sua fica. Daniela si protese indietro, cercando di prenderlo, ma lui si tenne indietro, godendo il momento. Poi, con un movimento lento e deciso, la penetrò. Entrò tutto di un colpo, fino in fondo. Daniela gridò, un suono di dolore e di puro piacere. La sua fica era stretta, calda, una morsa che lo stringeva con forza.
Iniziò a scoparla, a ritmo sostenuto, le sue mani che le afferravano i fianchi, spingendola contro di sé ad ogni spinta. Il suono delle loro pelli che si scontravano riempì la stanza, mescolandosi ai loro gemiti e al ronzio lontano del tosaerba. Era un contrasto perverso, il suono del lavoro ordinario e onesto fuori, e il suono primordiale dello scopare selvaggio dentro. Daniela era tutta sua in quel momento, non più la brava ragazza del vicino, ma la sua troia, la sua puttana da riempire.
Sentì il suo orgasmo avvicinarsi, un calore che gli saliva dalle palle. Accelerò il ritmo, le sue spinte che diventavano più profonde, più violente. "Siiii, cosììì, riempimi, riempimi di sborra," ansimava lei, il viso nascosto tra i cuscini del divano. Quelle parole furono la sua rovina. Con un rugito soffocato, venne, scaricando dentro di lei un'ondata di sborra calda e densa. La riempì, la inondò, esattamente come una troia merita. Rimase dentro di lei per qualche istante, godendo le ultime contrazioni della sua fica intorno al suo cazzo esausto.
Quando si tirò fuori, un rivolo di sperma bianco le colò lungo la coscia. Si sedette sul divano, esausto, mentre Daniela si raddrizzava lentamente, il corpo ancora tremante. Si sistemò il vestito, i capelli in disordine, le guance arrossate. Senza dire una parola, gli si avvicinò, gli diede un bacio veloce sulla guancia e si diresse verso la porta. Angel la guardò allontanarsi, il suo corpo che si muoveva con una nuova noncuranza. La porta si chiuse di nuovo, lasciandolo solo nel silenzio rotto solo dal tosaerba. Si passò una mano tra i capelli, sorridendo. Che puttana che era Daniela. E pensò che la prossima volta, forse, l'avrebbe scopata direttamente nella sua camera, con i genitori che potavano le rose nel giardino, a pochi metri di distanza. L'idea lo fece ridere a bassa voce, un suono rauco e soddisfatto.
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