Leo Non Si Ferma per il Periodo
di
Panny
genere
etero
Matilde e Leonardo si frequentavano da circa un mese, quel genere di relazione fresca dove ogni sguardo era una scintilla e ogni tocco prometteva di più. Lei aveva vent'anni, un fisico snello come una modella da passerella, con una seconda di seno soda e capezzoli piccoli, rosa chiaro, che si indurivano al minimo sfioramento. La sua figa era sempre depilata liscia, una abitudine che la faceva sentire pulita e sexy, anche se in quei giorni, verso la fine del ciclo, si sentiva gonfia e un po' insicura. Leonardo, ventitré anni, era il tipo dominante, con un sorriso da cattivo ragazzo e un corpo atletico che la faceva tremare ogni volta che la stringeva.
Quel pomeriggio erano sul divano di casa di lui, un appartamento piccolo ma accogliente, con la tv accesa su un film che nessuno dei due guardava davvero. Matilde era seduta con le gambe accavallate, jeans attillati e una maglietta leggera che le segnava i capezzoli. Leonardo le sfiorava la coscia con le dita, salendo piano verso l'interno gamba, un tocco malizioso che la faceva sorridere nervosa.
"Sei così tesa oggi, Matilde. Cos'hai?" chiese lui, la voce bassa e giocosa, chinandosi per baciarle il collo.
Lei rise piano, spingendolo via con finta resistenza. "Niente, Leo. Solo... sai, quel periodo del mese. Ultimi giorni, ma ancora un casino."
Lui non si fermò, le dita che ora le accarezzavano il bordo dei jeans. "E allora? Mi fai impazzire lo stesso. Guardati, con quella maglietta che ti sta come una seconda pelle. I tuoi capezzoli sono già duri, eh?"
Matilde arrossì, sentendo un brivido tra le gambe nonostante il ciclo. "Smettila, scemo. Non è il momento giusto." Ma dentro di sé, adorava come lui la stuzzicava, prendendosi spazi che lei non osava concedere. Le piaceva non decidere, lasciarsi guidare dalla sua prepotenza gentile.
Leonardo le prese la mano e se la portò sul rigonfiamento dei pantaloni. "Senti qui. Mi fai questo effetto solo guardandoti. Dai, un bacio almeno." La tirò a sé, baciandola profondo, la lingua che invadeva la sua bocca con urgenza. Matilde gemette piano, le mani sul suo petto, sentendo il cuore accelerare. Lui le mordicchiò il labbro inferiore. "Voglio di più, Matilde. Ti voglio ora."
"Ma Leo... ho il ciclo. Non è pulito," protestò lei debolmente, ma già eccitata dalla sua insistenza.
"Non mi importa. Ti voglio lo stesso." Le sue mani scesero ai bottoni dei jeans di lei, slacciandoli piano ma deciso. Matilde non oppose resistenza; le piaceva quella dominanza, il modo in cui lui prendeva il controllo senza chiederle permesso. Lui le abbassò i jeans fino alle ginocchia, rivelando il perizoma nero, già un po' umido nonostante tutto. "Guarda qui, sei già bagnata per me."
Lei arrossì di più, coprendosi il viso con le mani. "Leo... è imbarazzante." Ma il suo corpo tradiva eccitazione, i capezzoli piccoli che pungevano la maglietta.
Leonardo le sfilò il perizoma con un gesto fluido, e lì vide il filo del tampone che spuntava dalla figa depilata, liscia e gonfia. Senza esitare, lo afferrò piano e lo tirò fuori, un gesto lento che la fece trasalire. Matilde sentì un'onda di vergogna mista a piacere proibito; adorava che lui facesse anche quello, prendendosi cura di lei in modo così intimo e prepotente. "Leo, oddio... che fai?"
"Ti preparo per me, amore. Non preoccuparti." Gettò il tampone nel cestino vicino, poi si slacciò i pantaloni, tirando fuori il suo cazzo: 23 cm di carne dura, spessa, venosa, circondata da una peluria folta e scura che gli saliva fino all'ombelico. Era imponente, la cappella viola e lucida di pre-eiaculato.
Matilde lo fissò, gli occhi spalancati. "È enorme... Leo, non so se..."
