Maturità
scritto il 2026-10-13 tempo di lettura 4 min
di
Daniela.94
genere
etero
cura
C+
Non ricordo il nome. Cerco di aprire il finestrino per sputare. La macchina è spenta, non si apre. Ingoio.
Entra la luce del lampione. Se lo rimette dentro. “Sei fantastica Daniela.” M'incazzo, odio quando sanno il mio nome e io no.
Mi carezza i capelli, vuole limonare. “No, andiamo dentro.”
Camminiamo tra le auto verso le luci e la musica. Mi tiene per il fianco, io sono rigida. I tacchi scricchiolano sulla ghiaia. Questo crede che siamo fidanzati. All'ingresso facciamo rivedere il timbro sul polso. Il buttafuori mi sorride paterno e guarda il culo. Cazzo non ho più quindici anni!
Odio le disco, non sono fatta per le disco. Ci andavo solo allora. È stata Micaela a portarmi, dobbiamo assolutamente festeggiare, ha detto. Ieri ho dato l'orale. Mi sento svuotata, due mesi a friggere sui libri e ora sono libera. Libera e sfinita.
Gli do un bacetto. “Devo cercare la mia amica.” Lo scarico.
La musica mi investe. La cerco nei lampi di luce. Sta ballando sola. S'è messa una camicetta annodata, gonfia, per nascondere le tettine. L'electro mi taglia le gambe. Basta, è l'ultima volta che ci vengo. Micaela mi mette le mani sui fianchi, m'invita a lasciarmi andare. Ci provo, non penso ad un cazzo e seguo le vibrazioni. Dieci più in là c'è un ragazzo alto, torso nudo, di colore. Aspetto che si volti per vederlo. 'Io vado al cesso” Urlo all'orecchio di Micaela.
É un casino con la gonnellna stretta. Me la levo e sto sospesa sulla tazza. L'ho presa l'anno scorso, le seconda volta che la metto.
Davanti agli specchi siamo in mille. Mi lavo i denti col dito, mi aggiusto il lucidalabbra. Mi piaccio, mi sento fuori posto tra queste ragazzine. Micaela mi arriva alle spalle.
“Sei figa, smettila di guardarti.”
“Come si chiama?” Chiedo.
“Non sei eccitata? Venerdì fuggiamo in Portogallo!” Non ha sentito, qui tra musica e voci è un casino. “Noi due siamo in macchina con Nico.” Mi dice.
Sì sono eccitata, sarà la prima mia vera vacanza. Ritiriamo gli esami e scappiamo al mare con gente che conosce lei. Micaela mi dà un bacetto. “Ma vedi di non essere antipatica come stasera! Dobbiamo divertirci.”
“Cazzo Miky, te l'ho detto. Non ho più quindici anni, non mi va più.”
“Mi stai dicendo che ora siamo grandi? Tu ti sei sclerata il cervello, guarda che non lo sai ancora se ti hanno promossa, ahahah!”
“Non parlare dell'esame, non voglio più pensarci.”
“Com'è andata con Leo? Gli hai fatto un pompino o di più?”
Ecco come si chiamava.
Gironzolo attorno alla pista indecisa se buttarmi.
Uno mi urta e mi versa addosso un goccio di gin tonic. Un classico, non mi incazzo nemmeno e lascio che faccia la scenetta. “Scusa, ti ho sporcata? Ma come ho fatto a non vederti? Sei fantastica.”
Ha il sorriso simpatico da farabutto. Camicia bianca aperta, bagnata sulla pelle sudata. È liscio. Uno grande, forse ventiquattro anni. Gli occhi impasticcati. Io invece sono rimbambita dalla musica electro. Fa vibrare il pavimento e mi risale tra le gambe. Mi appoggio a lui.
Finiamo su un divanetto. Ci limono che voglio le sue mani sotto la gonna, strofino la coscia tra le sue gambe. È sudato, sa di uomo. Ha i capelli bagnati dietro la nuca. Gli piace che lo bacio sul ventre teso. La sua bocca sa di alcol. Ha il cazzo duro e grosso,che lo voglio dentro. Un minuto ancora e arrivano i buttafuori a separarci. “Hai un posto?” Mi chiede.
No, porca puttana! Corriamo fuori.
Ha l'auto troppo vicina. Sotto le luci. La sposta fuori del parcheggio, io lo succhio che ha paura di sborrare. Un cazzo da uomo. Ferma la macchina, sfilo in fretta le mutandine. Mi passa il preservativo.
