Amici, Mare, Sole e Sesso
scritto il 2026-10-11 tempo di lettura 10 min
di
Daniela.94
genere
orge
cura
B+
Diciannove anni fa, il sole tramontava nell’oceano.
È la terza settimana, prima o poi dovremo tornare. Loro stanno giocando con le onde, gridano e ridono come se il mondo fosse solo nostro. L’acqua è fredda, non mi va, io sto qui. L’aria è tiepida, dopo la calura del pomeriggio. Leggo il libro di Clara, Cent’anni di solitudine.
Qui niente è di nessuno, viviamo come una comunità, senza orari, liberi, senza mio o tuo.
Mi tiro sotto il naso una ciocca di capelli. Sa di salsedine, di vacanza, di giorni interi passati senza guardarsi allo specchio. Sorrido dei miei capelli: sono orribili, crespi, si spezzano. Mi rimangono in mano quando li spazzolo. Il sole li ha schiariti, ma sono opachi e stopposi. Eppure mi sento bella.
Qui è tutto meraviglioso. Siamo nel sud del Portogallo, in un campeggio senza italiani e senza docce calde. Hanno aspettato che io e Micaela avessimo il risultato della maturità e siamo partiti la notte stessa. Un giorno e mezzo di viaggio. Due auto stracariche. Bagagli al minimo, costumi, asciugamani e solo tre libri a testa. Qui non serve nulla, metto i calzoncini di jeans solo per potermi sedere su rocce e rami contorti.
Abbiamo trovato subito questa caletta e l’abbiamo fatta nostra. Ogni tanto arriva qualcuno, a volte si fa amicizia, spesso siamo solo noi. Si parla poco, si guarda il mare, si aspetta che il sole faccia il suo giro sulla nostra pelle nuda.
Nico lascia gli altri che continuano a tuffarsi nelle onde. Sale verso di me. Anche lui ha i capelli schiariti, ma adesso li ha bagnati, incollati sulla fronte. Mi bacia il sedere e si sdraia usandomelo come cuscino. Goccioline gelide mi scorrono giù, tra le cosce. Non sono eccitata. Qui si sta in pace.
Guardo indietro. Il suo corpo allungato, nudo. Nico è dimagrito, la pelle tesa sulle ossa del bacino. S’è fatto anche lui più bello. Sovrappensiero gli fisso l'uccello ritirato dal freddo che si distende lentamente sul fianco, riempiendosi e riprendendo forma. Mi diverto a osservarlo. Mi piace il suo cazzo anche da moscio. Nico è scurissimo, lo sono anch’io, ho solo un ridicolo triangolino più chiaro, come tra le dita delle mani. Sto poco nuda al sole, mi sento più carina in tanga e c'è sabbia dappertutto. Nico mi prende in giro, dice che la centra meglio sotto la tenda. Nico è il mio compagno. Non so chi lo ha deciso. Lo abbiamo deciso tutti insieme, una volta montate le tende.
Arriva a rompere anche Daniele. Mi gocciola sulle pagine del libro. Si asciuga i genitali con la mia salviettina. È in tenda con Clara. Ha i fianchi larghi, scopa tra le cosce succhiando i seni. Dopo la prima settimana, nessuno è più il ragazzo di nessuna. Apre la borsa frigo e prende una lattina. "Non me ne andrei mai via da qui."
Nico si sta toccando.
È il tramonto. Hanno voglia.
Chiudo il libro. Mi rigiro facendogli cadere la testa sull’asciugamano. Metto Cent’anni in un sacchetto di plastica e mi raccolgo i capelli dietro, con un elastico spesso. Li sento stopposi, ribelli.
Gli scosto la mano e glielo prendo in bocca. Sapore di sale. Una canzone che odio, mi fa star male quando la sento. Arriccio la lingua fra i suoi peli, ha il cespuglietto fradicio, succhio le goccioline di mare e gliele faccio colare addosso. Ride contraendo l’addome. L’acqua di mare mi dà nausea allo stomaco. Con le dita faccio un granchio che gli cammina sul ventre mentre glielo lecco, dalle palle alla cappella. Seguo la grossa vena che ha sotto. Nico ha il cazzo più bello di tutti. Ne sono un po’ gelosa.
