RCD 4
scritto il 2026-10-23 tempo di lettura 10 min
di
Solo Qualche Parola
genere
dominazione
cura
A
Eccomi qua con un altro capitolo. Vi chiedo scusa per l'attesa, purtroppo scrivo nei ritagli di tempo, che sono pochi. Per qualsiasi opinione, critica, commento: soloqualcheparola@proton.me
Lei mi guarda, aspetta.
Resta l, ferma, le guance arrossate, gli occhi lucidi, le mani sulle cosce, il petto che le si muove a intervalli regolari, a ogni respiro, le gambe aperte, con il tessuto della gonna teso e l’ombra che cela la sua intimità. Nuda.
Non posso negare il fascino che esercita su di me.
Come possa Luca trascurarla è un mistero che non mi interessa approfondire ma di cui lo ringrazio.
«Alzati.»
Il mio tono è fermo, deciso, ma comunque garbato.
Un fremito le attraversa le spalle e la vedo mentre sposta lo sguardo al pavimento che ci separa e poi a me.
Cosa darei per sapere i suoi pensieri.
Non si alza subito, per un lungo istante rimane immobile. Vedo le dita che si contraggono stringendo il tessuto.
Poi si alza, il tessuto della gonna scivola giù, coprendole nuovamente le gambe.
Chissà come sono i suoi capezzoli in questo momento.
«Vieni qui.»
Fa un passo, al secondo la fermo.
«No… non così.»
Si ferma e guarda perplessa.
«E come devo fare?»
Con il dito indice indico il pavimento.
«A quattro zampe.»
Quelle tre parole le arrivano addosso come una doccia gelata, la vedo mentre irrigidisce le spalle, il rossore le sale dal collo fino alle guance e sgrana gli occhi.
«A… quattro… zampe…?»
«Proprio così.»
Nei suoi occhi passa un attimo di esitazione, di sfida, forse anche di eccitazione. Li abbassa.
«D’accordo.»
Lo dice piano, sotto voce, ho l’impressione che lo dica più a se stessa che a me. Le sue mani si aggrappano al tessuto della gonna e, lentamente, lo alzano fino alle ginocchia.
Poi si piega.
Ed è uno dei momenti più erotici che abbia mai vissuto.
Prima un ginocchio.
Poi l’altro.
Mi guarda un istante.
Respira a fondo.
Mette giù la mano destra, la sinistra la segue.
Il top scende verso il basso, ho uno scorcio molto interessante del suo decolté prima che abbassi la testa, i lunghi capelli corvini che scendono e le coprono il viso.
Immobile.
«Adesso voglio che inarchi la schiena, pancia verso il basso e mi guardi.»
Piega la schiena.
Sospira.
Alza la testa.
I suoi occhi nocciola mi fissano. Riesco a leggerci la consapevolezza di quello che sta facendo, quattro zampe davanti a uno (quasi) sconosciuto a cui ha promesso sottomissione.
Le sue guance così arrossate sono meravigliose. I suoi seni che puntano verso il basso sono un invito davvero difficile da contrastare.
Per ora, però, resto immobile.
«Come ti senti?»
Deglutisce.
«Non… lo so. È difficile…»
«Sei a disagio?»
Mezzo sorriso.
«Sì.»
«Ti piace?»
Per un attimo abbassa lo sguardo.
«Penso… penso di sì…»
Per ora mi basta.
«Vieni.»
La vedo esitare.
Muove una mano… un ginocchio… l’altra mano… l’altro ginocchio…
Avanza. Un passo alla volta. Le ginocchia e le mani che si spostano avanti, una dopo l’altra, i suoi fianchi ondeggiano a ogni movimento… in una visione che trovo… dannatamente provocante a cui non riesco e non voglio restare indifferente.
Alza la testa, mi guarda, i suoi occhi nocciola carichi di una luce erotica.
