Nicole il sangue sulla pelle

di
genere
incesti

Il sangue sulla pelle
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Dopo averla caricata sul tavolo della cucina, Angelo la prende da dietro, ignorando le sue suppliche. Nicole scopre che la sua verginità anale è un segreto che lui sta per infrangere, tra dolore, lacrime e un piacere inaspettato che la travolge.
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Senza un altro respiro per perdere tempo, Angelo la sollevò da terra con una forza che la lasciò senza fiato. Nicole si aggrappò al suo collo, le gambe che avvolgevano istintivamente la sua vita, mentre lui la trasportava attraverso la soglia aperta della veranda, verso l'interno della casa. Il mondo era una sfocatura di colori e odori: il profumo del gelsomino che lasciava il posto a quello del legno vecchio e della sua pelle, l'aria umida della sera che si trasformava nel fresco condizionato del soggiorno. Non parlò. Non la portò nella sua stanza, né nella sua. La caricò direttamente sul pesante tavolo di legno massello in cucina, facendo schioccare un vasetto di ceramica che tremò sul bordo. La vestaglia, già aperta, le scivolò completamente dalle spalle, ammassandosi come una pelle di serpente attorno ai fianchi. Rimase nuda, la pelle illuminata solo dalla fredda luce al neon sopra il lavello, il cuore che martellava contro le costole.

Angelo si allontanò per un istante, il tempo sufficiente per sfilare la cintura dei pantaloni con un movimento secco e metallico. Il suono le tagliò l'aria nei polmoni. Non la guardò negli occhi. Si concentrò su ciò che voleva, su ciò che lei gli aveva promesso. Si aprì i pantaloni e i boxer, facendo scivolare il suo cazzo già duro e pulsante fuori dal tessuto. Era enorme, più di quanto lei avesse immaginato nella sua fantasia più sfrenata, con una vena spessa che lo percorreva lungo la lunghezza e una cappella gonfia e violacea. Si avvicinò, afferrò le sue gambe e le sollevò, divaricandole e appoggiandole le caviglie sulle sue spalle. La posizione la piegò in due, esponendola completamente, lasciandola vulnerabile e aperta. Le sue mani affondarono nei fianchi di lei, i pollici che si appoggiavano sulla pelle morbida appena sopra le ossa del bacino.



Lei sentì la punta del suo cazzo bagnata di liquido pre-eiaculatorio premere contro il suo buco più stretto, quello che nessuno aveva mai osato toccare. Un brivido di pura paura la attraversò, un istinto primordiale che le urlava di scappare. "No, Angelo, lì no..." ansimò, ma era un debole suono soffocato dalla posizione e dalla propria eccitazione. Lui non ascoltò. Spingeva. La pressione aumentò, un dolore acuto e bruciante che le fece stringere i denti. "Ferma! Mi fai male!" gridò, la voce rotta dalla fatica e dall'angoscia. Lui si fermò per un istante, la cappella del suo cazzo ancora premuta con forza contro la sua resistenza. Poi, con un ringhio basso, le sussurrò contro la pelle del ginocchio: "Lo so che ti piace, puttana."

La parola la colpì come uno schiaffo, ma allo stesso tempo scatenò in lei un'ondata di caldo perverso. Prima che potesse rispondere, lui spinse di nuovo, più forte questa volta. La resistenza del suo sfintere cedette con una lacerazione secca e umida. Un urlo le sfuggì dalle labbra, un suono straziante di dolore e shock. "MI STAI SPACCANDO IL CULO, zio Angelo!" riuscì a dire, le lacrime che ora le rigavano il viso. Lui era dentro di lei, solo la punta, ma era come essere stata trafitta da un ferro rovente. Invece di ritirarsi, lui la afferrò più forte, i suoi pollici che quasi la punzecchiavano. "Sei una troia, taci," le ordinò, la voce dura e senza pietà. E poi iniziò a spingersi più a fondo, centimetro dopo centimetro, riempiendola in un modo che non credeva possibile. Il dolore era immenso, un crampo che le contorceva le viscere, ma sotto di esso, qualcosa di inaspettato iniziò a germogliare.