"Prima succhiamelo un po'. Sai che mi piace." La prese per i capelli con gentile fermezza, guidandola in ginocchio sul tappeto. A Matilde non piacevano i pompini – la facevano sentire vulnerabile, con la bocca piena e il controllo perso – ma lo faceva lo stesso, per lui. Aprì le labbra, prendendolo piano, sentendo la cappella calda e liscia contro la lingua. Il gusto era dolce-amaro, come sudore fresco misto a qualcosa di salino, non spiacevole ma intenso.
Leonardo gemette, spingendo i fianchi avanti. "Brava, Matilde. Prendilo tutto." La tenne per la nuca, spingendo più in fondo, soffocandola quasi. I peli pubici folti le grattavano le labbra e il naso, entrandole in bocca mentre lui pompava ritmico. Matilde tossì, gli occhi che lacrimavano, ma non si ritrasse; le piaceva quella prepotenza, sentirsi usata da lui, il cazzo che le riempiva la gola fino a farle mancare l'aria. "Cazzo, sì... succhia forte, troietta mia." Lui provava un'onda di potere, eccitato dalla sua sottomissione, il calore umido della bocca di lei che lo avvolgeva stretto.
Dopo qualche minuto la fermò, ansimante. "Basta, altrimenti vengo troppo presto. Alzati." La tirò su, la spinse sul divano a novanta, le ginocchia sul cuscino, il culo snello in su. Matilde si lasciò fare, il cuore che le martellava per l'eccitazione e un filo di paura – il ciclo la rendeva sensibile, ma voleva che lui decidesse tutto. Leonardo si posizionò dietro, la cappella contro la figa depilata, ancora un po' macchiata di sangue leggero. Spinse dentro con un colpo deciso, i 23 cm che la aprivano per bene, dilatandola fino a farla gemere forte.
"Ahh, Leo... è troppo grosso!" urlò lei, sentendo le pareti della figa tendersi intorno a quell'invasore spesso, un misto di dolore e piacere che la faceva tremare. Lui pompava forte, le mani sui fianchi snelli di lei, tirandola indietro contro di sé. "Prendilo tutto, Matilde. Sei così stretta... cazzo, mi fai impazzire." Ogni spinta era profonda, il cazzo peloso che sfregava contro la pelle liscia di lei, i peli umidi che le solleticavano le labbra della figa. Matilde si sentiva piena, aperta come mai, le emozioni che la travolgevano: vergogna per il ciclo, eccitazione per la sua dominanza, un calore che le saliva dal basso.
Lui accelerò, schiaffeggiandole piano il culo. "Ti piace quando ti scopo così, eh? Dimmi di sì." "S-sì, Leo... scopami forte," ansimò lei, spingendo il culo indietro, lasciandosi andare completamente. Provava un'onda di sottomissione dolce, adorando come lui la possedeva senza freni.
Poi la girò, sdraiandola sul divano a missionario. Le spalancò le gambe con le mani, esponendo la figa depilata e bagnata, rossa per l'attrito. Entrò di nuovo, profondo, i 23 cm che la riempivano tutta. Matilde gli avvolse le gambe intorno alla vita, abbracciandolo stretto, le unghie nelle sue spalle. "Oh dio, Leo... più piano," ma lui ignorò, pompando ritmico, il corpo di lei che rimbalzava sotto i colpi. I capezzoli piccoli sfregavano contro il suo petto, duri come sassolini, e lei sentiva l'orgasmo montare nonostante il ciclo, un piacere crudo e intenso.
"Cazzo, Matilde... sto per venire," grugnì lui, tirandosi fuori all'ultimo. Si masturbò veloce sopra di lei, schizzando fiotti caldi e densi sulle sue tette, coprendo i capezzoli piccoli con sperma bianco e appiccicoso. Matilde gemette, sentendo il calore colarle sulla pelle snella, un misto di sporco e intimo che la eccitava da morire.
Ansimanti, lui la baciò piano. "Sei fantastica." Poi, con gentilezza dominante, prese delle salviette umide dal tavolino – ne teneva sempre lì per casi come questo – e la pulì con cura: prima la figa , sfregando piano le labbra gonfie per togliere il sangue e i succhi misti, poi le tette, passando sulle areole piccole fino a farla brillare. Matilde si lasciò fare, gli occhi chiusi, adorando quella cura possessiva.
