Il prezzo di una puttana

di
genere
dominazione

Sono sua da un anno. Mi ha presa e addomesticata. Ha educato il mio corpo, ammaestrata la mia mente. Tra noi due è un rapporto perfetto, fatto di ansie e desideri bruciati.
E di attese.
Lo vedrò fra due giorni. Ancora solo due giorni e lo rivedrò.
Venerdì Marco dormirà da me.
La felicità mi scalda il ventre, la cinica eccitazione mi confonde il cervello. Lui non dorme. Sarà dura, lo so, e non posso sapere quanto, ma conquisterò il diritto di averlo il sabato mattina. Marco, poi, dorme fino al mattino sul mio letto e io potrò sfiorarlo, respirare il suo respiro, appoggiarmi a lui, nuda, con tutto il mio corpo.
Il corpo che ha spezzato, segnato, umiliato e fatto urlare.
Il corpo che mi impedirà di addormentarmi. Ascolterò il battito del suo cuore e le mille piccole fitte, i sordi dolorini che mi tengono sveglia.
In questi momenti, il sabato mattina, Marco è mio.
È mio perché dorme la sua passione. Dorme il sadismo di cui non si vergogna e di cui non si pente. L’ho saziato. Può dormire in pace. Io non lo sveglio, lo sfioro soltanto. Scruto il suo profilo al buio, annuso la pelle del collo, baci che non lo svegliano. L’uccello molle mi commuove. Resisto fino all’ultimo. Quasi non lo tocco. Poi scosto piano il lenzuolo, sono così audace da spostarglielo delicatamente, girarglielo contro il fianco, liberargli i coglioni pesanti. È caldo. Morbido. Sono caldi. Morbidi.
È l’alba, sono troppo stanca, a pezzi, eppure ne ho bisogno. Alla fine me lo sono conquistata. Glielo tengo in bocca. Molle, caldo, addormentato sulla lingua. Eppure è la carne che mi ha sventrato l’anima. Ciuccio riconoscente, con un senso di colpa. È una gioia quasi religiosa quando mi si indurisce in bocca senza svegliarlo. Sono eccitata come a sedici anni. Sfrontata come allora. Succhio pesante, avida, sentendo il sangue che gli riempie il cazzo, pulsando. Si anima nella mia bocca, sempre più duro, sempre più presente… e poi facciamo l’amore. Lento. Di baci e di spinte. Io su di lui, il suo viso fra le mie mani. Mi dà pace al ventre. Mi ristora qualcosa che non so più nominare. E solo allora posso addormentarmi.
Due giorni.
Ancora due giorni e lo rivedrò.
In pausa pranzo mi arriva il suo WhatsApp.
"Vengo venerdì. Mi racconti."
E sotto, un link.
Apro.
È l’annuncio di un tizio che è qui in città, vuole una ragazza per passare la notte. Si dice avvocato. Offre mille rose, ma deve essere bella, max 25 anni, disponibile secondo canale e non professionista.
Il telefono mi resta in mano.
Il sangue mi scende. Sento i capezzoli contro il reggiseno. Il mio corpo non capisce quello che ho appena letto.
Cosa sono diventata per Marco? Finora non mi sono preoccupata. Peggio di una puttana, meglio di una puttana. Ma ora mi vuole puttana vera. Per soldi.
Mi prende l’insicurezza di quando sono lontana da lui. Come faccio? Perché dannazione non deve essere come è sempre stato? Lui che sceglie, mi prende e cede. Così è un casino che mi fa soffrire troppo.
Rileggo: bella, max 25 anni, disponibile secondo canale e non professionista. Non sono io. Lo prendo solo nel culo.
Rispondo. "Posso tutta notte. Daniela." E penso già cosa mettermi: jeans e sneakers, vuole figa giovane, potrò non mettermi i dannati tacchi. Ho la sicurezza di chi non teme rivali. La determinazione di nessuna, me l’ha chiesto Marco.
Vuole una mia foto. Sono in ufficio con Cinzia, una che si fa i cazzi suoi. Gliene mando un paio del mare e un selfie in palestra. Niente nudi, deve immaginare.
Richiama subito. Lui si chiama Vittorio, è gentile, la voce suadente di chi ti vuole portare a letto. "Sei molto carina, complimenti, ma quanti anni hai davvero? E scusami, non ho nulla contro, ma io non cerco professioniste."
Intanto mi sposto fuori. È un coglione ingenuo, vuole troia per mille euro ma non puttana. E sull’età mentiamo tutte, mi levo cinque anni, come su ER. "Ventisei. È la prima volta, ho bisogno, mi sono lasciata, devo pagare l’assicurazione."
"Okay... Coccole e baci in bocca?"
"Sta bene. Dai davvero mille?"
"Certo, ma è anche per dietro. Lo fai."
Stronzo. Lo prendo in culo più volentieri che baciarti.