Sono pronta senza toccarmi. Slaccio il tanga e salgo a cavalcioni, le ginocchia che affondano nella sabbia. Inspiro, inarcandomi all’indietro. Il suo pelo mi fa il solletico. Gli faccio i granchi sulla pancia e mi chino per baciarlo. Le sue mani mi artigliano rapaci ma poi mi spolverano le chiappe. Qui è un casino con la sabbia.
Daniele è in piedi al nostro fianco. Lascio la bocca di Nico, mi rialzo seduta, mi sistemo meglio sul suo cazzo e prendo in bocca Daniele. Non è il cazzo del mio Nico, in gola non strozza. Lui non toglie la mano, lo tiene alzato insieme i coglioni. Nico mi dà due spinte, da sotto, il cazzo mi sussulta dentro. Con la lingua scovo due granelli di sabbia sotto il prepuzio. Sputo. Non lo mollo, l’altra mano intanto cerca la borsa. La tiro vicina e prendo alla ciecal’olio solare. Un euro e ottanta al supermercatino del paese. Stappo e lucido il cazzo di Daniele.
Posso chinarmi su Nico sotto di me, lo bacio, intreccio le dita unte nei suoi capelli, la lingua alla sua. Intanto Daniele si sposta piano, senza alzare la sabbia. Scopo Nico col culo alzato e mi fermo. Le sue mani mi allargano le natiche, il cazzo di Daniele mi scivola dentro. Mi riempie, scorre contro quello grosso di Nico, una sottile parete che li divide. Ho un fremito che mi scuote dalle spalle, mordo le labbra di Nico e ci calmiamo. Si muovono dentro, mi scavano. Lo facciamo lento come questa vacanza, senza fretta, come se potessimo restare così fino a quando il sole sparisce nel mare.
-
S’è fatta una vagonata di pasta e bistecche alla griglia anche stasera.
Al buio di poche luci, non c’è la luna, il cielo è nero, pieno di stelle. Ascolto i ragazzi parlare con in sottofondo Shakira. Francisco, quello del campeggio, mette solo lei. Non so se ho mangiato. Della carne, forse. Siamo senza frutta. Decidiamo di andare presto al paese, domani, per la spesa. Si fanno i conti, ne abbiamo ancora per altri tre giorni. Massimo quattro. Merda, poi si torna a Milano.
In certi momenti i grilli sono più forti di Shakira. C’è una mezza lite: Gloria accusa i ragazzi di aver speso troppo in birre e alcolici. Mi alzo. Micaela mi segue. È mia amica da sempre. Siamo le più giovani.
Usciamo dalle luci del campeggio, sul sentiero di polvere in cima alla scogliera. Profumo di mare e di erba bruciata dal sole. Le onde bianche disegnano il profilo delle calette sotto di noi. Camminiamo senza parlare per un pezzo, solo il rumore dei grilli e delle onde.
"Gloria è diventata insopportabile", dice Micaela dietro di me.
"Le è venuto il ciclo adesso. È stata sfigata."
Noi due siamo state fortunate, ci è finito ad entrambe nei primissimi giorni di vacanza. Clara invece è preoccupata, è in ritardo.
"No è incazzata per Jacopo, era in coppia con lui anche prima di partire. Sai che oggi l'ho beccato ancora con Enea? Dietro lo scoglio."
"Gloria deve farsene una ragione e smettere di rompere il cazzo a tutti."
"Ahah, voglio vedere te! Cosa diresti se Nico lo prendesse in culo?"
"Che sono cazzi suoi!"
"Ahah, tu sei scema!... Comunque da Jacopo non me lo sarei mai aspettata... Humm, secondo te si fa inchiappettare anche Nico?"
Mi fermo. Mi giro. Le vedo appena il volto. "Ma cos’hai stasera?"
Micaela guarda giù. Il rumore delle onde bianche. "Sta finendo, Dany, niente sarà più come adesso. Anche noi, ora siamo amici come nessuno, non saremo più gli stessi. Lo sai, a casa non potrà mai essere così. Ci allontaneremo."
