Iperbole immaginifica
scritto il 2026-10-23 tempo di lettura 13 min
di
Hotwriter83
genere
trio
cura
C
Nessuna delusione amorosa.
Nessun fidanzatino stronzo da ragazzina né partner stronzi o egoisti. Semplicemente non riusciva a vedersi nel condividere i suoi spazi ed il suo tempo ripetutamente e ciclicamente con la stessa persona.
Aveva i suoi momenti di down, ma l' istinto era sempre stato quello di chiudersi in sé e trarre forza e motivazioni da sé stessa, dalla sua consapevolezza di sé e delle sue capacità.
Aveva sempre avuto quell' attitudine, ma non era mai stato un limite per i rapporti interpersonali. Semplicemente non concepiva la necessità di un unione continuativa quasi da contratto, né per un eventuale compagno o compagna di vita ma nemmeno per quanto riguardava le amicizie.
Crescendo si rese conto che la visione sociale di quella sua attitudine era considerata "strana" ma per lei era semplicemente il suo modo di stare al mondo. Adorava essere coinvolta in gruppi di lavoro, uscire in compagnia, ma non vedeva mai certe cose proiettate in un certo futuro. E anche con gli uomini era così.
E lei adorava gli uomini.
Non si era mai posta limiti, se le veniva qualche voglia faceva in modo di soddisfarla, e capitavano anche periodi di curiosità o situazioni impreviste dove finiva a passare la notte a casa di una collega a leccarle la figa finché quella non chiedeva pietà perché spossata dalla sua implacabile abilità orale.
Ma preferiva gli uomini.
Il membro maschile per lei era necessità, e più del proprietario del cazzo di turno, a lei interessava proprio quel pezzo di carne pulsante, adorava sentirlo inturgidire fra le sue mani, nella sua bocca, e dentro di lei. Non badava troppo a misure e forme, anzi, adorava trovare e provare cose nuove, ogni cazzo aveva qualcosa da darle, ogni cazzo necessitava di diverse attenzioni per dare e darle il meglio di sé, e lei era diventata un artista a fare splendere di luce propria ogni cazzo che con cui aveva a che fare.
Ovviamente la sua attitudine a non avere partners fissi non era compatibile con la mentalità chiusa del piccolo paese dove era nata, lo intuì abbastanza presto e capì subito che il suo posto nel mondo sarebbe stato o un continuo girovagare o il diluirsi in una città affollata, diventare un numero in mezzo a milioni di numeri, e scegliere a quali accompagnarsi giorni dopo giorno.
Si trasformò in una sorta di cacciatrice di cazzi.. ogni occasione poteva essere buona, e lei di certo non faceva nulla per scansarle.
Una femminilità esplosiva racchiusa in 160 cm, un fisico con le sue rotondità che sapeva presentare con quella necessaria naturalezza da renderle sinuose curve che attiravano gli sguardi. Terza di seno leggermente assimmetrica con una delle due sensuali rotondità un po' più sfacciata e pienotta e l' altra come una sorellina leggermente più piccola che chiamava per essere accarezzata per prima. Anche quello faceva parte della sua unicità. Le natiche invece parevano scolpite nel marmo dal Bernini, perfette, rotonde e sode, sarebbero state il fiore all' occhiello di qualsiasi donna ma con lei..beh con lei era difficile competere con la sua personalità, sicuramente l' aspetto più intrigante della sua persona.
Avrebbe potuto accumulare liste di cazzi su siti, social e canali vari, ma oltre essere troppo facile, poco stimolante e sinceramente avvilente era qualcosa che non faceva scattare niente nel suo cervello.
E se il cervello non si accende la mutanda non si bagna.