Fa un altro passo senza distogliere lo sguardo dal mio, ormai tra le mie gambe, in una situazione tutt’altro che ambigua.
Prima che possa dire o fare qualcosa, il collo di Martina si piega da un lato e alloggia la testa sulla mia coscia.
Restiamo fermi in quella posizione per un tempo che mi pare infinito. Vorrei di più, è vero, ma devo riconoscere che la carica erotica di questo momento è qualcosa che non provavo da tempo… dai tempi della mia ex.
E poi succede.
Le sue labbra toccano la stoffa. Un bacio. Leggero, appena percettibile, sulla coscia. Da quel punto esatto parte un brivido che mi attraversa fino a esplodermi nel cervello. Per un attimo mi manca l’aria.
Poi un altro, più su, e un altro, un altro e un altro. Ogni volta sale di poco, pochissimo, in una lenta e sublime agonia, con un ritmo che mi uccide.
Non ho cuore di parlare o di muovermi.
Non c’è fretta né esibizione nei suoi movimenti. È qualcos’altro, qualcosa che ho visto con Sara… qualcosa che si avvicina alla devozione.
Quando arriva all’anca non si ferma, continua, lentamente, un bacio dopo l’altro, verso il mio membro.
E quando lo trova non smette, continua, saggiando la mia erezione lentamente.
Solo quando arriva sulla punta qualcosa cambia.
Il suo baricentro si sposta indietro, sulle ginocchia, per lasciare libere le mani, che salgono fino alla mia cintura.
Con movimenti rapidi e precisi la slacciano e non aspettano, aprendo anche i bottoni dei miei jeans.
Sono sorpreso.
Nessuna esitazione in Martina.
Lei non mi guarda, ma io non mi perdo un istante dei suoi movimenti, delle sue mani che afferrano il bordo dei boxer e lo abbassano.
E la mia erezione, finalmente, respira. Davanti ai suoi occhi, davanti alla sua bocca.
Sento il calore del suo respiro.
Alza lo sguardo e nei suoi occhi vedo un’espressione… come se mi stesse chiedendo il permesso.
Annuisco, in silenzio.
E le sue labbra si appoggiano sulla mia pelle, sul mio pene, dalla base fino a salire.
Ogni bacio un brivido, una vibrazione.
E quando arriva in cima appoggia le labbra sulla punta e inizia a spingere, lentamente. E la sua bocca si apre alla pressione del membro e la sento avvolgermi, calda e accogliente.
Chiudo gli occhi e appoggio la testa indietro.
“Cazzo…”, mormoro in un attimo di estasi.
Rialza la testa, mi tiene con una mano accarezzandomi lentamente.
La sua lingua si appoggia alla base e, sempre con quella sua dannata lentezza, sale verso l’alto.
Una dannata, piacevole, tortura.
Poi apre la bocca e si cala sul mio membro, fino in fondo.
Non ha fretta, non cerca di impressionarmi con velocità o profondità. Cerca il punto giusto, lo trova, stringe le labbra e resta ferma.
E inizia a muoversi.
Lentamente. La lingua piatta, le labbra che si stringono mentre sale e scende, centimetro dopo centimetro, con una pressione calda e bagnata, il movimento controllato. La sua testa si muove con un ritmo che sembra suo, come se stesse seguendo una musica che solo lei può sentire.
Per me è una danza sublime.
La guardo, adesso. I capelli le sono caduti in avanti, nascondendole il viso, ma vedo il movimento della sua testa, la curva della schiena, le mani che si stringono sulle mie cosce.
Le scosto i capelli, mi lascia fare senza distrarsi.
I suoi occhi sono chiusi. Le sue labbra sono tese, e strette sul mio cazzo.
Sono affascinato. E completamente nelle sue mani. O nella sua bocca, per meglio dire.
Non è certo la prima che si prende cura di me, ma lei riesce a farlo… da maestra.
Come può Luca non apprezzare?