"Adesso ti rimetto a posto," mormorò lui, prendendo un nuovo Tampax dalla borsa di lei sul pavimento. Le aprì piano le gambe, infilando il tampone con dita esperte, spingendolo dentro la figa ancora sensibile. Matilde trasalì, un brivido di piacere finale. "Grazie, Leo... mi piace quando decidi tu."
Lui sorrise, baciandola. "Lo so, amore. E lo farò sempre."
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.
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Non vedo l’ora di leggervi… e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
Quel pomeriggio erano sul divano di casa di lui, un appartamento piccolo ma accogliente, con la tv accesa su un film che nessuno dei due guardava davvero. Matilde era seduta con le gambe accavallate, jeans attillati e una maglietta leggera che le segnava i capezzoli. Leonardo le sfiorava la coscia con le dita, salendo piano verso l'interno gamba, un tocco malizioso che la faceva sorridere nervosa.
"Sei così tesa oggi, Matilde. Cos'hai?" chiese lui, la voce bassa e giocosa, chinandosi per baciarle il collo.
Lei rise piano, spingendolo via con finta resistenza. "Niente, Leo. Solo... sai, quel periodo del mese. Ultimi giorni, ma ancora un casino."
Lui non si fermò, le dita che ora le accarezzavano il bordo dei jeans. "E allora? Mi fai impazzire lo stesso. Guardati, con quella maglietta che ti sta come una seconda pelle. I tuoi capezzoli sono già duri, eh?"
Matilde arrossì, sentendo un brivido tra le gambe nonostante il ciclo. "Smettila, scemo. Non è il momento giusto." Ma dentro di sé, adorava come lui la stuzzicava, prendendosi spazi che lei non osava concedere. Le piaceva non decidere, lasciarsi guidare dalla sua prepotenza gentile.
Leonardo le prese la mano e se la portò sul rigonfiamento dei pantaloni. "Senti qui. Mi fai questo effetto solo guardandoti. Dai, un bacio almeno." La tirò a sé, baciandola profondo, la lingua che invadeva la sua bocca con urgenza. Matilde gemette piano, le mani sul suo petto, sentendo il cuore accelerare. Lui le mordicchiò il labbro inferiore. "Voglio di più, Matilde. Ti voglio ora."
"Ma Leo... ho il ciclo. Non è pulito," protestò lei debolmente, ma già eccitata dalla sua insistenza.
"Non mi importa. Ti voglio lo stesso." Le sue mani scesero ai bottoni dei jeans di lei, slacciandoli piano ma deciso. Matilde non oppose resistenza; le piaceva quella dominanza, il modo in cui lui prendeva il controllo senza chiederle permesso. Lui le abbassò i jeans fino alle ginocchia, rivelando il perizoma nero, già un po' umido nonostante tutto. "Guarda qui, sei già bagnata per me."
Lei arrossì di più, coprendosi il viso con le mani. "Leo... è imbarazzante." Ma il suo corpo tradiva eccitazione, i capezzoli piccoli che pungevano la maglietta.
Leonardo le sfilò il perizoma con un gesto fluido, e lì vide il filo del tampone che spuntava dalla figa depilata, liscia e gonfia. Senza esitare, lo afferrò piano e lo tirò fuori, un gesto lento che la fece trasalire. Matilde sentì un'onda di vergogna mista a piacere proibito; adorava che lui facesse anche quello, prendendosi cura di lei in modo così intimo e prepotente. "Leo, oddio... che fai?"
"Ti preparo per me, amore. Non preoccuparti." Gettò il tampone nel cestino vicino, poi si slacciò i pantaloni, tirando fuori il suo cazzo: 23 cm di carne dura, spessa, venosa, circondata da una peluria folta e scura che gli saliva fino all'ombelico. Era imponente, la cappella viola e lucida di pre-eiaculato.
Matilde lo fissò, gli occhi spalancati. "È enorme... Leo, non so se..."
"Prima succhiamelo un po'. Sai che mi piace." La prese per i capelli con gentile fermezza, guidandola in ginocchio sul tappeto. A Matilde non piacevano i pompini – la facevano sentire vulnerabile, con la bocca piena e il controllo perso – ma lo faceva lo stesso, per lui. Aprì le labbra, prendendolo piano, sentendo la cappella calda e liscia contro la lingua. Il gusto era dolce-amaro, come sudore fresco misto a qualcosa di salino, non spiacevole ma intenso.