"Me ne frega un cazzo."
"Di tornare o di noi?"
"No, io resterò qui per sempre."
Il fiato è caldo. Mi bacia. Profuma di docciaschiuma da ottanta centesimi. Inclino la testa e lascio fare. Le mani giocano con i nastrini del mio reggiseno.
"Sì."
"Sì cosa?" mi interroga nel buio.
"Nico glielo mette in culo."
"Ahah, Lo avete fatto insieme? Jacopo è quello che si diverte di più!"
Le mordo le labbra. "Beato lui, e non corre il rischio di tornare incinta."
Micaela si sforza di ridere, ma ho pronunciato la parola tabù: tornare. "A te piace Jacopo?" chiede per chiedere qualcosa.
"Adesso di più." Non scherzo, è vero.
Mi spinge contro un tronco nodoso. Qui è ancora più buio. Le dita affusolate mi slacciano il bottone. Non ho mutandine, sono stese ad asciugare. "Mi piaci, Dany."
Lei sa subito cosa toccare, i polpastrelli scivolano sicuri e mi ritrovo bagnata. La mordo alla nuca, sotto i capelli. Dovrò lavare i calzoncini, domani mattina saranno già asciutti.
"Posso dormire con te stasera?"
"Perché me lo chiedi? Vieni e basta."
"Non so cosa ho. Mi viene la tristezza."
Io lo so, invece, povera Micaela, è insicura, con lei non sono mai stata passionale come vorrebbe. Non mi riesce. E si fa anche menate per le tette piccole. Invece è bellissima. "Scusami, mi piace stare con te, ma lo sai, io..."
"Con un cazzo è tutta un’altra cosa!" Ride, ma mi lascia. "Non sai che voglia ho di mordertela." Mi pizzica il capezzolo.
Mi prende un brivido. Nei pantaloncini, devo assolutamente lavarli stanotte.
"Ci portiamo in tenda anche Jacopo? Magari lo convertiamo!"
"Sì, e Gloria dà fuoco alla tenda con noi dentro."
Micaela si siede su una roccia e mi tira contro. Mi abbraccia da dietro. "Hai i capelli che sono uno schifo!" Me li tira dispettosa. Le prendo la mano e la guido. I calzoncini sono già slacciati. "Sei una puttana, Dany. La peggiore delle puttane... esclusa la presente."
"È bello qui", dico.
"Sì, rimaniamo ancora un po’."
L’oceano davanti a noi è nero, profondissimo.
-
C’è odore di plastica calda. Le pareti della nostra igloo sono ricoperte di goccioline. Apro di più la cerniera. "No, io qui non respiro. Vado a dormire sull’amaca."
Nico cerca i boxer sotto i nostri corpi, prende un asciugamano e esce. Micaela ha le gambe bagnate, ha addosso anche il sudore di Nico. Ansima ancora, un respiro rotto. Mi muovo sul suo corpo alla cieca, scivolo più in basso, le apro le cosce con le mani e lecco. Risucchio il seme di Nico. Micaela guaisce, mi tira contro per i capelli, m'arriva una ginocchiata in fronte. Sono gelosa. Nico se l’è scopata da svegliare il campeggio mentre io le chiudevo la bocca. E la puttana sarei io. M'arrampico su di lei e la bacio con la sborra di Nico.
Mi sveglio che è ancora buio, solo una debole luce d’alba. Sono più stanca di prima. Esco. L’aria fresca mi riempie i polmoni e mi gela addosso. Rimetto la testa dentro, prendo un asciugamano e una maglietta. Micaela dorme. C’è puzza di corpi e di plastica. Questa tenda sarà da bruciare davvero.
Vado ai cessi. Di doccia fredda a quest'ora non se ne parla. Mi sciacquo come posso.
Nico dorme sull’amaca, nel bosco dietro le tende. S'è coperto le spalle con l'asciugamano. Gli tocco i boxer, il cazzo morbido. Ne sento la forma, il calore delle palle Si sveglia, gli occhi sorridono, mi tira contro con un braccio e mi bacia. Non me ne andrò mai via da questi momenti.
