Fra quattro mura

di
genere
etero

Fra quattro mura
Tradire non è cosa facile specie se il tradimento avviene con la stessa persona, è frequente e dura molto
tempo e se tutti e due sono sposati con prole.
Cosicché spesso io e Doriano ci dovevamo vedere in campagna, nei boschi, e soprattutto fare sesso in
macchina. Luogo scomodo e adatto solo ai giovani. Ma noi non eravamo più giovani; non eravamo
nemmeno anziani, quaranta io e 45 lui. Tra l’altro in macchina si correva il rischio che qualcuno ci
vedesse e ci guardasse. Un paio di volte ci capitò.
Solo qualche volta ci si poteva incontrare e scopare con qualche comodità ed era quando i nostri familiari
erano lontani e potevamo usufruire di una delle nostre abitazioni per qualche ora o addirittura per mezza
giornata. Spesso era a casa mia, ma a me piaceva casa sua dove c’era un letto a tre piazze. Ma a volte il
letto non si usava: c’era il tavolo di cucina, c’erano i tappeti a terra, c’era il divano davanti alla tv; ma
c’erano anche i davanzali della finestra, su cui mi appoggiavo così che mentre lui mi scopava da dietro io
potevo guardare il panorama...
E poi a casa nostra ci si poteva spogliare tranquillamente e girare nudi per le stanze. Mi guardava quando
camminavo e mi diceva che il movimento delle mie chiappe era sublime ma anche a me piaceva vederlo
col cazzo penzoloni: quando dovevamo passare in un’altra stanza, mi piaceva tirarlo prenderglielo in
mano.
Certe volte passavano settimane prima di poterci incontrare a casa nostra; allora la prima cosa che si
faceva era questa: io mi accomodavo in poltrona e lui mi diceva: “Laura, fammi vedere la fica”: Sì, perché
in macchina si scopava “al buio”: io mi sfilavo le mutandine, allargavo le gambe e mi mostravo.
“Toccati!, mi diceva ed io me la palpavo, la aprivo, accennavo a masturbarmi. Quindi ero io a chiedergli
di farmelo vedere: “E tu, caro Doriano, che mi hai portato come regalo?” – “Oh, scusami, quasi me ne
dimenticavo ... aspetta ... apro l’involto ...” Si sbottonava i pantaloni, lo tirava fuori, lo metteva sul
palmo della mano. “Che bel soprammobile”, dicevo io; “Dove lo posso collocare?” – “In tanti posti .. vuoi
provare sulle labbra?”- E così si andava avanti giocando. In genere gli facevo un pompino come aperitivo
e lui mi leccava la fica. Mi faceva venire ... che dolcezza la lingua! Dopo poi si scopava
tradizionalmente.
Giocavamo a fare i gelosi. Si stava nudi a letto, in genere lui mi stava alle spalle e mi faceva sentire la
verga dura sulle chiappe, nel solco tra le chiappe; ogni tanto allungavo la mano, lo segavo, mentre lui non
smetteva mai di giocare con la mia fica. “Con chi sei stata in questi giorni? Con chi hai scopato?”. E qui
io fantasticavo. “Con un bel giovane, aitante; mi ha leccata tutta, non come te che ti fermi ad un solo
posto. Mi ha scopata da dio, gli ho dato anche il culo...!”- “Brutta porcella, a me il culo non me lo vuoi
dare [e me lo palpava a brutto]... ma anch’io, sai, mi sono dato da fare. Ti ricordi quella rossa” – “A me le
rosse non piacciono ...” -”Ma non dovevi scoparla tu, .. piaceva a me ... Mi ha fatto un pompino con
l’ingoio ed anche lei mi ha dato il culo, che meraviglia!”. Nel frattempo ci eravamo eccitati e mentre io mi
allargavo un po’ lui adagio adagio me lo metteva dentro. Poi si fermava e stavamo immobili per almeno
un quarto d’ora. Mi piaceva averlo dentro in quel modo, senza muoverci. Me lo coccolavo dentro la
vagina, lo sentivo mio, solo mio... Poi cominciavamo a muoverci, a volte lui veniva, ma in genere si
bloccava e aspettava per giocare ancora, prima del diluvio universale: se avevamo tempo lui veniva due
volte; a me invece, che sono molto eccitabile mi regalava più orgasmi ad ogni incontro, tre o quattro. Gli
piaceva farmi venire; con la lingua, con le dita, col cazzo. “Approfitta che ce l’hai dentro, tutto duro:
muoviti e vieni”, mi diceva. Quando ero venuta, mi leccava, dal viso alle tette, alla fica. Con lui mi
sentivo donna, femmina ed anche puttana.
A volte andavamo oltre la normalità, ma si sa che quando sei eccitato fai qualsiasi cosa: il culo non glielo
davo, per una mia fissazione, ma me lo facevo leccare, mi facevo mettere un dito dentro. Anche a lui
piaceva farsi leccare il culo, a volte gli mettevo anch’io un dito. Quando era molto eccitato me lo chiedeva
espressamente: “Laura, inculami”. Piaceva anche a me incularlo, l’avrei fatto veramente se avessi avuto il
cazzo, avevo solo le dita e mi arrangiavo. Mi piaceva guardarlo in viso, mentre gli solleticavo gli sfinteri,
mi piaceva la sua espressione di piacere. Anche a lui piaceva guardarmi in viso quando venivo, per questo
mi masturbava spesso.
L’amavo, l’amavo carnalmente, possessivamente. Mi piaceva tenerlo in bocca, leccarlo succhiarlo, mentre
lui mi istigava con parolacce: “Succhialo, puttanella ... leccalo, sei una troietta, accarezzami le palle ...”-
Io mi eccitavo e spesso mentre lo succhiavo mi sollazzavo la fica. Lui insisteva: “Ti piace in bocca, vero?
Magari mentre me lo succhi ti piacerebbe che il tuo giovane aitante ti aprisse la fica e ti fottesse ... vero?”