“No, vienimi fuori.” Non posso più aspettare.
Non so come si chiama.
Entra la luce del lampione. Se lo rimette dentro. “Sei fantastica Daniela.” M'incazzo, odio quando sanno il mio nome e io no.
Mi carezza i capelli, vuole limonare. “No, andiamo dentro.”
Camminiamo tra le auto verso le luci e la musica. Mi tiene per il fianco, io sono rigida. I tacchi scricchiolano sulla ghiaia. Questo crede che siamo fidanzati. All'ingresso facciamo rivedere il timbro sul polso. Il buttafuori mi sorride paterno e guarda il culo. Cazzo non ho più quindici anni!
Odio le disco, non sono fatta per le disco. Ci andavo solo allora. È stata Micaela a portarmi, dobbiamo assolutamente festeggiare, ha detto. Ieri ho dato l'orale. Mi sento svuotata, due mesi a friggere sui libri e ora sono libera. Libera e sfinita.
Gli do un bacetto. “Devo cercare la mia amica.” Lo scarico.
La musica mi investe. La cerco nei lampi di luce. Sta ballando sola. S'è messa una camicetta annodata, gonfia, per nascondere le tettine. L'electro mi taglia le gambe. Basta, è l'ultima volta che ci vengo. Micaela mi mette le mani sui fianchi, m'invita a lasciarmi andare. Ci provo, non penso ad un cazzo e seguo le vibrazioni. Dieci più in là c'è un ragazzo alto, torso nudo, di colore. Aspetto che si volti per vederlo. 'Io vado al cesso” Urlo all'orecchio di Micaela.
É un casino con la gonnellna stretta. Me la levo e sto sospesa sulla tazza. L'ho presa l'anno scorso, le seconda volta che la metto.
Davanti agli specchi siamo in mille. Mi lavo i denti col dito, mi aggiusto il lucidalabbra. Mi piaccio, mi sento fuori posto tra queste ragazzine. Micaela mi arriva alle spalle.
“Sei figa, smettila di guardarti.”
“Come si chiama?” Chiedo.
“Non sei eccitata? Venerdì fuggiamo in Portogallo!” Non ha sentito, qui tra musica e voci è un casino. “Noi due siamo in macchina con Nico.” Mi dice.
Sì sono eccitata, sarà la prima mia vera vacanza. Ritiriamo gli esami e scappiamo al mare con gente che conosce lei. Micaela mi dà un bacetto. “Ma vedi di non essere antipatica come stasera! Dobbiamo divertirci.”
“Cazzo Miky, te l'ho detto. Non ho più quindici anni, non mi va più.”
“Mi stai dicendo che ora siamo grandi? Tu ti sei sclerata il cervello, guarda che non lo sai ancora se ti hanno promossa, ahahah!”
“Non parlare dell'esame, non voglio più pensarci.”
“Com'è andata con Leo? Gli hai fatto un pompino o di più?”
Ecco come si chiamava.
Gironzolo attorno alla pista indecisa se buttarmi.
Uno mi urta e mi versa addosso un goccio di gin tonic. Un classico, non mi incazzo nemmeno e lascio che faccia la scenetta. “Scusa, ti ho sporcata? Ma come ho fatto a non vederti? Sei fantastica.”
Ha il sorriso simpatico da farabutto. Camicia bianca aperta, bagnata sulla pelle sudata. È liscio. Uno grande, forse ventiquattro anni. Gli occhi impasticcati. Io invece sono rimbambita dalla musica electro. Fa vibrare il pavimento e mi risale tra le gambe. Mi appoggio a lui.
Finiamo su un divanetto. Ci limono che voglio le sue mani sotto la gonna, strofino la coscia tra le sue gambe. È sudato, sa di uomo. Ha i capelli bagnati dietro la nuca. Gli piace che lo bacio sul ventre teso. La sua bocca sa di alcol. Ha il cazzo duro e grosso,che lo voglio dentro. Un minuto ancora e arrivano i buttafuori a separarci. “Hai un posto?” Mi chiede.
No, porca puttana! Corriamo fuori.
Ha l'auto troppo vicina. Sotto le luci. La sposta fuori del parcheggio, io lo succhio che ha paura di sborrare. Un cazzo da uomo. Ferma la macchina, sfilo in fretta le mutandine. Mi passa il preservativo.
“No, vienimi fuori.” Non posso più aspettare.
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