"Ho freddo. Regge in due?" chiedo.
"Salta su, puttanella."
È la terza settimana, prima o poi dovremo tornare. Loro stanno giocando con le onde, gridano e ridono come se il mondo fosse solo nostro. L’acqua è fredda, non mi va, io sto qui. L’aria è tiepida, dopo la calura del pomeriggio. Leggo il libro di Clara, Cent’anni di solitudine.
Qui niente è di nessuno, viviamo come una comunità, senza orari, liberi, senza mio o tuo.
Mi tiro sotto il naso una ciocca di capelli. Sa di salsedine, di vacanza, di giorni interi passati senza guardarsi allo specchio. Sorrido dei miei capelli: sono orribili, crespi, si spezzano. Mi rimangono in mano quando li spazzolo. Il sole li ha schiariti, ma sono opachi e stopposi. Eppure mi sento bella.
Qui è tutto meraviglioso. Siamo nel sud del Portogallo, in un campeggio senza italiani e senza docce calde. Hanno aspettato che io e Micaela avessimo il risultato della maturità e siamo partiti la notte stessa. Un giorno e mezzo di viaggio. Due auto stracariche. Bagagli al minimo, costumi, asciugamani e solo tre libri a testa. Qui non serve nulla, metto i calzoncini di jeans solo per potermi sedere su rocce e rami contorti.
Abbiamo trovato subito questa caletta e l’abbiamo fatta nostra. Ogni tanto arriva qualcuno, a volte si fa amicizia, spesso siamo solo noi. Si parla poco, si guarda il mare, si aspetta che il sole faccia il suo giro sulla nostra pelle nuda.
Nico lascia gli altri che continuano a tuffarsi nelle onde. Sale verso di me. Anche lui ha i capelli schiariti, ma adesso li ha bagnati, incollati sulla fronte. Mi bacia il sedere e si sdraia usandomelo come cuscino. Goccioline gelide mi scorrono giù, tra le cosce. Non sono eccitata. Qui si sta in pace.
Guardo indietro. Il suo corpo allungato, nudo. Nico è dimagrito, la pelle tesa sulle ossa del bacino. S’è fatto anche lui più bello. Sovrappensiero gli fisso l'uccello ritirato dal freddo che si distende lentamente sul fianco, riempiendosi e riprendendo forma. Mi diverto a osservarlo. Mi piace il suo cazzo anche da moscio. Nico è scurissimo, lo sono anch’io, ho solo un ridicolo triangolino più chiaro, come tra le dita delle mani. Sto poco nuda al sole, mi sento più carina in tanga e c'è sabbia dappertutto. Nico mi prende in giro, dice che la centra meglio sotto la tenda. Nico è il mio compagno. Non so chi lo ha deciso. Lo abbiamo deciso tutti insieme, una volta montate le tende.
Arriva a rompere anche Daniele. Mi gocciola sulle pagine del libro. Si asciuga i genitali con la mia salviettina. È in tenda con Clara. Ha i fianchi larghi, scopa tra le cosce succhiando i seni. Dopo la prima settimana, nessuno è più il ragazzo di nessuna. Apre la borsa frigo e prende una lattina. "Non me ne andrei mai via da qui."
Nico si sta toccando.
È il tramonto. Hanno voglia.
Chiudo il libro. Mi rigiro facendogli cadere la testa sull’asciugamano. Metto Cent’anni in un sacchetto di plastica e mi raccolgo i capelli dietro, con un elastico spesso. Li sento stopposi, ribelli.
Gli scosto la mano e glielo prendo in bocca. Sapore di sale. Una canzone che odio, mi fa star male quando la sento. Arriccio la lingua fra i suoi peli, ha il cespuglietto fradicio, succhio le goccioline di mare e gliele faccio colare addosso. Ride contraendo l’addome. L’acqua di mare mi dà nausea allo stomaco. Con le dita faccio un granchio che gli cammina sul ventre mentre glielo lecco, dalle palle alla cappella. Seguo la grossa vena che ha sotto. Nico ha il cazzo più bello di tutti. Ne sono un po’ gelosa.