Adorava frequentare bar, ristoranti, pub ma anche centri commerciali o negozi. Non partiva con tattiche pre impostate ma si divertiva a pesare la gente, a valutare le possibilità e a sfruttarle quando erano valide. Capitava che ci fosse un approccio con dialogo, chiacchiere e un po' di conoscenza, ma anche "semplici" giochi di sguardi che potevano concludersi nel bagno del locale o nel camerino di prova in un negozio di vestiti. E anche le dinamiche non erano sempre uguali, odiava la serialità e le cose scontate, poteva divertirsi con un pompino veloce come sentire la necessità di essere scopata in ogni pertugio, delicatamente o in modo vigoroso, era sempre il cazzo a decidere, non il suo proprietario, ma proprio il membro che otteneva tanto quanto riusciva a suscitare in lei.
Un giorno, mentre stava distesa sul terrazzo, nuda, a godersi il sole di Giugno fu colta da una sorta di epifania : non aveva mai preso due cazzi assieme. La sua devozione per il membro l' aveva portata a goderne a pieno di uno per volta, dedicandogli il meritato spazio e impegno.
Presa allora dall'impeto di curiosità e dalla nuova sfrigolante fantasia decise allora che avrebbe posto maggior attenzione alla possibilità di realizzare tale pensiero.
Non passo tanto tempo che si ritrovo' seduta al tavolino del baretto di un grosso centro commerciale, aveva ordinato un cocktail analcolico dal sapore fruttato che sorseggiava distrattamente mentre scarabocchiava su un block notes.
Si guardava intorno, scrutava i passanti, le piaceva da morire quella fase di attesa che si concludeva quando un suo possibile obiettivo si palesava nei dintorni. Quel giorno però prestava più attenzione del solito.
Eccoli.
Due uomini uscirono dal negozio di articoli sportivi e si fermarono a prendere un caffè. Uno alto e dal fisico atletico, l' altro una decina di centimetri più basso e dal fisico normale, belle spalle larghe e un probabile filo di pancetta nascosto ad hoc dalla maglia. Li osserva un po', li valuta... poi parte.. passa vicino al loro tavolino e urta leggermente con la spalla quella del fisicato, lascia cadere il blocco dove stava scarabocchiando e mentre si scusa aspetta che l' altro si chini e lo raccolga per lei.. lo gira e i due restano basiti. Sul foglio si staglia il disegno di grosso cazzo, a grandezza naturale e ben dettagliato, nonostante lei avesse utilizzato una semplice penna biro quello schizzo appariva tremendamente realistico.
"ecco tieni, ti è cascato.. con tutte le palle"-disse cercando di mantenere una faccia seria-
"Eh mannaggia, questi uccelli tendono a volare via facilmente" rispose lei con prontezza, e tutti e tre si lasciarono andare in una fragorosa risata. Presentazioni e chiacchiere e si rompe il ghiaccio, pochi giri di parole, lei sembra un ragno che tesse la tela e punta alla sua preda. O meglio, alle sue prede stavolta.
Meno di un ora dopo si ritrova nel garage del secondo piano, quasi deserto perché la gente preferisce quello più basso e perché il centro è mezzo vuoto grazie al primo blocco di gente partita per le ferie. Cercano un posto buono ma li lei si blocca, non vuole che quella "prima volta" si evolva così grezzamente, in un parcheggio e con la fretta dettata dalla situazione.
"Andiamo a casa mia"
I due si guardano e si ritrovano a seguire la sua macchina per le affollate vie della città. Stranamente non dicono una parola, quasi in trance si limitano solo a guidare e guardare la strada con la paura di perdere di vista quel fremente desiderio che seguivano.
Fortunatamente il suo appartamento era abbastanza vicino da essere raggiungibile mantenendo calde voglie e fantasie.
"tu, li sta il bagno, entra e spogliati e aspettami li."
" tu, vai di là in camera e fai lo stesso, nudo e in attesa."
