Disponibile- dalle 9 alle 13

di
genere
gay

Episodio 1 – Il colloquio e il primo giorno

Ivan aveva ventidue anni, era magro, completamente depilato, con la pelle bianca e morbida che sembrava fatta per essere toccata. Quella mattina si presentò alla casa famiglia per il colloquio come addetto alle pulizie, orario dalle 9 alle 13.
Il capo si chiamava Marco. Quarantacinque anni, capelli brizzolati, petto ampio e muscoloso sotto la maglietta nera, braccia forti, voce grave. Lo fece entrare nel suo ufficio e chiuse la porta.
«Siediti, Ivan. Hai già lavorato in ambienti così?»
«No… è la prima volta.»
Marco lo studiò a lungo, lo sguardo lento che scendeva dal viso al collo, al petto magro, fino alle cosce strette nei jeans.
«Qui ci sono tanti ragazzi… vivaci. Hanno bisogno di qualcuno che sappia stare al suo posto. Qualcuno che non si spaventi se gli si chiede qualcosa di… particolare. Tu sembri sensibile.»
Ivan arrossì. Marco si alzò, gli girò dietro la sedia e gli posò una mano pesante sulla spalla.
«Hai le mani piccole. Buone per pulire… e non solo.»
La mano scese lungo il braccio, poi gli sfiorò il fianco.
«Se ti assumo, dovrai essere disponibile. A qualsiasi richiesta. Capisci cosa intendo?»
Ivan deglutì. «Credo di sì…»
Marco gli si mise davanti, si appoggiò alla scrivania e aprì leggermente le gambe. Il gonfiore nei jeans era evidente.
«Guardami. Ti piace quello che vedi?»
Ivan abbassò lo sguardo, poi alzò gli occhi. Annuì, a malapena.
«Allora inginocchiati.»
Ivan esitò un attimo, il cuore che gli batteva in gola, poi scivolò in ginocchio. Marco si sbottonò i jeans e tirò fuori il cazzo già pesante e mezzo duro. Se lo passò lentamente sulle labbra di Ivan, lasciandogli sentire il calore e il peso.
«Apri la bocca. Piano. Voglio vederti mentre lo prendi.»
Ivan aprì le labbra. Il glande caldo gli scivolò dentro. Marco gemette basso.
«Così… lingua sotto. Sì, bravo. Più a fondo.»
Ivan scese piano, sentendo il cazzo riempirgli la bocca, poi la gola. Gli occhi gli si inumidirono, la saliva gli colava dagli angoli delle labbra. Marco gli tenne i capelli e iniziò a muovere i fianchi con calma, scopandogli la bocca in profondità.
«Guarda che buco bello che hai… e questa bocca. Ti piace sentirlo battere in gola, vero?»
Ivan non poteva rispondere, ma annuì con la testa mentre veniva usato. Marco continuò per diversi minuti, godendosi ogni suono umido, ogni volta che Ivan soffocava leggermente.
Poi lo sollevò, gli abbassò i pantaloni e le mutande e lo piegò sulla scrivania. Gli passò due dita tra le chiappe lisce, le trovò già un po’ umide di sudore e agitazione.
«Dimmi che lo vuoi.»
Ivan, con la faccia contro il legno, mormorò: «Lo voglio… per favore.»
Marco si sputò abbondantemente sulla mano, si lubrificò e entrò. Il glande aprì il buco stretto di Ivan, che emise un suono strozzato. Marco entrò centimetro dopo centimetro, sentendo le pareti calde stringerlo.
«Cazzo… che caldo che sei. Respira. Apriti.»
Quando fu tutto dentro, rimase fermo un attimo, lasciando che Ivan si abituasse. Poi iniziò a muoversi. Colpi lunghi, profondi, lenti all’inizio. Ogni spinta faceva gemere Ivan contro la scrivania. Marco gli parlava all’orecchio, la voce bassa e roca:
«Lo senti come ti apre? Questo è solo l’inizio. Da domani te ne prenderai tanti altri… più grossi, più giovani, più affamati. E tu li prenderai tutti, vero?»
«Sì… ah… sì…»
Marco accelerò. Il suono umido dei fianchi che sbattevano contro le chiappe di Ivan riempiva l’ufficio. Gli diede qualche schiaffo leggero, gli strinse i fianchi magri fino a lasciargli i segni delle dita. Alla fine i colpi divennero più brevi e pesanti. Marco gemette forte e sborrò dentro di lui, spingendo fino in fondo a ogni getto, riempiendolo.
Si fermò ansimante, ancora conficcato, poi uscì lentamente. Il seme caldo colò subito lungo la coscia interna di Ivan.
«Sei assunto. Domani inizi alle nove. Non fare tardi… e non lavarti troppo bene stasera.»
