Sogno di una notte di mezza estate 4

di
genere
voyeur

Ci svegliammo insieme, faceva già caldo. Dal punto di vista meteo, una estate da dimenticare, un forno che durava già da piu di 70 giorni.
Ci fermammo dal panettiere e prendemmo la solita pizza, poi, passando sotto i balconi, all' ombra, raggiungemmo la spiaggia.
:- come sta la fica? - le chiesi sottovoce - è tutta larga - rispose Marta, sincera- la sento sensibile, non so se potro' contenere quel cazzo- disse con un tono che mi parve triste. - capirà - sospirai.
Forse la giornata stava prendendo una piega bruttina.
Sulla spiaggia trovammo Paolo che ci aspettava, era allegro, solare. In pochi minuti riuscì a far sorridere Marta che sembrava rapita dalla freschezza linguistica di lui.
:- ho portato un piccolo frigo pieno di bevande - disse Paolo - faremo un brindisi in alto mare, al nostro fortunato incontro e alla vita- lo ringraziammo per il pensiero poi io mi allontanai per andare a chiedere al bagnino di mettere in mare il pedalò.
Marta con i teli mare e Paolo con uno zaino ed una borsetta, mi raggiunsero subito dopo. Prendemmo il largo con la solita formazione, uomini ai pedali e Marta al sole.
Dieci minuti dopo, la riva, appariva lontana e silenziosa. Paolo andò a prua vicino a Marta e cominciò ad armeggiare con la borsetta, dalla quale tirò fuori due flaconi.
Chiese a mia moglie se voleva essere incremata. Lei accettò e lui prese in mano uno dei flaconi e lo verso' sulla schiena di lei.
Paolo era preso, ma ogni tanto mi guardava e accennava un occhiolino.
Spalmava la crema sulla schiena di Marta dopo averle slacciato il reggiseno. Era bravo e paziente, dava l' idea, nonostante io fossi sicuro di no, di un professionista intento a fare al meglio il suo lavoro di massaggiatore e basta.
La fece mettere a pancia in su e le sfilo' gli slip.
Partendo dai piedi, a cui dedicò una attenzione particolare, sali' confluendo con le mani nell'interno cosce per poi raggiungere la fica. Il tutto avveniva con la colonna sonora della chiglia del natante che carezzava un mare quasi immobile, producendo un rumore molto simile a quello che adesso stava producendo la mano destra di Paolo che, con tre dita, scopava la fica di Marta che sembrava non lamentarsi per il dolore. Venne, urlando senza vergogna. Paolo la lasciò sdraiata ed apri' la borsa frigo. Tirò fuori tre bottigliette mignon di prosecco e tre flute di plastica. Mi chiese di tenerli e li riempi'.
:- faccio un brindisi a voi due che avete reso questo mio soggiorno un sogno-disse di getto- non potevo sperare in niente di più, davvero giornate che hanno rasentato la perfezione. - presi la parola io e confessai:- era tanto tempo che sognavo una situazione cosi, ma non mi aspettavo questi sviluppi. Ho sempre avuto paura di una cosa così. Noi la sognavamo ma i sogni, spesso, rimangono tali. Invece... Grazie- dissi sorseggiando il vino.
Marta ci ascoltava, era ancora rossa in faccia, ci guardò e disse solo- grazie-
Poi Paolo si alzò e si tuffo' in mare, fece qualche bracciata e tornò a bordo togliandosi costume.
Si sedette vicino a Marta e si sdraio'. Dalla mia postazione vedevo il suo il suo naso, il suo torace e la gobba del suo cazzo barzotto.
Marta si mise seduta e si lego' i capelli. Poi cominciò a massaggiare i coglioni di Paolo giocandoci con le dita. In breve non vidi piu la gobba ma la cappella che cercava il cielo. Di li a poco lo scenario era cambiato. Adesso quel cazzo duro spariva nella gola di Marta. Aveva perso ogni inibizione leccava e succhiava guardandomi in faccia senza pudore.
Mi sentii libero di guardarli e segarmi il cazzo. I nostri sguardi si incrociavano e sembravamo aver raggiunto una complicità rara.
Marta si sdraio' dando le spalle a Paolo che si chiuse a cucchiaio dietro di lei infilzandola.
Muoveva il bacino facendola sobbalzare ad ogni spinta, dopo un po lei chiese una pausa:- scusa ma mi brucia la fica, me la stai consumando- Paolo estrasse immediatamente il cazzo e le baciò la testa. - non volevo, scusa- si scherni'.- cornuto- disse rivolto a me- vieni qui e lecca questa bella fica, lenisci il suo dolore. Marta rimase di lato alzando la gamba sinistra. Io mi portai fra le sue gambe e iniziai a leccarla. Era calda, buona. Poi vidi il cazzo di Paolo fare capolino fra le cosce di Marta. Passava nel solco del suo culo e finiva la sua corsa sbattendomi sul viso, come un cieco che non trova una uscita. Faceva avanti e indietro, forse cercava la mia bocca. Nel suo avanti e indietro, a volte, lo intercettavo e lo succhiavo al volo, poi mentre si ritirava io leccavo la fica di Marta che colava vistosamente. Non avevo capito le mire del cazzo di Paolo. In quel suo incessante su e giu, agevolato dalla crema, c'era la speranza e la determinazione di appuntarsi sul buco del culo di mia moglie e affondarci tutto.
Lo vidi succedere da molto vicino e fui suo complice.
Quando la cappella aveva indovinato il buco, io, avevo aumentato il ritmo di leccaggio, confondendo Marta che si trovò il cazzo di Paolo per quasi metà nel culo.
Provo' a protestare ma io avevo catturato il suo clitoride e lo stavo torturando.
Paolo aveva preso un certo ritmo e, senza dare colpi secchi, accompagnava il cazzo alla scoperta delle budella di Marta.
Dopo qualche minuto lo aveva sfondato. Il suo incessante movimento aveva snervato l'ano di Marta che sembrava non potersi chiudere più. Lo guardavo da vicino e la goduria di quella vista mi fece sborrare.
Poco dopo Marta si pisciò addosso, io ero li, e non potei schivarla. Era un sogno, tutti quegli umori, il mio olfatto stava impazzendo. Paolo aveva preso ad inculare mia moglie con una frequenza micidiale, lei urlava e ne chiedeva ancora. Le sborro ' nel culo obbligandomi a pulire.
Quel buco era una novita per me. Io lo avevo sempre visto piccolissimo ed ora solo con la spinta della lingua spalancava le sue porte, il mio inferno.
Ci tuffammo togliendoci gli odori di dosso. Marta era bellissima cosi aperta, disponibile.
Tornammo sul pedalò, bevemmo dell'acqua e poi Paolo pretese il bis.
Inculo' Marta a pecorina costringendomi a leccare il suo cazzo infuocato e a sputare sul baratro di mia moglie.
Sborro' proprio sul buco, lo mangiai tutto, e poi, insieme a mia moglie, completammo il rito della pulizia a due bocche.
La sera stessa Paolo parti', ci sentimmo qualche altra volta ma ci perdemmo inevitabilmente di vista.
Per un buon periodo quelle grandi scopate furono carburante mentale per le nostre chiavate.
Abbiamo provato con altri, nel tempo, a replicare quei momenti ma Paolo resta un dono inatteso e, certamente grandissimo..... Fine

scritto il
2026-09-05
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