I due si lanciarono uno sguardo indecifrabile e silenziosamente procedettero secondo le richieste.
l' atletico si spogliò in fretta, divorato dal desiderio e dall' eccitazione, il suo cazzo era già un pezzo di marmo e si stagliava fra le gambe allenate come un discreto mattarello di carne. 19/20 centimetri di membro vigoroso e pulsante, abbastanza dritto con una leggera piega verso destra e la cappella che non differiva troppo in diametro rispetto al resto dell' asta. Avrebbe voluto agguantarlo e sbatterselo un po' ma aveva paura di farsi ritrovare con le mani in quella che era palesemente la marmellata di lei al momento.
Nel bagno l' amico si fermo' un attimo a guardarsi in giro, vedere le mutandine di lei li per terra non lo aiutò a mantenere la calma, le prese e le portò al naso e il suo cazzo rischiò di esplodere nei pantaloni. procedette a spogliarsi e si sedette sulla tazza del wc in attesa.. il suo cazzo non era un monolite granitico come quello dell' amico, era di lunghezza normale, piuttosto pienotto e largo, cosa che le sue partner apprezzavano.. oltretutto piegava decisamente verso l' alto e la cappella si mostrava un po' sporgente ai lati di quella solida asta.
Lei si avvicinò alla porta della camera e intimò di abbassare la tapparella e rendere l' ambiente buio, poi si sfilò le mutandine e le gliele lancio' dentro
"divertiti un po' con queste io vado un attimo di là"
si accostò alla porta del bagno e chiamo l' uomo
"abbassa la tapparella, voglio giocare un po' val buio.."
quando sentì che aveva proceduto finì di spogliarsi ed entrò
"hai già annusato le mia mutande?"
" si"
"le hai leccate?"
" no,preferirei abbeverarmi alla fonte direttamente"
Lei adorava sfruttare ogni occasione per sorprendere e inserire elementi eccitanti
" bene.. devo proprio pisciare.. "
lui fece una faccia mista fra il sorpreso e l' arrapato a bestia, che sfortunatamente lei non pote' vedere
"vieni qui"
lei si sedette sul wc, e mentre un caldo fiotto di urina iniziava a sgorgare prese una mano di lui e se la mise fra le gambe, poi porto quella mano gocciolante alla bocca di lui e gli disse
"tieni abbeverati , assetato"
e mentre lui leccava lei, da seduta raggiunse con l' altra mano il suo cazzo, scoprendolo piacevolmente largo e duro.
" ora tocca a me"-disse lei, mettendosi in ginocchio sul tappeto e iniziando a leccare quel cazzo nel buio, assaporando sensazioni, odori, consistenze.. una mano si soffermò sulle palle, le stuzzicò mentre dopo aver raggiunto la punta della cappella di fece scivolare in gola tutto il suo membro pulsante. Aveva un buon sapore, ammesso che un cazzo possa avere un buon sapore, per lei sicuramente si, e le piaceva come gli riempisse la bocca. lo voleva sentire tutto fino in fondo, mise le sue mani sul culo di lui e lo spinse a sé, forzando nella sua gola ogni millimetro di quel cazzo. Poi si alzò, si mise a gambe larghe sul bidet e intimò
"lava questa figa che fra un po' avrà da fare"
lui si inginocchiò sul tappeto e fece scorrere l' acqua, non tiepida, ma fredda, lei voleva comandare il gioco ma anche lui aveva qualche sfizio in mente. L' acqua fredda rassodo' quella carne che si stava scaldando come un forno, le sue dita sentivano le labbra inturgidirsi e cercare di richiudersi nella timidezza dettata dalla temperatura ma si facevano strada insolenti e curiose, esperte e decise nel loro procedere. lei ebbe un sussulto, fu sorpresa da quella intraprendenza, e la tentazione di lasciarlo procedere fu tanta.
lo blocco' e gli disse
"abbi un po' di pazienza, ho un altro ospite da mettere a suo agio ricordi?"
si alzò e si diresse alla porta, prima di uscire gli disse
"Aspettami e fai da bravo, quando torno quel tronchetto deve essere ancora duro come un sasso, si voltò e lui ammiro' la sua figura nel chiaro scuro della porta socchiusa. La desiderava da morire.
