Leccando la Nonna d’Estate
di
Panny
genere
incesti
Era una calda sera d’estate. La casa della nonna era silenziosa, illuminata solo dalla lampada del corridoio. Luca, diciannovenne, era ospite dalla nonna Rosa per qualche giorno mentre i suoi genitori erano in vacanza. Pensava di essere solo in casa: la nonna era uscita a fare la spesa, o almeno così credeva.
Si era chiuso in camera sua, si era abbassato i pantaloni e i boxer fino alle caviglie e si era sdraiato sul letto. Il suo cazzo era già duro, grosso e venoso, la cappella lucida di liquido preseminale. Con la mano destra lo stringeva forte alla base e iniziava a segarlo lentamente, su e giù, mentre con l’altra mano si toccava le palle pesanti.
Non si era accorto che la porta era socchiusa.
Rosa, sessantanove anni, era tornata prima del previsto. Entrò in casa piano, posò le buste della spesa e passò davanti alla camera del nipote. Lo vide.
Luca era lì, con gli occhi chiusi, la mano che pompava il suo giovane cazzo con movimenti sempre più veloci. Il glande viola e gonfio spuntava a ogni colpo, lucido e bagnato.
Rosa rimase immobile sulla soglia, gli occhi spalancati. Non urlò. Non lo sgridò. Sentì solo un calore improvviso tra le gambe, un ricordo lontano di desiderio. Arrossì violentemente.
«Oddio… Luca…» sussurrò con voce roca.
Il ragazzo aprì gli occhi di scatto e la vide. Si bloccò, il cazzo ancora stretto in mano, duro come marmo.
«Nonna! Cazzo… scusa!» esclamò, cercando di coprirsi con le mani.
Rosa, imbarazzatissima, si portò una mano alla bocca. «No, amore, scusa tu… non dovevo entrare. È colpa mia. La porta era aperta. Io… io esco subito.»
Chiuse la porta piano e sparì in corridoio.
Luca rimase lì, il cuore che batteva fortissimo, il cazzo ancora duro che pulsava contro la pancia. Si sentiva morire di vergogna.
Dopo qualche minuto si rivestì e andò in cucina, dove la nonna stava mettendo a posto la spesa. Aveva il viso rosso e non riusciva a guardarla negli occhi.
«Nonna… mi dispiace tanto. Non pensavo che tornassi così presto. Non succederà più.»
Rosa si girò verso di lui. Il suo viso era dolce, quasi tenero. Era una donna ancora in carne, con seni grandi e morbidi sotto la camicetta floreale, fianchi larghi e gambe un po’ segnate dal tempo.
«Non è colpa tua, tesoro. È colpa mia. Non ho bussato. E poi… era da anni che non vedevo un pisello così bello e giovane.»
Luca la guardò stupito. Rosa sorrise piano, imbarazzata ma sincera.
«Davvero… da anni. Da quando è morto il nonno.»
Si sedettero al tavolo della cucina. L’aria era carica di tensione.
«Hai mai fatto sesso, Luca? O cose simili?» chiese lei con voce bassa.
Il ragazzo arrossì ma rispose. «Sì, nonna… un paio di volte con una ragazza della mia scuola. Pompini, qualche scopata veloce. Niente di che.»
Rosa annuì. «E ti masturbi spesso?»
«Quasi tutti i giorni» ammise lui, sempre più rosso.
Lei sorrise. «Se vuoi, in soffitta ho ancora delle vecchie riviste porno degli anni Ottanta. Roba con donne pelose, tette naturali… se ti va te le do.»
Luca annuì subito. «Sì, grazie nonna.»
Poi, preso coraggio, le chiese: «E tu… ti masturbi, nonna?»
Rosa sospirò. «Non lo faccio da tanto tempo, amore. È da anni che non ho rapporti. La mia patata è tutta pelosa… non la sistemo più da un bel po’. Non ne valeva la pena.»
Luca sentì un brivido. «Non ho mai visto una patata di una certa età… soprattutto pelosa.»
Rosa rise piano, un po’ imbarazzata. «Non ti perdi niente, sai. Tu sarai abituato a quelle lisce e depilate delle tue amiche.»
«Invece sono curioso» disse lui, la voce un po’ tremante.
Rosa lo guardò negli occhi, sorpresa. Poi ridacchiò. «Ma vuoi vederla davvero, se sei così curioso?»
Luca annuì senza esitare. «Sì.»
