Sono quella per il suo cazzo

scritto il 2026-10-16 tempo di lettura 5 min

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Un anno insieme senza accorgercene.
La passione tra noi è calata. E ora è molto peggio.
Marco ha tre donne: la sua ex, che cura e protegge, la bella Giulia per fare l’amore e il mio corpo.
Si è riavvicinato all’ex-moglie. Marco non manca mai a una promessa.
Penso poco a lei, il meno che posso. Nei momenti più deboli la sento quasi sorella, una che divide con me il destino. Per riavere Marco ha dovuto rinunciare a molto di lui. Odia ed è gelosa della bella Giulia.
Io invece non esisto. Sono quella che non si nomina, sono solo una necessità.
Dovrei invidiare anch’io la bella Giulia: ha la parte migliore di Marco. Quella che non mi interessa.
Non possiamo essere amiche perché lei mi compatisce, prova pena per me.
Giulia, ventenne e dolcissima, è per fare l’amore. Quello ininterrotto, lungo una notte, fatto di respiri. Dona il suo corpo che è un’emozione cristallina, pulita, senza crepe. Un corpo da accogliere. Ride da ragazzina, sorpresa, che non si può, quando le lecco tra le cosce. Ma poi si lascia andare. Giulia dona il suo bellissimo corpo all’amore. Crede che l’ami.
Io sulla sua pelle cerco l’odore di lui, le sue vibrazioni.
La sua ex, Giulia e me.
Daniela.
Io sono quella che custodisce nel cassetto un suo maglioncino di lana, che non gli ho più ridato. Morbido, la lana appena ruvida al tatto, ci affondo il viso. Un maglioncino, nemmeno i suoi boxer.
Io per lui sono la frugalità del sesso. Ci basta il letto, il tavolo della cucina e una lavatrice per lavare tutto. Non mi porta più fuori. Basta cenette: finivano tutte nel cesso, inculata in bilico sulla tazza.
Cena da me. Sbrana la mia fica, i seni e il mio dolore.
Se usciamo è per luridi boschetti, club affollati e il seminterrato di Sandro.
Marco desidera con immaginazione il mio corpo. Che è anche dolore.
Delle tre sono l’unica ad averlo solo quando mi desidera.
Niente dovere, gratitudine o affetto. Solo desiderio.
—
Sono le cinque quando il telefono vibra.
«Ci sei? Vengo tra mezz’ora.»
Al lavoro invento una scusa qualsiasi: mal di testa, appuntamento, non importa. Esco di corsa.
In macchina non penso a niente, solo al tempo che mi spinge.
Arrivo e lo vedo già sotto casa, appoggiato alla macchina, le mani in tasca. Mi guarda salire i gradini senza sorridere.
Sulle scale sento il suo sguardo. Mi fissa il culo, mi desidera con immaginazione.
Lo voglio per l’intera notte e uscirne a pezzi.
Entriamo. Chiudo la porta.
Getta la giacca.
Mi palpa il culo:
«Toglili.»
Esco veloce da pantaloni e mutandine. Rimango in camicetta: non serve togliermela, ha fretta.
Non sarà per la notte. Lo capisco subito. Questa notte non mi legherà mani e piedi al bastone di acciaio, non resterà nel mio letto.
Mi spinge in cucina. Uno spintone e sono pancia sul tavolo. Mi afferro agli angoli.
Niente saliva. Mi allarga le natiche e me lo picchia in culo.
Il cazzo mi entra come un intruso, spintona, fa fatica, spinge furioso fino a urtarmi con le palle.
Il dolore è ipnotico, il piacere lacerante.
Stringo i denti e mi aggrappo più forte al bordo del tavolo.
Mi sbatte in culo. Ogni colpo fa rimbalzare il tavolo in avanti, le gambe del tavolo stridono sul pavimento. Io con lui.
Non c’è ritmo di scopata, solo furia che mi trova impreparata a ogni picconata.
Mi stupra il culo, fa quello che deve fare.
Gemo di gola. Vorrei potermi vedere.
Marco ha un cazzo fantastico. È dentro di me, gode in me.
Viene inspirando. Un suono basso, gutturale, da animale, e il corpo che si irrigidisce contro il mio.
Resta dentro pochi secondi, inchiodata a lui, poi esce trascinandomi l’anima.
Ascolto l’ano pulsare, l’aria fresca sul bruciore. Non voglio che si richiuda.
Spingo la sborra: scende verso la figa ma cola lungo la coscia.
Si stacca da me. Un salto in bagno per lavarsi.
Io resto ancora piegata, nella speranza che resti.
Cerca la giacca.
«Stasera non posso.»
Esce.
La porta si chiude.
Nemmeno un bacio. Mi pizzico il capezzolo da sola. Non deve sentirti in colpa per me.non lo sopporterei.

So. So che stasera è da Giulia.
So che è passato qui solo per scaricarsi. Per poter fare l’amore con Giulia.
Con lei sarà lento, lungo, respiri e sussurri. Lei gli darà il corpo pulito, senza crepe, e crederà di essere amata.
Io gli ho dato solo un buco, un pezzo del mio corpo rotto, dove scaricare la parte più grezza. Quella che è solo per me.
Eppure non può fare a meno di Daniela.
Questa è la contraddizione che mi tiene.
Sono il sesso animale, il dolore, il tavolo della cucina.
Non sono l’amore. Non sono la tenerezza.
Sono la custodia del suo cazzo, il desiderio dei suoi coglioni.
È umiliante e insieme potente.
Sono l’unica che prende. Niente maschere. Solo il bisogno.
Scendo dal tavolo.
Mi siedo a terra, con la schiena contro lo sportello della lavatrice.
Una mano scende tra le natiche, dove lui è stato, dove il dolore è ancora ricordo.
Chiudo gli occhi e mi masturbo pensando a lui che tra poco sarà dentro Giulia, lento e attento, mentre io resto qui, sola, a finire quello che ha lasciato a metà.
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