lei si asciugò fra le gambe con un piccolo telo da bagno e si avvicinò alla porta
"vuoi anche la figa o ti è bastata la mutanda?"
e apri un pochino la porta,
"tira fuori il braccio"
lui obbedì e la sua mano fu guidata fra le sue cosce, le sentì fredde sulle dita ma quando raggiunse le grandi labbra di quella figa leggermente pelosa sentì che la temperatura sarebbe salita in fretta.
inizio' ad esplorare quel triangolo di corpo senza fretta, accarezzando il ciuffetto di peli ricci e morbidi per poi muoversi sull'interno della coscia delimitando quel perimetro di desiderio. il medio percorse la lunghezza di quello spacco verticale su e giù.. su e giù pian piano sempre più audace e disinibito scostando quei lembi di pelle che si stavano scaldando su quel tocco e ed esplorando i livelli più intimi di voglia. Ormai gli umori non potevano più nascondere quanto stesse apprezzando quel tocco gentile, sensuale ed esperto, come se stesse proseguendo quando iniziato poco prima dall' amico. lei inarcò la schiena in avanti per farsi raggiungere bene quando iniziò a sentire il dito farsi strada dentro di lei.. era già un lago di umori e lui non perse tempo raddoppiando la penetrazione aggiungendo un secondo dito.
lei gli prese il polso e lo fermò, sempre con al porta socchiusa gli chiese di tirar fuori il cazzo. Lui ovviamente obbedì e mostro' tutta la turgida lunghezza del suo cazzo durissimo in tiro come una mazza di cuoio.
lei resto' un attimo sorpresa, non che non avesse mai visto un cazzo così grosso, ma perché nella sua testa il piano si era fatto chiarissimo.
"ora basta giochini"-disse, aprì la porta e accese la luce
"mettiti seduto sul letto, vado a prendere l'altro cazzo e arrivo!"
si fiondò un bagno e accese la luce, prese per il braccio l' uomo e noto' con piacere che il suo membro era ancora perfettamente eretto.
e li diede inizio allo svolgimento del suo piano, o meglio di quello che i due cazzi le avevano suggerito.
mentre lei si dedicava con la bocca ad esplorare bogni centimetro del lungo cazzone dell' atleta, l' amico provvedeva a leccarla in ogni orifizio.. poi al cambio, lei si mise a pecora e mentre dedicava altrettante attenzioni a quel cazzo largo e duro l' altro iniziava ad insinuarsi dentro di lei, che ormai era grondante fra le cosce e suggeriva la mossa successiva.. mentre entrava e usciva dalla sua figa bollente con il suo cazzone l' atleta iniziò a far sentire la cappella anche sul buchetto del culo.. prima piano piano poi con più insistenza..
"Aspetta non è ancora il momento del gran finale"
fece sdraiare l' amico sul letto e si impalò la figa con quel tronco di carne dura, l' altro le porgeva il cazzo e lei se lo ficcava in gola fino a sentire la sensazione che stesse per uscire sulla sua nuca.. alche' si alzò, e pronunciò la sua ultima richiesta (in realtà la penultima)
" quello lo voglio in figa, è bello lungo, spingi tutto in fondo, l' altro lo voglio sentire che forza le pareti del mio culo, fottetemi come non avete mai fottuto"
e i due soddisfarono quella richiesta con dedizione ed impegno, per poi concludere come era naturale che fosse
"ora fatemi bere"
e i due cazzi esplosero in un orgasmo clamoroso, caldi fiotti di sperma raggiungevano la faccia di lei, altri schizzi preferivano finire la loro corsa sulle tette, altri ancora sui capelli.. lei lecco' avidamente e poi si abbandonò al riposo fra le braccia dei due. Tanto il giorno dopo non ne avrebbe ricordato nemmeno i nomi. Ma i cazzi, quelli non poteva assolutamente scordarli.