Brava è la parola sbagliata... è qualcosa di più. Sa esattamente cosa sta facendo e lo fa con una precisione e una consapevolezza che mi attraversano il petto come un colpo di calore.
Torna giù, alla base e, anche se le labbra stanno ferme, non posso dire lo stesso della lingua.
Non si muove a caso, segue un disegno che conosce solo lei e traccia linee che mi spezzano il fiato e fanno stringere i pugni sul divano.
La sua mano sinistra torna su di me, stringe alla base con il pollice che traccia cerchi lenti mentre la destra inizia a massaggiarmi lentamente le palle.
E quello che più mi stupisce è che non sono stato io a dirle di farlo. Forse l’ho invitata a farlo quando le ho detto di mettersi in ginocchio e venire da me, ma il resto è stata una scelta sua.
Non sta recitando.
Sta servendo.
Accenno un sorriso al pensiero.
Ora è lei che comanda il mio piacere, lei decide il ritmo, lei decide cosa darmi.
Lei ha preso il comando.
Apre la bocca… allunga la lingua… le sue labbra scendono più in basso.
Sento la sua gola che si apre e mi accoglie, la pressione cambia, diventa più calda, più stretta, più profonda.
Le esce un suono strano dalla gola, qualcosa che non è un gemito e non è un sospiro, qualcosa di più… primitivo.
E se è vero che io fatico a non muovermi è vero che le sue anche si muovono. Piano, appena percettibile, un dondolio che non le ho chiesto e che vogliono dire una cosa sola:
Si sta eccitando.
Lo sento anche dal modo in cui le sue labbra tremano, dal modo in cui le sue dita si stringono, dal modo in cui il suo respiro si fa più corto.
Qualcosa è cambiato.
«Spettacolare...»
La parola mi esce prima che possa fermarla. Non è un verdetto. È un cedimento.
Lei non si ferma se non per un istante. Nonostante il mio membro in bocca abbozza un sorriso.
Sa bene cosa significa quella parola, come sa altrettanto che a parlare è l’uomo a cui ha chiesto sottomissione.
Il mio respiro si fa più corto.
Inizio a pensare che potrei venirle in bocca.
Le metto una mano tra i capelli non per guidarla, non per aggrapparmi, ma solo per sentirla.
E il mio bacino si muove a ritmo con lei.
Sale, fino in cima, posa un bacio delicato sulla punta.
«Grazie», le sento dire.
La sua bocca scende ancora. La sento prendere tutto, finché non arriva in fondo, e le labbra si chiudono e la gola si stringe intorno a me.
«Come cazz…», mormoro.
Un brivido mi attraversa la spina dorsale. Il mio bacino si muove da solo, senza permesso, forse troppo, e la sento emettere un verso…
Non reggo più.
Le mie dita si stringono nei suoi capelli. Tirano indietro. La sua testa si solleva, la sua bocca si stacca con un suono umido che rimbalza tra le pareti e mi arriva diretto al cervello.
I suoi occhi sono grandi, spalancati, mi guardano con un’espressione interrogativa. La bocca aperta, bagnata e lucida, i capelli in disordine.
«Ti ho fatto…»
Non le faccio finire la frase.
La bacio.
Non sono delicato.
Le infilo la lingua in bocca strappandole un verso strano.
Le sue labbra sono morbide e piene.
È un bacio ruvido, pienoi
Voglio la sua lingua e me la prendo.
Martina non si oppone.
Dopo un attimo di esitazione risponde.
Ci vuole un attimo, le sue mani sul mio sesso.
Non vuole mollare.
Io ho solo voglia di scoparla, di prenderla, di farla mia e di vedere il mio sperma colarle fuori.
Mi stacco, sempre tenendola per i capelli.
La guardo dritto negli occhi, in quegli occhi con una luce erotica meravigliosa.
«Adesso facciamo sul serio.»