Sono pronta senza toccarmi. Slaccio il tanga e salgo a cavalcioni, le ginocchia che affondano nella sabbia. Inspiro, inarcandomi all’indietro. Il suo pelo mi fa il solletico. Gli faccio i granchi sulla pancia e mi chino per baciarlo. Le sue mani mi artigliano rapaci ma poi mi spolverano le chiappe. Qui è un casino con la sabbia.
Daniele è in piedi al nostro fianco. Lascio la bocca di Nico, mi rialzo seduta, mi sistemo meglio sul suo cazzo e prendo in bocca Daniele. Non è il cazzo del mio Nico, in gola non strozza. Lui non toglie la mano, lo tiene alzato insieme i coglioni. Nico mi dà due spinte, da sotto, il cazzo mi sussulta dentro. Con la lingua scovo due granelli di sabbia sotto il prepuzio. Sputo. Non lo mollo, l’altra mano intanto cerca la borsa. La tiro vicina e prendo alla ciecal’olio solare. Un euro e ottanta al supermercatino del paese. Stappo e lucido il cazzo di Daniele.
Posso chinarmi su Nico sotto di me, lo bacio, intreccio le dita unte nei suoi capelli, la lingua alla sua. Intanto Daniele si sposta piano, senza alzare la sabbia. Scopo Nico col culo alzato e mi fermo. Le sue mani mi allargano le natiche, il cazzo di Daniele mi scivola dentro. Mi riempie, scorre contro quello grosso di Nico, una sottile parete che li divide. Ho un fremito che mi scuote dalle spalle, mordo le labbra di Nico e ci calmiamo. Si muovono dentro, mi scavano. Lo facciamo lento come questa vacanza, senza fretta, come se potessimo restare così fino a quando il sole sparisce nel mare.
-
S’è fatta una vagonata di pasta e bistecche alla griglia anche stasera.
Al buio di poche luci, non c’è la luna, il cielo è nero, pieno di stelle. Ascolto i ragazzi parlare con in sottofondo Shakira. Francisco, quello del campeggio, mette solo lei. Non so se ho mangiato. Della carne, forse. Siamo senza frutta. Decidiamo di andare presto al paese, domani, per la spesa. Si fanno i conti, ne abbiamo ancora per altri tre giorni. Massimo quattro. Merda, poi si torna a Milano.
In certi momenti i grilli sono più forti di Shakira. C’è una mezza lite: Gloria accusa i ragazzi di aver speso troppo in birre e alcolici. Mi alzo. Micaela mi segue. È mia amica da sempre. Siamo le più giovani.
Usciamo dalle luci del campeggio, sul sentiero di polvere in cima alla scogliera. Profumo di mare e di erba bruciata dal sole. Le onde bianche disegnano il profilo delle calette sotto di noi. Camminiamo senza parlare per un pezzo, solo il rumore dei grilli e delle onde.
"Gloria è diventata insopportabile", dice Micaela dietro di me.
"Le è venuto il ciclo adesso. È stata sfigata."
Noi due siamo state fortunate, ci è finito ad entrambe nei primissimi giorni di vacanza. Clara invece è preoccupata, è in ritardo.
"No è incazzata per Jacopo, era in coppia con lui anche prima di partire. Sai che oggi l'ho beccato ancora con Enea? Dietro lo scoglio."
"Gloria deve farsene una ragione e smettere di rompere il cazzo a tutti."
"Ahah, voglio vedere te! Cosa diresti se Nico lo prendesse in culo?"
"Che sono cazzi suoi!"
"Ahah, tu sei scema!... Comunque da Jacopo non me lo sarei mai aspettata... Humm, secondo te si fa inchiappettare anche Nico?"
Mi fermo. Mi giro. Le vedo appena il volto. "Ma cos’hai stasera?"
Micaela guarda giù. Il rumore delle onde bianche. "Sta finendo, Dany, niente sarà più come adesso. Anche noi, ora siamo amici come nessuno, non saremo più gli stessi. Lo sai, a casa non potrà mai essere così. Ci allontaneremo."
"Me ne frega un cazzo."
"Di tornare o di noi?"