Nessun fidanzatino stronzo da ragazzina né partner stronzi o egoisti. Semplicemente non riusciva a vedersi nel condividere i suoi spazi ed il suo tempo ripetutamente e ciclicamente con la stessa persona.
Aveva i suoi momenti di down, ma l' istinto era sempre stato quello di chiudersi in sé e trarre forza e motivazioni da sé stessa, dalla sua consapevolezza di sé e delle sue capacità.
Aveva sempre avuto quell' attitudine, ma non era mai stato un limite per i rapporti interpersonali. Semplicemente non concepiva la necessità di un unione continuativa quasi da contratto, né per un eventuale compagno o compagna di vita ma nemmeno per quanto riguardava le amicizie.
Crescendo si rese conto che la visione sociale di quella sua attitudine era considerata "strana" ma per lei era semplicemente il suo modo di stare al mondo. Adorava essere coinvolta in gruppi di lavoro, uscire in compagnia, ma non vedeva mai certe cose proiettate in un certo futuro. E anche con gli uomini era così.
E lei adorava gli uomini.
Non si era mai posta limiti, se le veniva qualche voglia faceva in modo di soddisfarla, e capitavano anche periodi di curiosità o situazioni impreviste dove finiva a passare la notte a casa di una collega a leccarle la figa finché quella non chiedeva pietà perché spossata dalla sua implacabile abilità orale.
Ma preferiva gli uomini.
Il membro maschile per lei era necessità, e più del proprietario del cazzo di turno, a lei interessava proprio quel pezzo di carne pulsante, adorava sentirlo inturgidire fra le sue mani, nella sua bocca, e dentro di lei. Non badava troppo a misure e forme, anzi, adorava trovare e provare cose nuove, ogni cazzo aveva qualcosa da darle, ogni cazzo necessitava di diverse attenzioni per dare e darle il meglio di sé, e lei era diventata un artista a fare splendere di luce propria ogni cazzo che con cui aveva a che fare.
Ovviamente la sua attitudine a non avere partners fissi non era compatibile con la mentalità chiusa del piccolo paese dove era nata, lo intuì abbastanza presto e capì subito che il suo posto nel mondo sarebbe stato o un continuo girovagare o il diluirsi in una città affollata, diventare un numero in mezzo a milioni di numeri, e scegliere a quali accompagnarsi giorni dopo giorno.
Si trasformò in una sorta di cacciatrice di cazzi.. ogni occasione poteva essere buona, e lei di certo non faceva nulla per scansarle.
Una femminilità esplosiva racchiusa in 160 cm, un fisico con le sue rotondità che sapeva presentare con quella necessaria naturalezza da renderle sinuose curve che attiravano gli sguardi. Terza di seno leggermente assimmetrica con una delle due sensuali rotondità un po' più sfacciata e pienotta e l' altra come una sorellina leggermente più piccola che chiamava per essere accarezzata per prima. Anche quello faceva parte della sua unicità. Le natiche invece parevano scolpite nel marmo dal Bernini, perfette, rotonde e sode, sarebbero state il fiore all' occhiello di qualsiasi donna ma con lei..beh con lei era difficile competere con la sua personalità, sicuramente l' aspetto più intrigante della sua persona.
Avrebbe potuto accumulare liste di cazzi su siti, social e canali vari, ma oltre essere troppo facile, poco stimolante e sinceramente avvilente era qualcosa che non faceva scattare niente nel suo cervello.
E se il cervello non si accende la mutanda non si bagna.
Adorava frequentare bar, ristoranti, pub ma anche centri commerciali o negozi. Non partiva con tattiche pre impostate ma si divertiva a pesare la gente, a valutare le possibilità e a sfruttarle quando erano valide. Capitava che ci fosse un approccio con dialogo, chiacchiere e un po' di conoscenza, ma anche "semplici" giochi di sguardi che potevano concludersi nel bagno del locale o nel camerino di prova in un negozio di vestiti. E anche le dinamiche non erano sempre uguali, odiava la serialità e le cose scontate, poteva divertirsi con un pompino veloce come sentire la necessità di essere scopata in ogni pertugio, delicatamente o in modo vigoroso, era sempre il cazzo a decidere, non il suo proprietario, ma proprio il membro che otteneva tanto quanto riusciva a suscitare in lei.