No, niente cenetta. Arrivo alle nove, business hotel sulla tangenziale. Mi riconosce, chiude il cellulare e mi viene incontro. La sua bocca sa di caffè. Ho vergogna che ci vedano. È poco più alto di me, mani curate che non hanno mai lavorato, solo paddle. Ha il doppio dei miei ventisei anni finti. Gli occhi soddisfatti da quel che vedono.
Mi devono fotocopiare la carta d’identità, mi assicura però che qui non mi registreranno. Alla reception c’è una ragazza, in perfetta divisa. Mi sorride cordiale. È più professionale di me. In ascensore mi passa cinque biglietti. "Gli altri domani mattina, se non mi hai preso in giro." Lo eccitano i jeans ruvidi, mi palpa la figa mentre ritiro.
È sesso paterno. È una notte che mi costa un sacco di saliva. In bagno mi lavo i denti col dito, ho dimenticato lo spazzolino. Mi racconta, si vanta, è procuratore nello spettacolare mondo della televisione, non posso aver idea di chi conosce. D’altronde il cazzo è quello che è, ma la chimica aiuta. In culo fingo come una ventenne, penso a Marco e l’orgasmo è piacevole. Mi fa dimenticare.
È uno che parla troppo. Lascio fare: "Sei davvero porca. Ti piace. Godi. Ti piace fare la cagna? Il tuo ragazzo ti ha allenata bene. Fammi vedere come lo fai con lui."
Sono pancia sotto, lui dietro di me. Apro le gambe ritte aiutandomi con le mani, mi porto i piedi quasi all’altezza delle spalle. Ho fatto danza e Marco mi ha slogata tutta. Vittorio sceglie la figa sotto. Aperta. Poi mi torna in culo. È tutto così facile.
Mi lava lui sotto la doccia. Ho saliva anche tra le dita dei piedi. Fa tutto per darmi piacere, non sarà mai il mio uomo.
Passa anche questa notte insonne. O forse dormo. Abbracciata. Lui contro. Ho schifo di me.

Mi risveglia il suo cazzo rinvigorito. Me lo ficca in culo da addormentata. All'inizio non capisco dove sia. Ma se l'è unto, scivola, non è Marco. E mi bacia schifoso collo e spalle. Dannata me, non voglio che si fermi. “Godi puttana” mi ansima all'orecchio.
Ultima doccia. No, non voglio far colazione con lui. Non esiste più, la notte è finita.
In ascensore la prima cosa è bloccare il suo numero. Mi vedo nello specchio. È troppo lucido, mi ferisce.
Alla reception hanno fatto cambio. C’è uno. Mi guarda il culo. Nella tasca dietro ho dieci biglietti ripiegati. La nota spese dell'avvocato, il prezzo di amare Marco.
Farò colazione al bar vicino all’ufficio.

È venerdì sera.
Marco non sale. Mi aspetta in auto. Scendo di corsa.
Allunga il collo, mi carezza la nuca, un lungo braccio che mi distrugge. "Pensavo di fermarmi tutto il weekend." Mi sta regalando anche la domenica e io non mi chiedo quanto mi costerà. I suoi occhi mi domandano, i miei rispondono di sì. Mette in moto.
Riconosco il tragitto, mi sta portando da Sandro.
È un master patetico, uno che si eccita ad ascoltare il rumore della sex machine che ha modificato con le sue mani. Non scopa, si masturba e se lo fa ciucciare. Anche Marco lo disprezza, lo so, ma gli fa comodo: Sandro ha un dungeon perfetto, con panche e spalliere, tutte costruite da lui.
Sandro glielo cede liberamente, anche a noi due soli, è orgoglioso del suo dungeon e vorrebbe essere suo amico. Appena arrivati, prima ancora di scendere nel seminterrato, gli spiega che ha intenzione di saldare dei tubolari alle piantane per… Marco non lo ascolta: "Dopo mi dici. Hai potuto preparare?"
"Sì. Ho messo la panca in centro, quella che volevi."
Entriamo, la ridicola luce rossa mi inquieta. Marco non mi lascia tempo, comincia a spogliarmi da in piedi – lento, meticolosamente. In cerchio attorno a noi quattro bull coi cazzi già pronti, duri nei pantaloni. Tre li conosco benissimo. Il quarto non ricordo. Ma forse sì. Non so dove guardare. Fisso la panca, le cinghie di pelle.
Marco mi lascia in slip. Lo guardo. Ha ripiegati tra le dita i dieci biglietti. Li apre e me li infila nelle mutandine. Davanti, mezzi fuori, sopra la figa. "Questi sono per Sandro e i ragazzi, meritano un regalo."
Mi prende il magone, ho il cuore in gola, lo adoro. Ma non mi dà tempo, mi lega pancia in giù. Sulla panca che Sandro ha già regolato alla mia statura.
scritto il
2026-10-03
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