«Ma io non stavo giocando…»
La bacio ancora. E stavolta non mi stacco.
Mi alzo, la prendo per le braccia e la faccio alzare.
Un attimo dopo la spingo sul divano.
«Ora sei mia.»
Lei mi guarda, aspetta.
Resta l, ferma, le guance arrossate, gli occhi lucidi, le mani sulle cosce, il petto che le si muove a intervalli regolari, a ogni respiro, le gambe aperte, con il tessuto della gonna teso e l’ombra che cela la sua intimità. Nuda.
Non posso negare il fascino che esercita su di me.
Come possa Luca trascurarla è un mistero che non mi interessa approfondire ma di cui lo ringrazio.
«Alzati.»
Il mio tono è fermo, deciso, ma comunque garbato.
Un fremito le attraversa le spalle e la vedo mentre sposta lo sguardo al pavimento che ci separa e poi a me.
Cosa darei per sapere i suoi pensieri.
Non si alza subito, per un lungo istante rimane immobile. Vedo le dita che si contraggono stringendo il tessuto.
Poi si alza, il tessuto della gonna scivola giù, coprendole nuovamente le gambe.
Chissà come sono i suoi capezzoli in questo momento.
«Vieni qui.»
Fa un passo, al secondo la fermo.
«No… non così.»
Si ferma e guarda perplessa.
«E come devo fare?»
Con il dito indice indico il pavimento.
«A quattro zampe.»
Quelle tre parole le arrivano addosso come una doccia gelata, la vedo mentre irrigidisce le spalle, il rossore le sale dal collo fino alle guance e sgrana gli occhi.
«A… quattro… zampe…?»
«Proprio così.»
Nei suoi occhi passa un attimo di esitazione, di sfida, forse anche di eccitazione. Li abbassa.
«D’accordo.»
Lo dice piano, sotto voce, ho l’impressione che lo dica più a se stessa che a me. Le sue mani si aggrappano al tessuto della gonna e, lentamente, lo alzano fino alle ginocchia.
Poi si piega.
Ed è uno dei momenti più erotici che abbia mai vissuto.
Prima un ginocchio.
Poi l’altro.
Mi guarda un istante.
Respira a fondo.
Mette giù la mano destra, la sinistra la segue.
Il top scende verso il basso, ho uno scorcio molto interessante del suo decolté prima che abbassi la testa, i lunghi capelli corvini che scendono e le coprono il viso.
Immobile.
«Adesso voglio che inarchi la schiena, pancia verso il basso e mi guardi.»
Piega la schiena.
Sospira.
Alza la testa.
I suoi occhi nocciola mi fissano. Riesco a leggerci la consapevolezza di quello che sta facendo, quattro zampe davanti a uno (quasi) sconosciuto a cui ha promesso sottomissione.
Le sue guance così arrossate sono meravigliose. I suoi seni che puntano verso il basso sono un invito davvero difficile da contrastare.
Per ora, però, resto immobile.
«Come ti senti?»
Deglutisce.
«Non… lo so. È difficile…»
«Sei a disagio?»
Mezzo sorriso.
«Sì.»
«Ti piace?»
Per un attimo abbassa lo sguardo.
«Penso… penso di sì…»
Per ora mi basta.
«Vieni.»
La vedo esitare.
Muove una mano… un ginocchio… l’altra mano… l’altro ginocchio…
Avanza. Un passo alla volta. Le ginocchia e le mani che si spostano avanti, una dopo l’altra, i suoi fianchi ondeggiano a ogni movimento… in una visione che trovo… dannatamente provocante a cui non riesco e non voglio restare indifferente.
Alza la testa, mi guarda, i suoi occhi nocciola carichi di una luce erotica.
Fa un altro passo senza distogliere lo sguardo dal mio, ormai tra le mie gambe, in una situazione tutt’altro che ambigua.
Prima che possa dire o fare qualcosa, il collo di Martina si piega da un lato e alloggia la testa sulla mia coscia.