Un giorno, mentre stava distesa sul terrazzo, nuda, a godersi il sole di Giugno fu colta da una sorta di epifania : non aveva mai preso due cazzi assieme. La sua devozione per il membro l' aveva portata a goderne a pieno di uno per volta, dedicandogli il meritato spazio e impegno.
Presa allora dall'impeto di curiosità e dalla nuova sfrigolante fantasia decise allora che avrebbe posto maggior attenzione alla possibilità di realizzare tale pensiero.
Non passo tanto tempo che si ritrovo' seduta al tavolino del baretto di un grosso centro commerciale, aveva ordinato un cocktail analcolico dal sapore fruttato che sorseggiava distrattamente mentre scarabocchiava su un block notes.
Si guardava intorno, scrutava i passanti, le piaceva da morire quella fase di attesa che si concludeva quando un suo possibile obiettivo si palesava nei dintorni. Quel giorno però prestava più attenzione del solito.
Eccoli.
Due uomini uscirono dal negozio di articoli sportivi e si fermarono a prendere un caffè. Uno alto e dal fisico atletico, l' altro una decina di centimetri più basso e dal fisico normale, belle spalle larghe e un probabile filo di pancetta nascosto ad hoc dalla maglia. Li osserva un po', li valuta... poi parte.. passa vicino al loro tavolino e urta leggermente con la spalla quella del fisicato, lascia cadere il blocco dove stava scarabocchiando e mentre si scusa aspetta che l' altro si chini e lo raccolga per lei.. lo gira e i due restano basiti. Sul foglio si staglia il disegno di grosso cazzo, a grandezza naturale e ben dettagliato, nonostante lei avesse utilizzato una semplice penna biro quello schizzo appariva tremendamente realistico.
"ecco tieni, ti è cascato.. con tutte le palle"-disse cercando di mantenere una faccia seria-
"Eh mannaggia, questi uccelli tendono a volare via facilmente" rispose lei con prontezza, e tutti e tre si lasciarono andare in una fragorosa risata. Presentazioni e chiacchiere e si rompe il ghiaccio, pochi giri di parole, lei sembra un ragno che tesse la tela e punta alla sua preda. O meglio, alle sue prede stavolta.
Meno di un ora dopo si ritrova nel garage del secondo piano, quasi deserto perché la gente preferisce quello più basso e perché il centro è mezzo vuoto grazie al primo blocco di gente partita per le ferie. Cercano un posto buono ma li lei si blocca, non vuole che quella "prima volta" si evolva così grezzamente, in un parcheggio e con la fretta dettata dalla situazione.
"Andiamo a casa mia"
I due si guardano e si ritrovano a seguire la sua macchina per le affollate vie della città. Stranamente non dicono una parola, quasi in trance si limitano solo a guidare e guardare la strada con la paura di perdere di vista quel fremente desiderio che seguivano.
Fortunatamente il suo appartamento era abbastanza vicino da essere raggiungibile mantenendo calde voglie e fantasie.
"tu, li sta il bagno, entra e spogliati e aspettami li."
" tu, vai di là in camera e fai lo stesso, nudo e in attesa."
I due si lanciarono uno sguardo indecifrabile e silenziosamente procedettero secondo le richieste.
l' atletico si spogliò in fretta, divorato dal desiderio e dall' eccitazione, il suo cazzo era già un pezzo di marmo e si stagliava fra le gambe allenate come un discreto mattarello di carne. 19/20 centimetri di membro vigoroso e pulsante, abbastanza dritto con una leggera piega verso destra e la cappella che non differiva troppo in diametro rispetto al resto dell' asta. Avrebbe voluto agguantarlo e sbatterselo un po' ma aveva paura di farsi ritrovare con le mani in quella che era palesemente la marmellata di lei al momento.