– L’idea mi piaceva e a volte desideravo davvero che mentre l’avevo in bocca qualcuno mi prendesse da
dietro ... bello! Avere due cazzi da accudire! Mi faceva sentire troia e mi piaceva ...
Forse se fossimo stati più coraggiosi avremmo cercato dei partner, una coppia come noi. A lui piaceva
fantasticare: spesso mentre scopavamo si inventava storie e personaggi; mi diceva che mi avrebbe
regalato due o tre giovanotti da cui farmi possedere contemporaneamente: voleva vedermi godere con la
bocca la fica e il culo. Io mi immedesimavo in quei racconti e godevo godevo, venivo due tre volte di
seguito. Anch’io ogni tanto, non ero così fantasiosa come lui, azzardavo la presenza di una fanciulla nera
dal bel culo: mi sarebbe piaciuto vedere lei prona, con le chiappe in aria, il pelo nero tra le cosce e una
fica polposa. Gliel’avrei palpata e poi l’avrei regalata a lui: “Ecco il mio regalo per te, un regalo d’amore
... fammi vedere come la penetri .. ecco appoggia la cappella sul suo buchetto ... spingi ... spingi ... e lui
spingeva ma dentro di me. Quanto mi piaceva la sua verga. Avrei fatto come la protagonista di un film
giapponese, che glielo taglia e se lo porta nella borsetta.
Quando si era in casa però mi rifacevo, approfittando del fatto che lui resisteva benissimo. Mi piaceva,
quando eravamo a letto, mettermi su di lui: mi accovacciavo sulla sua faccia. “Amore, fammi godere
come sai fare tu ...” E lui pronto, con la lingua mi spennellava dal culo alla fica, slinguate lente ma
efficaci, fino a quando non potendone più dalla voglia mi spostavo più giù in modo da mettere la mia
patata in direzione del suo cazzo. Lui, per maggiore vigore, lo teneva con la mano stretto alla base e fermo
perché io non sbagliassi la mira. Me lo facevo entrare tutto, fino a quando non toccava il fondo. Poi, dopo
essermi assestata, mi chinavo in avanti, allungando le gambe indietro. Forse non era una posizione
naturale, ma in quel modo lo sentivo tutto. Poi cominciavo a muovermi, piano, avanti e indietro. Non solo
sentivo la verga che mi attraversava tutta la vagina, ma mi strofinavo sulle sue cosce e portavo il culo
proprio davanti ai suo occhi, alla sua bocca, alle sue maniche lo palpavano e accarezzavano in tutti i modi.
Erano lunghi minuti di profondo godimento. Avanti e indietro lentamente, tenendolo dentro ... non c’è
cosa più piacevole che sentire quel bastone di carne rigirarsi dentro di te. Poi lui mi avvisava ... “Sto per
sborrare”. Allora acceleravo il movimento fino a quando mi sentivo arrivare i fiotti caldi e violenti della
sua sborrata. Chiudevo gli occhi, stringevo il più possibile le cosce e mi lasciavo andare ad un orgasmo
pieno, abbondante, lungo.
scritto il
2026-08-30
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