Lei non se l’aspettava. «Ma dici davvero? Vuoi vedere la patata della tua nonna?»
«Certo. Perché no?»
Rosa rimase in silenzio qualche secondo, poi si alzò. «Se ci tieni tanto… va bene. Ma spostiamoci in salotto, c’è più luce e il divano è comodo.»
Andarono in salotto. Rosa si sedette sul divano, alzò la gonna fino alla vita e spostò di lato le mutandine di cotone bianco. La sua patata apparve in tutta la sua maturità: un monte di peli grigi e neri, folti e ricci, che coprivano completamente le grandi labbra. La pelle era un po’ rugosa, le labbra esterne gonfie e pendenti per l’età, di un colore rosa-scuro. Tra i peli si intravedeva la fessura umida, già leggermente lucida.
Con due dita della mano destra Rosa si aprì le labbra, mostrando l’interno: la carne rosea e bagnata, il clitoride piccolo ma sporgente sotto il cappuccio peloso, l’apertura della vagina che si contraeva piano.
Luca aveva già un’erezione evidente nei pantaloni.
«Vedi? È proprio pelosa e vecchia» disse lei con voce rauca.
Il ragazzo deglutì. «È… bellissima.»
Rosa sorrise, eccitata dal suo sguardo. «Se vuoi mi tolgo l’intimo e te la lascio guardare bene. E se vuoi… puoi anche aprirla tu con le tue dita.»
Luca fece cenno di sì con la testa, senza parlare.
Rosa si alzò, si abbassò le mutandine fino alle caviglie e le tolse. Si appoggiò di nuovo al divano, le gambe larghe e piegate, la gonna arrotolata in vita. La patata pelosa era completamente esposta: i peli folti, le labbra grandi e carnose, la pelle rugosa intorno all’ano che si intravedeva sotto.
Luca si inginocchiò davanti a lei. Con dita tremanti spostò i peli, toccò le grandi labbra, le aprì piano. Erano calde, morbide, un po’ umide. Esplorò l’interno, sfiorando il clitoride che si indurì subito. Si avvicinò sempre di più con il viso, fino a sentire il calore e l’odore muschiato, dolce e maturo della nonna.
«Tanti anni fa avevo un buon sapore, sai» mormorò Rosa, la voce roca. «Tutti la leccavano e mi facevano i complimenti.»
Luca alzò gli occhi. «Davvero, nonna? Quindi… posso provare?»
Rosa esitò, titubante. «È da anni che nessuno lo fa… non so se ti possa piacere.»
«Dai nonna, per favore» insistette lui, il viso a pochi centimetri dalla sua patata pelosa.
Rosa chiuse gli occhi un istante, poi annuì. «Va bene… leccami, amore.»
Luca avvicinò la bocca. Prima diede una lunga leccata lenta su tutta la fessura, dalla vagina fino al clitoride, assaporando il gusto salato e dolce dei suoi umori. I peli gli solleticavano il naso e le labbra. Poi infilò la lingua tra le grandi labbra, leccando più a fondo, succhiando piano il clitoride gonfio. Rosa gemette forte, una mano tra i capelli del nipote.
«Oddio… Luca… così… leccami la patata… sì…»
Lui continuò con passione: lingua che entrava e usciva dalla vagina matura, succhiava le labbra carnose, girava intorno al clitoride. La patata della nonna era sempre più bagnata, i peli lucidi di saliva e umori. Luca leccava con gusto, gemendo contro la carne calda.
Rosa ansimava, i fianchi che si muovevano contro il viso del nipote. «Bravissimo… nessuno mi leccava così da tanto tempo… continua, tesoro… fammi venire con la lingua…»
Luca non si fermò. Leccava sempre più veloce, succhiando il clitoride rugoso e duro, infilando due dita nella vagina stretta e bagnatissima della nonna. Rosa venne pochi minuti dopo con un lungo gemito strozzato, la patata che pulsava contro la bocca del nipote, bagnandogli il mento di umori caldi.
Luca alzò la testa, le labbra lucide, e sorrise.
«Mi è piaciuto tantissimo, nonna.»
Rosa, ancora ansimante, gli accarezzò i capelli con tenerezza e desiderio.
«Allora… resta qui con me stasera. Abbiamo ancora tante cose da scoprire.»
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.