Nel bagno l' amico si fermo' un attimo a guardarsi in giro, vedere le mutandine di lei li per terra non lo aiutò a mantenere la calma, le prese e le portò al naso e il suo cazzo rischiò di esplodere nei pantaloni. procedette a spogliarsi e si sedette sulla tazza del wc in attesa.. il suo cazzo non era un monolite granitico come quello dell' amico, era di lunghezza normale, piuttosto pienotto e largo, cosa che le sue partner apprezzavano.. oltretutto piegava decisamente verso l' alto e la cappella si mostrava un po' sporgente ai lati di quella solida asta.
Lei si avvicinò alla porta della camera e intimò di abbassare la tapparella e rendere l' ambiente buio, poi si sfilò le mutandine e le gliele lancio' dentro
"divertiti un po' con queste io vado un attimo di là"
si accostò alla porta del bagno e chiamo l' uomo
"abbassa la tapparella, voglio giocare un po' val buio.."
quando sentì che aveva proceduto finì di spogliarsi ed entrò
"hai già annusato le mia mutande?"
" si"
"le hai leccate?"
" no,preferirei abbeverarmi alla fonte direttamente"
Lei adorava sfruttare ogni occasione per sorprendere e inserire elementi eccitanti
" bene.. devo proprio pisciare.. "
lui fece una faccia mista fra il sorpreso e l' arrapato a bestia, che sfortunatamente lei non pote' vedere
"vieni qui"
lei si sedette sul wc, e mentre un caldo fiotto di urina iniziava a sgorgare prese una mano di lui e se la mise fra le gambe, poi porto quella mano gocciolante alla bocca di lui e gli disse
"tieni abbeverati , assetato"
e mentre lui leccava lei, da seduta raggiunse con l' altra mano il suo cazzo, scoprendolo piacevolmente largo e duro.
" ora tocca a me"-disse lei, mettendosi in ginocchio sul tappeto e iniziando a leccare quel cazzo nel buio, assaporando sensazioni, odori, consistenze.. una mano si soffermò sulle palle, le stuzzicò mentre dopo aver raggiunto la punta della cappella di fece scivolare in gola tutto il suo membro pulsante. Aveva un buon sapore, ammesso che un cazzo possa avere un buon sapore, per lei sicuramente si, e le piaceva come gli riempisse la bocca. lo voleva sentire tutto fino in fondo, mise le sue mani sul culo di lui e lo spinse a sé, forzando nella sua gola ogni millimetro di quel cazzo. Poi si alzò, si mise a gambe larghe sul bidet e intimò
"lava questa figa che fra un po' avrà da fare"
lui si inginocchiò sul tappeto e fece scorrere l' acqua, non tiepida, ma fredda, lei voleva comandare il gioco ma anche lui aveva qualche sfizio in mente. L' acqua fredda rassodo' quella carne che si stava scaldando come un forno, le sue dita sentivano le labbra inturgidirsi e cercare di richiudersi nella timidezza dettata dalla temperatura ma si facevano strada insolenti e curiose, esperte e decise nel loro procedere. lei ebbe un sussulto, fu sorpresa da quella intraprendenza, e la tentazione di lasciarlo procedere fu tanta.
lo blocco' e gli disse
"abbi un po' di pazienza, ho un altro ospite da mettere a suo agio ricordi?"
si alzò e si diresse alla porta, prima di uscire gli disse
"Aspettami e fai da bravo, quando torno quel tronchetto deve essere ancora duro come un sasso, si voltò e lui ammiro' la sua figura nel chiaro scuro della porta socchiusa. La desiderava da morire.
lei si asciugò fra le gambe con un piccolo telo da bagno e si avvicinò alla porta
"vuoi anche la figa o ti è bastata la mutanda?"