Leonardo gemette, spingendo i fianchi avanti. "Brava, Matilde. Prendilo tutto." La tenne per la nuca, spingendo più in fondo, soffocandola quasi. I peli pubici folti le grattavano le labbra e il naso, entrandole in bocca mentre lui pompava ritmico. Matilde tossì, gli occhi che lacrimavano, ma non si ritrasse; le piaceva quella prepotenza, sentirsi usata da lui, il cazzo che le riempiva la gola fino a farle mancare l'aria. "Cazzo, sì... succhia forte, troietta mia." Lui provava un'onda di potere, eccitato dalla sua sottomissione, il calore umido della bocca di lei che lo avvolgeva stretto.
Dopo qualche minuto la fermò, ansimante. "Basta, altrimenti vengo troppo presto. Alzati." La tirò su, la spinse sul divano a novanta, le ginocchia sul cuscino, il culo snello in su. Matilde si lasciò fare, il cuore che le martellava per l'eccitazione e un filo di paura – il ciclo la rendeva sensibile, ma voleva che lui decidesse tutto. Leonardo si posizionò dietro, la cappella contro la figa depilata, ancora un po' macchiata di sangue leggero. Spinse dentro con un colpo deciso, i 23 cm che la aprivano per bene, dilatandola fino a farla gemere forte.
"Ahh, Leo... è troppo grosso!" urlò lei, sentendo le pareti della figa tendersi intorno a quell'invasore spesso, un misto di dolore e piacere che la faceva tremare. Lui pompava forte, le mani sui fianchi snelli di lei, tirandola indietro contro di sé. "Prendilo tutto, Matilde. Sei così stretta... cazzo, mi fai impazzire." Ogni spinta era profonda, il cazzo peloso che sfregava contro la pelle liscia di lei, i peli umidi che le solleticavano le labbra della figa. Matilde si sentiva piena, aperta come mai, le emozioni che la travolgevano: vergogna per il ciclo, eccitazione per la sua dominanza, un calore che le saliva dal basso.
Lui accelerò, schiaffeggiandole piano il culo. "Ti piace quando ti scopo così, eh? Dimmi di sì." "S-sì, Leo... scopami forte," ansimò lei, spingendo il culo indietro, lasciandosi andare completamente. Provava un'onda di sottomissione dolce, adorando come lui la possedeva senza freni.
Poi la girò, sdraiandola sul divano a missionario. Le spalancò le gambe con le mani, esponendo la figa depilata e bagnata, rossa per l'attrito. Entrò di nuovo, profondo, i 23 cm che la riempivano tutta. Matilde gli avvolse le gambe intorno alla vita, abbracciandolo stretto, le unghie nelle sue spalle. "Oh dio, Leo... più piano," ma lui ignorò, pompando ritmico, il corpo di lei che rimbalzava sotto i colpi. I capezzoli piccoli sfregavano contro il suo petto, duri come sassolini, e lei sentiva l'orgasmo montare nonostante il ciclo, un piacere crudo e intenso.
"Cazzo, Matilde... sto per venire," grugnì lui, tirandosi fuori all'ultimo. Si masturbò veloce sopra di lei, schizzando fiotti caldi e densi sulle sue tette, coprendo i capezzoli piccoli con sperma bianco e appiccicoso. Matilde gemette, sentendo il calore colarle sulla pelle snella, un misto di sporco e intimo che la eccitava da morire.
Ansimanti, lui la baciò piano. "Sei fantastica." Poi, con gentilezza dominante, prese delle salviette umide dal tavolino – ne teneva sempre lì per casi come questo – e la pulì con cura: prima la figa , sfregando piano le labbra gonfie per togliere il sangue e i succhi misti, poi le tette, passando sulle areole piccole fino a farla brillare. Matilde si lasciò fare, gli occhi chiusi, adorando quella cura possessiva.
"Adesso ti rimetto a posto," mormorò lui, prendendo un nuovo Tampax dalla borsa di lei sul pavimento. Le aprì piano le gambe, infilando il tampone con dita esperte, spingendolo dentro la figa ancora sensibile. Matilde trasalì, un brivido di piacere finale. "Grazie, Leo... mi piace quando decidi tu."
Lui sorrise, baciandola. "Lo so, amore. E lo farò sempre."
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
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