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Non vedo l’ora di leggervi… e chissà, magari la vostra idea diventerà il prossimo racconto 🔥
A presto,
La vostra Birichina
Si era chiuso in camera sua, si era abbassato i pantaloni e i boxer fino alle caviglie e si era sdraiato sul letto. Il suo cazzo era già duro, grosso e venoso, la cappella lucida di liquido preseminale. Con la mano destra lo stringeva forte alla base e iniziava a segarlo lentamente, su e giù, mentre con l’altra mano si toccava le palle pesanti.
Non si era accorto che la porta era socchiusa.
Rosa, sessantanove anni, era tornata prima del previsto. Entrò in casa piano, posò le buste della spesa e passò davanti alla camera del nipote. Lo vide.
Luca era lì, con gli occhi chiusi, la mano che pompava il suo giovane cazzo con movimenti sempre più veloci. Il glande viola e gonfio spuntava a ogni colpo, lucido e bagnato.
Rosa rimase immobile sulla soglia, gli occhi spalancati. Non urlò. Non lo sgridò. Sentì solo un calore improvviso tra le gambe, un ricordo lontano di desiderio. Arrossì violentemente.
«Oddio… Luca…» sussurrò con voce roca.
Il ragazzo aprì gli occhi di scatto e la vide. Si bloccò, il cazzo ancora stretto in mano, duro come marmo.
«Nonna! Cazzo… scusa!» esclamò, cercando di coprirsi con le mani.
Rosa, imbarazzatissima, si portò una mano alla bocca. «No, amore, scusa tu… non dovevo entrare. È colpa mia. La porta era aperta. Io… io esco subito.»
Chiuse la porta piano e sparì in corridoio.
Luca rimase lì, il cuore che batteva fortissimo, il cazzo ancora duro che pulsava contro la pancia. Si sentiva morire di vergogna.
Dopo qualche minuto si rivestì e andò in cucina, dove la nonna stava mettendo a posto la spesa. Aveva il viso rosso e non riusciva a guardarla negli occhi.
«Nonna… mi dispiace tanto. Non pensavo che tornassi così presto. Non succederà più.»
Rosa si girò verso di lui. Il suo viso era dolce, quasi tenero. Era una donna ancora in carne, con seni grandi e morbidi sotto la camicetta floreale, fianchi larghi e gambe un po’ segnate dal tempo.
«Non è colpa tua, tesoro. È colpa mia. Non ho bussato. E poi… era da anni che non vedevo un pisello così bello e giovane.»
Luca la guardò stupito. Rosa sorrise piano, imbarazzata ma sincera.
«Davvero… da anni. Da quando è morto il nonno.»
Si sedettero al tavolo della cucina. L’aria era carica di tensione.
«Hai mai fatto sesso, Luca? O cose simili?» chiese lei con voce bassa.
Il ragazzo arrossì ma rispose. «Sì, nonna… un paio di volte con una ragazza della mia scuola. Pompini, qualche scopata veloce. Niente di che.»
Rosa annuì. «E ti masturbi spesso?»
«Quasi tutti i giorni» ammise lui, sempre più rosso.
Lei sorrise. «Se vuoi, in soffitta ho ancora delle vecchie riviste porno degli anni Ottanta. Roba con donne pelose, tette naturali… se ti va te le do.»
Luca annuì subito. «Sì, grazie nonna.»
Poi, preso coraggio, le chiese: «E tu… ti masturbi, nonna?»
Rosa sospirò. «Non lo faccio da tanto tempo, amore. È da anni che non ho rapporti. La mia patata è tutta pelosa… non la sistemo più da un bel po’. Non ne valeva la pena.»
Luca sentì un brivido. «Non ho mai visto una patata di una certa età… soprattutto pelosa.»
Rosa rise piano, un po’ imbarazzata. «Non ti perdi niente, sai. Tu sarai abituato a quelle lisce e depilate delle tue amiche.»
«Invece sono curioso» disse lui, la voce un po’ tremante.
Rosa lo guardò negli occhi, sorpresa. Poi ridacchiò. «Ma vuoi vederla davvero, se sei così curioso?»
Luca annuì senza esitare. «Sì.»
Lei non se l’aspettava. «Ma dici davvero? Vuoi vedere la patata della tua nonna?»
«Certo. Perché no?»
Rosa rimase in silenzio qualche secondo, poi si alzò. «Se ci tieni tanto… va bene. Ma spostiamoci in salotto, c’è più luce e il divano è comodo.»
