Il mio cucciolo

scritto il 2026-10-23 tempo di lettura 5 min

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dominazione
cura
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“Ci siamo ridotte a fare il filo ai froci.”
Micaela si abbatte sul tavolino, la testa nascosta tra i gomiti. Ma è solo sbronza.
Festa delle Donne dell'anno scorso, ci sono andate solo perché è nel fine settimana. In quattro amiche, pizzeria popolare con pienone. Di festa c'è solo il karaoke. Micaela ci va senza vergogna, il mare d'inverno, e con un colpo solo uccide Berté e Ruggeri. Ma almeno si ride sinceramente. Si parla di vestiti e uomini, di lavoro no.
Ci piace il cameriere, un bel ragazzo imbranato qui per dare una mano. È sempre al nostro tavolo, Micaela ha deciso che sarà una Festa della Donna epica. Le avances sono grottesche ma il ragazzo non si imbarazza, sta al gioco, fa da spalla alla babbiona.
So come ci vede dai suoi vent'anni. È un gioco crudele quello che vedo.
È alto, spalle diritte, per me fa nuoto. Di nudo ha solo le braccia e il collo fino all'incavo del trapezio. Maglietta bianca e jeans cargo, ha il ciuffo sulla fronte, le mani e i movimenti aggraziate. La voce quasi non si sente nel casino, ma ha gli occhi vivi, che dicono la verità. Mi imbarazzo io per Micaela.
Tra me e lui scatta qualcosa. O me lo immagino io. Mi vede diversa.
Lo osservo tra i tavoli. Ha certamente un bel culo. Micaela, scaricata, dice che lo prende in culo. Forse, ma mi piace.
È una serata tra vecchie amiche, parlo poco, è un momento di riflessione per me. Sei costretta a ripensare a quello che sei. Ai tuoi vent'anni e a tutti quelli che li hanno seguiti. Io ho avuto Andrea e sono stata cinque anni di Marco. Ho sempre cercato e fatto con chi mi scopava, adesso non so, mi sento cambiata, voglio scopare io.
Sesso giovane ne faccio. Ogni tanto pesco in rete bei ragazzi che fanno ginnastica tra le mie cosce, giovani che fanno felici le 'mature'. Cazzo, ho solo trentacinque anni! Un paio li ho anche pagati. Vorrei dire che mi hanno lasciato il vuoto, invece mi hanno riempita una notte.
Lo guardo tra i tavoli, ha certamente un bel culo e lo voglio scopare io.
Non mi serve vedere. So com'è la pelle tesa sul ventre piatto, quasi incavato, com'è la sua schiena. Mi piace la sua femminilità latente. Sa che lo fisso, mentre guarda la sala si tocca appena per sistemarselo. È giovane ma svezzato.
Vado in bagno, faccio slalom tra le sedie. Sono camicetta e jeans. Al ritorno Micaela è euforica. “T'ha guardato il culo. Andata e ritorno!”
“Non facciamo le patetiche.” Dico e spengo una serata che non si è mai accesa.
Ho voglia di mordere due chiappe. Mi chiedo se Marco, in quel bar sui Navigli, mi guardava come sto guardando io il cameriere. È bellissimo per me, non sono innamorata, non voglio farci l'amore, non voglio scoparci. Voglio scoparlo. Lo voglio.
Mi ci perdo, rispondo alle amiche domandandomi che sapore ha la sua sborra. Bevo un goccio di Montenegro. Non mi sono sbronzata ma me lo sogno. Sento odore e sapore. Di cucciolo.
Tutto mio.
In bagno ho già scritto il biglietto. Il mio numero di telefono e 'chiama quando vuoi'. Nemmeno mi sfiora l'idea di un due di picche.
È una serata del cazzo. Penso solo al suo culetto liscio, certa che ha un cazzo bello com'è lui.
All'una sollevo Micaela per riportarla a casa. Fa teatro, non si regge in piedi, vuole che il ragazzo la aiuti, si aggrappa alla sua spalla. Lo spingo via, non serve, ma nella confusione gli palpo il culo. Come piace a un fluid, a piena mano sotto, quasi fino alle palle, una bella spalmata pesante.
Lo saluto dandogli la mano e gli passo il bigliettino.

Non riesco ad addormentarmi. Serata del cazzo. Penso a Marco, io incaprettata per lui. Ma al mio posto c'è il mio cameriere. Gli mungo il cazzo giovane, i suoi coglioni sono per me. E allora penso a Alex, il mio sodomita. Dovrei chiamarlo, dopo una serata così solo un xxl in culo! Mi dico che lo chiamerò domani mattina e l'orgasmo arriva leggero. Mi addormento un poco felice. Ho palpato il culo del mio cucciolo.

Mi sveglio alle nove. Dormito poco.
Mi sveglio con ancora in testa, no!, con tra le gambe il mio cucciolo.
Guardo se mi ha scritto. Niente. Cazzo, non voglio una domenica repressa. Mi scuoto, c'è tutta la cucina da lucidare.
Un suono di Whatsapp. 'Sono Leo. Mi hai lasciato numero.'
È mio! Il cucciolo è mio! Si chiama Leo il mio leoncino.
Povero il mio cucciolo, spera in una chiavata. Non lo sa ancora, sarà mio. Sarà la mia Daniela.
Lo chiamo all'istante. Non è imbarazzato, ha il cazzo che tira. Gli dico che se gli va può venire a pranzo da me. “Si può fare, nel pomeriggio ho gli amici.”
Il cucciolo crede di cavarsela con pompino e ciulata.
Mi sento fredda come Marco.
Ripercorro quel corpo immaginandomi cosa fare.
Sono cambiata. Voglio mordere
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