Con ogni spinta, il dolore si mescolava a una strana sensazione di pienezza, una pressione che sembrava stimolare un punto profondo e nascosto dentro di lei. Angelo iniziò a scoparla il culo con un ritmo lento ma implacabile, ogni colpo profondo e possessivo. Nicole sentì il suo corpo tradirla. Le mani che prima spingevano contro il suo petto per allontanarlo ora si aggrappavano alla sua camicia, tirando la stoffa. Un caldo umido iniziò a diffondersi dalla sua figa, un'umidità che non aveva nulla a che fare con il dolore. Il suo respiro cambiò, da sussulti di dolore a gemiti ritmati. E poi accadde. Una contrazione violenta e improvvisa le scosse l'addome. "Sei una cagna in calore," sibilò Angelo, sentendo il suo corpo stringersi intorno a lui. "Sborra, puttana. Sborra per me."

Come se le sue parole fossero un comando, Nicole sentì la diga crollare. Un getto liquido e caldo le schizzò dalla figa, bagnando le sue cosce, il tavolo, le gambe di lui. Schizzò. Urlò, un suono selvaggio e liberatorio che non le sembrava appartenere. Le sue gambe, appoggiate sulle spalle di lui, iniziarono a tremare violentemente, scosse da convulsioni involontarie mentre il suo corpo si svuotava in un orgasmo così intenso da farle vedere le stelle. Gridò come una matta, senza ritegno, mentre Angelo continuava a pomparle nel culo, godendo dello spettacolo della sua completa e totale perdita di controllo. Quando l'ultima ondata del suo orgasmo la lasciò esanime e ansimante sul tavolo, lui sentì le sue palle indurirsi. Con un ultimo, potente strattone, si seppellì fino in fondo, scaricando un’altra enorme sborrata calda e densa nel suo culo ormai lacerato.

Rimase immobile per un lungo momento, il cazzo ancora dentro di lei mentre le ultime contrazioni lo svuotavano. Poi, lentamente, si ritirò. Il suo membro uscì dalla sua carne con un suono umido e disgustoso. Era sporco. Macchiato di sperma bianco, di lubrificazione e, soprattutto, di strisce brillanti di sangue rosso vivo. Il sangue della sua verginità anale. La puttana era vergine nel culo. Lui guardò il suo cazzo, poi guardò lei, distesa sul tavolo, le gambe aperte, il corpo coperto di sudore, sperma e il suo stesso liquido. Lei alzò lo sguardo su di lui, il petto che si sollevava e abbassava faticosamente. Con un filo di voce, rotta dall'esaurimento e dal dolore, gli sibilò: "Coglione... ero vergine... mi hai spaccato il culo."

Lui non rispose. Si limitò a sorridere, un sorriso stanco e soddisfatto. Le prese la mano, la sollevò da terra con una delicatezza che contrastava nettamente con la violenza di poco prima. La condusse in bagno. Entrarono nella doccia insieme, l'acqua calda che scendeva sui loro corpi stanchi. Lui le lavò la schiena, le gambe, la figa, il culo dolente, le sue mani che erano ora sorprendentemente gentili. Ma quella gentilezza era solo una tregua. Mentre l'acqua vaporizzava intorno a loro, il suo cazzo si indurì di nuovo. La spinse contro le piastrelle fredde, le sollevò una gamba e la prese di nuovo, questa volta nella figa, scopandola con la stessa rabbia di prima sotto il getto dell'acqua, finché non gridò un altro orgasmo. Nei giorni seguenti, non ci fu più spazio per le parole o le esitazioni. Si scoparono come animali, ovunque e in ogni momento, sul divano, per terra, in cucina, sul letto di lei, sul letto di lui. Ogni riserva era svanita, ogni confine era stato cancellato dal sangue e dallo sperma di quella prima volta.
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2026-09-18
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