Dario

di
genere
etero

Dario.

Ci conoscevamo da sempre, ci frequentavamo, spesso io ero ospite della sua famiglia, ci confidavamo. Olga ed io eravamo più che sorelle, ci accomunava l’amore per le scappatelle e una curiosità infinità per le storie a sfondo sessuale. Lei si era sposata a 23 anni, aveva un figlio, tradiva regolarmente il marito e poi mi raccontava; io, di 44 anni, ero sua coetanea, ero nubile ma non vergine, cambiavo spesso uomini: una volta ebbi una breve relazione con un ex di Olga, cosa che comportò uno scambio di pareri e di suggerimenti reciproci che furono alla base di molte chiacchiere e molte risate. Ci raccontavamo proprio tutto, anche cosa succedeva negli incontri con i nostri amanti, come scopavamo, quali erano i giochi preferiti e così via. Tanto che a parlare di queste cose alla fine arrivammo al punto da scambiarci baci e carezze e poi lunghe leccate di fica. Fisicamente ci somigliavamo: tutte due sul biondo, non molto alte, ben provviste di seno, belle cosce e bel sedere; a lei piacevano le mie tette, non faceva che toccarmele, a volte anche col rischio di farsi beccare dal marito, impazziva nel succhiarmi i capezzoli; a me piaceva invece palparle il sedere, non bello rotondo come il mio, ma dolcemente invitante e morbido. A me piaceva tanto la sua fica, ma lei ricambiava con altrettanto ardore.
Mi confidò una volta che uno dei suoi amanti, prendendola di sorpresa mentre era prona, glielo aveva infilato nell’ano: prima recalcitrò, poi, visto che in fondo era piacevole, non mancava mai di concludere un incontro erotico facendosi sodomizzare. Anch’io ci avevo provato diverse volte, ma era stato difficile, mi faceva molto male e alla fine ci rinunciai. Avevo un po’ di invidia, però, perché lei mi diceva sempre quanto era bello, come aveva goduto e me lo raccontava con tanti dettagli e tante esclamazione di piacere e mentre che me lo raccontava mi fruzzicava con le mani tra le cosce. Mi faceva venire, la porcella.
Un giorno, mentre stavamo a chiacchierare, entrò Dario, suo figlio: che bel giovanotto, “Quanti anni ha?” chiesi. “Ne ha appena finiti ventuno …” - “Come l’hai cresciuto bene … Dario, che scuola frequenti”- “Sono al secondo anno di Informatica… Ora devo andare, i miei amici mi aspettano … Mi scusi .. buona sera, ciao mamma”. In quei pochi minuto l’avevo fotografato; somigliava alla mamma, ma era un po’ più alto, con il fisico ancora adolescenziale. Lo avevo guardato anche all’incrocio fra le gambe: dal bocciolo sembrava dovesse venire una bella pianta. “Sai una cosa, Olga? Quasi quasi me lo scoperei …”. Scoppiammo in una sonora risata.
Nei giorni successivi mi recai a casa di Olga più frequentemente perché tutte e due eravamo impegnate ad organizzare delle attività per un circolo di femministe, così ebbi modo di vedere ancora Dario. E più lo guardavo più mi attirava. Anche Olga se ne accorse: “Che fai? Lo vuoi sedurre?”. La presi a ridere; c’è di fatto però che quando c’era lui in casa trovavo il motivo di attirare la sua attenzione: facevo qualche vaga allusione ai rapporti fra uomini e donne, disinvoltamente mettevo in mostra la mia bocca, i mie seni prosperosi, il culo rotondo. Dario, dopo un primo disorientamento, cominciò a stare più attento ai miei inviti; inoltre, quando arrivavo e quando andavo via, lo salutavo abbracciandolo e facendogli sentire sul petto la morbidezza delle mie tette; oppure, dovendo andare di là e passare tra lui e il tavolo, lo superavo di spalle per strofinargli il mio sedere sugli inguini.. Olga si accorgeva di questo lavorio e sorridendo mi strizzava l’occhio. “Fai pure, mi disse un giorno, mi piace che mio figlio faccia sesso con te, anche se mi assale la gelosia quando penso che glielo prenderai in bocca …”.