"No, io resterò qui per sempre."
Il fiato è caldo. Mi bacia. Profuma di docciaschiuma da ottanta centesimi. Inclino la testa e lascio fare. Le mani giocano con i nastrini del mio reggiseno.
"Sì."
"Sì cosa?" mi interroga nel buio.
"Nico glielo mette in culo."
"Ahah, Lo avete fatto insieme? Jacopo è quello che si diverte di più!"
Le mordo le labbra. "Beato lui, e non corre il rischio di tornare incinta."
Micaela si sforza di ridere, ma ho pronunciato la parola tabù: tornare. "A te piace Jacopo?" chiede per chiedere qualcosa.
"Adesso di più." Non scherzo, è vero.
Mi spinge contro un tronco nodoso. Qui è ancora più buio. Le dita affusolate mi slacciano il bottone. Non ho mutandine, sono stese ad asciugare. "Mi piaci, Dany."
Lei sa subito cosa toccare, i polpastrelli scivolano sicuri e mi ritrovo bagnata. La mordo alla nuca, sotto i capelli. Dovrò lavare i calzoncini, domani mattina saranno già asciutti.
"Posso dormire con te stasera?"
"Perché me lo chiedi? Vieni e basta."
"Non so cosa ho. Mi viene la tristezza."
Io lo so, invece, povera Micaela, è insicura, con lei non sono mai stata passionale come vorrebbe. Non mi riesce. E si fa anche menate per le tette piccole. Invece è bellissima. "Scusami, mi piace stare con te, ma lo sai, io..."
"Con un cazzo è tutta un’altra cosa!" Ride, ma mi lascia. "Non sai che voglia ho di mordertela." Mi pizzica il capezzolo.
Mi prende un brivido. Nei pantaloncini, devo assolutamente lavarli stanotte.
"Ci portiamo in tenda anche Jacopo? Magari lo convertiamo!"
"Sì, e Gloria dà fuoco alla tenda con noi dentro."
Micaela si siede su una roccia e mi tira contro. Mi abbraccia da dietro. "Hai i capelli che sono uno schifo!" Me li tira dispettosa. Le prendo la mano e la guido. I calzoncini sono già slacciati. "Sei una puttana, Dany. La peggiore delle puttane... esclusa la presente."
"È bello qui", dico.
"Sì, rimaniamo ancora un po’."
L’oceano davanti a noi è nero, profondissimo.
-
C’è odore di plastica calda. Le pareti della nostra igloo sono ricoperte di goccioline. Apro di più la cerniera. "No, io qui non respiro. Vado a dormire sull’amaca."
Nico cerca i boxer sotto i nostri corpi, prende un asciugamano e esce. Micaela ha le gambe bagnate, ha addosso anche il sudore di Nico. Ansima ancora, un respiro rotto. Mi muovo sul suo corpo alla cieca, scivolo più in basso, le apro le cosce con le mani e lecco. Risucchio il seme di Nico. Micaela guaisce, mi tira contro per i capelli, m'arriva una ginocchiata in fronte. Sono gelosa. Nico se l’è scopata da svegliare il campeggio mentre io le chiudevo la bocca. E la puttana sarei io. M'arrampico su di lei e la bacio con la sborra di Nico.
Mi sveglio che è ancora buio, solo una debole luce d’alba. Sono più stanca di prima. Esco. L’aria fresca mi riempie i polmoni e mi gela addosso. Rimetto la testa dentro, prendo un asciugamano e una maglietta. Micaela dorme. C’è puzza di corpi e di plastica. Questa tenda sarà da bruciare davvero.
Vado ai cessi. Di doccia fredda a quest'ora non se ne parla. Mi sciacquo come posso.
Nico dorme sull’amaca, nel bosco dietro le tende. S'è coperto le spalle con l'asciugamano. Gli tocco i boxer, il cazzo morbido. Ne sento la forma, il calore delle palle Si sveglia, gli occhi sorridono, mi tira contro con un braccio e mi bacia. Non me ne andrò mai via da questi momenti.
"Ho freddo. Regge in due?" chiedo.
"Salta su, puttanella."
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