Il Marchio segreto

di
genere
prime esperienze

Il Marchio Segreto
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Angel, sazio sul divano di pelle, osserva Daniela allontanarsi con la scia del suo sperma sulla coscia. Il patto è mantenuto, ma nella sua mente già cova un piano più audace: prenderla nella sua stanza, sotto gli occhi ignari dei genitori, e marchiarla con un dolore segreto e piacevole.
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Godette ancora per qualche istante le ultime, deboli contrazioni della fica di Daniela che si stringeva intorno al suo cazzo esausto, un'ultima onda pulsante che sembrava voler estrarre ogni stilla di piacere rimasta. Poi, con un movimento lento, si tirò fuori. Un rivolo denso di sperma bianco le colò immediatamente lungo la coscia interna, un sentiero caldo e viscoso che si snodava sulla pelle abbronzata, sporcando l'orlo del vestito estivo. Angel si lasciò cadere indietro sul divano di pelle, l'aria che gli uscì dai polmoni era un sospiro lungo e profondo di totale esaurimento. Il suo cazzo, ora molle e saturo, giaceva inerte sulla coscia, ancora sensibile al contatto dell'aria.

Davanti a lui, Daniela si raddrizzava lentamente, come se le ossa le fossero diventate liquide. Il suo corpo tremava ancora, scosso da piccoli sussulti involontari che le percorrevano le gambe e la schiena. Si passò una mano tra i capelli, un gesto vano per tentare di domare la chioma in disordine, poi si raddrizzò l'orlo del vestito, che si era arrotolato sui fianchi. Le guance erano ancora infiammate, un rossore acceso che saliva fino al collo, testimonianza della violenza e dell'intensità di quello che era appena successo. Non lo guardò. I suoi occhi erano fissi a terra, come se cercassero un punto d'appoggio in un mondo che ancora
Senza proferire una parola, fece qualche passo incerto verso di lui. Angel la osservava, immobile, seguendo ogni suo movimento. Si chinò, il suo viso a pochi centimetri dal suo, e gli diede un bacio veloce sulla guancia. Il contatto fu quasi impercettibile, un soffio caldo e umido che sapeva di lei e di sesso. Poi si girò e si diresse verso la porta, le sue natiche che si muovevano sotto il tessuto del vestito con una nuova, disinvolta noncuranza. Non c'era più la timidezza di prima, ma solo la coscienza silenziosa di un corpo saziato e di un patto mantenuto.

Angel la guardò allontanarsi, il suo profilo che si chiudeva dietro di lei. Il rumore del tosaerba del vicino riempì di nuovo il silenzio, un ronzio monotono e quasi surreale che sembrava cancellare l'eccitazione dei minuti precedenti. Rimase seduto sul divano, il corpo rilassato, la mente che ripercorreva l'immagine di lei mentre se ne andava, con quella scia di sperma che le lucidava la pelle. Si passò una mano tra i capelli bagnati di sudore, un sorriso gli si disegnò sulle labbra. Che puttana che era Daniela. La pensava così, con un misto di disprezzo e ammirazione che lo eccitava ancora.

E già pensava alla prossima volta. L'idea gli balenò nella mente, chiara e pericolosa. Forse, la prossima volta, non sarebbe stata lei a venire da lui. Sarebbe andato lui nella sua stanza. La camera da letto di Daniela, con i poster di cantanti pop alle pareti e la scrivania piena di libri di scuola. E sotto la finestra, nel giardino, i suoi genitori, i vicini perbene, intenti a potare le rose, ignari di tutto. A pochi metri di distanza. L'adrenalina del pensiero gli fece un brivido lungo la schiena. Scoprirla lì, farla sua nel suo stesso nido, mentre il mondo ordinario continuava a svolgersi fuori.

L'idea lo fece ridere a bassa voce, un suono rauco e soddisfatto che rimbombò nel salotto vuoto. Rise pensando al pompino che gli aveva fatto, a come i suoi occhi erano pieni di lacrime mentre lo ingoiava tutto, un ricordo indelebile impresso nella sua memoria. E rise pensando all'inculata che le avrebbe riservato. Sì, la prossima volta l'avrebbe presa dietro, l'avrebbe fatta sua in quel modo più totale e possessivo. Voleva vederla tornare a casa dai suoi, a cena con la famiglia, con il culo rotto che le faceva male a ogni movimento, a ogni volta che si sedeva sulla sedia. Voleva che portasse il marchio del loro incontro per giorni, un dolore piacevole e segreto che solo lei e lui conoscevano. Rise ancora, godendo in anticipo della sua sofferenza e della sua complicità silenziosa. Era una puttana, sì, ma era la sua puttana. E la prossima volta sarebbe stato ancora più divertente.
scritto il
2026-09-03
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