Il giorno dopo – Primo turno
Ivan arrivò puntuale, ancora un po’ indolenzito. Marco gli diede il carrello delle pulizie.
«Inizia dal corridoio, poi bagno del piano, cucina e camere. I ragazzi sono già svegli. Se ti chiedono qualcosa… sii gentile.»
Ivan iniziò a passare lo straccio. Mentre avanzava sentì passi pesanti dietro di sé.
Malik uscì da una stanza. Alto, pelle scura e lucida, spalle larghe, addome definito. Indossava solo dei pantaloncini leggeri che lasciavano indovinare il peso del cazzo.
«Tu sei il nuovo?» chiese, appoggiandosi allo stipite con un sorriso lento.
«Sì… Ivan.»
Malik lo squadrò da capo a piedi.
«Hai un bel culo per uno che fa le pulizie. Quando finisci il corridoio, passa dal bagno. Devo farmi una doccia… e forse ho bisogno di una mano.»
Ivan annuì, sentendo il sangue salire alle guance e al cazzo.
Bagno
Quando entrò nel bagno, Malik era già sotto la doccia, nudo. L’acqua gli scorreva sul corpo scuro e muscoloso, facendolo luccicare. Il cazzo, anche a riposo, era lungo e spesso.
«Chiudi la porta» disse senza voltarsi.
Ivan obbedì. Malik spense l’acqua, si girò e lo guardò mentre si asciugava lentamente il petto, poi il basso ventre, poi il cazzo che iniziava a indurirsi sotto lo sguardo di Ivan.
«Vieni qui.»
Ivan si avvicinò. Malik gli prese una mano e se la posò sul membro ancora umido e pesante.
«Senti quanto è grosso. Ti fa paura… o ti fa venire voglia?»
«Mi fa venire voglia…» mormorò Ivan.
«Allora inginocchiati e mostramelo.»
Ivan si mise in ginocchio sul pavimento bagnato. Prese il cazzo di Malik in mano, lo leccò dalla base alla punta, sentendo il sapore della pelle scura e dell’acqua. Poi lo accolse in bocca. Era più grosso di quello di Marco; dovette allargare le mascelle. Malik gli tenne la testa e iniziò a muovere i fianchi, scopandogli lentamente la gola.
«Sì… così. Più a fondo. Voglio sentire che ti sto riempiendo tutta la bocca. Bravissimo… guardami mentre lo succhi.»
Ivan alzò gli occhi. La saliva gli colava sul mento e sul petto. Malik continuò a usargli la bocca per diversi minuti, gemendo basso ogni volta che toccava il fondo della gola.
Poi lo sollevò, lo girò contro il lavandino, gli abbassò i pantaloni e gli entrò da dietro in un colpo solo. Ivan emise un grido strozzato. Il cazzo di Malik era spesso e lungo; lo sentiva arrivare profondissimo.
«Cazzo che buco stretto… stai già tutto aperto dal capo, vero? Lo sento ancora caldo e pieno.»
Malik iniziò a scoparlo forte, facendo sbattere il corpo magro di Ivan contro il lavandino. Ogni spinta era pesante, secca. Gli teneva i fianchi con le mani grandi e parlava senza fermarsi:
«Ti piace prendere i cazzi neri, eh? Guarda come ti si apre il culo… lo senti come ti massaggia dentro? Dimmi quanto ti piace.»
«Mi piace… ah, cazzo… mi piace tanto…»
«Più forte. Dillo mentre ti sto sfondando.»
«Mi piace che mi scopi… mi piace sentirlo così grosso dentro…»
Malik accelerò, i colpi divennero più brevi e violenti. Alla fine si piegò su Ivan, gli morse la spalla e sborrò profondamente, spingendo a ogni getto come se volesse riempirlo fino in gola. Ivan sentiva il calore spararsi dentro, a ondate.
Quando Malik uscì, il seme colò subito lungo le cosce di Ivan.
«Pulisci bene qui dopo. E non cambiare i pantaloni… voglio che gli altri sentano l’odore di quanto sei stato usato.»
Cucina
Ivan, ancora tremante e con il culo che pulsava, spinse il carrello verso la cucina. Lì trovò Jamal seduto al tavolo, a torso nudo, che mangiava. Ventiquattro anni, viso bello, corpo atletico, un leggero sorriso sulle labbra. I boxer neri erano già tesi.
«Ciao, nuovo» disse, masticando. «Marco e Malik ti hanno già provato, vero? Si vede dalla faccia… e dal modo in cui cammini.»
Ivan arrossì e iniziò a pulire il piano di lavoro, cercando di non guardarlo.
Jamal si alzò, gli si avvicinò da dietro e gli posò le mani sui fianchi, stringendo.
«Hai ancora il culo caldo e bagnato, lo sento da qui. Vuoi un aiuto a pulire… o preferisci che ti sporchi di più?»
