Per lui, solo il mio culetto
scritto il 2026-10-06 tempo di lettura 3 min
di
Daniela.94
genere
dominazione
cura
A−
A venti anni la mia prima storia intensa e sbagliata. Con un sodomita patologico.
Sento l’ascensore fermarsi al piano.
Scatto dal divano come risucchiata. Corro alla porta. L’apro prima che lui tocchi il campanello.
Andrea.
Lo bacio sulla bocca, avidamente. Lui preme la lingua e mi abbassa la testa.Gli sbottono i pantaloni del lavoro, le dita agitate. L’odore di furgone, di sudore maschio, di ore passate a pensare a me. Il cazzo salta fuori, caldo, pesante. Lo prendo in bocca. Godo della carne del mio uomo. La pelle tesa, il sapore salato, le vene che battono contro la lingua. Lo ciuccio lenta, la cappella, la lingua infilata sotto la pelle. Gli piace che la infilo sotto il prepuzio teso, lo so. Anche a me. Mi scatta la fretta. So cosa vuole. So cosa gli serve. Lo ingollo tutto, fino in fondo, lo bagno più che posso, saliva che cola, gola aperta. Sputo agitata, mi cola dal naso.
Mi solleva per i capelli. Mi raddrizza. Io mi piego da sola sullo schienale del divano, culo in fuori, contro il copridivano nuovo che ho comprato per nascondere le macchie. Quando torna non arriva oltre al divano in tinello. Aspetto. In mutandine. Testa bassa che m gira, il culo per lui. Ho un culetto bellissimo, me lo dice sempre. L'unico complimento che mi fa. E io mi sento donna come desidera una ragazzina. Sono magra, troppo magra, ma il è culetto tondo.
Me lo palpa, è la sua ossessione. La mano di taglio a swpararmi bene le chiappette. Mi palpa la figa sotto e preme il polso contro il culo.
Scosta e spinge. Bruto. Entra di colpo, senza pietà. Il dolore è bianco, mi taglia il respiro. So perché deve farmi male. Nel furgone pensa solo a me. Mi vuole. Mi desidera, deve avermi.
Un desiderio che è stupro. Mi rompe il culo. Ogni colpo mi mi comprime e mi fa avanzare sul tessuto. Mi riempie, brucia, scava, inchioda. Vengo, sporco il copridivano, non posso spostarmi con lui sul culo. Mi pesta il cazzo più forte, urlo soffocando in gola. Scivolo con la testa fra i cuscini, le gambe mi tremano in aria. Schizza, riprende a fottermi, mi scopa schizzando.
Mi si leva. Sono testa in giù. Fa colare saliva nella caverna. Un'umiliazione che non mi tange, La saliva è fresca. L'ascolto scendermi dentro.
Mangia due piatti di pasta davanti alla televisione accesa sulle Olimpiadi di Pechino. Io mangio poco. Guardiamo lo schermo senza parlare. Dice solo che è buona.
Poi ci spostiamo sul divano. TV accesa. Mi incollo a lui. È in boxer, le belle cosce, una peluria che vorrei essere stretta fra le sue gambe. La testa sul petto, il naso contro la maglietta. Lo sento. L’annuso. Il cuore che batte lento e forte. So che è tutto sbagliato. Ho voglia di piangere. Gli bacio la guancia.
Andrea mi prende la mano e se la mette tra le gambe, sul cazzo caldo sotto i boxer.
“A te piace troppo in culo.”
Stronzo. È solo uno stronzo. Sono finita con un malato.
Stringo il cazzo sotto la stoffa. Lo ribacio sulla guancia.
“Andiamo di là. Fallo piano.”
Voglio essere stretta dalle sue cosce.
Sento l’ascensore fermarsi al piano.
Scatto dal divano come risucchiata. Corro alla porta. L’apro prima che lui tocchi il campanello.
Andrea.
Lo bacio sulla bocca, avidamente. Lui preme la lingua e mi abbassa la testa.Gli sbottono i pantaloni del lavoro, le dita agitate. L’odore di furgone, di sudore maschio, di ore passate a pensare a me. Il cazzo salta fuori, caldo, pesante. Lo prendo in bocca. Godo della carne del mio uomo. La pelle tesa, il sapore salato, le vene che battono contro la lingua. Lo ciuccio lenta, la cappella, la lingua infilata sotto la pelle. Gli piace che la infilo sotto il prepuzio teso, lo so. Anche a me. Mi scatta la fretta. So cosa vuole. So cosa gli serve. Lo ingollo tutto, fino in fondo, lo bagno più che posso, saliva che cola, gola aperta. Sputo agitata, mi cola dal naso.
Mi solleva per i capelli. Mi raddrizza. Io mi piego da sola sullo schienale del divano, culo in fuori, contro il copridivano nuovo che ho comprato per nascondere le macchie. Quando torna non arriva oltre al divano in tinello. Aspetto. In mutandine. Testa bassa che m gira, il culo per lui. Ho un culetto bellissimo, me lo dice sempre. L'unico complimento che mi fa. E io mi sento donna come desidera una ragazzina. Sono magra, troppo magra, ma il è culetto tondo.
Me lo palpa, è la sua ossessione. La mano di taglio a swpararmi bene le chiappette. Mi palpa la figa sotto e preme il polso contro il culo.
Scosta e spinge. Bruto. Entra di colpo, senza pietà. Il dolore è bianco, mi taglia il respiro. So perché deve farmi male. Nel furgone pensa solo a me. Mi vuole. Mi desidera, deve avermi.
Un desiderio che è stupro. Mi rompe il culo. Ogni colpo mi mi comprime e mi fa avanzare sul tessuto. Mi riempie, brucia, scava, inchioda. Vengo, sporco il copridivano, non posso spostarmi con lui sul culo. Mi pesta il cazzo più forte, urlo soffocando in gola. Scivolo con la testa fra i cuscini, le gambe mi tremano in aria. Schizza, riprende a fottermi, mi scopa schizzando.
Mi si leva. Sono testa in giù. Fa colare saliva nella caverna. Un'umiliazione che non mi tange, La saliva è fresca. L'ascolto scendermi dentro.
Mangia due piatti di pasta davanti alla televisione accesa sulle Olimpiadi di Pechino. Io mangio poco. Guardiamo lo schermo senza parlare. Dice solo che è buona.
Poi ci spostiamo sul divano. TV accesa. Mi incollo a lui. È in boxer, le belle cosce, una peluria che vorrei essere stretta fra le sue gambe. La testa sul petto, il naso contro la maglietta. Lo sento. L’annuso. Il cuore che batte lento e forte. So che è tutto sbagliato. Ho voglia di piangere. Gli bacio la guancia.
Andrea mi prende la mano e se la mette tra le gambe, sul cazzo caldo sotto i boxer.
“A te piace troppo in culo.”
Stronzo. È solo uno stronzo. Sono finita con un malato.
Stringo il cazzo sotto la stoffa. Lo ribacio sulla guancia.
“Andiamo di là. Fallo piano.”
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