Restiamo fermi in quella posizione per un tempo che mi pare infinito. Vorrei di più, è vero, ma devo riconoscere che la carica erotica di questo momento è qualcosa che non provavo da tempo… dai tempi della mia ex.
E poi succede.
Le sue labbra toccano la stoffa. Un bacio. Leggero, appena percettibile, sulla coscia. Da quel punto esatto parte un brivido che mi attraversa fino a esplodermi nel cervello. Per un attimo mi manca l’aria.
Poi un altro, più su, e un altro, un altro e un altro. Ogni volta sale di poco, pochissimo, in una lenta e sublime agonia, con un ritmo che mi uccide.
Non ho cuore di parlare o di muovermi.
Non c’è fretta né esibizione nei suoi movimenti. È qualcos’altro, qualcosa che ho visto con Sara… qualcosa che si avvicina alla devozione.
Quando arriva all’anca non si ferma, continua, lentamente, un bacio dopo l’altro, verso il mio membro.
E quando lo trova non smette, continua, saggiando la mia erezione lentamente.
Solo quando arriva sulla punta qualcosa cambia.
Il suo baricentro si sposta indietro, sulle ginocchia, per lasciare libere le mani, che salgono fino alla mia cintura.
Con movimenti rapidi e precisi la slacciano e non aspettano, aprendo anche i bottoni dei miei jeans.
Sono sorpreso.
Nessuna esitazione in Martina.
Lei non mi guarda, ma io non mi perdo un istante dei suoi movimenti, delle sue mani che afferrano il bordo dei boxer e lo abbassano.
E la mia erezione, finalmente, respira. Davanti ai suoi occhi, davanti alla sua bocca.
Sento il calore del suo respiro.
Alza lo sguardo e nei suoi occhi vedo un’espressione… come se mi stesse chiedendo il permesso.
Annuisco, in silenzio.
E le sue labbra si appoggiano sulla mia pelle, sul mio pene, dalla base fino a salire.
Ogni bacio un brivido, una vibrazione.
E quando arriva in cima appoggia le labbra sulla punta e inizia a spingere, lentamente. E la sua bocca si apre alla pressione del membro e la sento avvolgermi, calda e accogliente.
Chiudo gli occhi e appoggio la testa indietro.
“Cazzo…”, mormoro in un attimo di estasi.
Rialza la testa, mi tiene con una mano accarezzandomi lentamente.
La sua lingua si appoggia alla base e, sempre con quella sua dannata lentezza, sale verso l’alto.
Una dannata, piacevole, tortura.
Poi apre la bocca e si cala sul mio membro, fino in fondo.
Non ha fretta, non cerca di impressionarmi con velocità o profondità. Cerca il punto giusto, lo trova, stringe le labbra e resta ferma.
E inizia a muoversi.
Lentamente. La lingua piatta, le labbra che si stringono mentre sale e scende, centimetro dopo centimetro, con una pressione calda e bagnata, il movimento controllato. La sua testa si muove con un ritmo che sembra suo, come se stesse seguendo una musica che solo lei può sentire.
Per me è una danza sublime.
La guardo, adesso. I capelli le sono caduti in avanti, nascondendole il viso, ma vedo il movimento della sua testa, la curva della schiena, le mani che si stringono sulle mie cosce.
Le scosto i capelli, mi lascia fare senza distrarsi.
I suoi occhi sono chiusi. Le sue labbra sono tese, e strette sul mio cazzo.
Sono affascinato. E completamente nelle sue mani. O nella sua bocca, per meglio dire.
Non è certo la prima che si prende cura di me, ma lei riesce a farlo… da maestra.
Come può Luca non apprezzare?
Brava è la parola sbagliata... è qualcosa di più. Sa esattamente cosa sta facendo e lo fa con una precisione e una consapevolezza che mi attraversano il petto come un colpo di calore.