Ivan non rispose. Jamal gli abbassò i pantaloni, si abbassò i boxer e se lo strusciò contro le chiappe già lubrificate dal seme di Malik.
«Apri la bocca prima. Voglio che mi succhi mentre sei ancora pieno dell’altro.»
Ivan si girò e si inginocchiò. Prese il cazzo di Jamal tra le labbra. Era spesso e venoso, con un sapore leggermente diverso. Jamal gli tenne i capelli e iniziò a muovere i fianchi.
«Sì… usa la lingua. Più a fondo. Voglio sentire che mi stai prendendo tutto. Bravo… guarda che faccia da troia che hai con il cazzo in bocca.»
Dopo diversi minuti Jamal lo rialzò, lo mise a pancia in giù sul tavolo e lo penetrò lentamente, gemendo mentre entrava nel buco già caldo e scivoloso.
«Cazzo… sei ancora pieno. Lo sento. Muoviti. Spingi indietro. Cavalcami.»
Ivan iniziò a muovere i fianchi, incontrando le spinte di Jamal. Il tavolo scricchiolava. Jamal gli parlava continuamente, sporco e basso:
«Così… più forte. Prendilo tutto. Vuoi che ti sborri dentro anche io? Vuoi sentirti ancora più pieno?»
«Sì… per favore… sborrami dentro…»
Jamal accelerò, i colpi divennero più secchi. Alla fine si piegò su Ivan, gli morse l’orecchio e sborrò con un gemito lungo, spingendo a fondo a ogni scarica. Ivan sentiva ogni getto caldo aggiungersi a quello di Malik.
Quando Jamal uscì, gli diede uno schiaffo leggero sulla chiappa.
«Vai a fare le camere. Darius ti sta aspettando… e lui non è gentile come me.»
Camera da letto
Ivan entrò nell’ultima stanza con il carrello, le gambe ancora molli. Darius era seduto sul bordo del letto, a torso nudo. Trentadue anni, il più grosso: spalle enormi, petto largo, cosce potenti. Il cazzo gli faceva un gonfiore impressionante nei pantaloni della tuta.
Lo guardò entrare e chiuse la porta con un piede.
«Chiudi il carrello. Vieni qui.»
Ivan obbedì. Darius lo fece mettere in ginocchio tra le sue gambe e si abbassò i pantaloni. Il cazzo massiccio gli cadde pesante sulla faccia di Ivan, caldo e già duro.
«Succhialo. Tutto. Non voglio sentire denti.»
Ivan aprì la bocca il più possibile. Ci mise del tempo a prenderlo tutto; il glande gli premeva contro la gola a ogni centimetro. Quando finalmente il naso gli toccò il pube, Darius emise un grugnito soddisfatto e iniziò a muovere i fianchi con calma, scopandogli la gola in profondità.
«Bravo… respirami. Guarda come ti si allarga la bocca. Da oggi questo culo e questa bocca sono di tutti noi. Capito?»
Ivan annuì come poteva, le lacrime agli occhi, la saliva che gli colava sul petto.
Dopo diversi minuti Darius lo sollevò come se non pesasse niente, lo stese sul letto a pancia in su, gli sollevò le gambe fino quasi alle spalle e lo penetrò lentamente. Ivan ansimava, gli occhi socchiusi, mentre il cazzo enorme gli apriva e riempiva ogni spazio.
Darius non aveva fretta. Lo scopava con colpi pesanti, profondi e regolari, guardandolo in faccia.
«Lo senti come ti arriva fino in fondo? Dimmi quanto sei pieno.»
«Sono… pieno… cazzo… è troppo…»
«Non è troppo. Lo prendi tutto come un bravo ragazzo. Continua a guardarmi.»
I minuti passarono. Il letto scricchiolava. Ivan era un disordine di gemiti, saliva e sudore. Darius accelerò solo alla fine, i colpi divennero più brevi e violenti, e sborrò dentro di lui con un grugnito gutturale, rimanendo conficcato fino all’ultimo getto, pompando ogni goccia in profondità.
Quando uscì, Ivan rimase sdraiato, le gambe ancora aperte, il seme di tre uomini diversi che gli colava dal buco aperto e rosso.
Darius gli passò una mano grande sulla pancia, soddisfatto.
«Pulisci la stanza e vai a firmare l’uscita. Domani stessi orari… e preparati. Domani i ragazzi sapranno che sei disponibile.»
Ivan si rialzò lentamente, si sistemò i pantaloni bagnati e prese il carrello. Mentre usciva dalla stanza sentiva ancora il caldo, il peso e il pulsare tra le chiappe, e il sapore di tre cazzi diversi in bocca.
Il turno era finito.
Ma sapeva che il giorno dopo sarebbe ricominciato tutto da capo… e forse sarebbe stato anche peggio.
scritto il
2026-09-06
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