2. Un giorno arrivai a casa di Olga con qualche minuto di anticipo rispetto all’appuntamento; lei non c’era, ma c’era Dario, ancora in pigiama. Come al solito ci abbracciammo e ci scambiammo baci sulle guance. Odorava di maschio giovane; non solo, abbracciandolo avevo sentito qualcosa che mi mi era puntata sulla pancia: Dario era più alto di me e, in piedi, il suo cazzo mi toccava quasi il punto di vita. Lo strinsi più forte, per dimostrargli il mio affetto e per verificare se quello che avevo sentito era effettivamente il suo strumento: sì, lo era. Sentii la sua mano accarezzarmi il sedere. “Che fai?” - “Boh, niente, mi è venuto spontaneo...”- Non staccò la mano, anzi palpava ambedue le chiappe. “Ti piace il mio sedere?” cercai di scherzarci su. “Sono vecchiotta per te … chissà quante ragazze hai …” - “Non sei vecchiotta … tu e mamma siete due belle fiche, scusa il termine volgare”. – Mi piace il termine fica, mi gratifica sentir dire che sono ancora una bella fica.
“E ti piace toccarmi il sedere? Lo trovi di tuo gradimento?” – “Sì, mi piace è bello sodo” – E cominciò a tirar su la gonna … “Beh, se continui così, allora mi metto in azione anch’io”, gli dissi e gli misi la mano tra le cosce. Mamma mia, che roba preziosa che aveva. Lo palpai tutto, gli avvolsi il cazzo nella mia mano, poi scesi giù e gli presi le palle, belle grosse e dure. La sua mano mi strinse forte le chiappe, avvicinò la sua bocca alla mia e ci baciammo. Gli succhiai la lingua mentre lo segavo: sentivo il suo cazzo pulsare, il suo odore arrivò al mio naso e mi inebriò. Mi accovacciai, il suo cazzo bello ritto maestoso era davanti ai miei occhi, poi davanti alla mia bocca … poi mi entrò dentro e cominciai a fargli un bel bocchino. Improvvisamente suonò il citofono. Lui si staccò velocemente, io cercai di rassettarmi. “Chi è?” gli sentii chiedere ad alta voce. “Ah!”, poi rivolgendosi a me; “La mamma … mi ha chiesto se eri già arrivata. “Vienimi a trovare a casa …” gli sussurrai, lasciandogli una carezza sopra il pigiama.

Venne. Era un pomeriggio piovoso e piuttosto grigio. Evitai di accendere luci troppo splendenti, quell’atmosfera autunnale mi sembrava la più adatta a ricevere Dario. Ci baciammo e ci abbracciammo, un abbraccio molto lungo perché desiderato da tutti e due, tanto lungo da suggerire a Dario da occupare il tempo palpandomi dovunque. Anch’io mi tenni stretta a lui, quasi per non farlo scappare. “Mi vuoi toccare meglio?” gli chiesi. “Sì, se vuoi ..” – “Sì, lo voglio, spogliami però”. Lo fece; io in verità l’avevo previsto e così avevo evitato di mettere tutti gli usuali indumenti. Dopo avermi tolta la maglietta Dario si trovò davanti alla quarta taglia del mio seno, ancora in forma. Un po’ confusamente ne approfittò per accarezzarlo, baciarlo leccarlo; io l’aiutavo sostenendo con le mani le tette e porgendole alla sua bocca. “Toglimi la gonna …” - Non avevo messo indumenti intimi, ero nuda. Subito le mani di Dario andarono sul sedere, ma dopo un po’ gli presi una mano e me la portai fra le gambe. “Accarezzami qui … sì … apri la mano … accarezzala a mano aperta … sì così ...”- Lo baciai, lingua in bocca, mentre lui mi strofinava la mano sulla fica. Gli sbottonai i pantaloni, gli abbassai gli slip e mi ritrovai in mano la sua verga già dura, potente. Mi sciolsi dal suo abbraccio, mi accovacciai un po’- “Vuoi che continuiamo ciò che abbiamo interrotto l’altro giorno?” Non rispose, ma io capii lo stesso. Glielo presi in bocca, lo succhiai, lo leccai, la punta della mia lingua si soffermò sul prepuzio … sentii che Dario aveva accelerato il respiro.. no, troppo presto. “Darietto, fermati, per favore, andiamo di là, qui è scomodo, ti voglio sentire e godere in tutto il tuo ardore, andiamo di là”.
Lo feci sdraiare sul letto, con le gambe penzoloni, gliele aprii e la verga ritta sembrò quasi una palma che sovrasta il deserto. Fu bello prenderlo in bocca dall’alto: la cappella passò dalle labbra e scivolò nel cavo orale fino in fondo; ma il cazzo non poteva bastare, volevo appropriarmi di tutto il corpo. Lasciai la verga e muovendomi come una serpe avanzai sul suo corpo leccando gli inguini, poi il ventre e poi il petto, succhiai i capezzoli; intanto strofinavo le tette e la pancia sul suo corpo, mi eccitai ed ebbi un piccolo orgasmo; avanzai ancora e misi le tette sul suo viso, poi puntando le ginocchia mi sollevai e strofinai la mia fica sul suo petto, poi sul suo viso: sentii la sua lingua poggiarsi sulle grandi labbra, poi la sua bocca aprirsi per ricevere la mia fica. Lo volevo tutto: lo feci mettere a pancia sotto, gli salii sopra strusciandomi su di lui lussuriosamente. Scivolai verso il basso e gli toccai il buco del culo; ebbe come una scossa elettrica, scivolai ancora un po’ e portai la mia bocca proprio lì: glielo leccai e poi andai giù e gli leccai lo scroto. Forse era giunto il momento. Lo feci rigirare da capo, la sua verga era ancora vigorosa. Mi misi a cavalcioni, cominciai ad abbassami lentamente … sentii il cazzo che mi sfiorava la fica, che mi allargava le grandi labbra, che trovava il buco giusto…. Lo feci entrare piano, a poco a poco fino in fondo. Quando arrivai a prenderlo tutto, mi sdraiai su di lui. Sentivo le mani percorrermi tutta la schiena, che bello. “Amore, muoviti, chiavami, fottimi, fammi tua ...”


scritto il
2026-08-25
4 5
visite
1
voti
valutazione
1
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Svaghi pomeridiani

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.