e apri un pochino la porta,
"tira fuori il braccio"
lui obbedì e la sua mano fu guidata fra le sue cosce, le sentì fredde sulle dita ma quando raggiunse le grandi labbra di quella figa leggermente pelosa sentì che la temperatura sarebbe salita in fretta.
inizio' ad esplorare quel triangolo di corpo senza fretta, accarezzando il ciuffetto di peli ricci e morbidi per poi muoversi sull'interno della coscia delimitando quel perimetro di desiderio. il medio percorse la lunghezza di quello spacco verticale su e giù.. su e giù pian piano sempre più audace e disinibito scostando quei lembi di pelle che si stavano scaldando su quel tocco e ed esplorando i livelli più intimi di voglia. Ormai gli umori non potevano più nascondere quanto stesse apprezzando quel tocco gentile, sensuale ed esperto, come se stesse proseguendo quando iniziato poco prima dall' amico. lei inarcò la schiena in avanti per farsi raggiungere bene quando iniziò a sentire il dito farsi strada dentro di lei.. era già un lago di umori e lui non perse tempo raddoppiando la penetrazione aggiungendo un secondo dito.
lei gli prese il polso e lo fermò, sempre con al porta socchiusa gli chiese di tirar fuori il cazzo. Lui ovviamente obbedì e mostro' tutta la turgida lunghezza del suo cazzo durissimo in tiro come una mazza di cuoio.
lei resto' un attimo sorpresa, non che non avesse mai visto un cazzo così grosso, ma perché nella sua testa il piano si era fatto chiarissimo.
"ora basta giochini"-disse, aprì la porta e accese la luce
"mettiti seduto sul letto, vado a prendere l'altro cazzo e arrivo!"
si fiondò un bagno e accese la luce, prese per il braccio l' uomo e noto' con piacere che il suo membro era ancora perfettamente eretto.
e li diede inizio allo svolgimento del suo piano, o meglio di quello che i due cazzi le avevano suggerito.
mentre lei si dedicava con la bocca ad esplorare bogni centimetro del lungo cazzone dell' atleta, l' amico provvedeva a leccarla in ogni orifizio.. poi al cambio, lei si mise a pecora e mentre dedicava altrettante attenzioni a quel cazzo largo e duro l' altro iniziava ad insinuarsi dentro di lei, che ormai era grondante fra le cosce e suggeriva la mossa successiva.. mentre entrava e usciva dalla sua figa bollente con il suo cazzone l' atleta iniziò a far sentire la cappella anche sul buchetto del culo.. prima piano piano poi con più insistenza..
"Aspetta non è ancora il momento del gran finale"
fece sdraiare l' amico sul letto e si impalò la figa con quel tronco di carne dura, l' altro le porgeva il cazzo e lei se lo ficcava in gola fino a sentire la sensazione che stesse per uscire sulla sua nuca.. alche' si alzò, e pronunciò la sua ultima richiesta (in realtà la penultima)
" quello lo voglio in figa, è bello lungo, spingi tutto in fondo, l' altro lo voglio sentire che forza le pareti del mio culo, fottetemi come non avete mai fottuto"
e i due soddisfarono quella richiesta con dedizione ed impegno, per poi concludere come era naturale che fosse
"ora fatemi bere"
e i due cazzi esplosero in un orgasmo clamoroso, caldi fiotti di sperma raggiungevano la faccia di lei, altri schizzi preferivano finire la loro corsa sulle tette, altri ancora sui capelli.. lei lecco' avidamente e poi si abbandonò al riposo fra le braccia dei due. Tanto il giorno dopo non ne avrebbe ricordato nemmeno i nomi. Ma i cazzi, quelli non poteva assolutamente scordarli.
di
Hotwriter83
Hotwriter83
107
visite
visite
0
voti
voti
valutazione
0
0
il tuo voto
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Notturni viaggi cerebrali
Commenti dei lettori al racconto erotico