Torna giù, alla base e, anche se le labbra stanno ferme, non posso dire lo stesso della lingua.
Non si muove a caso, segue un disegno che conosce solo lei e traccia linee che mi spezzano il fiato e fanno stringere i pugni sul divano.
La sua mano sinistra torna su di me, stringe alla base con il pollice che traccia cerchi lenti mentre la destra inizia a massaggiarmi lentamente le palle.
E quello che più mi stupisce è che non sono stato io a dirle di farlo. Forse l’ho invitata a farlo quando le ho detto di mettersi in ginocchio e venire da me, ma il resto è stata una scelta sua.
Non sta recitando.
Sta servendo.
Accenno un sorriso al pensiero.
Ora è lei che comanda il mio piacere, lei decide il ritmo, lei decide cosa darmi.
Lei ha preso il comando.
Apre la bocca… allunga la lingua… le sue labbra scendono più in basso.
Sento la sua gola che si apre e mi accoglie, la pressione cambia, diventa più calda, più stretta, più profonda.
Le esce un suono strano dalla gola, qualcosa che non è un gemito e non è un sospiro, qualcosa di più… primitivo.
E se è vero che io fatico a non muovermi è vero che le sue anche si muovono. Piano, appena percettibile, un dondolio che non le ho chiesto e che vogliono dire una cosa sola:
Si sta eccitando.
Lo sento anche dal modo in cui le sue labbra tremano, dal modo in cui le sue dita si stringono, dal modo in cui il suo respiro si fa più corto.
Qualcosa è cambiato.
«Spettacolare...»
La parola mi esce prima che possa fermarla. Non è un verdetto. È un cedimento.
Lei non si ferma se non per un istante. Nonostante il mio membro in bocca abbozza un sorriso.
Sa bene cosa significa quella parola, come sa altrettanto che a parlare è l’uomo a cui ha chiesto sottomissione.
Il mio respiro si fa più corto.
Inizio a pensare che potrei venirle in bocca.
Le metto una mano tra i capelli non per guidarla, non per aggrapparmi, ma solo per sentirla.
E il mio bacino si muove a ritmo con lei.
Sale, fino in cima, posa un bacio delicato sulla punta.
«Grazie», le sento dire.
La sua bocca scende ancora. La sento prendere tutto, finché non arriva in fondo, e le labbra si chiudono e la gola si stringe intorno a me.
«Come cazz…», mormoro.
Un brivido mi attraversa la spina dorsale. Il mio bacino si muove da solo, senza permesso, forse troppo, e la sento emettere un verso…
Non reggo più.
Le mie dita si stringono nei suoi capelli. Tirano indietro. La sua testa si solleva, la sua bocca si stacca con un suono umido che rimbalza tra le pareti e mi arriva diretto al cervello.
I suoi occhi sono grandi, spalancati, mi guardano con un’espressione interrogativa. La bocca aperta, bagnata e lucida, i capelli in disordine.
«Ti ho fatto…»
Non le faccio finire la frase.
La bacio.
Non sono delicato.
Le infilo la lingua in bocca strappandole un verso strano.
Le sue labbra sono morbide e piene.
È un bacio ruvido, pienoi
Voglio la sua lingua e me la prendo.
Martina non si oppone.
Dopo un attimo di esitazione risponde.
Ci vuole un attimo, le sue mani sul mio sesso.
Non vuole mollare.
Io ho solo voglia di scoparla, di prenderla, di farla mia e di vedere il mio sperma colarle fuori.
Mi stacco, sempre tenendola per i capelli.
La guardo dritto negli occhi, in quegli occhi con una luce erotica meravigliosa.
«Adesso facciamo sul serio.»
«Ma io non stavo giocando…»
La bacio ancora. E stavolta non mi stacco.
Mi alzo, la prendo per le braccia e la faccio alzare.
Un attimo dopo la spingo sul divano.
«Ora sei mia.»
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