Nicole il sapore del legno e delSeme

di
genere
prime esperienze

Il sapore del legno e del seme
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Angelo lega Nicole al tavolo della cucina con calze di nylon e nastro adesivo, costringendola a inarcarsi mentre lecca il suo buchino arrossato. Poi la penetra da dietro, scopandola fino a farla gridare, per poi girarla e riempirle la bocca di sperma caldo.
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Angelo si rialzò lentamente, le dita che scivolavano dalla nuca di Nicole lasciando una scia di calore sulla pelle umida. Si diresse verso il cassetto della cucina accanto al lavandino, lo aprì, e ne tirò fuori un rotolo di nastro adesivo da pacchi — quello marrone, spesso, che usava per sigillare le scatole — e un paio di calze di nylon nere che Nicole aveva lasciato sulla sedia giorni prima. Le mani di lei tremarono quando lo vide tornare con quegli oggetti, le ginocchia che premevano ancora sulle mattonelle gelide.

«Alzati», disse Angelo, e Nicole obbedì, le gambe malferme, l'asciugamano caduto chissà dove. Lui la prese per i fianchi e la girò verso il tavolo di legno massiccio, quello segnato da graffi e aloni di bicchieri, e la spinse in avanti fino a farle appoggiare il busto sulla superficie ruvida. Il legno le morse la pelle degli avambracci, ancora scivolosa di acqua e sapone. «Braccia avanti», ordinò, e Nicole le tese oltre il bordo opposto del tavolo.



Angelo le legò i polsi con le calze di nylon, stringendo i nodi attorno alle gambe del tavolo, tirando finché le braccia non furono tese, i tendini delle spalle in evidenza sotto la pelle bagnata. Poi le spinse la schiena in giù, costringendola a inarcarsi — il bacino sollevato, il petto e la guancia schiacciati contro il legno, le gambe divaricate. Legò anche le caviglie, una a ciascuna gamba posteriore del tavolo, con strisce di nastro adesivo strappate con i denti. Il suono secco del nastro che si lacerava riempì la cucina vuota.

Nicole era lì, supina a pecora, il culo sollevato e aperto, il buchino rosa ancora arrossato e gonfio dalla prima volta, la figa lucida di umori che colavano lungo l'interno coscia. Provò a muoversi, ma i legami la tenevano ferma — poteva solo inarcare la schiena, offrendosi. Il respiro le usciva a scatti, la guancia premuta contro il legno che odorava di olio e anni di uso.

Angelo si inginocchiò dietro di lei. Le posò le mani sulle natiche, i pollici che le aprivano con delicatezza, e Nicole sussultò quando l'aria fresca toccò l'apertura infiammata. Poi la sua lingua — calda, bagnata, ruvida — scese tra le natiche e leccò il buchino con un movimento lungo, dal basso verso l'alto, raccogliendo il sapore salato della sua pelle e dei residui del loro accoppiamento. Nicole emise un gemito strozzato, le dita dei piedi che si contraevano contro il pavimento. Angelo leccò ancora, più lentamente, girando attorno al bordo dell'ano con la punta della lingua, sentendo il muscolo contrarsi sotto le sue labbra. Lei si spinse indietro, cercando di più, e lui la tenne ferma con una mano piatta sulla schiena.

Si rialzò, il cazzo ormai duro e pesante, la cappella tesa e lucida. Si posizionò dietro di lei, allineò la punta con il buchino bagnato dalla sua saliva, e spinse. Il muscolo cedette lentamente — un centimetro, poi due — e Nicole gridò, il suono che rimbalzava sulle piastrelle e sui muri della cucina. Angelo non si fermò. Continuò a spingere, affondando dentro in fondo, fino a sentire i fianchi di lei contro il suo inguine, il cazzo sepolto interamente nel suo culo stretto e caldo. Nicole ansimava, le unghie che graffiavano il legno del tavolo, i muscoli delle braccia tesi contro i legami di nylon.

«Ecco», mormorò Angelo, le mani sui suoi fianchi, i pollici che le affondavano nella carne. «Prendilo tutto.» Cominciò a muoversi — lento all'inizio, quasi tutto fuori poi di nuovo dentro fino in fondo, sentendo le pareti dell'ano di lei che lo stringevano, lo massaggiavano, lo risucchiavano. Nicole gemeva a ogni spinta, il suono che le cresceva in gola quando lui arrivava in fondo, il bacino che sbatteva contro il suo culo con un rumore sordo di carne contro carne.

Lui accelerò il ritmo, le spinte che diventavano più corte e più rapide, il cazzo che scivolava dentro e fuori con facilità ora, il buchino di lei che si era aperto, arreso, accogliente. Nicole inarcò la schiena ancora di più, spingendo il culo verso di lui, e Angelo le afferrò i capelli bagnati con una mano, tirandole la testa indietro. «Ti piace, vero?» chiese, e lei annuì, la bocca aperta, gli occhi chiusi. «Dimmi.» «Sì», ansimò Nicole, la voce rotta. «Sì, mi piace, ti prego, non fermarti.»

Angelo continuò a scoparla, ogni spinta che la spingeva contro il tavolo, i legami che le segavano i polsi e le caviglie. Poi si ritrasse con un suono umido, il cazzo che usciva dal suo culo con un pop leggero, e girò attorno al tavolo fino a trovarsi davanti al viso di Nicole. Le sollevò la testa per il mento. «Apri», disse, e lei obbedì, la lingua che spuntava tra le labbra gonfie. Angelo le infilò il cazzo in bocca — quello stesso cazzo che era stato nel suo culo — e Nicole lo accolse, succhiando, la lingua che vibrava contro la parte inferiore mentre lo prendeva in profondità. Lui le tenne la testa ferma con entrambe le mani e cominciò a muoversi, scopandole la bocca con lo stesso ritmo con cui le aveva scopato il culo, sentendo il calore umido di lei che lo avvolgeva.

Nicole lo succhiava con voracità, gli occhi che si aprivano a tratti per guardarlo in faccia, le guance cave che si gonfiavano a ogni spinta. La sua lingua lavorava la parte inferiore del cazzo con movimenti rapidi, vibranti, mentre la cappella le toccava la gola. Angelo sentì il piacere montare — una pressione alla base della spina dorsale, un calore che gli saliva lungo l'uccello — e accelerò, i fianchi che spingevano avanti con urgenza.

«Sto per venire», grugnì, e Nicole non si ritrasse, anzi, lo prese più in profondità, la lingua che vibrava più veloce. Angelo venne con un verso gutturale, lo sperma che le riempiva la bocca — caldo, denso, copioso — e Nicole deglutì, continuando a succhiare, le labbra strette attorno alla base mentre lui le scaricava dentro il suo nettare. Quando ebbe finito, si ritrasse, il cazzo che usciva dalla sua bocca con un filo di saliva e seme che si spezzò e le cadde sul mento.

Nicole rimase legata al tavolo, il respiro affannato, il corpo che tremava, il culo ancora aperto e arrossato, la bocca che conservava il sapore di lui. Angelo le posò una mano sulla schiena, sentendo il sudore e l'acqua residua sotto il palmo. «Sei stata fantastica», mormorò, e Nicole chiuse gli occhi, un sorriso stanco che le curvava le labbra gonfie.
scritto il
2026-09-25
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