Andarono in salotto. Rosa si sedette sul divano, alzò la gonna fino alla vita e spostò di lato le mutandine di cotone bianco. La sua patata apparve in tutta la sua maturità: un monte di peli grigi e neri, folti e ricci, che coprivano completamente le grandi labbra. La pelle era un po’ rugosa, le labbra esterne gonfie e pendenti per l’età, di un colore rosa-scuro. Tra i peli si intravedeva la fessura umida, già leggermente lucida.
Con due dita della mano destra Rosa si aprì le labbra, mostrando l’interno: la carne rosea e bagnata, il clitoride piccolo ma sporgente sotto il cappuccio peloso, l’apertura della vagina che si contraeva piano.
Luca aveva già un’erezione evidente nei pantaloni.
«Vedi? È proprio pelosa e vecchia» disse lei con voce rauca.
Il ragazzo deglutì. «È… bellissima.»
Rosa sorrise, eccitata dal suo sguardo. «Se vuoi mi tolgo l’intimo e te la lascio guardare bene. E se vuoi… puoi anche aprirla tu con le tue dita.»
Luca fece cenno di sì con la testa, senza parlare.
Rosa si alzò, si abbassò le mutandine fino alle caviglie e le tolse. Si appoggiò di nuovo al divano, le gambe larghe e piegate, la gonna arrotolata in vita. La patata pelosa era completamente esposta: i peli folti, le labbra grandi e carnose, la pelle rugosa intorno all’ano che si intravedeva sotto.
Luca si inginocchiò davanti a lei. Con dita tremanti spostò i peli, toccò le grandi labbra, le aprì piano. Erano calde, morbide, un po’ umide. Esplorò l’interno, sfiorando il clitoride che si indurì subito. Si avvicinò sempre di più con il viso, fino a sentire il calore e l’odore muschiato, dolce e maturo della nonna.
«Tanti anni fa avevo un buon sapore, sai» mormorò Rosa, la voce roca. «Tutti la leccavano e mi facevano i complimenti.»
Luca alzò gli occhi. «Davvero, nonna? Quindi… posso provare?»
Rosa esitò, titubante. «È da anni che nessuno lo fa… non so se ti possa piacere.»
«Dai nonna, per favore» insistette lui, il viso a pochi centimetri dalla sua patata pelosa.
Rosa chiuse gli occhi un istante, poi annuì. «Va bene… leccami, amore.»
Luca avvicinò la bocca. Prima diede una lunga leccata lenta su tutta la fessura, dalla vagina fino al clitoride, assaporando il gusto salato e dolce dei suoi umori. I peli gli solleticavano il naso e le labbra. Poi infilò la lingua tra le grandi labbra, leccando più a fondo, succhiando piano il clitoride gonfio. Rosa gemette forte, una mano tra i capelli del nipote.
«Oddio… Luca… così… leccami la patata… sì…»
Lui continuò con passione: lingua che entrava e usciva dalla vagina matura, succhiava le labbra carnose, girava intorno al clitoride. La patata della nonna era sempre più bagnata, i peli lucidi di saliva e umori. Luca leccava con gusto, gemendo contro la carne calda.
Rosa ansimava, i fianchi che si muovevano contro il viso del nipote. «Bravissimo… nessuno mi leccava così da tanto tempo… continua, tesoro… fammi venire con la lingua…»
Luca non si fermò. Leccava sempre più veloce, succhiando il clitoride rugoso e duro, infilando due dita nella vagina stretta e bagnatissima della nonna. Rosa venne pochi minuti dopo con un lungo gemito strozzato, la patata che pulsava contro la bocca del nipote, bagnandogli il mento di umori caldi.
Luca alzò la testa, le labbra lucide, e sorrise.
«Mi è piaciuto tantissimo, nonna.»
Rosa, ancora ansimante, gli accarezzò i capelli con tenerezza e desiderio.
«Allora… resta qui con me stasera. Abbiamo ancora tante cose da scoprire.»
Grazie a tutti voi che continuate a seguirmi e a scrivermi con così tanto entusiasmo ❤️
I vostri complimenti, le vostre esperienze personali e le richieste di nuovi racconti mi fanno davvero piacere. Leggo ogni messaggio con attenzione (anche se a volte rispondo un po’ più lentamente del previsto, soprattutto quando la casella si riempie come oggi!).
Se hai una fantasia, un’esperienza da raccontare o semplicemente vuoi dirmi cosa ti è piaciuto (o cosa vorresti leggere), scrivimi pure. Mi piace conoscere i desideri più nascosti dei miei lettori.
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